Photo: virginia

14/12/11

tetti e terrazzi

"che poi silvia, la padrona di casa, e' la ex moglie di nanni moretti."
questo mi dice maria in macchina mentre stavamo andando a questa festa organizzata da alcuni editori romani. per me fino a quel momento era una delle tante feste di editori
"e la casa, e' quella dove nanni ha girato Aprile."
ok. fosse stata pure noiosa, la festa era gia valsa tutta la stanchezza e il sonno che avevo.
entro e vengo avvolta dalla cordialita romana e da una casa con soffitti alti e pareti colorate. bella.
dall'entrata era subito visibile il salone dove un po di gente chaicchierava e rideva.
"maria senti, chi e' quella donna seduta li sul divano, l'ho gia vista ma non mi viene in mente"
"quella? e' dacia maraini"
si. dacia maraini che dopo dicei minuti circa inizia a parlare con piera degli espositi.
ok. bisogna bere e con mio sommo piacere mi accorgo che c'era tanto prosecco.
a mangiare la pasta cucinata dalla padrona di casa, dietro di me riconosco sabrina impacciatore, sorridente e contenta di essere riuscita a venire. fosse stata la settimana prossima sarebbe stata a milano e se la sarebbe persa, quest'anno. la festa.  
intravedo il terrazzo e gente.
non trattengo il mio "wow" e la ragazza accanto a me mi fa, eh si, e se vai in fondo al terrazzo vedrai il cupolone.
infatti era li, in tutta la sua maesta', il cupolone, e altre cupole che riempiono i cieli di roma, e tetti tanti tetti con terrazzi.
c'era una bella energia venerdì sera. una serata semplice e fluida che a londra non potrei avere, vista la natura complessa e articolata della città stessa e dei suoi abitanti. godo spesso della bellezza di londra ma più passa il tempo e più capisco che mi manca una bellezza più semplice, quelle bellezze a portata di mano, di quelle che non ti chiedono sforzi, di quelle che ti riempiono e ti ammorbidiscono. mi vengono in mente roma, napoli e genova. 

30/11/11

Ad occhi chiusi


Sto cercando di prepararmi ed esser piu serena possibile per affrontare il giorno del mio compleanno. Domani. Quest'anno.

Quando per 32 anni non e' mai mancata quella voce a farti gli auguri, quel bacio, quel sorriso, allora sai che bisogna rendere tutto il piu morbido possibile per affrontare l'assenza che gia quotidianamente e' insopportabile, fluida, ma insopportabile.

Dunque sto cercando, si sto cercando di far si che la gioia per la mia nascita e la tristezza per la perdita della persona che mi ha visto nascere prima dei dottori, prima di mio padre, prima di mia madre e che in questo giorno amava raccontarmi che e' stata lei a vedere la mia testolina frettolosa uscir fuori prima che tutti se ne accorgessero, si, insomma, che questi due sentimenti si mescolino con delicatezza. Ed io sono qui ad accoglierli in silenzio. Quest'anno sarà così.

Allora faccio un gioco. Chiudo gli occhi e vi dico cosa vedo.

Una persona che mi consoce bene mi viene a prendere in macchina dopo lavoro, ora. 
Mi porta a casa a preparare la borsa. Rientriamo in macchina e ce ne andiamo al mare. 
Scegliamo la costa ligure o forse quella amalfitana. Ceniamo su un terrazzo alto, dove il freddo non e' poi cosi freddo. Beviamo prosecco, tanto prosecco. 
E domattina dopo una bella colazione, arance, caffelatte e cornetti, si riprende la macchina e si continua la costa. Ci fermiamo su una spiaggia deserta ma con il sole. Il mio sole di dicembre, quello che non riscalda ma che illumina. Senza orologi e senza tempo ce ne stiamo li, accogliendo le parole o i silenzi o le risate e i ricordi cosi come vengono senza censure. 
E poi mangio pesce e avro' una torta. Di quelle impegnative, alla nocciola. Perche le torte dei compleanni devono essere impegnative, serie. Mio nonno mi avrebbe fatto la millefoglie alla nocciola. E ci avrebbe anche scritto buon compleanno. Perche la torta di compleanno deve essere bella non solo buona.


E poi un ballo lento e lungo. 

E finisce cosi. Senza fine.

14/11/11

tell me

"In this world of bad news tell me something good for a change. Tell me you are in love; tell me you have met someone who is worthy of you, someone you can spend your life with."


I can say I'll be happy as long as I get wishes like this from people physically far from me but so emotionally close. 

09/11/11

innamoramento isterico


voglio pensarmi innamorata. voglio innamorarmi così tanto che mi convinco di essere innamorata e me ne convinco così tanto che sto anche male. ho anche un lui. certo. appena l'ho visto ho pensato io sono innamorata di lui. ma il fatto e' che io non e' che l'ho visto e mi sono innamorata altrimenti rientrerebbe nella normalità, no. io me lo sono cercato, senza accorgermene pero. lo cercavo e facevo finta di niente. quando l'ho trovato ha dato un senso al mio volermi innamorare. io ufficialmente non sapevo che lo cercavo. l'ho trovato e poi ho pensato, e' lui. ha tutto. ha anche i problemi giusti. e' egocentrico il giusto per non notarmi. e' affascinante, e' intellettuale, e' simpatico ed e' bello. sarà pure sensibile certo. e' la persona di cui ho voglia di innamorarmi. lui si innamorerà di me, e se non se ne innamora sarà infelice perché tutte le altre storie gli andranno male lo so. e poi crederà che non esiste una donna al mondo che possa condividere la vita con lui e non sa che ci sono io. non sa, non s'accorge, non capisce. crede sia un caso? crede io sia una tra le tante? una delle tante. non sa, non sa che c'e' un innamoramento in corso. scherza, s'allontana, non si lascia coinvolgere, va e viene. non si espone e sottovaluta. non considera. si chiude e intanto io mi apro, mi innamoro, poi sogno, poi faccio pazzie, lo corteggio, mi arrabbio, poi mi addolcisco, e poi ci rimango male, soffro. allora decido. basta e' finita. il mio cuore a pezzi. volevo solo essere innamorata. e lui sta li. l'ho cercato, l'ho trovato, sta li. c'e' davvero ma e' ignaro. di tutto. che ci siamo innamorati e scelti e amati e fatti del male. non lo sa. esistono gravidanze isteriche. il mio, il nostro, e' stato un innamoramento isterico. 

