Photo: virginia

28/12/09

notizie

Dice che fra qualche giorno si ricomincia da capo perché sono finiti i fogli, ne avremo un blocco nuovo: altri dodici da strappare e a ogni strappo la sensazione di un inizio. Dice che faranno un censimento, perché, dice, c’è qualcosa che non torna. Sembra infatti che ci siano persone con tanto, anzi addirittura con troppo e persone con niente e addirittura con meno. Dice che non dobbiamo preoccuparci, che se il troppo si sposta al niente continueremo a respirare, sorridere, sognare, anzi dice che sarà più semplice. Dice che i bambini saranno davvero bambini in ogni parte del mondo e dice che gli adulti si renderanno addirittura conto di questo e li tratteranno da bambini. Dice poi che se una persona sosterrà di amare un’altra persona questa affermazione sarà vera. Dice che probabilmente, ma questo non è ancora sicuro, alcune paure si estingueranno e di conseguenza se due si piacciono non solo lo capiranno ma addirittura se lo diranno e potranno stare insieme per un periodo medio lungo. Per il per sempre dice che ci si sta lavorando. Dice che i nonni avranno sempre l’ultima parola. Le donne l’ultimo sorriso, gli uomini l’ultimo silenzio. Dice pure che l’Umbria donerà pezzi di campi di girasoli a tutti i paesi del mondo. Dice che sempre con i nuovi mesi ci si sentirà meno soli perché gli amici si materializzeranno pensandoli. Dice che mia madre guarderà di nuovo mio padre con lo sguardo di quella foto, dove appoggiati ad una ringhiera ridevano forti contro il mondo e il tempo, ma anche se non l’hanno detto credo che di quella forza non ci sia più traccia. Dice, però, che mio padre con lo sguardo di mia madre smaltirà l’amarezza. Dice che ora posso andare a dormire serena perché per qualche secondo continuerò a crederci.

pragmaticità

Peanuts

19/12/09

neve blu

la neve profuma di fresco, mi viene addosso leggera, mi fa il solletico e rido. affondo i piedi e vorrei lasciarmi cadere e rimanere sul soffice fino a quando sulla pelle non sento l'umido e non divento pesante, fino a quando non inizio a tremare, fino a quando il bianco non diventa nero. la neve mi fa venire in mente perugia, l'università, casa dello studente. quando iniziavano i fiocchi come lucertole d'inverno a qualsiasi ora della notte uscivamo e ascoltavamo il rumore silenzioso dei fiocchi, ascoltavamo il respiro della città che si lasciava lentamente affogare dalla neve. io ero eccitata e mi muovevo senza meta. volevo guardarla, prenderla, stringerla. di quell'eccitazione mi è rimasto lo stupore davanti al dissolversi dei colori, il bianco che cancella tutto. ci voleva il mio camino, ci voleva questa neve un po' joyciana, ci voleva l'entusiasmo di tore.

07/12/09

la notte mi ha dichiarato guerra

ed e' in netto vantaggio. inizio a perdere colpi e sono sempre piu stanca. bagni caldi, tisane, olii, esercizi, letture, niente, il sonno viene regolarmente spezzato da qualcosa e non so cosa. ho smesso di prendere il caffe', che invece mi aiuterebbe a stare sveglia di giorno, a stare sveglia ora, perche' in questo preciso momento io chiuderei gli occhi, mi arrotolerei nella mia sciarpa bianca, mi appoggerei sul divano bianco dell'ufficio e dormirei, ma senza sognare, cullata dal ticchettio sulla tastiera dei vari computer e dall'odore dei libri. fuori e' buio, ma sono appena le tre. ormai da piu di un mese continuo a girarmi e rigirarmi tra le lenzuola verdi, dopo essermi svegliata improvvisamente. se proprio dopo vari tentativi, dopo diversi riposizionamenti di gambe e braccia sembra che riesca a cadere nel mondo dei sogni, mi accorgo che in realta' sono caduta nel mondo degli incubi, e vedo persone che piangono, pesci che nuotano nel mio bagno, metropolitane a cui nn riesco accedere... devo preoccuparmi?

01/12/09

light

il fatto e' che fuori il cielo e' di un blu incantevole e a casa in frigo c'e' la torta al cioccolato che mi ha fatto russ. non ho mai avuto una torta al cioccolato per il mio compleanno, se non quando ero piccola, da mio nonno che era pasticcere e me ne faceva di bellissime. sulla mia scrivania al lavoro ho trovato rose gialle. i miei capelli sono corti e leggeri e penso ad un anno pesante ed intenso, e guardo ancora il cielo fuori dalla finestra. sento il freddo sulla mia pelle e respiro. respiro e mi piace. ho mandato un messaggio ai miei genitori per fargli  gli auguri, e gli ho detto che sono contenta di essere nata, perche' lo sono davvero. mi sento leggera, come i miei capelli. c'e' la torta in frigo e le rose accanto al computer. ho una gonna rossa e persone nuove da incontrare stasera al bar kick. il cielo e' ancora blu e io me ne prendo una fetta.

24/11/09

keep a secret


Nel 2003 Frank Warren dopo uno strano sogno decide di dare il via a un progetto meraviglioso PostSecret: chiede alla gente, tramite sito internet, di inviare un proprio segreto, di quelli che tutti abbiamo dentro di noi  e che non e' mai stato mai condiviso. il segreto puo' essere uinviato su un qualsiasi materiale che somigli piu o meno ad una cartolina. chi scrive il segreto puo', anzi deve, farlo con tutta la propria creatitvita'. Arrivano a casa di questo signore milioni di segreti su supporti diversi. queste cartoline diventano una vera e propria opera d'arte. iniziano le mostre. iniziano i libri. arriva il blog. avete un segreto che non avete mai condiviso, qualcosa che volete assolutamente dire ma non potete? ebbene ora potete. SCRIVETE a Frank. Isn't it cool????

questa e' fantsastica... e devo dire che succede, ma come fai ad avercela con uno che lo dice?
anche se lo dice a frank?



e questa non dovrebbe essere un segreto



buon segreto a voi

v

20/11/09

stoccolma e monte bianco, con una spolverata di cannella

inizierei a descrivere stoccolma dal palato: cioccolata calda affogata da panna sciolta e un filo di cacao, cannella e arancia sublimate in un indescrivibile cinnamon roll al Chokladkoppen che e' una caffetteria piccola, di legno, calda, colorata, con tanti cuscini sulle panche e vetri appannati (credo sempre in inverno). se poi dovessi descrivere stoccolma attraverso la vista mi viene da dire tanta acqua, tante luci, tanto verde, un po' di rosso, schiacciata dal grigio, con macchie di nero. l'acqua del mare del nord che veniva fuori all'improvviso appena giravi un angolo; le luci delle tantissime finestre e dei tantissimi lampioni che rendeva il buio precoce della citta' un po' piu' sopportabile; il verde degli abeti, altissimi; il rosso del cappello dei tomtar, il grigio del cielo senza sole e il nero dei tetti appoggiati su case colorate. in mezzo a tutto cio' le guglie delle chiese medievali. dal tatto invece viene fuori la mia lonely planet sempre fra le mani, e l'ombrello, e la lana dei calzettoni nei negozi o quella grezza dei tomtar, ma c'e' anche la pioggia fina e leggera sempre addosso. nelle orecchie la signorina della metropolitana che annuncia le stazioni; le parole mie e di ale che erano quasi sempre esclamazioni di stupore ogni volta che vedavamo, scoprivamo, realizzavamo un qualcosa. e poi c'e' l'odore, quello lieve del mare, quello forte degli abeti e della terra bagnata, delle spezie nel vino caldo, della cannella nelle pasticcerie.

