Photo: virginia

16/12/08

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la pioggia è incessante. le arance sono nel cesto. i libri sparsi. le due caffettiere, quella da due e quella da quattro, sono una accanto all'altra. in un piattino ciò che rimane del panettone fichi e noci, una fetta e qualche briciola. il mio raffreddore permane. la febbre no. la valigia blu, avvolta da nastro adesivo per pacchi è accanto alla porta bianca. "deve essere ben sigillata" aveva detto il tipo della posta di piazza santa giulia. domani ancora un treno da prendere verso una casa che ancora non c'è. e tra un po' ancora un natale. e poi ancora un gennaio. io e tore abbiamo fatto l'albero e il presepe, e purtroppo ha vinto la mia mano nello scegliere le palline e i pastori che "ci stavano bene". nella mia impossibilità di far vincere le sue scelte improbabili di palline e pastori io mi sento tristemente troppo adulta e ovvia.

02/12/08

tore non mi hai fatto il regalo? no, ma nn ti preoccupare nina babbo natale ne porterà tanti!!

La giornata sembrava essere iniziata male, molto male. Con un virus infiltrato nel pc e una discussione telefonica che sai ti lascerà un cattivo umore almeno per tutto il giorno. Cielo grigio, vento, pioggia e grandine. Cosa si fa in una giornata così? Per di più in un paesino insignificante dell’Umbria? Si inizia a fare colazione. Al bar. Cappuccino e cornetto, ed è possibile avere un po’ di cacao? E lei mi guarda come se avessi chiesto, è possibile avere 100 euro? Signora, lei non capisce, oggi mentre fuori diluvia, mentre il virus sta distruggendo il mio pc, mentre i negozi sono chiusi perché è lunedì, e mentre anch’io voglio far finta di niente sarebbe anche l’anniversario della mia nascita, nonché il trentesimo anniversario. Quindi il cacao sul cappuccino è d’uopo, se non d’obbligo. Dopo un’oretta passata al bar, in verità aspettavo che il coglione con la macchina dietro la mia andasse via, per poter fare solo cinque manovre e non quindici, dicevo dopo un’oretta vado a prendere Repubblica in edicola. Non c’è. Non c’è Repubblica??? Niente Repubblica. Con l’espressione di quando apro il frigo e non trovo il latte, il barattolo e non trovo caffè, la posta e non trovo quella mail, beh con quella espressione ho preso il Corriere. A me la mattinata bastava, o forse dovevo comunque farmela bastare. Però, comincio a pensare, certo un buon bicchiere di vino stasera con un buon amico, mentre fuori piove, mentre le edicole di Trestina non hanno Repubblica e i bar custodiscono gelosamente il cacao, ci starebbe bene. E ci starebbe bene un amico, un uomo amico che renda tutto leggero dando a quel tutto la giusta importanza. Allora ci provo, mando un messaggio a Stefano. Amo la pragmaticità degli uomini. La giornata è finita con un amico, un brindisi, un regalo.

29/11/08

hang on

a me, a me, a me, a me, a me...


16/11/08

cose strane senza storia

A un certo punto il silenzio si ruppe. Basta. Non si poteva più continuare così. Ora basta, qualcosa bisognava dire, un segno bisognava pur darlo. Ma chi avrebbe iniziato? O meglio cosa? Sarebbe stata la “collettività” o un “singolo” a manifestare segni di insofferenza, incredulità, rivolta, solidarietà? eppure c’era da aspettarselo, furono loro i primi. O meglio, fu lui. Fu proprio il pacco dei libri. Quello rosso, ordinato, pieno. Ce ne erano altri, di diverse dimensioni, e ragioni. Quello rosso era il pacco dei libri letti. E senza dubbio questo gli dava forza e sicurezza. I libri letti sono un po’ gli anziani della situazione. Chi meglio di loro può dire di conoscerla - lei. Sono stati fra le sue mani minuti, ore, giorni, al mattino in bilico in un autobus, di sera, dopo il lavoro, con il compito ingrato di prenderla e portarla via, alcuni – pochi eletti – rimanevano fra le mani persino di notte, lasciati poi cadere a terra dopo averla accompagnata nel mondo dei sogni o, nel migliore dei casi, lasciati così, sotto le lenzuola. Infilati in borse insieme a cose indispensabili o messi sul comodino semplicemente per compagnia, un po’ come si lascia la lampada accesa di notte. E sono stati toccati, spiegazzati, hanno subito penne o colori. Hanno avuto, e avranno per sempre, ospiti come biglietti, scontrini, foto, cartoline. Insomma tutto ciò bastava a dare loro la responsabilità, e perché no, l’orgoglio di quel primo, impegnativo ma necessario passo. Successe di domenica quando più si sentiva la sua mancanza. La mancanza delle sue mani, della voglia di spulciare, toccare, sistemare. E di domenica poi, quel corridoio dove erano stati “momentaneamente” sistemati diventava tutt’a un tratto grigio, triste, freddo. Si iniziò a sentire uno scricchiolio e tutti pensarono fosse ikea, la borsa blu piena di cose miste, quelle con un’identità non precisa e in un numero non sufficiente per ottenere un pacco proprio. Si pensava fosse la borsa blu perché ogni tanto accadeva. Le singole cose reclamavano spazio e a spintoni cercavano rispetto. Invece quel pomeriggio lo scricchiolio proveniva proprio da loro, dai libri letti. Eppure erano così disciplinati, se ne stavano sempre per conto loro, ordinati, riflessivi, insomma in un altro tempo e in un altro mondo. E già… nel loro. Qualcosa stava per accadere. E accadde.

07/11/08

uffffffffffffffffffffffffffff

ma io non lo voglio berlusconiiiiiiiiiiiiiiiii.
mi rifiuto di vedere e ascoltare.
ma perchè?
quali colpe tremende dobbiamo espiare, noi che non lo volevamo?????
ma è già tutto difficile ma perchè dover sopportare pure lui?????

05/11/08

si

È andata. Quasi quasi li invidio.
Anzi io li invidio.
Ce l’hanno fatta.
Almeno un volto è cambiato.
E dopo tanto coinvolgimento, come se tutto fosse appartenuto a noi, i preparativi, le elezioni, il paese, il presidente, riportare lo sguardo in questo paese è un po’ deprimente.
Chi non vorrebbe, anche solo per una frazione di secondo, essere un po' americano oggi, fosse solo per sentire che sapore ha quella speranza.

04/11/08

bianco e nero

magari non sarò originale trascrivendo queste parole ma il mitico gramellini... io non resisto:

Se vince il Nero, la crisi finirà. Se vince il Nero, ci sarà sempre il sole e comunque la pioggia cadrà più lieve. Se vince il Nero, la Gelmini ritirerà il decreto e sposerà un maestro veramente unico, Colaninno comprerà la Lufthansa, i banchieri pagheranno i mutui dei clienti, e gli arbitri convalideranno i gol del Toro. Se vince il Nero, Sabina Guzzanti ricomincerà a far ridere, ma soltanto in inglese, e Carla Bruni affitterà una mansarda accanto alla Casa Bianca, casomai. Se vince il Nero, i deboli di stomaco digeriranno anche il soffritto e i divorziati si metteranno di nuovo insieme. Se vince il Nero, ogni impresa diventerà possibile, persino prendere un treno regionale in orario. Se vince il Nero, gli automobilisti in coda manderanno baci dai finestrini, i petrolieri faranno la raccolta differenziata e le modelle smetteranno di tenere il broncio nelle sfilate. Se vince il Nero, i ghiacciai ghiacceranno, i buchi dell’ozono si tapperanno e l’effetto-serra cambierà vocale, diventando affettuoso.Se vince il Nero, non accadrà nulla di tutto questo, lo so. Eppure, se vince il Nero, sarà come per lo sbarco sulla Luna: le vite degli uomini resteranno ferme, ma l’umanità avrà compiuto un passo avanti. Se poi il Nero si rivelerà all’altezza della sua bella faccia, a cui ognuno impresta le proprie speranze, e sarà costretto dalle aspettative degli altri a trasformarsi nel primo statista del secolo, allora avremo vinto tutti davvero. Sempre che vinca, il Nero.