30/10/11

di domenica

tutti i buoni propositi di uscire svaniscono. la domenica e' quasi sempre così. dovrei fare, andare, vedere, ma poi mi rendo conto che a me la domenica piace starmene a casa, un sacco. pulisco, cucino, mi preparo il caffe. cazzeggio. leggo. lascio che le ore scorrino lente e leggere e silenziose, senza appesantirle dell'ansia di dover fare. almeno la domenica. per tanti anni la domenica pomeriggio e' stata riempita dalla telefonata a mia nonna. chi e' solo sa che la domenica e' il giorno in cui la solitudine si accentua. il silenzio intorno, le famiglie se ne escono, la città si ferma. io e mia nonna, che vivevamo sole in città diverse, di domenica ci sentivamo più sole del solito. lei più sola di me, o comunque in modo diverso. allora abbiamo iniziato senza accorgercene, come succede solo con le cose importanti, questa tradizione, della telefonata di domenica. se avessimo vissuto nella stessa città la domenica pomeriggio sarei andata a trovarla, come facevo da piccola. ci mettevamo in macchina e si andava dai nonni. come tutte le cose che fai da piccolo, le accetti senza farti domande, come uno stato di fatto. man mano che cresci inizi a essere insofferente a tutti i rituali che ti trovi a vivere senza averli scelti. da adulto quando quei rituali si sono spenti capisci. non c'e' molto da dire, ma capisci e ringrazi di averne avuti di rituali nella tua vita.
a torino chiamavo mia nonna da un telefono pubblico sotto casa. avevo trovato questa scheda telecom che ti faceva pagare solo lo scatto e poi potevi parlare all'infinito. sembrava l'avessero fatta per noi due. la cosa meravigliosa delle nostre chiacchierate era che ci dicevamo di tutto. mia nonna mi faceva partecipe di tutto. mia nonna non faceva selezioni, non sapeva farne, perché avrebbe dovuto? quindi succedeva che mi raccontava di ciò che stava accadendo a Domenica In e poi di ciò che la signora accanto aveva cucinato e poi del tempo e poi del fruttivendolo e poi di mia madre e poi di quando era giovane, e poi delle emozioni che le aveva dato il film napoletano appena visto e poi di tutto ciò che le veniva in mente. in quella telefonata mi vivevo mia nonna come se fossi stata li con lei. questa cosa a me m'ha sempre riempita e devo dire con orgoglio e nostalgia che succedeva solo con lei. e nello stesso modo in cui mi raccontava lei voleva anche sapere. quindi mi ritrovavo a raccontare di me come faceva lei, e, ancora, questo succedeva solo con lei.

18/10/11

l'inverno nonostante tutto

il cielo era blu a francoforte ed e' blu qui a londra.


l'inverno e' arrivato senza deludere. amo la sua entrata in scena, maestosa. cielo blu e freddo tagliente.

amo gli alberi che sembra diventino ancora piu scuri e decisi d'inverno, perdeno il verde che di solito li ammorbidisce.

l'inverno e' arrivato nonostante tutto.

la mia vita di questi mesi e' un esserci nonostante tutto.

e' come quando in casa tua ti arriva un mobile enorme tutto impacchettato e te lo lasciano in mezzo alla stanza e sai che per un po deve stare li pero tu non puoi smettere di vivere in casa e di cucinare e di dormire e di fare tutto allora anche se sai che quel mobile prima o poi deve sparire modifichi le cose intorno a te considerando la presenza di questo corpo estraneo.

quest'inverno sono un po' meno. c'e' una parte di me che manca e quindi l'inverno sara' un po meno inverno del solito.

pero oltre ad essere un po meno sono anche un po via. sono lontana da me. come se non riuscissi proprio a fare finta che quel mobile non ci sia e continuo a pensarci e a distrarmi.

sono un po lontana, giusto un po. trattengo il respiro e ho paura.

la paura che la morte tolga ancora parti di me.

ho paura del buio del silenzio del niente.

ho paura della non vita. ho paura dell'assenza.

ma nonostante tutto cio l'inverno e' arrivato ed e' rassicurante come sempre, anche se un po meno.