e con Stoccolma ho messo i piedi in un'altra citta' che da piccola credevo esistesse solo sui libri. citta' che hanno acquistato un'identita' mitologica. sara' che sono nata sul mare ma quando studiavamo i paesi nordici, italiani ed esteri, io restavo affascinata. e piu' vivevo in una citta' calda del sud, piu' approfondivo a scuola quei paesei e piu' ne rimanevo affascinata... fino a quando dopo anni mi sono ritrovata in piemonte e un giorno ho visto l'indicazione Monte Bianco. non riuscivo a crederci, mi sono commossa. certo, sapevo che li da qualche parte doveva esserci il Monte Bianco con tanti altri monti trovati sui libri di scuola ma averne la certezza ed essere cosi vicina mi ha sconvolta, e cosi' anche quando ho saputo che Aosta era a due ore da Torino. Aosta. il luogo dove sarei scappata un giorno, mi dicevo sempre da piccola. Aosta! Era per me il luogo piu lontano, piccolo e montuoso che conoscessi, sempre grazie ai libri di scuola - tutto il contrario di dove vivevo dunque. mi vedevo con gli stambecchi e nessuno mi avrebbe mai raggiunta (un heidi un po' alternativa insomma). poi un giorno ci sono stata ad Aosta e ho scoperto con rassegnazione che la cosa piu bella di quella citta' era l'indicazione Aosta alla stazione. era bello leggere quel nome perche' mi ridava i miei sogni.

ce ne sono ancora tanti di paesi "lontani" e mitologici. paesi raccontati solo sui libri. paesi dove nessuno mi avrebbe trovata. stoccolma ne era un pezzo.

ero in uno dei miei sogni da bambina lo scorso fine settimana.

17/11/09

... ibuk, aifon, aipod

oggi all'editorial meeting c'e' stato un bel dibattito... dunque iniziamo con gli e-rights? brividi. tutti in modo professionale, in a business way, direi, hanno pensato al loro mercato, al mercato cioe' dell'e-books nei vari paesi... daniela e' stata l'unica ad esplodere, con la sua grinta italiana. semplicemente, passionalmente ha difeso il libro. io non so se il libro mai morira' e voglio credere davvero che non succedera' perche' nel momento in cui ci penso sento una fitta al cuore e mi vengono i brividi pensando ai miei bambini, quelli che magari in un'altra vita avro', con un e-book in mano. orrore!!! non so se il libro morira'. so che la lettera e' quasi morta - sostituita dalla e-mail, so che la cassetta, il disco, e fra un po' pure il cd, sono quasi morti - sostituiti dal download e quindi dall' i-pod, so che il contatto con la gente per strada in una nuova citta' per chiedere semplicemente informazioni su luoghi, sta per morire - grazie all'i-phone e al blackberry. la fotografia manuale e' ormai del tutto sostituita da quella digitale. non capisco come non ci si renda conto che piu' la tecnologia ci coinvolge piu' perdiamo l'uso e dunque la consapevolezza degli altri sensi. quindi perdita. certo, e' ovvio, ci sono determinati vantaggi e non sono cosi' stupida da rifiutarli ma i rischi credo siano molto piu pericolosi. la perdita e' molto piu' grave del vantaggio, e poi siamo proprio sicuri di aver assolutamente bisogno di quei vantaggi? siamo propio sicuri che a volte non si tratti semplicemente di pigrizia? insomma il libro coinvolge in modo cosi' estasiante tutti i sensi che non ho proprio intenzione di rinunciarvi. cosi come non sto rinunciando al piacere di comprare un rullino, scattare, aspettare e poi toccare una foto, di sentirne l'odore e di tenerla in un cassetto, in un libro, di ritrovarla dopo tempo e guardarla in un qualsiasi luogo con chiunque, e accorgersi del tempo che passa anche attraverso la carta, i colori, l'odore. e non e' stupido romanticismo il mio!

03/11/09

tetti e strade

Sabato notte ho camminato sui tetti di Londra. C’erano delle galline e una bicicletta bianca. Cristobal e’ cileno, e’ bello e il tetto e’ suo. E pure le galline e la bicicletta. Ha una camera sul tetto dove ci si arriva salendo una scala instabile e facendo qualche metro piegati a carponi. Il cielo era pulito e le finestre come stelle brillavano chi piu’, chi meno. Pensavo a mary poppins e a quanto da bimba mi affascianavano i tetti. Da piccolissima i miei nonni avevano un terrazzo enorme, io andavo con mia nonna a stendere i panni e adoravo quel posto. Mi dava i brividi. Correvo in mezzo alle lenzuola profumate e sembrava un labirinto. Giu la citta’ si muoveva e nessuno sapeva di me. Quel senso di liberta’, mia nonna bella a stendere le lenzuola, l’odore di pulito… so che non avro’ mai piu’ quelle sensazioni ma se chiudo gli occhi e cerco qualcosa di bello e di solo mio penso a quel terrazzo. Domenica e’ arrivato l’inverno e ha trovato le strade sommerse di foglie gialle e rosse. Io ci cammino sopra aspettando uno scricchiolio ma la pioggia le ha rese troppo morbide. Ma saltellando e provando e riprovando lo trovo, lo scricchiolio.

02/11/09

da alda - a tutte le donne

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.

29/10/09

come si uccide



No. Non riusciro mai a vederla come normalita’. E nessuno deve farlo. Non si puo guardare una cosa del genere e non sentirsi indignati, arrabbiati. Non si puo non voler gridare. Non si puo chiamarla normalita’. Soprattutto i napoletani non possono farlo. La calma della persona che uccide, in questo video tremendo, e’ qualcosa che toglie il respiro a chi osserva, perche’ dimostra sicurezza. Questa e’ la cosa che fa piu paura, la sicurezza, la calma, la serenita’ di chi sa di avere il potere. E’ dura vedere questo video. Lo e’ soprattutto per me che a quella citta’ sono legata in un modo viscerale. e’ dura esprimere delle considerazioni, perche’ c’e’ tutto un miscuglio di emozioni contrastanti, e perche’ ovviamente e’ sempre piu complicato di cio che si vede e quindi facilmente si puo cadere nella banalita’. Ma cio che viene fuori con forza e’ una repulsione, quasi nausea nei confronti di chi dice di essere lo stato, di tutti coloro che dovrebbero essere lo stato e dovrebbero essere presenti, incazzarsi, lottare, invece sembra che incrementino e agevolino le organizzazioni criminali e camorristiche. Che tristezza. E quindi di chi fidarsi? Cosa fare? Non lo so. Io mi ostino ancora a voler credere nelle persone, nonostante tutto, fra mille pecore nere, una bianca ci sara’. E comunque non si puo’ abbassare la testa. Non si puo. Non bisogna smettere di parlare, gridare, scrivere. Dire no. Sempre e ovunque. Non accettare tutto cio come normalita’. Non si puo’ guardare una persona morta e restare indifferente, perche’ forse rassegnati. La rassegnazione e’ morte. La paura e’ morte. Non e’ normalita’. Non deve esserlo. Questo video e’ un coltello ma e’ lo specchio dell’Italia nella quale viviamo. Italia.