01/11/08

cinesi a trestina

insomma venerdì io c'ero, alle 12.40, come spesso ultimamente, davanti alla scuola. tore di solito è l'ultimo ad uscire, lui se la prende con comodo, "perchè andare di fretta?" penserà. perchè dargli torto? penso io. allora io aspetto, aspetto, aspetto. ma tore non esce. arriva la bidella (si dice ancora bidella?) e mi fa - con tutta calma, pure lei - lei chi aspetta? ed io, salvatore. e lei, a salvatore il cinesino? - mmmhhh cinesino mio fratello, mah, si boh forse gli occhi... vabbè quanti salvatore ci saranno nella scuola elementare di trestina? e quanti di questi salvatore non sono ancora usciti da scuola a quest'ora? - si si, lui, le faccio. lei allora, sempre con mooolta calma va dentro, si ferma qua e la a chiaccheirare, io comincio un po' ad agitarmi, ora entro, penso e mi accingo. all'improvviso sento lei che fa, vieni salvatore c'è tua sorella. oohhh, penso, ce l'abbiamo fatta. ma il salvatore che lei mi porta è proprio un cinesino. piccolino. io un po' pietrificata le facevo dei segnali, no, no, non è lui il salvatore che cerco io. e lei, ah non è lui? eh no! e proprio in quel momento appare il mio salvatore. E salvatore il cinesino è rimasto lì, senza una sorella.

30/10/08

ripeteva mio padre "sicura è solo la..."

Domenica ho rivisto un famoso film di De Crescenzo, dove cultura napoletana, luoghi comuni, paradossi, eccessi, piccole verità, folclore e un pizzico di filosofia popolare vengono mischiati per offrire un film piacevole e divertente. In questo film si fa una riflessione sul bene e sul male. Il bene è il dubbio, il male è la certezza. Io ho avuto e ho tutt’ora spesso a che fare con persone che non dubitano mai e credetemi non esiste cosa più frustrante che discutere con queste persone. Spiegare le tue motivazioni, sbatterti, gridare, motivare, è solo uno spreco di energie. Cercare di far capire che la verità non è una, ma ce ne sono tante, che bisogna uscire da sé e cambiare prospettiva e vedere che tutto cambia. Ma davanti a chi non dubita, a chi ha certezze tu diventi niente, e lo diventano le tue ragioni, le tue parole. Avere a che fare con queste persone ti debilita e ti rende nervoso, sbatteresti tutto per aria perché non riesci proprio a capire come è possibile che non si metta mai in discussione niente. Ma si può scegliere di non avere più rapporti con queste persone, e salvarsi dal grigio che scende su di te quando un rapporto diventa solo urla e spreco di energie. Si può decidere di chiudere perché tanto non c’è dialogo, non c’è confronto, non c’è crescita, non c’è scambio. Certo che quando l’altro in questione è lo Stato, rompere il legame non è così semplice. Il decreto gelmini è diventato legge. Manifestare, spiegare, urlare, far capire, chiedere, no, non è servito. Non serve. Perché dall’altra parte ci sono delle certezze e non si discute. A tutto ciò non c'è alcuna soluzione se non attendere, durante il telegiornale, le notizie di calcio e capire che tutto passa e che faticosamente, lentamente prima o poi si può anche andare in cima alla classifica. Non esistono certezze nella vita, appunto.

18/10/08

barco negro

La voce di amalia invadeva tutto il mercato martedì mattina. La feria da ladra è il mercato dei ladri e passeggiando fra le cose sparse sulle strade, mattinata soleggiata, sono stata attirata da questa melodia molto portoghese secondo me, orgogliosa, un po’ malinconica ma non triste. Mi sono avvicinata e al vecchiettino ho chiesto Quien es esta? Esta? Amalia! E allora mi sono portata il mio pezzettino di Lisbona, la voce di Amalia. Anche se nella casa di trestina, senza i colori portoghesi, i visi segnati dei vecchietti, le cose sparse, gli sguardi diffidenti della gente, non rende molto.

15/10/08

lisbon story

oggi ho messo i piedi nell'oceano. sensazione fantastica. acqua gelida e onde enormi, la praia do guincho é un piccolo paradiso selvaggio sulla costa del portogallo. dovete sapere che insieme agli stivali in borsa ho messo anche il costume. insomma qualcuno direbbe: idee poco chiare, io direi piuttosto, aperta a tutto. questa spiaggia oltre ad essere selvaggia era piena di surfisti. ora io auguro a tute le femmine che leggono il mio blog di trovarsi un giorno su una spiaggia oceanica immersa nella natura ad ottobre, circondate da surfisti. la mia amica marja dice che fino ai trenta hai la fase "mi piacciono gli intellettuali" dai trenta in poi "mi piacciono gli sportivi". io non parlerei di fasi della mia vita che se no ci incasiniamo ma la categoria surfisti é da tenere in considerazione. al ritorno, uscita dalla stazione, lisbona mi ha regalato un tramonto di quelli che ti lasciano senza parole, visto dalla bellissima praça do comercio. sulla spiaggia di cascais (ho fatto pure quella) mi chiedevo, ma a milano se sei triste dove vai? si dico, triste scazzato, in ogni cittá hai un posto dove andare in quei momenti per far asciugare la tristezza. a torino vai in piazza vittorio, davanti alla grand madre, alle colline, al po'. a perugia te ne vai a porta sole. a genova vai al porto antico, o a boccadasse, o a nervi. a napoli ... beh a napoli vai a marechiaro, sul lungo mare, vai a san martino... a torre del greco vai al porto, o semplicemente in litoranea... a lisbona vai in praça do comercio o a santa luzia, o sulla costa.... a new york vai sul brooklyn bridge o a central park... a londra sul tamigi... ma a milano. a milano. dove vai a milano?

13/10/08

la cuenta. obrigada. adeus.

soddisfatta. mi sono finalmente seduta. ieri ho girato tutta la sera ad osservare e valutare ristorantini per poi finire a mangiare un panino in una catena portoghese di sandes, io e pochi altri squattrinati e forse indecisi come me. oggi sono tornata ad alfama. un odore di sardine alla griglia dappertutto. dunque mi avvicino, non devo farmi condizionare dall'aspetto di questa locanda... trattoria... boh. sulla lavagna prato do dia: sardhinas assadas. i tavoli sono vuoti. bom dia... puedo?... un prato di sardinas... sardignasassadas? si si (quelle). mi fa segno di sedermi, un pó scocciato per la veritá. ma credo sia propio l'attitudine dei lisbonesi, di non dare troppa soddisfazione, sembrano sempre un pó incazzati. l'attesa é lunga ma le mie sardignasassadas sono uno spettacolo. l'aria é dolce come sa esserlo solo in un paese di mare.

12/10/08

obrigada

odore di pesce fritto per le strade, grido dei gabbiani, frenata dei tram, piastrelle azzurre, finestre rotte, vicoli stretti, vecchi seduti dappertutto in attesa... e un umido-mare che ti si appiccica addosso. non riesco a semttere di guardarla. mentre cammino mi fermo a meditare, osservare, come una che si é appena innamorata e sto lí, semplicemente. una lingua che mi affascina, devo solo cercare di staccarmi dallo spagnolo e provare la prossiamo volta con un obrigada invece di un gracias. per caso, molto per caso, sia il bed&breakfast di ieri che l'ostello di oggi sono in una delle strade di pessoa, la mia rua de s nicolau incrocia rua de douradores... la strada dell'inquietudine. di pessoa ne incrocio tanti. signori con occhialini e cappello che passseggiano lentamente pensierosi. dunque un'altra cittá da amare. lisboa.

03/10/08

homeless

succede spesso che salvatore mi dia la chiave di lettura di determinate situazioni. l'essenza di questo periodo - più di un mese ormai - sta in queste domande che tore mi ha fatto ieri sera, quando è venuto a prendermi alla stazione di ponte san giovanni. sono salita in macchina e lui mi fa: nina tu abiti qui? quiii?? no tore ah allora abiti a napoli? no tore. allora abiti a perugia?? no, no. nina, dove abiti tu????!! ecco. ora senza ulteriore commento chiedo: qualcuno mi sa dare consigli su posti dove dormire a lisbona... cheap and safe?

21/09/08

punto e a capo

Il cielo su torino era grigio, ma un grigio generoso tanto da far arrivare al caffè elena un calore necessario. Necessario ad ogni partenza, credo. I pacchi erano pronti, da tempo ormai. Lenta la loro preparazione. E lentissima la loro chiusura. Ed io, con loro, come una foglia che proprio non riesce a staccarsi e che aspetta l’ultimo colpo di vento, quello definitivo. E il colpo di vento c’è stato. Elisa e Francesca mi hanno “presa per mano” e portata via. Non puoi salutare tutto d’un fiato una città, né ho avuto la pretesa di farlo. Torino l’ho lasciata lentamente e prima di farlo ci siamo finalmente riappacificate. Allora forse un grazie timido timido, come il sole di stamattina, glielo dedico perché seppure io non abbia cercato un contesto per la mia partenza, questa città ha voluto che la salutassi in una delle piazze che più ho amato e che ho ammirato notte e giorno dal tetto durante un bel periodo della mia vita. E ha voluto che con me in questa piazza ci fossero le persone con le quali avevo iniziato un bel cammino e con le quali avrei voluto ancora camminare, fra birre, chiacchiere, confronti e risate. Ma ogni scelta porta con sé una perdita, lo so. Eppure nobile signora è un arrivederci, ormai ci sei, sei entrata lentamente. In silenzio.