02/09/11

solo andata

oggi, due anni fa arrivavo su quest'isola con un biglietto di sola andata e una valigia di speranze. non avevo assolutamente idea di cosa sarebbe successo, quella piacevole sensazione di ignoto e' stata la mia forza. ero aperta a tutto, ero un sacco da riempire, di gente, di immagini, di parole, di problemi e di piaceri. ero un sacco preso a calci dal mio paese e mi rifiutavo di essere riempito dal niente, un niente familiare e sicuro, ma sempre niente era. oggi, due anni fa, con un sorriso di chi non ha niente da perdere e l'entusiasmo di chi si vuole mangiare la vita a morsi approdavo su quest'isola che mi accolse con la pioggia, per mettere subito le cose in chiaro.


le cose piu belle che lasciavo in italia erano gli occhi e le carezze di mia nonna, il silenzio rassicurante di mio padre, l'affetto ansioso di mia madre, gli abbracci e i discorsi di salvatore. in valigia pure questo dolore. lasciavo amicizie preziose, la luce del cielo, sapori del passato. la loro assenza la vivo e la vivro finche staro' qui. si ricominciava o forse finalmente si cominciava, a costruire qualcosa che nessuno avrebbe potuto reclamare perche solo mio, era scritto su quel biglietto di sola andata che varcata la soglia nessun pinco pallino avrebbe mai piu potuto dirmi, devi ringraziare tizio e caio se sei o se fai. ho avuto lo stress di non avere soldi in una citta che te li chiede pure per respirare, l'umiliazione di dire no, non posso uscire stasera, eppure ero felice perche quel no era tutto mio. io trentenne mi sono ritrovata ad avere capi di 26 anni, eppure ero contenta e paziente. imparavo umilmente e bussavo le porte a testa alta, e su quest'isola le porte si aprivano.


in due anni il sorriso a volte si e' spento. l'assenza delle cose belle e' diventata troppo invadente per tenerla chiusa in valigia e allora sta sul comodino accanto a me. dopo due anni guardo i pezzettini colorati della mia identita e mi rendo conto degli spazi vuoti. poi guardo i mattoncini messi faticosamente e mi piacciono e so che ne voglio ancora mettere. mi piace quando dopo la pioggia esce il sole. mi piace ritrovare ricordi fra le strade di questa citta e attendo.

il prossimo biglietto di sola andata.

01/09/11

Neapolis


E' bella. Non riesco a trovare un'altra parola per descriverla. Volevo immergermi in lei e l'ho fatto. Volevo camminarci, osservarla, volevo guardarmela come si guarda una persona che ami senza accorgerti del tempo che passa e della gente che ti osserva. Volevo ri scoprirla. volevo prendere qualsiasi cosa volesse darmi, volevo farmi ferire dalla sua bellezza dannata, quella bellezza che non puoi possedere completamente perche avvelenata. L'ho fatto, e lei anche stavolta mi ha dato piu di cio che m'aspettavo. Mi ha dato nuovi volti, nuove voci, nuove luminosita e nuovi colori. Mi ha dato caffe' di cui sento ancora il sapore, la semplicita dei buongiorno, la lentezza della quotidianeita, ma anche il tranello della cortesia, con un gesto lieve e invisibile mi ha ricordato di non fidarmi, di non abbassare la guardia, di non cadere nel mito, perche lei mito non e'.

Mi ha regalato un'immagine meravigliosa, la cui forza nessun film e nessuna fotografia potrebbe trasmettere perche troppo reale.

Piazza dante alle dieci di sera, sotto i lampioni tante maglie colorate, tante squadre in una sola, ragazzi-giocatori, con la serieta' che appartiene ai momenti sociali dell'adolescenza, si accingevano a tirare in porta, due cassonetti dell'immondizia sancivano il limite, l'intera piazza il loro stadio e la gente di passaggio il loro pubblico. Momento grandioso. Semplice e grandioso. La piazza aveva un senso con loro che l’hanno fatta diventare sede della loro passione. 

23/08/11

sotto questo cielo cattivo bevo caffe irriconoscibile dal colore incerto.

e mentre agosto finisce com'e' iniziato, bagnato dalla pioggia e oscurato dal cielo, io mi trovo sempre meno coinvolta nella vita intorno a me.


amo tornare a casa, accendere le lampade. amo il silenzio di casa e amo il rumore dell'acqua che faccio scorrere nella vasca.

adoro il profumo che viene fuori quando verso le gocce di lavanda nell'acqua bollente.

in camera mia e' un po sempre inverno. vuoi perche non ho mai tolto il piumone dal letto, vuoi perche le pareti hanno colori caldi invernali e vuoi perche nove giorni su dieci il cielo e' buio.

ho rallentato la lettura, le troppe voci dentro me mi disturbano. ma comprerei mille libri, per avere fra le mani mille vite, mille possibilita' di piacere, mille delusioni, mille incognite, mille suoni, mille milioni di parole, mille forme, mille colori, mille scelte diverse, mille inchiostri, mille carte, mille odori.

e non so perche ma se chiudo gli occhi e cerco di trasportarmi in un qualche luogo, mi ritrovo al cimitero di stoccolma dove siamo state io e alessandra due anni fa. un cimitero che e' diventato sito unesco, dove le anime vagano fra gli abeti alti. ricordo che io e ale ci siamo all'improvviso fermate in mezzo a questo bosco silenzioso e abbiamo respirato l'odore unico che la pioggia faceva venire fuori dalla terra e dagli abeti, dalle cortecce e dalle foglie. siamo state con la testa in su a guardare dove finivano gli alberi e a farci accarezzare da quella pioggia sottile. eravamo in un posto dove la vita colorata di verde incontrava la morte colorata di terra, non riuscivamo ad andarcene.

sotto questo cielo cattivo bevo caffe irriconoscibile dal colore incerto.