28/10/09

London Film Festival

e' proprio strano a volte ci sono delle realta' che ti seguono. che ti rincorrono quasi. questo film stavo per vederlo a buenos aires. poi, per una serie di circostanze, l'abbiamo perso. l'ho perso. ora lo ritrovo a londra e quando ho dato un'occhiata ai biglietti, settimane fa, era tutto pienissimo. ieri ho pensato di andarci comunque, dopo il lavoro. mi sono messa in fila ad aspettare i biglietti disponibili. sono entrate le prime nove persone. io ero la decima. ho cominciato a ridere e mi sono detta ok. vabene cosi'. mancavano forse 5 minuti all'inizio, stavo per andare quando si e' aperta la porta e il tipo ha detto c'e' un solo biglietto rimasto, era di una signora che ne aveva acquistati due ma che all'ultimo momento e' riamsta sola. il mio biglietto dunque. nel film c'era cio' che mi e' piaciuto di piu' di buenos aires, quell'atmosfera da comunita', la solidarieta', l'amicizia, la spensieratezza. il sentirsi a proprio agio. c'era il tempo di buenos aires, non quello atmosferico ma quello delle lancette. che e' un tempo diverso da tanti altri paesi (all'opposto di questo dovev vivo direi). tempo che passa e che non pesa, non agita, non mette ansia. il film era molto bello. la fotografia particolare, quasi da holga direi. c'erano le mie inquadrature, pezzi di persone. il produttore, il fotografo, il regista, lo sceneggiatore: amici che prima di venire a Londra hanno fatto un salto ad Amsterdam, ma hanno preferito non parlarne. hanno girato il film nei weekend di un mese, dieci giorni in tutto. Nella vita, nelle relazioni, nel lavoro forse e' meglio sempre avere pronto un Plan B (che e' proprio il titolo del film), che non si sa mai.

25/10/09

carmina burana



senza parole ieri davanti all'orchestra e al coro potentissimo della royal albert hall. i carmina burana sono dei testi poetici trovati in un manoscritto del XIII secolo. autori diversi e argomenti diversi, dalla satira, all'amore, alla parodia della liturgia. Carl Orff ha musicato alcuni brani. enjoy.

O Fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali; l'odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente,
dissolve come ghiaccio miseria e potenza. Sorte possente e vana, cangiante ruota, maligna natura, vuota prosperità che sempre si dissolve,
ombrosa e velata sovrasti me pure; ora al gioco del tuo capriccio io offro la schiena nuda. Le sorti di salute e di successo ora mi sono avverse,
tormenti e privazioni sempre mi tormentano. In quest'ora senza indugio risuonino le vostre corde; come me piangete tutti: a caso ella abbatte il forte!

20/10/09

sono nato nel sole di un paese grande

e mentre londra si macchia di rosso e di giallo io mangio pane e burro, gelato e biscotti. bevo caffe' al mattino e the' di sera. ascolto conti, camerini, vecchioni e gaetano al piano superiore di un bus multietnico. osservo le gocce di pioggia sul vetro e davanti orde di ciclisti che come formiche scappano via cercando di non farsi schiacciare da autisti senza cuore. per strada la gente e' distratta e cupa, i londinesi ogni mattino sono seri come se stessero per affrontare il peggio. io in mezzo a loro rallento, non rincorro i bus, non sfido le sliding doors della metro e neanche l'appena rosso dei semafori. rallento, e allora loro mi urtano, distratti e incuranti. ma io non mi arrabbio perche' ho nelle orecchie camerini che canta del brasile e poi anche perche' sono rinchiusi nel loro mondo e non sanno neanche di averti urtato e quindi come fai ad arrabbiarti? torno a casa e realizzo che i miei coinquilini continuano a non trovare un senso alle cose che porto a casa. le piantine di menta e rosmarino sono andate a finire sul microonde arancione, io avrei preferito la finestra bianca. ma poi con sorpresa mangio la zuppa preparata da loro e trovo foglie del mio rosmarino e sono soddisfatta, orgogliosa.

15/10/09

UP

UP e' un film dolcissimo, dove ci sono i sogni, i progetti, l'amore, il dolore. c'e' un lui che incontra una lei e si accorgono di avere gli stessi sogni ma con forme diverse. c'e' una casa messa insieme con amore e una strada da percorrere. ci sono ostacoli e abbracci. ci sono miti che si rivelano solo miti. c'e' un lutto che viene elaborato. c'e' un'america e un sud america. c'e' voglia di avventura. e c'e' tanto colore.

09/10/09

ma tu - giuliano palma

Ho finalmente un ombrello e un materasso, uno spazzolino azzurro e il colgate verde. La tazza bianca con i fiabeschi disegni di luzzati e la crema alla nocciola che la mia amica alisa mi ha fatto trovare nella scatola invernale arrivata ieri. Ho un biglietto d’aereo verso citta’ sconosciute e desiderate da tempo e l’impressione che ci siano pezzi di puzzle sparsi e di averne trovati un paio che si incastrano. E tutto il resto non conta. Non conta la pioggia che cade leggera. Non contano le scadenze che si avvicinano. Non conta l’armadio senza l’asta per appendere i vestiti. Non conta la mia camicia bianca preferita diventata grigia dopo un lavaggio distratto. Non conta chi resta in silenzio, non conta chi chiede parole. Non conta cio’ che e’ rimasto da archiviare in uno sgabuzzino. Non conta neanche piu il respiro che stringe in gola. Ho finalmente un ombrello per ripararmi e un materasso dove riposare.

04/10/09

un po' di

l'amore trasparente non so cosa sia
mi sei apparsa in sogno e non mi hai detto niente
ti ho dormito accanto e mi hai lasciato andare
sara' anche il gioco della vita ma che dolore
sara' anche il gioco della vita
ma che dolore

l'amore trasparente - I. Fossati

30/09/09

scusate gli accenti

Dice Vito Mancuso a Torino spiritualita’, anticipato sabato da Repubblica:

“L’autenticita’ e’ una dimensione sintetica dell’esistenza, uno di quei rari concetti che puo servire da sigla complessiva per definire un uomo per quello che veramente e’, al di la’ di quello che possiede, di quello che sa, e anche al di la di quello che compie. […] Io ritengo che nella pienezza del concetto di autenticita’ siano presenti due dimensioni, una soggettiva e una oggettiva. La prima riguarda il rapporto del soggetto con se stesso e si traduce in genuinita, spontaneita, schiettezza. La seconda riguarda il rapporto del soggetto con gli altri e si traduce in sincerita, onesta, fedelta, giustizia. Mi soffermo anzitutto sul livello soggettivo dell’autenticita”


E qui viene il bello:

“Dato che ogni essere umano e’ in se stesso interiorita ed esteriorita, la situazione di autenticita soggettiva si ha quando tra l’esteriorita (le parole che uno dice, le azioni che uno compie) e l’interiorita (le intenzioni che lo animano, I sentimenti che prova davvero) c’e’ armonia. Un uomo cosi dice quello che pensa, compie quello che crede, sente davvero quello che manifesta.”


E qui e’ poesia:

“Ognuno di noi infatti e’ abitato da una duplice melodia: una melodia interiore che risuona da se quasi in modo necessario e una mlodia esteriore che eseguiamo consapevolmente in relazione agli altri con le parole, le azioni, i sorrisi, i silenzi e le altre consuete cerimonie quotidiane."


E qui e’ lirismo:

“Ognuno contiene una sorta di polifonia: da un lato il canto fermo e basso continuo rappresentato dalla musica che scaturisce dal temperamento personale indipendentemente dalla volonta’, e dall’altro il motivo dominante, piu acuto, piu elaborato, dato dale azioni e dale parole volontarie, che si sovrappone al basso continuo del temperamento. Quando tra I due motive c’e armonia, siamo in presenza di una persona soggetivamente autentica, e questo e’ cio che io definisco il primo livello dell’autenticita umana.”