16/09/08

a cup of serenity

poche certezze nella vita, ormai sempre meno. ma il tè bianco. quello rimane una certezza. "a cup of serenity" era scrittto dietro alla confezione presa più di un anno fa a londra. e ora con questo freddino autunnale e questo marasma dentro e fuori cosa può essere meglio di "a cup of serenity"? semmai un giorno andrò in cina - tanto ormai l'ho detto, non ho più certezze - andrò per fare scorta di serenity. e poi non vi dico più niente. anzi una cosa si, che sono già a numeri due film di venezia e la delusione è totale. un ozpetek che sembra muccino e un corsicato che boh, era propio da venezia sto film? o meglio, era proprio da festival? mah. attendo il mio silvio orlando e pupi, che di solito non deludono. ma ormai l'ho detto, non ho più certezze. se non il tè bianco, a cup of serenity.

08/09/08

è sempre sabato

è sempre sabato da un po', e non è semplice accettarlo. è una sensazione strana. eccitante quanto allarmante. è sabato perchè sai che domani ancora non lavorerai. è sabato perchè non hai programmi che non puoi assolutamente disdire o saltare, è sabato perchè puoi restare a impigrirti sul divano, vedere un film, finire quel libro, farti un caffè. è sabato perchè puoi decidere di prendere la bici e senza fretta attraversare la città, passare per quella strada che non hai mai visto, parcheggiare e fermarti a fare una telefonata sui gradini al sole. è sabato perchè puoi pensare in qualsiasi momento di prendere un treno e andare a trovare un amico - se gli amici avessero tempo - o magari semplicemente andare. è sabato perchè non hai internet a portata di mano, peculiarità dell'ufficio, e quindi sei un po' fuori dal mondo. è sabato perchè hai tempo. tanto tempo, troppo tempo, e sembra strano ma quando hai tempo ti viene ansia, perchè dici e ora che ci faccio con questo tempo? una vita intera a lamentarti per non avere tempo, per te, per la spesa, per gli altri, per pensare... e ora ho tempo. so che prima o poi arriverà una domenica e un lunedì. ma ora ho tempo e cerco con tutta me stessa di ammutolire la mia ansia, e di godermelo questo tempo. quindi vi lascio e con tutta calma mi concedo un giornale e un caffè in una giornata tutta settembrina, fresca e soleggiata. senza muri di uffici.

28/08/08

comunicazione di servizio

anche la mia scheda telefonica ha voluto sancire la fine di un'era, ha deciso di smagnetizzarsi, ebbene si, con la conseguente perdita di tutta la rubrica (che era salvata sulla scheda perchè, metti che il cellulare muore almeno la rubrica rimane in salvo...). a parte la tragedia di aver perso il numero del modello gemello newyokese che mai più in nessun modo potrò recuperare, ritrovarsi con il telefono pulito fa un certo effetto, positivo. ho fin'ora recuperato i numeri di persone che mi hanno scritto e contattata negli ultimi 10 gg. gli altri se vorrano potranno farsi vivi. passo e chiudo.

06/08/08

August, 6th

Il tempo scorre lento in questa piccola cittadina al nord dell’umbria. Lento, soprattutto dalle due del pomeriggio, quando il sole batte sulle finestre e hai voglia tu a chiudere, lui si infiltra e il calore te lo senti addosso, in ogni goccia di sudore. Allora ti tiri su i capelli, che mannaggia a te hai deciso di far crescere, togli di dosso tutto ciò che puoi togliere e ti butti un po’ da una parte e un po’ dall’altra aspettando che almeno arrivi la sera, fosse solo per ricominciare a respirare. E solo per quello è, perchè poi nel paese non cambia tanto, tra giorno e notte. Il motore di una vespa, il rumore di acqua nel giardino dei vicini. E poi non un urlo, non un’anima. E io do acqua ai gerani e al basilico, se per la fine del mese sarò riuscita a tenerli in vita sarà un pezzo di felicità raggiunta. E la sera ascolto i ricordi di mia nonna. Mi parla dei suoi amori, di strade e botteghe, di gente e di luoghi. Ormai è questo il suo presente, ricordi. Poi la metto a letto e affogo sulla poltrona, fantasticando. Ieri rimettendo a posto gli appunti della mia tesi ho riletto dei pezzi di Freud “l’uomo felice non fantastica mai; solo l’insoddisfatto lo fa. Sono desideri insoddisfatti le forze motrici delle fantasie, e ogni singola fantasia è un appagamento di desiderio, una correzione della realtà che ci lascia insoddisfatti.” Mah. Allora mi chiedo come fa l’uomo felice a essere felice se non fantastica? Per quanto la realtà ti renda felice, un pezzettino di te non dovrebbe comunque sempre un po’ fantasticare? Certo Freud il sei d’agosto... sto messa un po’ male.
Ieri era santa virginia, e il guaio di essere terrona è che ti aspetti degli auguri in quel giorno, perché l’onomastico è così, è più importante del compleanno. Però tu fai la cosmopolita, e pensi ma sì, ma figurati, io a queste cose non ci tengo. Eppure aspetti sera per fare il cazziatone almeno a tua madre, che lei doveva ricordarsene. Altro che cosmopolita.

02/08/08

voglio andare ad alghero in compagnia di uno straniero

sabato torinese. ho vinto la pigrizia e ho preso la bici, che è stata fuori al mio balcone per tutta la primavera pioviginosa. via per le strade torinesi. dove pedoni e auto sono sempre meno e rimaniamo noi "ciclisti". hanno anche smontato la mostra del caffè in piazza san carlo. ora sono in vacanza in città e mi verrebbe da chiamare un amico per un caffè in piazza vittorio. un altro per un aperitivo al quadrilatero. ma "gli amici se ne vanno" faceva una vecchia canzone. e quindi mi godo la città in bici con in testa la canzone di rettore ascoltata in radio dopo secoli, mia madre non lo devo sapere, non lo deve sapere, non lo deve sapere... voglio andare ad alghero in compagnia di uno straniero...

29/07/08

be happy

Per chi si incazza per qualsiasi cosa.
Per il traffico, per la pioggia, per il sole, per la coda in autostrada, per la coda all’imbarco dei traghetti, per gli errori fatti al lavoro, perché c’è troppa gente in giro, perché non c’è nessuno in giro, perché c’è poco da fare o perché c’è troppo da fare.
Oggi il mio ultimo giorno di lavoro. Devo dire che fa un certo effetto
Saluto così questa fase che si chiude.
Un augurio che faccio a tutti, e sempre e soprattutto a me stessa!

Per gentile concessione di babù!

26/07/08

have a great summer

Dell’estate mi piacciono i tavolini fuori ai bar e la gente che legge il giornale. Le ore che scorrono lente e indifferenti. Mi piacciono le finestre aperte e la controra, al pomeriggio quando fa troppo caldo per fare tutto e l’unica cosa è dormire. I ghiaccioli, alla menta o al limone, il mojto e l’anguria che è un casino tagliarla e mangiarla. Mi piace la possibilità di stare a chiacchierare fino a notte tardi senza accorgerti che è tardi. I ragazzi che si fanno i gavettoni in una delle più belle piazze di Torino. Mi piacciono le lucciole che ho visto in vita mia solo al lago trasimeno. Mi piace il poter camminare scalza da una stanza all’altra. Mi piacciono le città che si svuotano, passare davanti alle scuole deserte e trovare posto sugli autobus. Dell’estate mi piace tore che fa le borse eccitato per andare al mare e ti dice “tu stai qua a casa” e se gli dici vengo al mare con te e mamma la lasciamo a casa ti dice “non scherzare”. Mi piace l’idea di poter andare ovunque, “se avessi i soldi”, mi piace un po’ meno non avere soldi per andare ovunque.

25/07/08

trezeguet

Serata viale (Silvio Viale, nda) ieri sera, dopo la mezzanotte. Che ogni tanto ci sta. E forse ci sta proprio in questo periodo. Mi ha fatto solo scegliere, Cacao o Rotonda. E Cacao sia. Vabbè c’era qualche quindicenne, e poi Maracaibo e quella roba là. Ma io male non sono stata. A un certo punto Silvio mi ha indicato uno e mi ha detto, tacchina quello là, che guadagna 2 milioni di euro all’anno. E mi sono chiesta, e che farà questo per guadagnare tutti sti soldi? Semplicemente il calciatore della Juve. Vaaaaabene. Insomma, io spero di trovare un silvio viale in qualsiasi posto del mondo in cui mi troverò. Un silvio viale che quando sono tornata da NY, ed ero evidentemente ancora spaesata, credo il 24 o il 25 agosto, era l’unica persona che poteva venirmi in aiuto. Lo chiamo e gli faccio “ehmm, ciao silvio, allora com’è andata la riunione stamattina? e quindi raccontami del progetto. Sì… interessante… ok. Certo…” lui mi fa “Asciò, vuoi uscire stasera?”. Mitico. E quando dopo una delle feste durante la fiera del libro mi ha portata a casa e io in macchina credo di non aver chiuso bocca per un solo secondo? Probabilmente ho continuato anche quando è sceso a prendere le sigarette! Che cuore.