11/08/11

di dolore in dolore, il dolore passera


vorrei scrivere di risate e di abbracci. di cieli blu e di fiori gialli e rossi. vorrei scrivere di energie positive. vorrei scrivere di sole, di mare, di gente, di libri, di film, di amori, di amicizie. vorrei scrivere di cazzate e di vino bianco e di pizze; di tetti e di piazze; di tende che svolazzano e di musiche lontane in sottofondo.

vorrei lo giuro, lo vorrei.

vorrei essere forte come gli attori dei film.

e vorrei pure avere tanti bicchieri da rompere. vorrei prendermela con qualcuno. essere arrabbiata con qualcuno. e vorrei che il tempo mi ritornasse amico.

invece no. invece la vita all'improvviso ha deciso di giocare con me a braccio di ferro senza avvertirmi

ancora e ancora e ancora.

cosa si fa quando all'improvviso la realta diventa quell'incubo dal quale ti risvegliavi sudata e senza respiro? cosa si fa?

non lo so. non lo so cosa si fa. intanto trattengo il respiro, e siccome la vita e' diventata un incubo vorrei addormentarmi per ritrovare un po di serenita.

03/08/11

magie

perdo parole nell'andare. cadono nei tombini vittoriani dove i ladri di parole attendono, fiduciosi nelle mie distrazioni
e all'improvviso io le cerco e non le trovo, ma giuro che c'erano, ma come ho fatto a perderle? 
e allora mi rattristisco perche avevo faticato nel cercarle e nel trovarle
ci deve essere una crepa attraverso la quale le distrazioni spingono giu le parole approfittando dei mie silenzi.
le parole scviolano a mia insaputa e vanno nei tombini, dritte nelle menti dei ladri di parole.
ma come sara mai parlare con i ladri di parole? soprattutto quando tu non ne hai piu. saranno sempre loro i piu forti, credo.
la mia mente si impoverisce, e io allora ricomincio la ricerca, ma mica e' facile qui in questa citta. avara di tutto ma soprattutto di parole.
perche lei lo sa, la citta, certo che lo sa, quanto le parole siano importanti per sopravviere qui
a volte pero succede che io e le parole smarrite nel tempo ci riconosciamo.
il fatto e' che i ladri non ce la fanno a reggerle e queste allora straripano dalle loro menti piccoline - i ladri hanno menti piccoline, si - e cadono ovunque.
quando io e le parole ci riconosciamo la mia gioia fa l'occhiolino alla distrazione.
in quel momento, allora io capisco.
quando perdi qualcosa di cosi prezioso ti fa tanto male e sembra che ci sia un vuoto pesantissimo e ti viene anche da rimproverarti.
ma in realta se riesci a non farti schiacciare dalla disperazione, che io lo so, ama provocare e farti cadere
ti accorgi che dentro te rimane la forma di cio che hai perso, l'assenza diventa presenza.
ti accorgi che cio che perdi ritorna. in qualche modo. 
la vita, questo mistero meraviglioso, decide che da qualche parte un giorno tu possa rincontrare cio che hai perso sotto altre forme, certo.
e' una magia.
a volte si chiamano ricordi, a volte sogni, a volte casualita (ma dicono che queste ultime si fanno chiamare cosi, ma sono qualcosa di piu. dicono)
a volte sono degli odori, a volte dei sapori
io e le parole perse capita che per un istante ci rincotriamo in posti bellissimi e ci sorridiamo e non ci arrabbiamo piu.

19/07/11

...

"Quando morì mia madre per molto tempo non riuscii a 'riconoscere' la casa dove lei e mio padre abitavano. Fino a quando capii che quella casa non c'era più, non sarebbe più esistita. Come è il mondo quando una persona cara ci lascia: non sarà mai più lo stesso."


quando oggi roberto mi ha scritto queste parole ho pensato che e' riuscito con semplicità e delicatezza a dare una forma a ciò che io invece non riesco, perché non ne ho la forza e non ne ho la voglia. ha espresso con esattezza ciò che e', dando senza sapere una spiegazione alla mi apnea di questi giorni. da quando mia nonna e' stata coperta e chiusa in una bara io non riesco più a respirare... "quella casa non c'era più, non sarebbe più esistita". 

una settimana fa più o meno a quest'ora mia nonna dava il suo ultimo respiro, io voglio ricordarla con alcune delle sue ultime parole. una sera, o un pomeriggio, non ricordo eravamo sole, io non distinguevo già più i suoi momenti lucidi da quelli non, dopo averle rimboccato le lenzuola ed essermi seduta accanto a lei ad aspettare che si addormentasse lei ha chiuso gli occhi e mi ha detto, "vuless na figlia comm a te".
vorrei una figlia come te. 
e io nonna vorrei riaverti in questa e in mille altre vite. 


11/07/11

estate senza estate



Non credo io abbia desiderato mai come quest anno che quest’estate finisca il prima possibile. Non fosse mai arrivata. Un’estate senza senso, senza energie. Non mi sono mai sentita piu indefinita di come mi sento ora, piu disorientata. Un’estate senza estate. Non se ne sente neanche l’odore. Non ci sono i tavolini fuori e non c’e’ mare, non ci sono programmi, non ci sono treni, non c'e' il cinema all'aperto e non ci sono zanzare.  E non c’e’ voglia, non c’e’ passione, non c’e’ leggerezza. Non c’e’ sabbia. Non ci sono bici. Niente finestre aperte. Non si suda, non si mangia all’aperto. Non c’e’ musica nelle piazze, non ci sono i gelati e le chiacchiere notturne. Non c’e’ gente nuova, non ci sono gli amici vecchi. Non ci sono ferie da prendere, posti da esplorare, borse da disfare. Non ci sono le illusioni e i sogni. Non c'e' mia nonna ad aspettarmi con il suo camice. C’e’ solo tanta stanchezza e miriadi di pensieri pesanti che non voglio piu. Ci sono i programmi degli altri e il loro entusiasmo che rendono tutto meno sopportabile. C’e’ freddo e cielo grigio. Cara estate sbrigati a passare, cosa vuoi da me? portati via cio che hai deciso di portarti via e ti prego diventa presto un cattivo ricordo e basta. Sei un’estate falsa e io non riesco piu a sopportare la tua presenza. Non ti voglio. Estate maledetta