23/09/09

la scatola magica

in ufficio, appena dietro di me, alle mie spalle, c'e' una scatola magica, anzi ci sono tante scatole magiche. sono scatole di diverse dimensioni che si moltiplicano e si riempiono di libri, quando non le guardi. ogni tanto mi giro e le vedo straripanti. ci sono libri piccoli, grandi, rigidi, morbidi, colorati, ma la cosa piu bella e' che sono in tante lingue diverse. ci sono libri di scrittori inglesi tradotti in francese, o in russo, o in italiano. ci sono scrittori inglesi pubblicati in inglese, francesi pubblicati in francese. la scatola magica regala parole ma il segreto sta nel non cercare, non frugare, basta avvicinarsi e guardare e in ogni momento trovi dei libri diversi, e capita spesso ma non sempre, che uno di questi libri sia li per te. e questa e' la magia. dalle scatole magiche il primo libro che ho tirato fuori e' l'abitudine di amare di doris lessing. poi e' arrivato taj mahl, proprio il libro per alessandra, amica e compagna di casa al momento, due giorni prima che apparisse magicamente questo testo nella scatola, alessandra mi ha rivelato che sta programmando un viaggio in india. ieri dalla scatola sono usciti: le voyage d'hector, dove hector il protagonista e' uno psichiatra che dopo aver ricevuto tanti pazienti che si recano da lui in cerca della felicita', decide di fare un viaggio e trovarla, questa felicita'. e' uscito the brief history of the dead che ha stimolato la mia curiosita' e notable american women. tutti ora sulla mia scrivania. la scatola magica e' una delle cose belle di questo posto.

15/09/09

tulipani viola

c'erano tulipani viola oggi in mezzo al tavolo, nove per l'esattezza. i tulipani sono dei fiori che non ho mai amato eccessivamente per la loro troppa delicatezza, eppure negli ultimi anni quando ci sono mi rendono serena, se non felice (si puo' dire felice?). attorno ai tulipani eravamo in dieci, ed eravamo tutte donne. donne di nazionalita' diverse, ognuna con la propria nazionalita' nell'espressione, nello stile, nel modo di parlare. la delicatezza, eccessiva come quella dei tulipani, delle donne francesi, Claire e Annemarie; la rigidita' quasi tenera di Sabine, tedesca; la fresca allegria della scandinavia in Luise; l'essere scazzato ma equilibrato da un filo di hippie in Noemi olandese; la schiettezza e la semplicita' delle mie italiane, Daniela e Giulia; la durezza di Halina, dell'est ma ancora non so di dove; e poi Jenny inglese, "carattere" non ancora identificato, inglese appunto. e io con loro, fra loro, le osservavo, poi contavo i tulipani e le ascoltavo parlare di libri, e di scrittori con entusiasmo. le sentivo ridere. e ancora osservavo i tulipani viola, chiusi, e ho pensato che si apriranno stasera mostrando la loro bellezza, quando nessuno sara' in ufficio ed e' un peccato. o forse a pensarci bene non lo e', anzi un fiore che insegna ad attendere credo sia' proprio qualcosa di speciale. cool.

11/09/09

sensazioni

"Dov'e' la cucina?" pensai insensatamente in quel momento. Sempre in quel momento lei mi prese per mano e mi guido' nella stanza da letto/soggiorno/studio. C'era un letto accostato alla parete opposta alla porta, una scrivania, libri dappertutto. Libri su scaffali, colonne di libri per terra, libri sulla scrivania, libri sparsi. C'era un vecchio radioregistratore, un posacenere con due filtri schiacciati, alcune bottiglie di birra vuote, unabottiglia di wisky j&b quasi vuota.
I libri avrebbero dovuto rassicurarmi.
Quando vado in una casa per la prima volta controllo se ci sono libri, se sono pochi, se sono molti, se sono troppo ordinati - il che non depone bene - se sono dappertutto - il che depone bene - eccetera, eccetera.
I libri nella piccola casa di Melissa avrebbero dovuto darmi sensazioni positive. Non fu cosi'.

Testimone inconsapevole, Gianrico Carofiglio

02/09/09

pioggia giallo senape

a due ore dall'italia c'è l'autunno e io l'ho raggiunto, oggi. in borsa mancano le mie infradito azzurre comprate a new york e lasciate nella cabina di una nave che fa su e giù freneticamente, italia sardegna corsica italia. in cambio ho un i-pod giallo senape, e mi sono accorta oggi mentre ero in metro che anche il mio zaino è giallo senape, e allora ho pensato che ho messo in valigia il mio maglione preferito, giallo senape e in borsa la sciarpa giallo senape. la pioggia di londra mi ha messo serenità e pensavo che questa città non avrebbe potuto accogliermi in un modo migliore o più rassicurante. domani comprerò un ombrello, e delle infradito o forse starò tutto il giorno a leggere sul letto e a godermi la pioggia, non lo so e vabene così. e penso che per la prima volta non ho un biglietto di ritorno e va bene, va bene così.

31/08/09

eppure sono ferma

e tutta quella fatica è rimasta nelle mie caviglie gonfie, nelle dita screpolate, nei polpacci doloranti, nelle spalle rigide, nel sonno da recuperare. il rumore dei motori è sparito, ed è sparita la gente pretenziosa, arrogante, distratta, esigente, sono spariti i marinai, con i volti affaticati, gli occhi semi chiusi, il pensiero altrove, il sorriso un po' nostalgico, un po' speranzoso, mai rassegnato, gli occhi che mentre ti guardano ti chiedono un sorriso, una parola, un po' di compagnia. è finito lo stress, sono finiti i nervosismi, gli spazi limitati, il tempo ristretto, l'aria sempre troppo calda o troppo fredda. sono finiti i giornali da sistemare, i libri da taccheggiare, le maglie da ripiegare, i cestini da svuotare, i soldi da contare. ma il mare no, il mare non è sparito, non è finito, ne sento ancora il sale se passo la lingua sulle labbra, ne sento il rumore, misto a quello dei motori, di notte sembra di sentirne il dondolio, di giorno mi gira ancora la testa, eppure sono ferma.

17/08/09

sea woman

c'è mare. c'è poco spazio e poco tempo. ci sono io ma anche gli altri, troppi altri. sensazioni, emozioni tutto troppo forte. mi mancano i silenzi e allora cerco di crearmeli. fra un po' finirà tutto e inizierà tutto.

11/07/09

cuanta pasion

arriva, mi sorride, si siede e ordina un caffè decaffeinato con tanto zucchero e un biccheire d'acqua, poi prende il suo pacchetto di marlboro e ne fuma una. maglia blu e giacca nera, gambe accavallate e sguardo perso. è accanto a me, dai giardini carducci iniziano a suonare un jazz molto americano e lui lo apprezza. poi si accorge che qualcuno lo fotografa e allora cambia espressione, si infastidisce perchè quella sigaretta che si stava godendo deve nasconderla, e io mi intenerisco. per tutta la serata non scambiamo parole, ma gesti, se ci incrociamo mi mette le mani sulle spalle, ci rincrociamo e mi sorride e dopo il concerto mi abbraccia e mi dice fatti dare un bacio, e io gli dico: sa, ho chiesto espressamente di accompagnarla. poi penso che cazzata ho detto. ma proprio una cazzata. lui sorride e chissà, avrà pensato, che cazzata ha detto. lo accompagno in auto e va via. torno a casa immergendomi nella folla, in realtà sono ancora seduta su quell'angolo di palco, con il vento freddo, con le luci basse, con la musica e le parole di un antidivo.