22/07/08

come on, come on

Mai e poi mai avrei pensato di poter guardare Micheal Stipe negli occhi. Ma proprio mai. Io manco c’ho provato a chiedere il pass vip per vederlo passare nel backstage. Tutto blindatissimo. Mi sono vista il mio concerto, odiando le mille macchinette fotografiche davanti a me. L’ho ammirato dal prato nel suo vestito bianco, nei suoi movimenti, nei sui approcci verso il pubblico. Ho ballato e urlato molte di quelle canzoni. Ho atteso Leaving NY che non ha fatto. E manco Everybody Hurts. Finito il concerto ho attraversato un’arena, nelle vesti di un campo di battaglia, per affogare il mio entusiasmo in piadina patatine e birra. Ormai il backstage era aperto, quindi ormai i REM erano andati. Allora mi siedo su una sedia qualunque respirando ancora l’atmosfera piacevole da backstage di un bel concerto. All’ultima patatina alzo gli occhi e un Micheal Stipe con montatura fighissima di occhiali, nera, davanti a una fila di ragazzi dello staff UJ. Ecco, con una bella carica adolescenziale mi sono messa in fila, mi ha firmato il pass e ha risposto “thank you” al mio “congratulations” mentre gli stringo la mano. Tutto così semplice che mi sembrava troppo impossibile. Vago per il backstage con il pass tra le mani e troppo carica per stare ferma vedo Mike Mills che chiacchierava a meno di un metro da me. Ok, gli do la mano, gli dico il mio nome, faccio firmare il pass, chiacchieriamo, scherziamo. Finisce che accompagno lui e pochi altri al ristorante. Passeggiamo per via Bonazzi e parliamo di Perugia. Io e Mike Mills.

08/07/08

Vabeeeeneeeee

L’etna con la sua ferita sanguinante, un mare freddo e un sole cocente hanno fatto da cornice a risate, parole, silenzi. Avevamo tutto, ovunque ci spostavamo: un terrazzo, quattro sedie, e un paolo affamato che dava il ritmo alle nostre conversazioni. In bocca ho ancora il sapore delle granite, la prima mandorla e pistacchio, presa in un bar di un’altra epoca a Taormina, e l’ultima gelsi neri e panna europa in un vivace caffè europa a Catania. Rimane la mia pelle scura in una torino che mi ha accolta con un po’ di fresco. E ora penso alle parole di annalisa che percependo i mille e uno pensieri dietro i miei silenzi, su quello splendido terrazzo con sotto una lenta Taormina e davanti una indaffarata Italia, ha proposto di lasciarmi lì e tornare a riprendermi a settembre. Anche se i miei occhi sono ancora su quel terrazzo, io sono tornata nel continente con pensieri un po' più leggeri. Prossimi passi il concerto di Patti Smith al traffic e i miei jazzisti ad Umbria Jazz.

03/07/08

annunciazione annunciazione

ma tu ti kiedi mai chissà dove sarai, cosa farai, con chi...
si spesso..................... io vorrei diventare un grande artista tresh, che dipinge in uno stabilimento enorme,alto con tutti vetri intorno che entra luce naturale, con un telaio fisso alto 5 metri e largo 15, una donna che pensa a tutto il resto, perche senza una donna sei spacciato, e poi .....................................
ah
una donna che sappia fare i dolci che nn rompe e sappia anche educare i bambini, sono molto semplice come vedi
e si
una vita normale niente di più e niente di meno
semplicissimo... sei proprio un uomo!!!!!
ti dico io cosa vorrei allora
vai
vorrei un loft ad un piano non altissimo di brooklyn, sotto il manhattan bridge (perke almeno poi vedi il brooklyn bridge dalla finestra). il loft deve essere enorme, e ci devo spargere le mie foto ovunque a caso, senza criterio. vorrei avere abbastanza soldi per viaggiare senza chiedere a nessuno di aiutarmi, ma non troppi soldi... cioè ogni tanto qlke rinuncia la voglio fare se no sarebbe
troppo semplice
voglio cmnqe fare un altro lavoro ma di tanto in tanto
voglio 5 figli
e un solo uomo
ma solo mio
tutto mio
che mi amiiiiiiiiiiiiiiiii tantooooooooooooo
ma che non mi accontenti in tutto
e voglio far nascere i miei figli a Napoli
e basta credo
niente proprio, brava ti ci vorrebbe babbo natale e la befana insieme
ma dai, i sogni devono essere cosi
poi a parte l'uomo ke mi ami tanto... il resto
non dovrebbe essere difficile

Con Gigio finiva sempre così. Ci mettevamo a sognare, a fantasticare e ci entusiasmavamo come dei bambini che credono davvero nelle favole che ascoltano. I sogni ti danno forza, anche se rimangono sogni. Io non so se ho fatto un passo verso i miei sogni ma sicuramente, con una buona dose di incoscienza ma tanta chiarezza, ho fatto un passo verso me stessa. Mi sono ripresa un po’ della vita che stavo perdendo. Insomma rifaccio le valigie verso un dove che ancora non conosco, che ancora non c'è, ma che già mi piace. Ieri la mia ultima fiera. Ora la confusione è tanta, la voglia immediata è quella di staccare l’interruttore, rimanere al buio e in silenzio. Ma dovrò un po' arrangiarmi, non trovo interruttori qui.

26/06/08

la città del pane e dei postini

Con il caldo, intenso, di questi giorni a torino magicamente si sono spalancate le finestre. L’afa è molto più forte del grado di riservatezza dei torinesi. E allora qua e là passeggiando per questa città si intravedono pareti colorate, tavoli imbanditi, condizionatori, tv accese, gente in canottiera. Devo dire che mi ha fatto un po’ impressione. Ebbene si, c’è vita anche qui. E poi cosa dire, che a un anno e qualche giorno dal mio viaggio nella grande mela, il resto è molto confuso, una specie di matassa da sbrogliare. Ce la farò, prima o poi ce la farò.

20/06/08

ma ve le ricordate?

buon venerdì

ps: sono riuscita finalmente a caricare un video sul blog!!!
grazie franci!!!

18/06/08

per sara

ecco cara, come promesso.
uno dei due è il "lenny kravitz" incontrato in metro, in una notte poco tempestosa e molto newyorkese...

11/06/08

prendi il mappamondo, chiudi gli occhi e punta il dito...

Comincio a perdere dei pezzi. Sempre con più difficoltà apro gli occhi prima delle 8 al mattino. Con fatica mi trascino al lavoro dove spero di sentire la voce del mio capo il più tardi possibile. Con l’intervallo di circa 5-6 minuti controllo il calendario. Ogni 10-15 minuti mi stiracchio. Le ciliegie costano ancora troppo e ho voglia di nespole. Mi sa che compro un nuovo costume, magari nero o magari colorato, non lo so. E poi l’Italia senza Cannavaro non è l’Italia. E vogliamo parlare del telecronista della rai?

04/06/08

ancora certezze


in mancanza delle parole
dalla mia finestra
tutte le sere
si vede una finestra

26/05/08

pari e dispari

È strano come nel giro di secondi, forse attimi tutto prende un colore diverso. Ritorna la luce. Eppure sembra non sia cambiato niente, ma tu sai invece che è cambiato tutto. Il respiro comincia ad avere un ritmo diverso. Basta una data. Tre numeri in questo caso. Un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. Quel passo che sembrava impossibile ora è reale, si può fare, l’hai già fatto. Con te stessa e quindi con tutto il resto. Poi certo, qualche amico per prendere coscienza, fondamentali. Tra l’altro amici di attimi e non del quotidiano. Eli e Massimo. Si ricomincia, da questa decisione. Da un pianto. Dal silenzio. Da un male. Non capite, lo so. Capirete. In un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. E ora non per fare la scassa c. come mi definisce massimo, ma qui piove ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

24/05/08

verde

Insomma c’è poco da dire. Ancora pioggia. Ancora cielo grigio. Mi è finito il caffè e qualche giorno fa il latte. Ogni venerdì gli autobus continuano a scioperare in questa città e spero per loro che la mia attesa di ore alla fermata valga a qualcosa. Stasera i subsonica in piazza vittorio. Io e il pc siamo diventati intimi, ma non amici. Di sicuro no. Penso ora a quanto sarebbe stato bello aver imparato a coltivare la terra da mio nonno. Mi affascinavano i suoi orari quasi notturni. Era quasi un premio poterci andare, sveglia prima delle sette del mattino colazione e poi lì fra pomodori, peperoni, piselli. Con un break verso le 10 che era già più di metà mattinata. Si mangiava il pane con i pomodori raccolti. Un buon bicchiere di vino. E si ricominciava. Ricordo gli odori della campagna e i colori. Chissà forse il verde mi ha conquistata così. È di sicuro il colore più familiare, quello che mi dà più serenità. E sì, peccato non aver imparato di più. Ma io non mi rassegno ad un computer per amico. E a questa pioggia che di tutto sta facendo per incupire quei pochi pensieri sani, se ancora ne son rimasti. Ora vado, devo scegliere il caffè.