07/07/11

14 anni fa

Oggi e' il compleanno del mio Tore! 14 anni che Tore e' entrato nella nostra vita aprendo un mondo meraviglioso di cui eravamo tristemente inconsapevoli. E per la prima volta in 14 anni Tore non festeggera il compleanno a casa ma in campeggio. Ebbene si, il primo campeggio di mio fratello. Tutte le prime cose di tore a noi, famigliola, ci hanno sempre fatto un certo effetto. Prima della gita a Ginevra (ovviamente, la prima gita di tore), quando gli ho chiesto "allora tore, vai a ginevra??!" lui mi ha risposto: "si, e non torno piu!" io sono rimasta felicemente scioccata dalla sua risposta rivoluzionaria. Mia madre si e' sentita mancare, l'ho vista che ha trattenuto il respiro e non sapeva se mollargli uno schiaffo o piangere. Per fortuna non ha fatto nessuna delle due. Oggi l ho chiamato per fargli gli auguri e non so perche ma avevo un nodo alla gola a pensarlo con gli amici in montagna. L'animatore lo chiama e gli fa: tore, c'e' tua sorella, e lui: ah ok. L'animatore, chje non si fa gli affari suoi, gli fa: ma come si chiama tua sorella? e lui: rosaria. arrghhhhhh, (quella e' l'altra sorella!!!) diciamo che mi e' venuto un altro nodo alla gola!!!! altro prezzo da pagare per la mia emigrazione. Quando saro vecchia e sola, (visto che mi sono trasferita a londra e non a palermo quindi saro vecchia e sola perche ogni sogno di una relazione QUI rimane un sogno) non solo mia nipote non mi accudira perche manco mi riconosce, ma mio fratello pensera di aver avuto una sola sorella!!! non esistero manco nella memoria dei mie familiari! piangendo quasi gli faccio, tore sono VIRGINIA! e lui con un tono un po mortificato mi saluta e ritorna il mio tore e io la sua bigggina. Tore ma com'e' il tempo li, bello? Si, e' bello ma e' brutto. Eh si, e' proprio tore. Ha come sempre illuminato la mia giornata. xxxx

22/06/11

nuvole e colori

Mentre atterravo su londra lunedi ho pensato che una delle cose belle di vivere qui e quindi di tornare in questa citta’ e’ l’atterraggio. Il passaggio fra le nuvole. Dieci volte su nove londra e’ coperta di nuvole. A volte se sono intense ci si puo trovare fra i vari strati e averle ovunque, sopra e sotto e le si puo vedere con chiarezza in tutta la loro morbida forma. In quell’attimo vorresti fermare l’aereo e scendere e fare una passeggiata. Affondare i piedi e le mani e magari scorgere persone amiche che vengono fuori dalle altre nuvole e salutarle, tutto lentamente e poi magari lasciarti cadere e addormentarti. Un mondo parallelo insomma, come quello degli snorky, che pero stava sotto e non sopra. Mentre l’aereo scende sempre piu giu poi arriva il momento in cui non si vede niente ed e’ come quando guidi in mezzo alla nebbia, quella sensazione di paura mista a eccitazione.

Con la stampa del boarding pass ho messo in borsa stavolta pure due penne colorate, una verde e una viola. E poi ripartenza. Le penne sono esclusivamente per il lavoro, anche se quella verde, lo ammetto, la tengo pure in borsa, per trasfusioni improvvise di colore. Non ho mai comprato cose per l’ufficio forse per mantenere le distanze dal lavoro o forse chissa perche. Qui ho l’impressione che la mia creativita e personalita possono esprimersi e quindi pian piano, con la cautela di chi non si fida tanto, aggiungo un pezzo di me alla scrivania. Cosi. E sto a guardare che succede.

Non so bene se il mio bisogno di colore e’ dovuto a stati d’animo in particolare, per fortuna e’ qualcosa che non ho ancora analizzato. Usavo molto le matite e le penne colorate quando studiavo per gli esami all’universita’.

Il verde nella mia vita, e quindi sulla mia scrivania, e piu o meno dappertutto, non deve mancare. Il verde e’ una certezza. Mi ha sempre trasmesso serenita’ ed energia.

Il viola invece si e’ fatto spazio negli ultmi anni e mi da’ quel pizzico di ottimismo necessario. Insieme mi danno sicurezza e protezione.

Nuovole e colori non so cosa centrano insieme ma per questo adoro scrivere sul mio blog. Nenache io conosco i legami che pur ci sono tra i pensieri e le parole.