26/06/09

chimica

Leonardo è un bambino timido, introverso, piuttosto silenzioso. Ha sempre un’aria triste e raramente sorride. Leonardo vive con la mamma e vede il suo papà il fine settimana. Va alle feste ma sta in disparte, non si maschera a carnevale, non partecipa alle recite di fine anno. Leonardo sta in 5° A ed è il compagno di banco di Salvatore. Salvatore è sempre allegro, credo di averlo visto piangere due volte in dodici anni e per qualche secondo, quando aveva mal d’orecchie. Non sta un secondo zitto, ha sempre qualcosa da dire, un perché da chiedere, una precisazione da fare, una polemica o una critica da porre. E se non fa tutto questo allora vuol dire che è alle prese con il suo stereo e la sua vecchia chitarra. Tore ama cantare (la canzone tormentone di questo periodo è Ma che freddo fa di Nada), è estroverso, furbo, coccolone. Ogni tanto mentre ti passa accanto si ferma, ti sorride, ti abbraccia, ti bacia e ti dice “ti amo”. Tore e Leonardo sono compagni di banco e qualcosa in più. Non si vedono quasi mai fuori dalla scuola. A volte durante la giornata Tore prende il suo finto cellulare e “chiama” Leonardo raccontandogli quello che sta facendo e la domenica se viene a messa con me non smette di guardarsi intorno e di cercarlo con lo sguardo, Leonardo di solito è seduto dall’altra parte, allora gli dico di andare a sedersi con lui e ogni tanto mi metto ad osservarli. Leonardo sta lì, con la sua aria triste, sembra assente. Tore lo osserva, gli porge il foglio, gli dice qualcosa, e allora Leonardo lo ascolta, magari sorride, tore gli porge il braccio sulla spalla e Leonardo non si muove. Leonardo parla poco, è silenzioso e non prende molte iniziative. Tore parla ma ha un linguaggio tutto suo, di solito si stufa di dire tutta la parola e dice solo le finali, anche lui non prende iniziative ma è attivo all'ennesima potenza. Leonardo e Tore comunicano, ma non so come. Quando stanno insieme non si staccano un attimo. La loro amicizia ha canali sconosciuti a chi li osserva da fuori. E io sono stupita da questa amicizia, commossa forse è la parola giusta. Si basa su una chimica completamente sconosciuta alle amicizie fra adulti. Rimango ad ammirarla accettando di essere estranea a tutto ciò.

18/06/09

caffè lontano

Davanti a questo caffè
Quasi sempre troppo caldo
Di poco zucchero
E di altrettanto amore
Io ti penso
Questo maggio è ancora freddo
I londinesi sono ombrelli in pena contro il loro vento
Io cosa non ti direi
E mi viene da pensare che
Se chiudi gli occhi anche tu
Nello stesso momento
Puoi prendermi la mano
Ma ecco vedi
Questo caffè, com'è lontano
Questo caffè com'è…

Ivano Fossati

13/06/09

d'estate muoio un po'

sono le sei e mezza ed è sabato. un sabato pomeriggio caldo. di là mia madre stira, sento il rumore del vapore. tore trascrive le parole dei suoi giornali, in silenzio, mia nonna è dietro di me sul letto, riposa, il caldo le toglie quelle poche energie che le sono rimaste. io sono davanti al computer. se fossi altrove forse sarei in spiaggia, o forse a prendere un aperitivo, categoricamente a torino, magari con elena, chissà. dove saranno tutti? marina è sicuramente in treno verso gaeta, stanca ma soddisfatta della sua nuova casa, ora pensa solo a buttarsi in acqua e a tutto il resto ci penserà lunedì. cinzia... sarà al mare se ha trovato una compagnia, o forse è in centro, c'è sempre qualcosa da comprare, e poi le mancherà sicuramente ancora qualcosa per l'imminente matrimonio di sua sorella. nunzio invece si doccia, fra un po' lavora, sta settimana ha studiato tanto o almeno ha cercato, mettendo da parte altri pensieri. vuole andare avanti con gli esami, vuole laurerasi, e andare finalmente, andare via, prendere in mano la sua vita. alisa è al mare sicuramente, lei, andrea e il piccolo leo saranno partiti forse verso la liguria, in camper, la loro isola felice, lontani dalla quotidianeità fatta di bollette, spese, lavori extra, nervosismi. elena prepara esami o magari ne ha appena fatto uno e allora si concede una passeggiata per il centro, con vestitini comprati nei vari mercati d'europa. enrico inevce starà esplorando rotterdam. ci sta da meno di un mese ma avrà già scovato posti interessanti, fuori dal comune, anche a rotterdam, sicuro. e poi luigi a milano davanti al pc, intento a manovrare le sue foto digitali, con in testa il suo futuro, e isa lì a torino, francesca nella sua casa di campagna a perugia, elisa fra le strade di parigi. e poi ancora chi spera che quest'estate lenisca dolori, chi si godrà l'estate e qualche viaggetto e speriamo che sia calda, chi invece lavorerà per tutto il tempo aspettando l'autunno che porterà cambiamenti, deve portare cambiamenti. ed io rubo un po' d'estate e ogni tanto guardo in là, osservo settembre e so che sta lì, e ci aspettiamo. qualcosa cambierà, stavolta cambia, nel bene o nel male, cambia.

12/06/09

quando fuori è mattina presto

ho capito che alle 5 del mattino puoi fare pace con il mondo, con quel mondo che dorme ancora. puoi fare pace con te stesso, non hai voglia di parlare, se sei in macchina non ti frega niente di accendere la radio. ti va solo di ascoltare il silenzio che ancora ti circonda. puoi non pensare a niente perchè è ancora presto. la città è spenta, tutto è fermo, gli uccelli approfittano del silenzio, gli odori sembrano avere un senso, i colori sono più forti. alle 5 del mattino sembra tutto più vero, e ti senti più vero anche tu. allora sei in pace, anche se quella pace dura poco, però l'hai trovata. io l'ho trovata alle 5 andando via da torre del greco e trovandomi di fronte una napoli maestosa, fresca e ancora luminosa, che lascia i suoi pezzi sul mare come tanti sassolini... nisida, ischia, procida. l'ho trovata alle 5 del mattino andando via da trestina verso assisi, attraversando una campagna dolce, silenziosa, umile.

31/05/09

comunicazione di servizio

insomma dove siete?????
ok, mai avuto tanti lettori. pochi ma buoni, dicevo. ok, di commenti sempre pochi. lettori silenziosi pensavo. ma zero visite MAIIIIIIIIIIIIIII. dove sono andati tutti i miei pochi ma buoni lettori silenziosi ieri e oggi???? ma che fate, vi state conformando ai weekend lunghi e dispendiosi???? ora, da questo momento vorrei fare un attimo il punto della situazione. chiunque abbia appena aperto il blog, per caso, per sbaglio, per noia o magari per scelta, lasci per favore un segno, in qualsiasi modo... è ora di prendere una posizione.
passo e chiudo.
cafèconleche

20/05/09

polis

il tempo passa ma ogni volta alla fine di forrest gump io mi ritrovo in lacrime e singhiozzi a fare ragionamenti sull'amore, l'amicizia, la vita e l'esistenza intera, pensieri tipo, da domani tutto cambierà. ripensandoci poi a posteriori, non so manco perchè. mah, miracoli del cinema. intanto sono giorni che scrivo post e poi li lascio nelle bozze. riflettendoci lascio in sospeso i post che sfiorano pensieri sull'attualità, sulla politica (???!!!), sui massimi sistemi insomma. stamattina camminando per questa piccola e graziosa cittadina umbra vedevo i manifesti elettorali. votare? cosa? chi? perchè? ma chi è sta gente? cosa vuole? io ho preso coscienza del disastro nel quale viviamo il primo maggio quando folle di persone attendeva il presidente del consiglio fuori da san carlo (festa dei lavoratori, ma al san carlo ci va berlusconi e i suoi simili). ahimè fra la folla mi sono soffermata anch'io un po' incosciente di ciò che stava per accadere. lui esce, e una signora (purtroppo non era l'unica) dietro di me ha cominciato a battere le mani e aurlargli bravo. ci sono rimasta malissimo. mi sono accorta che fino a quel momento credevo che tutti la pensassero come me, che tutti si rendessero conto di quanto veniamo presi in giro da quest'essere. con la signora c'ho litigato ed è stato bellissimo. però quella signora c'è, e tutti gli altri? lei gridava bravo e chi non la pensa come lei? si limita come me a litigare, a rimanerci male, a rassegnarsi? pare di sì. alla fine mi accorgo che un post sulla politica è venuto fuori, perdonatemi. prometto che il prossimo sarà su cose serie.