15/05/08

certezze

06/05/08

un raggio di sole

Il telefono squilla, squilla, squilla, squilla, squilla
(sto per attaccare. Sembra non ci sia nessuno…)
… ponto? (lo sapevo, è troppo pigro e fino all'ultimo non risponde!)
Tore
Nina
Tore amore
(lo so sembra quasi che non ci vediamo e sentiamo da un secolo… ma ad ogni telefonata, fosse anche dieci volte al giorno, a parte i momenti di scazzo di tore, e ne ha di quei momenti, io e lui sembriamo due innamorati che si ritrovano dopo anni e sia amano alla follia)
Ciao Nina
Amore, che fai?
Niente
(eppure io sento la tv in sottofondo…)
Mamma?
Mamma dorme
Nonna?
Ehhmm… nonna dorme
Papà?
Papà andato via
Sei solo? (che stupida, certo che è solo… ma mi piace troppo farlo parlare)

Ma stai guardando la TV?
No
(eppure la tv c’è… la sento)
(continua) No io vado via.
Cosa? Vai via? (Panico. Mio fratello, solo, mi dice che va via? Me lo vedo, apre la porta scende le scale e se ne va mentre mia madre dorme…)
Tore dove vai?
Io vado oratorio. Con Lucia.
Ah ho capito. (lo adoro quando spiega…)
(Intanto si sente mia madre che grida tore è tardiiiiii… e i calzini???? devi ancora metterti i calzini!!!lucia è arrivataaaaa)
Nina vado vado
Vai vai, corri, amore ciao.

E mi si è illuminata la giornata.

29/04/08

la città bandiva i suoi assenti

“[…] cosa vuoi da città e ragazza, te ne sei andato a smaltire lontano il tempo migliore, qui nessuno conosci e nessuno ti può riassumere gli anni mancanti. Cosa vieni a fermarti nella città spalata e ammucchiata, dove basta uno scirocco a staccare tegole, cornicioni, intonaci? Non è posto da nozze. […] esiste l’amore finchè dura e la città finchè non crolla. Poi esistono i bagagli e si ritorna profughi, senza la giustifica della maledizione di una guerra, senza una malasorte da spartire con altri”. Erri De Luca

Lui bacia lei. Poi bacia il piccolo. Poi ancora lei. Poi si abbassa verso il piccolo che prende la testa del suo papà fra le mani e la riempie di baci. Poi lui sale e il piccolo gli manda ancora baci. Lei lo guarda. Lui saluta. Il piccolo piange. Il treno si muove lento. Lento. E Napoli comincia ad allontanarsi irretita dal groviglio di fili della ferrovia. Il Vesuvio è lì, maestoso. Una madre che abbraccia le sue creature. È solo quando si oltrepassa il vulcano che il treno comincia la sua corsa. Si parte. Io sono lì, finestrino abbassato. Ancora una partenza. Ma stavolta me ne vado a testa bassa. Ho osato chiedere, credere. Prendere da una città che ho tradito anni fa? Credevo che le mie partenze potessero prevedere dei ritorni. Invece no. “… andare, laggiù, tornare, no” dice erri. E così è. E quindi quella città cambia ancora colore. Ritorna passato, ricordo, vacanza, amici e parenti.
" si ritorna profughi".

23/04/08

4.40

Apro gli occhi.
Ci provo.
Un brivido freddo mi passa su tutto il corpo e resta in petto, quasi un dolore.
Trattengo il respiro. È la mia stanza, il mio letto, c’è silenzio.
È tutto ok.
Allora cos’è questa paura, questo senso di terrore?
Fino a qualche secondo fa ero in un altro luogo e la vita mi stava dando un dolore immenso.
Vorrei piangere, urlare ma non ce la faccio.
Addosso ancora quella situazione di disperazione.
Il cuore va a mille e questo silenzio è pesante.
Accendo la lampada.
Accendo il telefono.
Provo a chiamare.
Chiamare? Alle 4.40 del mattino.
Chiudo gli occhi e li tengo stretti, il viso immerso nel cuscino.
Non voglio sentire questo silenzio.
Mi riaddormento e sono in un mondo ancora diverso.
Ma quel silenzio non mi lascia.
Ce l’ho ancora addosso.
Ancora adesso.

20/04/08

odori

Nulla sostituisce l’odore del caffè il sabato mattina in casa, quando attratto dal profumo e da quel piccolo ribollio, senza fretta, con movimenti lenti ti avvicini alla caffettiera, spegni il gas, alzi il coperchio e quel marrone intenso è lì fermo. Un rito che dà il via ad altri ritmi, altri pensieri, altri umori. Altro. E se poi all’odore del caffè si accompagna un raggio di sole dopo giorni di pioggia, allora tutto ti sembra possibile. Allora quel po’ di tristezza, quell’accenno d’apatia, quel dispiacere sembrano davvero una bestemmia. Seduta davanti alla finestra sorseggio il mio caffèllatte gustando lo scorrere del tempo.

15/04/08

e vissero tutti...

forse qualcosa dovrei dire. forse no. non ho letto i giornali e non ho visto la tv. solo un po' di fastidio: le risate del mio capo. il suo buonumore. indelicato direi. per il resto vorrei essere fuori da questo paese domani stesso. ma volevo starci anche sette anni fa. intanto aspetto un buon film e un buon bagno caldo, magari domani. chissà.

11/04/08

è così

È l’odore. Le strade polverose, l’erba appena nata dei prati, il terriccio attorno agli alberi. È il colore. Le macchie di ombrelli che si incrociano e si sfiorano creando, a ogni angolo e a ogni passaggio nuovi abbinamenti, il giallo e il rosso dei fari delle auto che vanno e vengono. È il movimento. Le persone veloci, le gocce sulla strada. È la città che si duplica e la vedi in basso, non solo più in alto. È la pioggia su torino oggi.

08/04/08

tu,caro politico


"[...] Pronuncia quelle parole che più di tutte i boss temono: pronuncia i loro nomi, prometti che non ci sarà mai collusione implicita o esplicita con il loro mondo, con il loro sistema di risoluzione dei problemi, con le loro discariche, con i loro camion, con i loro voti. Prometti la fine della loro impunita latitanza. Conosco il peso della parola. Lo conosco, in questa terra. Usa parole che diventino «overtures» ai fatti. Nel Sud bisogna guardare ai problemi, che sono enormi, tali da oscurare il sole di ogni bellezza, la meraviglia della terra in cui potremmo vivere, lavorare e far crescere senza paura i nostri figli. Servono, sì, i fatti: bisogna catturare tutti i latitanti. Bisogna che a padrini come Zagaria e Iovine venga impedito di continuare ad amministrare i loro imperi criminali. Ma servono anche i nomi: bisogna indicare le persone a cui la politica vuole affidare la soluzione dei problemi. Quali sono le persone che cacceranno la camorra dagli appalti pubblici, dai comuni, dagli assessorati? Quali sono le persone che libereranno in modo stabile la Campania dalla vergogna dell’immondizia, unica regione in tutta l’Europa e forse in tutto il pianeta a non riuscire a risolvere il problema? Perché quella che altrove è la normalità da noi deve essere un miracolo? Quali sono le persone che strapperanno il suolo, l’acqua e l’aria di questa terra guasta dalla maledizione dei veleni che fanno marcire il nostro sangue? Le stesse che hanno governato finora? Le stesse che hanno permesso di arrivare a questa palude in cui stiamo sprofondando, che hanno tollerato la degenerazione fisica e morale? Le stesse che continuano a lavarsene le mani invocando le responsabilità altrui per non affrontare le realtà? Questa terra si aspetta che farai riferimento a ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Avere il coraggio di confessare gli errori della propria parte. Di azzerare dirigenze che hanno confuso il bene comune con il proprio bene. [...]"