19/06/11

un giugno silenzioso

e poi all'improvviso all'odore dell'estate manca qualcosa. non riesce a riempirti come ha fatto in tutti questi anni. oggi e' diverso e sai bene cosa manca e non puoi farci niente, mancherà per sempre. tutto cambia significato, si rimescolano le prospettive e le priorità dovranno cambiare, e non sai cosa dire, non sai cosa fare. cambiano i suoni, gli odori, i colori. non e' solo un'assenza, e' l'assenza. allora senza più parole, senza più gli sguardi, senza i sorrisi, ti aggrappi a quella mano, la tieni stretta, l'accarezzi, la baci e ne prendi il calore, un calore iniziato da sempre, da quando ne hai memoria. ci sono dei rapporti che non hanno bisogno di parole, ne' di spiegazioni, ne' di giustificazioni. sono rapporti profondi che nascono con te. e' l'amore incondizionato, e' il filo che ha cucito i mille pezzettini di te, e' la tua parte serena, la tua parte migliore, la parte sempre pura. e' questo e di più. e tutto si spegne. ora. 

03/06/11

i giorni del verde

Il fatto e’ che il cielo non dovrebbe stare dietro ad una finestra. Le finestre, che io amo, dovrebbero esistere solo per chi le guarda da fuori. Guardare il cielo al di qua di una finestra e’ un po come intrappolarlo e questa e’ la mia ansia quotidiana: il cielo dietro la finestra.
A volte mi chiedo da dove provenga la mia intolleranza ai posti chiusi.
Ma poi tutto e’ chiaro, io sono nata davanti al mare e la mia prima casa era in una pineta profumata e misteriosa.
Quando poi i miei hanno deciso di civilizzarsi, con mio immenso dolore, io ero abbastanza grande  dapoter evitare la nuova casa nel condominio e girovagare nel bar dei miei nonni. O nella loro grande casa sopra al bar. O nel terrazzo ancora piu sopra.
Piu su andavo e piu il cielo si avvicinava e meno persone incontravo intorno a me, ma le vedevo dall’alto. Le vedevo muoversi come formiche. Incrociarsi, fermarsi. Ero affascinata da tutto quel movimento sotto di me e dal cielo immenso sopra e dal mare su un lato che rifletteva la luce del sole.
Poi venivano i giorni del verde. Tutti e quattro i miei nonni avevano dei campi. La cosiddetta terra. Ma il campo del mio nonno paterno era gia diviso fra i figli. Lui ci andava, ma da solo, non chiedeva mai a nessuno di accompagnarlo. Io lo osservavo da lontano. Non mi facevo domande, era cosi e basta.
Mio nonno materno invece mi ci portava spesso nella sua di terra. La sua terra era stata ereditata da suo padre ma gli altri fratelli di mio nonno non l’hanno voluta, scegliendo altre strade per fare soldi in modo piu veloce e apparentemente “indolore”. Allora mio nonno si e’ trovato con questa sterminata distesa verde, c’ha fatto tanti pezzettini dove c’era di tutto. E ha lasciato una parte selvaggia. Io amavo tutto questo. Era sempre una scoperta, una magnifica ed eccitante scoperta. Ogni volta che c’andavo era cambiato qualcosa. Piu erba, piu frutti, piu fiori. Sopra e sotto gli alberi. Passavo dai pezzi coltivati, precisi e ordinati ai pezzi selvaggi, con erba piu alta di me e movimenti preoccupanti di animali. Attenta ai serpenti, mi diceva mio nonno. E io ci stavo attenta e non vedevo l’ora di vederne uno e di gridare. E ne ho visti di serpenti che mi hanno fatto gridare e mi hanno resa orgogliosa. Non era facile vedere un serpente, la sua presenza indicava che ero, in qualche modo, andata oltre.
Sono cresciuta osservando mio nonno lavorare i campi. Faceva magie. E da queste magie venivano fuori cose da mangiare, profumate e colorate. Mi faceva cogliere piselli, pomodori, peperoncini verdi. Mi spiegava come e quali. E poi una parte di questi frutti della terra passava nelle mani sempre magiche di mia nonna. Ci ritrovavamo dopo qualche ora a sederci sotto la vite, al fresco, a mangiare il risultato della nostra amicizia con la terra.
Quando arrivava il tempo delle patate mio nonno faceva un’altra magia. Mi indicava un pezzo di terra dove non c’era niente. Solo terra marrone. Neanche erba. E mi diceva scava con le mani. E io mi mettevo giu e scavavo, toccavo la terra fresca e mi sporcavo gioiosamente le unghie e all’improvviso sotto le mie mani trovavo delle cose rotonde e lisce. Le patate. E piu ne trovavo e piu le cercavo, piu affondavo le mie mani. Io e la terra eravamo complici, grazie alle magie di mio nonno. Quelli erano i tempi.

31/05/11

beauty

"Friends" Tibet - Steve McCurry 

29/05/11

non fa una piega

t: vi tu sei buffon e io cavani
v: oookkkei

tore tira in porta e la palla va fuori. io corro a prenderla e faccio l'errore, che buffon non avrebbe fatto, di tirargliela quando ero ancora lontana dalla porta. lui, cavani, la prende e tira subito in porta. goal

v: non vale tore!!!!!
t: perche?
v: perché non ero in porta!
t: si si certo che vale

dopo un po di tiri gli faccio: cambiamo, adesso tu sei buffon e io cavani
t: ok

tiro e faccio goal

t: non vale!!
v: perche non vale????
t: eh, perche devo vincere io!!!!

mio fratello ha un futuro da presidente del consiglio

26/05/11

last night

last night federica and I went to this place where a photographer was going to show some of his projects.
as we stepped into the space I noticed this guy. he was really cute and attractive. I didn't say anything of course, I didn't want to look as a guy hunter! but I have to admit it's not easy to meet goodlooking guys in london who are also interesting and smart, as I supposed this guy was. it was a photography space not a pub so the possibilities of him to be interesting and smart were a lot, according to me.
as the lecture starts he turns to be the photographer! I couldn't believe it. i was already in love. good looking, attractive and photographer. and smart.
I had to say something to my friend: "oh, I was just thinking how handsome this guy is.." she immediatley says: "he is married. he's wearing a wedding ring" I look at the hand but I don't say anything. however, I think, artists often wear rings. it's just a ring.
he starts introducing his project and says: this is Russia where I travelled with my wife, who speaks russian". I smile and turn toward federica who is smiling too but doesn't turn around to avoid bursting into laugh.
it's tragedy turning into comedy. 
second project: "here I was with my son".
ok. universe, please stop teasing me. i hate you.