11/05/09

oggi

è arrivato, l'odore dell'estate, ed è tanto riconoscibile che ho sentito un brivido e mi si è fermato un attimo il respiro. mi fa quasi paura, ho paura che sia un'illusione, che un mattino mi alzo e non ci sarà più. cammino a piedi scalzi ed erano anni che non lo facevo. mi piace la sensazione agrodolce di fastidio e piacere. volevo essere preparata, per l'estate dico. l'ho aspettata, desiderata, cercata e ora non sono ancora pronta perchè dentro c'è ancora il segno di quest'inverno. allora intanto ho aperto le finestre perchè ci possa essere uno scambio, chi va e chi viene con tutto ciò che comporta arrivo e partenza. oggi ho anche pulito la mia scrivania e questo gesto mi ha riportato a momenti di ufficio, quando pulivo e cercavo così di cambiare, di rinnovare. intanto salvatore mi ha regalato una delle sue pistole, mi ha detto di portarla con me a napoli perchè ha scoperto che dormo sola. nella mia dice che ci sono 7 colpi, nella sua ancora 8, per fortuna. credo sia il componente della famiglia che più amo ascoltare. la testa gira spesso in questi giorni ed è una sensazione strana, quasi piacevole devo dire, sembra di essere sempre un po' brilla, un po' assente, un po' via, un po' distante. spesso sono nei caffè di barcellona ad osservare la gente che prende il tempo e se lo mettein tasca e a me piace. a volte me ne vado nelle piazze di torino di sera, quando diventa una città meridionale, con luci birra e buona compagnia. e poi nelle strade di napoli, sul terrazzo di taormina, nei mercati di palermo. quando ritorno sono in un non luogo, che oggi odora d'estate.

28/04/09

cosa farà da grande mio fratello?

oggi sono andata a prendere i provini delle foto di baires e di un rullino fatto a salvatore per il carnevale. i provini di salvatore dovevano essere a colori invece per un motivo ancora a me sconosciuto il fotografao me li ha fatti in bianco e nero, risultato un disastro. sono tornata a casa e tore ha voluto vedere i provini, giustamente.

T: dove sono io?
V: ecco sei qui.
T: dove? non vedo niente?
V: eh lo so Tore il fotografo ha sbagliato tutto, ha fatto un casino, come dobbiamo fare?
T: eh... lo spariamo e basta.
V: che facciamo???
T: eh sì. lo spariamo e basta. io ho 8 colpi.

24/04/09

lui c'è

lui dice, lui fa, lui si vanta, perchè lui può. lui sta lì e decide di farsi vedere nei panni di chi non vuole farsi vedere. scende dal trono e tutti devono osservare e sapere che lui è sceso dal trono. lui vieta e poi fa ciò che vieta, perchè lui può. lui va e viene quando vuole dove vuole. lui dà e lui toglie e tutti accettano e lo glorificano. perchè lui è lui. lui prende in giro perchè lui può, sempre. perchè lui è superiore. ma in realtà sono gli altri ad aver capito male, sempre. lui elargisce, le sue case a chi non ne ha, suo figlio a chi non ha soldi, battute a chi non vorrebbe ascoltarle. perchè è generoso, lui. lui è sempre al tg, qualsiasi tg. perchè lui fa, perchè lui dice, perchè lui può, ancora. meno male che c'è lui. viva lui e viva il suo paese che lo vuole ora e sempre, perchè lui risolve, lo dice lui. lui fa ponti perchè lui ama la comunicazione, la sua. lui trova i soldi perchè lui è bravo a trovare soldi. lui ha vinto la morte, quella delle persone della terra dove ormai sembra stia vivendo lui. lui sorride, sa che lo riprendono e che lo guardano. lui sorride ma indossa la maglia nera, perchè è un uomo serio lui. tutti amano lui. viva lui. e poveri noi.

20/04/09

avota, avotaaaaaa

La mano sbatte forte sulla tammorra, la voce innalza un canto d’amore, di sofferenza, di sfida, d’augurio o di ringraziamento, poco importa, l’importante è che bisogna tirar fuori, esprimere e condividere. Il cerchio è composto, in due si guardano e si avvicinano, i corpi iniziano a muoversi trascinati dal battito della tammorra, le braccia si alzano piano e le mani impugnano le nacchere che cominciano a sbattere. “meglio ‘na tammurriata che ‘na guerra” sempre sbattendo sulla sua tammorra grida Marcello Colasurdo, l’uomo della tammurriata, un uomo del popolo e del passato che alla festa della montagna di somma mentre mi mostra come suonare la tammorra mi dice, io non l’ho studiata e non saprei parlarti di terzine o quartine ma ti dico: senti il ritmo dentro e poi lo sbatti. Non si ferma un attimo, ad ogni passo intona una tammurriata. È festa. Donne e uomini, anziani, giovani e bambini, tutti iniziano a ballare, tutti con tutti. Ci sono gonne, jeans, giacche e cravatte. In serata a riscaldare e sciogliere chi ancora non è riuscito a sciogliersi con la musica, arriva il vino rosso quello buono dei paesi vesuviani, e da mangiare, tanto. E allora a tarda serata che importa quali sono i passi, che importa se le mani fanno male a forza di suonare le nacchere, si balla, si balla e si canta, ancora, ancora e ancora. Tutti sorridono, le ansie e i nervosismi non appartengono a questi balli e alla gente che si lascia coinvolgere. Sembra che ci conosciamo tutti, ci diciamo dove andare e dove vederci. A me non frega niente di conoscere pochissimo questi passi, ho deciso che sono i miei e allora mi lascio prendere da rafel o parular o da salvatore o falignam, li seguo e mi insegnano un ballo che non hanno imparato ma sempre e solo ballato fin da piccoli. “Tu imparerai presto” mi dice Salvatore il falegname, che ci ha pure promesso delle nacchere fatte da lui. E a me piace pensare che imparerò presto anche se infondo mi interessa solo viverle queste nottate di suoni e di voci, di gente, di sguardi e di risate genuine, di lampioni e di stradine, di cortili con balconi e galline. (festa della montagna di somma vesuviana e madonna delle galline di pagani)

13/04/09

rottura degli schemi di comunicazione

tore devi iniziare a fare i compiti da solo. ormai sei grande.
chi io?
si tu, sei grande, devi fare da solo.
nooooo! davvero?
eh si. davvero!
nooooo. non ci credo!... no, no... io non ci credo.