04/04/08

succede

- Volevo dirle che il prossimo fine settimana vado a votare
- Non le servono giorni, viaggia di notte, no?
- Mah… lei mi vuole male? 7 ore con due cambi. Se è così allora non ci vado
- Tanto se deve votare quegli sporchi comunisti

01/04/08

sono nostrani

Tre tulipani rossi e due gialli presi a un angolo di piazza san carlo. Tre tulipani rossi e due gialli per il cielo grigio e per la mia stanza troppo bianca. Tre tulipani rossi e due gialli per dare un senso al tempo che scorre lento. I tulipani, che ho sempre sopportato poco perché delicati e un po’ sciapi, in realtà si aprono di notte mostrando la loro bellezza e al mattino si richiudono. Oggi c’è sole, ed è un passo avanti. Un passo verso dove? Non so. Ma un passo verso ovunque è sempre meglio che stare fermi. Pensavo a caos calmo visto domenica. Interessante la panchina, interessanti i personaggi che ruotano attorno alla panchina, interessante il rapporto dei due fratelli, interessante la questione delle liste come terapia. Ma in realtà pensavo al taglio di capelli della golino. E se li facessi come lei? Certo, lei è figa (si può dire figa?). E pensavo anche che da quando sto a Torino quasi mai mi è capitato di incontrare un amico per caso, e meno che mai al momento “giusto”. E qual è sto momento giusto? Boh. Te ne accorgi solo dopo che quello forse era proprio il momento giusto. Appena prima di tre tulipani rossi e due gialli.

30/03/08

N'ata vota

Nun è 'o sole
nun so' manco cchiù 'e pparole
ca me fanno sta' astrignuto a te
nun è 'o cielo
ca se vasa mmocca 'o mare
ca me fanno sempe penza' a te
dice ca se chiamma ammore
me saje dicere pecchè
pogne dinte addò nisciuno po' sape'
si' bugiarda e senza onore ma si sto luntano 'a te
aspetto sulamente 'e te vede'

siente, dinte te tengo, vulesse sulo fa' pace cu' tte
siente, chello ca i' sento, e viene n'ata vota 'mbraccio a mme

i' sto ffore
'e vvote quasi me ne moro
'a ggente passa, guarda e se nne va
forze è overo
ca songo 'e n'ata manera
e ca nun ce 'a faccio cchiù a suppurta'
ma cu 'a scusa d''o core
nun te pozzo perduna'
'o mmale ca tutte 'e juorne me faje
nun è ogge nun è dimane
cagnarraggio cagnarraje
e pe' sempe 'nzieme a mme tu turnarraje

siente , dinte te tengo, vulesse sulo fa' pace cu' tte
siente, chello ca i' sento, e viene n'ata vota 'mbraccio a mme

almamegretta

23/03/08

era pasqua

Per mia madre abitare in pineta voleva dire avere insetti in casa, serrarsi di notte per difendersi dai pericoli nascosti nel buio fitto, voleva dire isolamento e fare la spesa al camioncino che arrivava una volta al giorno. Per noi figli abitare in pineta voleva dire giocare con le pietre laviche (ma all’epoca pensavo tutte le pietre del mondo fossero così, “laviche”) e le foglie dei pini che cadevano, voleva dire cercare e raccogliere pinoli e ritrovarsi con le mani nere. Voleva dire a pasquetta vedere arrivare zii e cugini con tavoli e sedie pieghevoli, cibo e vino. La pineta era casa nostra ed io ne ero anche un po’ gelosa. Io e mio fratello ne conoscevamo i segreti, gli odori, i pericoli. Era frizzante quella sensazione di paura quando ti ci trovavi da solo e cercavi di familiarizzare con rumori e ombre, ogni volta spingersi più in là ma poi correre verso casa, verso la luce di quelle poche finestre. Restavo sempre un po’ spiazzata quando per un giorno veniva invasa da risate, grida, odori di carne e carciofi arrostiti. Lo spiazzamento devo dire durava poco, almeno fino a quando i grandi ci mettevano a cercare legna. Diventavo così una di loro, tradendo la mia pineta in cambio di compagnia e complicità. Spesso mi arrogavo il diritto di dire ai mie cugini “no, lì no” o “non spostare quel sasso”, risultando, certo, un po’ antipatica. Quando invece volevo davvero la loro ammirazione sapevo cosa fare. C’era un tesoro al di là della pineta. Certo, era un tesoro, ma il perché non lo sapevo e neanche mi ero mai posta il problema di saperlo. Conoscevo bene il percorso per arrivarci e allora sparivamo tutti e dopo qualche minuto davanti a noi appariva la villa. La villa di un certo Leopardi. La guardavamo da dietro gli alberi. Non so perché, ma avevamo timore di quel custode che stendeva i suoi asciugamani da finestre che cadevano a pezzi. Forse vedendoci non ci avrebbe mai detto niente. Ma il nasconderci e ammirare rendeva la faccenda molto più interessante. Insomma, io abitavo accanto alla villa di Giacomo Leopardi che doveva essere uno conosciuto, visto che mia madre utilizzava questo riferimento per spiegare a tutti dove stavamo. Non è stato immediato il collegamento quando poi dopo anni ho saputo di un Leopardi scrittore. Era proprio lui? Il mio vicino di casa? quando poi, tutto mi è diventato chiaro ho vissuto quasi un lutto. Conoscere l’identità del padrone di casa della villa aveva reso quel tesoro meno tesoro. Certi misteri che vivi nell’infanzia non dovrebbero essere mai svelati, mai chiariti. La pasquetta finiva con il ritorno del buio e del silenzio. Con gli zii che si allontanavano e ritornavano nella loro civiltà. E noi ci chiudavamo in casa, ancora a difenderci dai fantasmi della pineta. Soli, noi e il nostro vicino.

14/03/08

parole. sue di lei, sue di lui


devo dire che ci vorrebbe un linus ad ogni angolo. anzi, forse uno per ogni donna. che esca fuori con serenità e genialità al momento giusto, ridimensionando con eleganza quelle manie di grandezza, quelle complessità, quelle inutili e nocive "seghe mentali" che affollano l'universo femminile.

11/03/08

questione di calore


la primavera a volte è così. ne senti l'odore, il sapore, intravedi i colori... e inevitabilmente tu pensi all'estate, al sole e poi... d'improvviso, il gelo. un brivido ti fa capire che era una finta, che quel sole in realtà non era lì per te. e allora sei spiazzata, non sai che dire, riprendi le coperte e ti sembra di sentire più freddo di quando è stato inverno. speri che ritorni. ma cerchi di convincerti che è ancora inverno. però speri. ma è inverno. però forse. invece no.
foto di Luigi Ghirri

04/03/08

è così

ok, la primavera c'è. arrivata. aria fresca, ddoce ddoce, che si intrufola dappertutto. a dispetto del riscaldamento centralizzato che c'è e ci sarà fino a fine marzo. sempre al nord siamo. dunque primavera vuol dire che fra un po' arriverà il giallo dei girasoli, il verde dei campi, il bianco e il rosa dei peschi in fiore, il sole che luccica sul mare. certo bisognerà fare un passo verso il sud per questi colori. primavera vuol dire estate e quest'anno voglio fare indigestione di mare. e mi viene in mente barcellona bella, fresca e colorata. mi vengono in mente le notti a passeggiare. e respiro. intanto ho fatto un po' di conti: andare a casa a pasqua vuol dire doverci poi tornare dopo poco per votare, vuol dire spendere un bel po' di soldi, vuol dire che oltre alla beffa pure il danno. dopo solo due anni eccoci di nuovo a prendere un treno, fare sette ore d'italia, per andare a votare chi? il meno peggio (mah) e tanto sai che il peggio sarà votato da tanti. ma non pensiamoci, non volevo parlare di questo non oggi che la primavera è venuta a trovarci.
leggete "non avevo capito niente" di De Silva, vi prego. leggetelo se volete ridere d soli, se volete un libro leggero e scritto in modo originale e coinvolgente. vincenzo malinconico vi mancherà, vorreste averlo come amico o almeno come vicino di casa. ma infondo vi accorgete che un po' siete pure voi vincenzo malinconico. chi ha letto alta fedeltà sa di cosa parlo.
e ora si lavora però.

29/02/08

moonshadow

Meno male i colori di van gogh, le linee di chagall, il minimalismo di hopper, la passione di gigio, gli scarabocchi di tore. Meno male la letteratura, i libri da sfogliare, le parole che si appoggiano dentro dopo averle lette, quelle che rileggi, quelle che dedichi. Meno male le luci che si spengono in una sala, tu sprofondata in una poltrona rossa o blu e un altro mondo che comincia e che cancella il tuo. Meno male il cielo blu e il sole giallo. Meno male la musica e le canzoni, quelle che ti fanno urlare, quelle chediconoproprioquellochevuoidiretu. Meno male il rumore del mare. Meno male che fra un po' verrà l'estate. Meno male l’abbraccio di tore e i suoi baci e le sue risate e i suoi uffa. Meno male le lacrime che ti riportano giù, giù, giù fino alla parte più tenera e vera di te. Meno male i ricordi e i sogni e crederci in tutti e due. Meno male il silenzio, quello di un crocefisso. Meno male chi ti sorride senza un perché. Meno male che “un giorno me ne andrò”. Meno male che “un giorno ci ritornerò”. Meno male gli occhi di b., quando li chiude e sorride e capisci che è fatta, ti ha fregato. Meno male queste “foglio”. E sì, meno male.