25/05/11

valigia


Due libri del passato; la canottiera nera dimenticata la volta scorsa; parmigiano e caffe'; un cioccolatino; il sorriso di salvatore; gli occhi semi chiusi di mia nonna; tutto in borsa. ho dimenticato qualche foglia di basilico dei miei e i campi di papaveri.

Lascio la verdissima umbria e arrivo a Londra nel giro di pochissime ore. Cosi poche che mi gira la testa. Cosi poche da farmi notare che la gente a Londra e' triste. Almeno le persone sedute davanti a me nella metro. Sguardo perso nel vuoto. Zero espressione. Blank. 



Questa per me ho deciso che sarà la settimana del rimboccarsi le maniche e cercare di ridare fiducia a questa terra, socialmente parlando. Voglio mettere nello sgabuzzino per un po' stanchezza, pigrizia, malinconia e  i vari tanto-questi-non-ce-la-possono-fare, e anche il mio spazio-virginia. Questa settimana via tutti i pensieri negativi nei confronti di Londra e spazio a nuove energie e nuovi entusiasmi. 
E' inutile nuotare contro corrente, meglio seguirla e trarre piacere dalla nuotata. 

Ho iniziato stasera vedendo Isabella, chiacchiere, risate, un confronto sulle nostre vite. 
Domani un evento di fotografia, una mostra, uno spazio creativo nell'east london. 
Giovedì al concerto dei quintorigo a brick lane con Alessandra. 
Venerdi forse national portrait gallery o forse tate modern.
Sabato festa di Giulia. 

Voglio rilassarmi e non e' detto che io possa farlo solo scappando dalla vita sociale. Sono stufa di essere schiava della mia stanchezza, causata poi dai ritmi di questa città che in fondo, e' palese, io non accetto, e allora diventano drammatici. La mia stanchezza diventa una tragedia. 

Voglio riaprirmi e confrontarmi con persone e situazioni nuove, ne sento il bisogno, e lo faro così come sono ora, in questo momento particolare e delicato della mia vita. Senza pretendere di essere altro. 
  
Tanto lo so che arriveranno di nuovo i momenti di ritiro, i momenti di rifiuto, e la mia casa circondata dal silenzio al nord di londra mi accogliera come sempre.

Tra qualche giorno seminerò papaveri rossi. E il mio giardino tornerà a sorridere.


16/05/11

16 maggio 1934


oggi e' il compleanno della mia nonna bella. non sono riuscita a parlarle perché ormai ha sempre meno forze. le faccio gli auguri così, con una delle sue canzoni preferite. e la sento cantare... lo ha fatto fino a poco tempo fa, con quel po di forza che le rimaneva.

14/05/11

in the mood for

venerdi

Oggi e’ venerdi e come quasi tutti i venerdi, la tensione cala, la stanchezza e’ piu forte, la mente meno concentrata. Questi sono i momenti in cui rimpiango di non avere piu la liberta universitaria. O la liberta di chi non e’ incastrato in orari di ufficio.

L’ho capito prima di svegliarmi stamattina che sarebbe stata una giornata strana. Irrequieta. Ieri sera mi sono scordata di mettere la sveglia, stamattina quando me ne sono resa conto, alle 7.57 ho fatto un salto dal letto. Bagno, viso e denti. Caffe, assolutamente caffe. Apro il rubinetto e l’acqua e’ sparita. Neanche una goccia. Non ti possono negare l’acqua per il caffe, di venerdi. Odio questa citta’.

Ma mi rifaccio. Mi concedo un bel toast con burro e marmellata. Sara una giornata senza energie oggi e devo provvedere.

Vicino al mio ufficio ci sono un sacco di caffetterie. Ne trovo una che ha una vetrina enorme, che fotograferei. Fanno toast. Brown bread. Si si si. Ma qualcosa mi diceva di tener d’occhio il mio toast mentre me lo preparavano. Infatti appena vedo la tipa prendere il barattolo di marmite e avvicinarlo al mio toast la vocina dentro di me mi dice, vedi? Te l’avevo detto. Perche non mi chiedi come voglio il mio toast? Lo hai chiesto a tutti, perche a me no? Ho una faccia da marmite io????

Insomma, giornata strana. 

Pero hanno dato il lavoro ad Alessandra e questo da un senso alle stranezze e all’inquietudine. Un’altra vita che affronta cambiamenti e che fa un passo avanti in questa citta’ avara di sorrisi. E penso a quanto sia bello camminare con qualcuno. Supportarsi. Dire cazzate davanti a un caffe’ e condividere paure, debolezze e sogni. Con Ale e’ cosi. A fase alterne e con densita diverse e’ stato cosi in questi anni.