09/04/09

Buenos Aires

Cos’è buenos aires? Come si afferra? Da che parte la si prende? Non so. Per me Buenos aires è una città che non riesci ad afferrare. Ci stai dentro, la guardi e cerchi una definizione ma lei sfugge e non si fa prendere. È qualcosa, ma è sempre anche altro. Sta lì e ti avvolge con le strade che sembrano tutte uguali ma che sono sempre diverse, con le caffetterie colorate e piene di passato, con la musica che viene fuori da finestre e negozi, con la luce del sole che si intrufola fra alberi e fili dei semafori. Ti avvolge con camion vecchissimi che mai riuscirai a vedere su una strada europea e con taxi gialli e neri che racchiudono storie sempre diverse. Ti avvolge con i volti semplici e fieri delle persone e con l’odore di carne arrostita e il rumore di soda fresca spruzzata nel vino tinto. Buenos aires è un po’ Parigi, un po’ Napoli, un po’ Messico, un po’ Bolivia e un po’ altro. È Italo il sarto, con la sua eleganza e con il suo passaporto italiano e il suo biglietto della nave ancora intatti, protezione della propria identità. È Adolfo l’edicolante ormai senza edicola con sempre un consiglio su cosa fare e dove andare, e con sempre “moneda” da elargire, custodita da altri gelosamente. Ma è anche e soprattutto i portenos che si lamentano della insicuritad. È un po’ Fossati e un po’, giusto un po’ Pessoa. È tanto sud e un po’ di buono nord del mondo. È la nonna calabrese di Fernanda e la casa di Lanùs di Ulisse ed Erika, e i vicini di casa di Enrico, è un po’ Sant Elmo, un po’ Matadores e tanta Salada. È la buona compagnia di Octavio ed Ana, è un po’ di rock, un po’ di ska al parque del centenario e tanto tango ovunque. È la valigia di cartone di Enrico rimasta lì ad attendere. É l’irregolarità e la vitalità della villa 31 con dentro Le Rire di Bergson, è la città delle buonissime media lunas e dell’ancora più buono dulce de leche e dell’incontro di questi ultimi due in una goduria del palato. È la città del mate bevuto in taxi e degli alfajor presi a qualsiasi ora nei kioski sempre aperti. È la città del BAFICI (il festival di cinema indipendente) e le sue code. È la città del 41 e della calle urquiza esplorata di notte. È la città del popolo e della borghesia, tutti uniti al funerale di Alfonsìn. E ora, da qualche giorno, è anche la città del Musetta, un caffè ancora non letterario. Forse non è la città dei fotografi, nè dei postini. Non è la città degli spicci, nè dei trasporti pubblici e non è la città dei filtri per le sigarette. Ma credo sia l’unica città al mondo in cui Milano e Napoli convivono armoniosamente, necessariamente, gustosamente, intellettualmente, fisicamente nella prima pietanza mangiata in argentina in una giornata assolata e che ha un po’ caratterizzato ciò che poi è stata la mia buenos aires, la milanesa a la napolitana. Buenos aires è anche tanto, tanto altro. Quel tanto altro che un po' non si vuole e un po' non si può tradurre in parole.

07/04/09

05.04.09 - dulce de leche

È fresca l’ultima notte a buenos aires. La tendina bianca si muove appena, lasciando passare l’aria che concilia il sonno, infatti qualcuno già dorme qui in casa. Ma fuori la città si fa sentire e io le faccio compagnia. Ancora per poco. Le immagini, i suoni, gli odori, i sapori, le persone, le emozioni, la fatica, prendo tutto e metto in tasca. Morricone mi aiuta a chiudere gli occhi, domani sarà il giorno della traversata.

26/03/09

brividi

"Vidi il golfo accendere le luci da Posillipo a Sorrento. Erano tanti fazzoletti bianchi, salutavano gli occhi aperti di quelli che partivano. Quelli vicini a me erano fradici di lacrime. Quelli vicini a me non sono di prima classe, non hanno biglietto di ritorno." Erri De Luca, Il giorno prima della felicità.
Io non vado per mare e il biglietto di ritorno c'è. Sono una viaggiatrice che tocca, si immerge, sfiora, prende, si lascia affascinare, innamorare e torna, malata di quella città. Parto, con la paura e la voglia di ammalarmi di questa nuova terra. Dunque, a presto.

22/03/09

c'era una volta un bare

Tore: ni ti ricordi cappuccetto rosso?
Ni: no. Come fa?
Tore: c’è il lupo che mangia tutti e due!
Ni: ah. È vero, mangia cappuccetto rosso e la nonna.
Tore: siiiii. Brutto il lupo. Perchè mangia tutti e due?
Ni: no tore. Il lupo aveva fame. Perciò mangia la nonna e cappuccetto rosso. Povero lupo.
Tore: fame? Ah ho capito. E allora doveva mangiare una bistecca. Perchè non ha
mangiato una bistecca?
Ni: (resto un attimo in silenzio. Tutto fila. Perchè non ha mangiato una bistecca?) E perchè dove la prendeva sta bistecca?
Tore: dove? Al bare (bar, ndr).
Ni: al bareeee???
Tore: si costa 4 euro
Ni: ah. Ma nel bosco non c’è il bare!
Tore: eeeehhhh???!!! Non c’è!!????

21/03/09

Per te amica

Si avvicina lentamente e dentro di sè ha il terrore. Appoggia la mano a una mensola, si abbassa, piega le ginocchia, apre lo sportello, schiaccia un paio di pulsanti, richiude e aspetta. Due secondi e dovrebbe partire. Niente. Ok, proviamo a riaprire. Si sarà scordata sicuramente qualcosa. Invece no, e lo sa bene. È andata. La maledizione dell’elettrodomestico ha colpito ancora. Avvilita ma quasi rassegnata si alza, giusto un’occhiata a piatti e pentole da lavare poi comincia a camminare, piano. In casa ormai è buio ma lei non ci fa caso. Dall’altra parte della casa si intravede una luce. È il computer. Meglio rimettersi a scrivere. Prima che arrivi in camera la finestra del salone chiusa male si spalanca e davanti a lei si alzano ciuffi di polvere nascosti un po’ in ogni angolo. Ha un sussulto, si ferma. Senza neanche pensare va verso lo sgabuzzino. Con l’aspirapolvere due minuti ed è fatta. L’aspirapolvere, cazzo. Che stupida, è stata la prima ad essere colpita dalla maledizione. Suo marito le aveva detto, tranquilla, sarà un filo staccato e aveva perso tutta la domenica a smontarla e rimontarla. La domenica! L’unico giorno in cui tutto dovrebbe fermarsi per far spazio all’intimità. Invece no, quella domenica l’intimità si era creata con l’aspirapolvere. Il risultato? La domenica è passata, l’aspirapolvere è andata, lui incazzato, lei “ok manteniamo la calma”.
Guarda l’orologio, prima che arrivi suo marito ha ancora 55 minuti. Con trenta scrivo ancora qualche riga, se mi dice bene una pagina. Dieci per mettere sui fornelli qualcosa di commestibile, e dieci per smaltire qualche piatto, almeno quelli per la cena. E poi caschi il mondo cinque minuti per preparare e fumare una bella sigaretta. Rianimata dal piano organizzativo e gestionale appena fatto afferra la sedia, sposta un po’ di cose sparse sul pc e inizia a concentrarsi. Mani sulla tastiera. Cazzo. E sì, il computer diventa buio e silenzioso. Contemporaneamente risate e miagolii. Guarda in basso e trova loro. Il figlio e la gatta hanno pensato bene di intrattenersi con il filo del pc. D’altronde cosa si fa se la tv è stata uccisa da un corto circuito e nello stereo non funziona l’audio? Si distruggono pagine non salvate. Eh no, proprio non erano state salvate. O forse. Mah, non ricordo. Sì, sono andata in bagno un attimo e credevo di tornare subito e continuare, non c’ho pensato, poi invece mi sono fermata proprio per dare da mangiare a questa stronza di gatta! Ma poi sono tornata e ho salvato. Sì, si, certo ricordo... no, no. Stavo tornando ma ho sentito la lavastoviglie con quei suoni strani e... non è possibile.