19/02/08

scorza, polpa, picciolo, seme

Era bella, mia nonna. Il suo naso minuto e dritto, gli occhi verdi e vellutati come le foglie di salvia, la bocca rossa e tonda mi sorpresero sempre portandomi oltre ogni ruga. Nel suo adamantino chiarore trovai spesso la consolazione, il conforto e la pazienza.
Mi nutrii della sua perseveranza e della sua discrezione.
Mia nonna rimase un donna energica e pronta a tutto per molto tempo.
Dopo aver compiuto gli ottant’anni, però, s’intristì d’improvviso e, irremovibile, decise di rinchiudersi nella sua camera da letto. Non ne venne mai più fuori, Dio Santo!
Nonostante fossi ormai un ragazzo restavo a lungo con lei, serrato lì dentro. Nel silenzio…
Mi sedevo per terra, al suo fianco. La sua presenza riempiva molte mie crepe.


Maria Rosaria Valentini, Quattro mele annurche, gce scritti


lo so, e lo sa chi cammina con me o chi ha incrociato per un po' la mia vita, lo sa chi mi legge, chi mi ascolta e chi solo mi osserva da lontano, sono attratta dalla nostalgia. ma la nostalgia, pur avendo in sè una buona dose di malinconia, io la trovo positiva, riempie. riempie di passato e rinforza in vista degli eventi che ancora debbono accadere. quattro mele annurche l'ho trovato due anni fa alla fiera di roma, della piccola editoria. le mele annurche sono la mia infanzia. le mele annurche sono napoli. le mele annurche sono mio padre alla fine di ogni pasto che chiedeva di sbucciarne una. io mi sentivo grande e orgogliosa. una fetta di quel frutto dolce e amaro era la mia ricompensa. con stupore ho constatato che lasciare napoli è stato lasciare anche le mele annurche, non vederle più nei mercati, nei cesti, nella nostra cucina. non vederla più a fine pasto. le ho ritrovate in questo mercato di libri, avvolte da nostalgia, un po' di tristezza ma anche tanta vita.

18/02/08

what I need


07/02/08

tra sogno e realtà... io

Ho aperto gli occhi sotto il mio piumoncino e ho percepito una luce morbida nella stanza. Era sicuramente presto. O forse presto solo per il mio corpo. Ho richiuso gli occhi e i ricordi della piacevole serata mi hanno traghettata nel nuovo giorno. Per una sera le nostre vite sono diventate parole che si facevano sempre più leggere tra gamberetti e vino. Sguardi e risate erano l’espressione di complicità e affetto. La cucina incasinata dopo una cena di piaceri è bella come il letto sfatto dopo l’amore. Qua e là tracce di intesa. Era presto stamattina, e io mi sono immersa nella luce che ormai da sempre non chiede permesso ma entra. Ho aperto la porta e l’odore del mare mi ha aggredita. Credo che al mondo oltre alla risata di mio nonno nei miei ricordi io non smetterò mai di cercare l’odore del mare, il blu, il rumore. Allora sono stata lì, non so per quanto. Per tanto. Per tanto tempo. In realtà credo di essere ancora lì. Lasciatemi lì, ancora un po’ vi prego.

05/02/08

okkupiamo

insomma approfittiamo della diretta. mentre qui si lavora un gruppo di ragazzini, età media 15 anni, ha occupato gli uffici della fondazione per il libro, un piano sotto di noi. bandiere della palestina e scotch su carta: si dicono dissidenti. leggono giornali e si affacciano alle finestre eccitati e quasi increduli. sotto la gente comincia a fermarsi, incuriositi. loro si sentono grandi e importanti. giornalisti fanno foto e la polizia passeggia sorridendo. no, dico, ci dicono che da qui a maggio saremo chiusi e sorvegliati, e un gruppo di ragazzini entra e d occupa. però, per quanto le mie idee, la mia opinione su tutto ciò sia un'altra e magari ve ne scriverò. presto. insomma comunque appoggio l'occupazione, come fatto in sè. bisogna esprime, esprimere, esprimere. bravi. generazione più sveglia della mia sicuramente, noi neanche la scuola riuscivamo ad occupare, e se lo facevamo i nobili motivi non andavano oltre il riscaldamento fuori uso.
per le immagini non posso che rimandare a franci!!

04/02/08

"ma la monnezza resiste a tutto"

Ogni volta che leggo un articolo di Saviano il mio respiro si fa veloce e faticoso. Mi fermo e ricomincio. E poi mi fermo e salto parole per andare avanti. Poi mi rendo conto di quanto sia illogico ciò che faccio e cerco di calmarmi e riprendo. Ma ormai una smania si è impossessata di me. Una frenesia. Dentro sento un magma fatto di rabbia, incredulità, e di altre forze irrazionali che vorrebbe esplodere. Mi verrebbe da strappare il giornale. Da prendere il telefono e chiamarlo e dirgli ma come fai? Ma come fai ad essere cosi spietato, analitico e chiaro. E mi verrebbe poi da dire all’Italia intera, ma state leggendo anche voi ciò che leggo io? E avete capito ciò che ho capito io? E niente? non succede niente? io piccolo essere insignificante, vorrei gridare e dire basta. E voi, voi tutti? Niente? La semplicità delle sue domande e delle sue risposte è spiazzante. “Perché non si è fatto nulla? Perché l’emergenza fa arrivare soldi a tutti. E quindi di emergenza si vive. Finita l’emergenza, finiti i soldi.” Nella sua semplicità, e perché no, ovvietà, questa cosa è tremenda. De Gennaro ieri da Fazio mi è sembrato equilibrato, competente, determinato, realista. Ma lui rimane lo stato. Saviano con le sue parole, con i suoi punti interrogativi, coltelli che vanno su e giù in una ferita che brucia e che non smette di sanguinare, Saviano è la gente. O meglio, è ciò che la gente non riesce e non può dire. De Gennaro chiede fiducia, e quanta la voglia al di qua dello schermo di fidarsi. Ma Saviano: “Eppure ricevono la massima garanzia che la loro situazione non peggiorerà. Ma da chi le ricevono? Da coloro di cui non si fidano più. Da coloro che hanno sempre appaltato lo smaltimento a ditte colluse, a uomini imposti dai clan di camorra. E chi deciderà quindi davvero la sorte dei rifiuti? Come sempre i clan. A loro non ci si può ribellare. Ma siccome allo Stato invece sì, spesso contando su una buona dose di pazienza dei reparti antisommossa, si fa ostruzione alle sue decisioni perché non accada poi che si inneschino i consueti accordi.” Caro De Gennaro, la fiducia non la si chiede. La si ottiene. Agendo. Facendo. Ci vuole tempo e pazienza, ha ribadito più volte ieri sera. Appunto. I napoletani diffidano, da sempre. E mai come ora questa diffidenza è necessaria. Anche se tragica.

24/01/08

pour mon beyrout

Di solito di un film non si racconta la fine, io di Caramel non voglio raccontare neanche l’inizio. La prima immagine è fondamentale per entrare nel ritmo del film. Un omaggio alla femminilità, dipinta con delicatezza, tenerezza e sensualità. Donne belle, ma soprattutto femmine. Con la loro leggerezza, la loro complicità, il loro dolore, la loro passione, le loro debolezze, i loro sacrifici, la loro forza, la loro ironia. Tutto viene fuori attraverso una fotografia elegante e curata, una colonna sonora azzeccata, una sceneggiatura essenziale. E poi il Libano che c’è ma nella quotidianità. Bello. Questo sì che è un bel film. Esci dalla sala con in bocca un buon sapore e con un ancora.