Invece è possibile che succeda questo e tanto altro. Qualcosa in più, qualcosa in meno. Spero che queste mie righe servano ad esorcizzare possibili rivolte di mobili, pavimenti, muri, gabinetti, ed elettrodomestici (quelli ancora in vita)!!

16/03/09

negroni e parole

Il negroni fa girare la testa, ma è buono ed è una novità. La bandabardò fa saltare e questo è un dato di fatto. In mezzo ai salti e alla buona musica a Perugia prima o poi incroci lo sguardo del baffo, il mio amico Stefano, e questa è una sicurezza. L’amicizia con Francesca si definisce e prende forma, questa è una piacevole sorpresa. Inevitabilmente con la bandabardò sono apparsi gli anni dell’università, il lavoro al contrappunto, la perugia notturna, i corridoi di casa dello studente. È apparso il lago, la mia casettina lacustre, la darsena, il due lune. E pensi al tempo. A questa cosa strana che ci regola, o crede di regolarci. Eppure il tempo della mia vita non centra niente con orologi, calendari, festività. Finalmente l’ho capito. Ed è bello. È bello sapere che il tuo periodo da schifo non è finito con quei quattro botti il 31 dicembre. Perché avrebbe dovuto? Al mio malessere chi glielo dice che l’anno è finito e che chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto? e quando la gioia esploderà dentro me all’improvviso, quel giorno che il calendario definirà normale a un’ora che sarà per tutti un’ora qualsiasi, io cosa farò se non gioire come in un giorno di festa? La vita sembra una sinfonia. Ci sono dei movimenti. Vivere forse è seguire questi movimenti. Esserci dentro. Esserci. Stare sempre. A volte però ci si spegne pian piano. E succede anche nelle sinfonie. In quelle di Beethoven almeno succede. Sembra che la musica sparisca, si fa sempre più bassa. Più bassa. Fino a che non riesci ad ascoltare più niente. E poi. Con uno scatto meraviglioso di vita riprende ed esplode. Ed è bello. Io ringrazio Dio di tante cose. In particolare di queste braccia e queste mani che possono scrivere, che possono scattare foto, che possono accarezzare il volto di salvatore, che possono coprire con la coperta mia nonna la sera, che possono abbracciare un’amica che non vedi da tanto, che possono fare il segno della croce in una chiesa. Ringrazio delle mie gambe che possono saltare con la musica, che possono farmi nuotare, che possono andare e farmi sentire di stare andando. Lo ringrazio della persona senza braccia e senza gambe che mi ha fatto incontrare ieri sera al concerto della bandabardò, lo ringrazio di avermi posto davanti la gioia per la vita che aveva questa persona.

07/03/09

sole su milano

voglia di leggerezza. voglia di tenersi in bocca il sapore pastoso di un buon vino rosso. voglia di una telefonata inaspettata. voglia di verde. voglia di blu. voglia di gelato gianduia sotto i portici di torino mentre pioviggina, ed è notte. voglia di sentire il rumore delle chiavi tirandole fuori davanti alla serratura della porta. voglia di aprire la porta e richiuderla alle spalle. voglia di ridere senza un perchè e non riuscire a fermarsi. voglia di dire sì. voglia di pensare al weekend. voglia di musica a palla mentre pulisci casa. voglia di sedersi e prendere il caffè dopo aver pulito casa. voglia di svegliarsi, aprire le finestre e trovare il mare che luccica.
dopo giorni di pioggia a perugia, stamattina il sole è su milano, la città è sveglia e silenziosa.

18/02/09

meno male che c'è benigni

che ironizza, polemizza, destruttura, tutto con leggerezza, intelligenza, concretezza e persino lirismo. accosta mina a bin laden, la berti a play boy. passa dalla zanicchi a berlusconi fino ad arrivare a oscar wilde.
intanto è tempo di maschere. in casa avremo un cowboy. mi chiedo, poi, com'è che a tore è venuto in mente di chiedermi se a carnevale mi sarei mascherata da strega?
intanto quando si arrabbia il mio nome diventa vizinia, e devo trattenermi per non ridere e abbracciarmelo quando mi chiama così.
sarebbe anche tempo di sentire un po' meno freddo, di avere qualche raggio di sole più caldo qualche abbraccio in più e meno pensieri negativi. ma è tutto una questione di attesa. credo.
e a proposito di attesa, leggete il giorno prima della felicità di erri de luca. io sto ancora elaborando il lutto di quando finisce un libro così, di quelli che ti tengono appiccicata dentro. il lutto di quando arrivi all'ultima pagina e devi uscirne fuori. puoi anche riaprirlo, rileggerlo, ma non è la stessa cosa. ed io in questi casi devo aspettare un po' prima di incontrare nuovi personaggi, nuove storie.

29/01/09

questione di sogni e di letti

c'era un castello.
nel castello c'erano tutti i brutti.
c'era la strega. lo squalo. il coccodrillo. la balena. geppetto. (geppetto?)
e tu?
anch'io.
e io piangevo, piangevo.

insomma sullo stesso lettino - il suo lettino dove dormo io da un po' - a guardare la tv, ieri non ce l'ho fatta a mandare via tore nell'altro letto. me lo sono tenuto accanto e devo dire che anche se è grosso e poco democratico mentre dorme, a me ha fatto proprio bene. sarà che fa freddo e le sue risate sono calde. poi ieri sera mi ha anche detto che mi ama (oggi però non mi ama più, perchè ama mamma).

20/01/09

alex

Cioè, quando morirà mia nonna, non ci sarà più nessuno nello spazio della mia vita di quando mangiavo le stelline in brodo, o di quando mi sentivo scottare la fronte e lei mi metteva il termometro e mi copriva con il plaid perchè non sentissi freddo. Voglio dire, quando lei morirà ci saranno tutti i parenti in giro, i pianti, i problemi col contratto della casa, e tutto questo sommergerà il me stesso di quattro anni coi capelli ricci e il maglione blu che mi aveva fatto lei, il mio piatto di stelline e tutti gli altri momenti di quand'ero piccolo. Pian piano me ne scorderò anch'io, credo.

17/01/09

un passo indietro e il cielo è blu

Facciamo il punto.
Ci sono. Non so dove, non so come. Ma ci sto, o meglio “sto” (come rispose erri de luca alla mia domanda come stai? Dopo il suo infarto).
Le parole. Quelle sono poche, stanche, fragili.
Ma partiamo dalle cose essenziali.
Mi piace ancora il verde e cantare (ehm, urlare) in macchina. Solo che di verde ne vedo poco e di macchine...
Poi. Ultimo acquisto mondano: un carinissmo vestitino nero patrizia pepe (io, patrizia pepe??!!) a maniche corte (no, non è estivo), appeso in armadio ancora con l’etichetta, che prima o poi indosserò. Lo so. Ne sono certa.
Ultima soddisfazione (cazzo): stamattina repubblica ha recensito un altro libro pubblicato dalla casa editrice per la quale lavoro. LAVORO.

Anche se mi muovo in una stanza buia e sbatto, cado, mi spavento, so che da qualche parte l’interruttore c’è.
Passo e… lascio aperto.