22/01/08

faccio cose

L’unica cosa bella del film la signorina effe sono i vestiti della protagonista. Tutto il resto è qualcosa di mancato. La sceneggiatura, lasciatemelo dire, banale. Un film che manca di struttura. La storia, l’idea sì, belle, per carità… ma poi? Dov’è il film? E gli attori dove sono? Timi l’ho trovato un disastro. Non sa recitare. Quelle due battute che dice (ed è il protagonista) le dice male. Forse un’altra cosa bella c’è: gli spezzoni originali di ciò che accadde alla fiat in quel periodo. Ma allora non era meglio fare un documentario? Vabbè. È stato il mio sabato sera. La domenica mi ha vista sui tetti a bere caffè e ad osservare i movimenti torinesi. Lievi lievi. Poi ho incontrato un cappotto arancione con fodera verde e collo di pelliccia. E dentro c’era una vita di ottanta anni. Direttore d’orchestra e soprattutto papà di costanza. Costanza è una bella sorpresa che mi ha fatto torino negli ultimi giorni. Costanza ha un accento soffice di Firenze. E non so perché mi ricorda l’amica di memole. È luminosa e ti viene voglia di guardarla perché ti trasmette positività. La prima sera che siamo uscite mi ha raccontato di compagni, di musica barocca, di un uccellino che ha curato e che per mesi è andato alla sua finestra, del suo cagnone che porta fuori ogni notte quando torna da lavoro. Costanza racconta e sembra di leggere un libro.Un lunedì di lavoro e di attesa. Attesa del martedì. Il martedì è arrivato, stamattina, con il treno delle 8.20.

17/01/08

via, via... vieni via con me

Oggi sole, olè.
Dunque i puffi fanno 20 anni. Ma gli snorky invece? che fine hanno fatto. A me pure quelli piacevano.
La storia del Papa, dell’Università, del rettore, degli studenti proprio non mi piace.
La piccola cittadina di mondovì è entrata ufficialmente nel mondo degli affari, ha aperto l’asta, 250 € a tonnellata. Parlo di monnezza, ovviamente. Brava mondovì, ha capito tutto di questa sporca faccenda.
Stasera c’è voglia di una bella serata. Di quelle leggere. C’è voglia di trasmettere alle cose e alla gente intorno a me questa piacevole sensazione che ho dentro, questa bellezza che mi riempie. Chissà.
E intanto penso pure alla prossima città. Istanbul, Lisbona o altro. Come sempre sarà altro. Chissà.

14/01/08

il professor vecchioni

così, mentre si aspetta di ascoltarlo...

Amico mio,
c'è la nebbia oggi su Milano,
e vedessi com'è bello fuori,
proprio come quando giocavamo,
soltanto ieri.
Amico mio,
io ti tiro giù da questo letto
e ce ne andiamo in giro a far gli scemi,
come quando toccavamo a tutte
il culo e i seni.
Uscirai con me da questa stanza
perchè il tempo non ci frega mai
e gli diremo forte alla speranza
che non serve, che può anche andarsene, sai,
e la faremo vedere a chi sta in cielo
chi siamo noi.
Amico mio,
vorrei scriverti una ninna nanna
una lettera che sia per sempre
o la favola che torna a casa
la tua donna.
Amico mio,
non sei tu che non ci sei riuscito,
sono gli altri che non hanno capito,
sono gli altri che hanno abbandonato:
tu sei il migliore.
Ti terrò la mano questa sera
senza chiederti se è presto o tardi,
parlerai di noi la notte intera
a rincoglionirmi di ricordi,
e sarai lo stesso amico sempre
finchè mi parli.
Amico mio,
siamo qui accecati in un abbaglio,
e ogni tanto si apre un o spiraglio,
e in un canto di miseria grande
ci batte il cuore;
amico mio,
tu mi hai lasciato quasi niente e tanto,
di avere riso insieme e avere pianto,
e altre sciocchezze che facciamo noi uomini
ogni tanto.
E non c'è stata mai una donna al mondo
che io abbia amato quanto ho amato te,
come non c'è nessuna cosa al mondo,
che non farei perchè restasso con me,
ma sta sicuro che dovunque tu vada
io scoprirò dov'è.
Amico mio,
tu volerai sopra una nave a vela,
ti accenderai come una stella a sera,
e sarai sempre tu, il tuo viso
e la tua voce
e di lassù mi indicherai col dito,
dicendo a tutti "quello, è il mio amico"
e quando tutti mi vedranno allora
sarai felice.

10/01/08

io non so.

Una fitta a ogni tg, a ogni titolo, a ogni articolo. Un dolore accentuato dall’impotenza. È difficile parlarne, cosa si potrebbe dire? Quale aspetto sottolineare? Il governo? I politici? La camorra? La gente? I teppisti? Tutto centra ma niente basta. Condivido le parole e la rabbia di Raffaele La Capria sul corriere. Tutto il resto è, come sempre in questo paese, retorica, accuse, insulti, interessi.

06/01/08

grazie

A volte le dediche dei libri sono molto più belle dei libri stessi. A volte mi capita di leggere un libro perchè con una dedica così, quasi glielo devi. E io che non sono mai stata brava a ringraziare, amo leggere e rileggere i ringraziamenti, quelli non scontati e banali. Ovvio.
Questo è del poeta. Silvestro Sentiero. Dovete sapere che Umbria Jazz fino a qualche anno fa insieme a tanta musica, ad allegria, a momenti unici, a gente, al caldo, portava a Perugia pure il poeta. Si prendeva un angolino di corso vannucci e se gli passavi davanti lui ti guardava e scriveva la prima cosa che gli veniva in mente. Era bello credere che davvero scriveva quelle cose solo a te. Poi anche lui è scomparso, insieme a tante altre cose belle di Umbria Jazz. Ecco la dedica al libro La malinconia dei patafisici.
Voglio ringraziare m. n. che vorrebbe salvarci dalle macerie, r. e m. sedotti da creta, r. g. magistrale piagnisteo, s. s. per aver covato in solitudine, parecchie scintille felici, p. g. che combatte la sua giornata per renderla speciale nonostante tutto, e. e v. equilibrati, m. il matematico innamorato.
E poi v. b. che non mi perderà mai di vista, s. c. e s. c. per l’eterna freschezza, r. s. che mi sorregge, d. c. sul veliero, s. t. che mi ha solcato e coltivato, s. t. con cui dovrei rifare tutto d’accapo.
Inoltre ringrazio il mio socio d., lo sforzo di m., r. p. che mi regalò le scarpe, a. m. realizzata dai sogni, la famiglia b. mio cavallino a dondolo.
Infine l’estro del maestro di cucina g., le comiche di c. e c. c. finalmente stappata.

05/01/08

italian trash

Sto seguendo le notizie solo dai vari tg. Il problema alla caviglia non mi permette ancora di uscire e quindi ancora niente giornali. E sono sempre altrove rispetto a ciò che accade nella non-più-mia città. Ciò limita molto il mio punto di vista. Detto questo, credo stia accadendo qualcosa di importante. Qualcosa che in Italia è ormai raro vedere. Il popolo in rivolta. Gente incazzata. La protesta si manifesta evidentemente in diversi modi, condivisibili o meno, ma è finalmente protesta. Finalmente. Finalmente. In una terra che non fa altro che ricevere accuse, critiche, giudizi e, è il caso di dire, monnezza da ogni dove, si è levato finalmente un grido. Non mi chiedo a cosa porterà tutto ciò. É il voler farsi sentire che mi importa, in una Italia che sta spesso zitta a guardare e a farsi guardare con sorrisi ironici e di superiorità, da chi sta fuori. Un’Italia che non sa fare altro che difendersi, davanti ad accuse quasi sempre sensate e fondate, con la solita filastrocca sole, mare, spaghetti e pizza. Un’Italia che fra tutte le debolezze e fragilità ne ha una in particolare, quella della frammentazione: nessuno fuori da Napoli credo senta che questo problema sia un problema italiano. Siamo sempre molto bravi a tirarci fuori, a guardare dall’alto ciò che invece accade in casa nostra. E se in ogni regione – non mi azzardo a dire in ogni città – si facesse finta di sentire un po’ di quella puzza? Se quei manichini, considerati scandalosamente macabri, fossero appesi in tutta Italia? Cazzo. Quel giorno forse potremmo sentirci italiani senza legare questo termine solo a una vittoria della nazionale. Quel giorno potremmo sentirci italiani e non solo milanesi, torinesi, romani, napoletani... buona vita a tutti.

02/01/08

sapori

Per il piccolo Tore sono diventata bi-gi-na. Credo che anche lui si sia accorto della necessità di un cambiamento, anche se in attimi di distrazione ritorno a essere nina. Chissà quanti nomi ancora avrà per me. Spero tanti. E anche quest’anno confermo che proprio non capisco tanto casino per un anno che ancora non si conosce e neanche po’ di tristezza per l’anno che finisce. E perché non festeggiare allora ad ogni mezzanotte per ogni nuovo giorno? No, questa cosa proprio non l’ho mai capita. Parlerei dei colori e dei rumori del lago che mi hanno avvolta e protetta durante questo passaggio che considero sempre un po’ delicato. Ma vi capita mai di avere paura di raccontare ciò che di bello accade perché si ha l’impressione di perderlo? e io ho voglia ancora di sentirne il sapore.