E intanto il venerdi sta per finire. Mando giu l’ultima goccia del mio te’ bianco alla vaniglia e mi preparo a immergermi nella folla del venerdi sera.


(photo: Jessica Backhaus "Lights" from the series "Once, still and forever")

06/05/11

forse mi perdo

si, c'e' voglia di perdersi. c'e' voglia di andare. l'ho fatto spesso ma non abbastanza, e tutte le volte che l'ho fatto mi sono sentita ricongiunta con la mia essenza. c'e' voglia di incontrare gente posti cose che non abbiano un motivo. c'e' voglia dell'odore del gelsomino e della brezza marina. voglia di fermarsi all'ombra perche fa caldo e di gioire alla vista di una fontana. voglia di sentire cicale e vedere lucciole. voglia di stare mentre si va. togliere il peso e cancellare il senso, delle cose e degli eventi. non avere risposte e non avere esigenza di fare domande. c'e' voglia di altre storie, di un'altra musica, da trovare tutto dietro a un angolo inaspettato.

18/04/11

sotto la mia pelle


Parlo spesso di mia nonna. La mia nonna Rosaria. O meglio, ne scrivo spesso perché in realtà ne parlo poco a voce. Se ne scrivo riesco a far uscire ciò che sento per lei e che non riesce a stare dentro me, senza pero perdere nulla. Attraverso la scrittura rimane ancora tutto mio. Quando ne parlo invece mi sembra di perdere la bellezza che avvolge il nostro rapporto. 
Il mio dolore permanente, quello più acuto di qualsiasi altro dolore, e’ il dolore di mia nonna.
La mia sofferenza sta nel non poter sentire il male che sente lei per riuscire cosi a esserle più vicina, a capirla di più, a condividere anche questo dopo 32 anni di noi.
C’e’ un’immagine che mi viene sempre in mente appena penso a me e mia nonna.
E’ un’immagine che non so più se appartiene anche alla mia memoria o solo alla sua. Raccontata e dipinta dalla voce di mia nonna così tante volte che e’ diventata “nostra”, fa parte della nostra memoria collettiva.
Siamo io e lei, a Torre del Greco durante il terremoto dell’80. Io avevo appena due anni. Mia nonna corre a casa dei miei, io con lei, come sempre. Lei e’ spaventata e piange mentre corre e mi tiene per mano e io seguo il suo passo veloce e le dico: nonna non piangere ci sono io con te.
Ecco io e mia nonna ci siamo tenute per mano, sempre. Lo abbiamo fatto fisicamente e mentalmente. In qualsiasi parte del mondo io fossi se una delle due aveva bisogno dell'altra bastava poco, e basta tutt'ora poco, perché l'altra si presentasse. Perché una delle due prendesse per mano l'altra. 
E ora quella stretta di mano dovrebbe durare di più. Vorrei alleviarle il dolore e riportarle le persone che ha amato.  Da quando sono andata via da lei, la gioia più grande per me e' quando vado a trovarla, quei primi 30 secondi in cui lei si accorge della mia presenza e sorride e i suoi occhi brillano e lei e' bellissima e io vorrei che lei si sentisse sempre come in quei 30 secondi. 
Il mio dolore e' il dolore di mia nonna. E me lo porto dentro sempre, e' dietro alle mie risate, e' nei miei silenzi, e' sotto la mia pelle.

05/04/11

fratelli e dottori

tore ieri era eccitatissimo. sara' che era appena tornato dalla pizza, sara' che ha due gite in programma, una a roma per la gara di corsa e una a ginevra. ebbene si, ginevra!

gli faccio : tore vai a dormire ora?
lui: si, e' meglio. e tu?
anch'io ora vado a dormire.
dove?
come dove.. ehm. qui, a casa, a londra.
ah, ok. sta meglio il piede?
si, amore grazie. sta meglio
e il dito? (ndr: il dito del piede. in realta e' il dito che e' stato male ma per lui, ovviamente, se il dito fa parte del piede anche il piede sta male!)
si si, sta meglio pure il dito.
ah e allora vai a ballare con le tue amiche?
eh. no. boh. si ci andro... ( mi spiazza sempre!!!!!)

stamattina poi avevo la visita all'ospedale, per il famoso piede/dito.
entro e il dottore mi vede e fa:
you can go dancing now

o mio fratello sarà un dottore perché parla come loro.
o il dottore e mio fratello si so' sentiti in questi giorni.
o il ballo e' una priorita' che avevo sottovalutato.
ma io ho avuto due secondi di disorientamento!!!!

what??... ah... dancing... ehm, well... yeah. great news...

28/03/11

Il primo libro letto quest'anno. Tabucchi. Per chi arriva e per chi parte.

Per chi semplicemente va perché un giorno e' andato e non si e' più fermato.
Per chi viaggia seriamente. Per chi vorrebbe farlo, e chissà, magari un giorno.
Per chi viaggia continuamente senza muoversi.
Per chi e' dovuto andare senza avere scelta.

E per i luoghi. Per quelli che ci accolgono e per quelli che lasciamo.
Per i luoghi che ci hanno sorpreso, per quelli che ci hanno fatto innamorare e per quelli che ci hanno fatto male.
Per i luoghi del passato. Quelli che ci hanno visto nascere e quelli che hanno accolto i nostri primi passi. Per i luoghi dei nostri antenati che contengono una parte di noi, in silenzio.
Per i luoghi che non vedremo mai.
Per quelli che ci vedranno piangere e urlare.
Per quelli la quale terra copre i nostri morti.

"Un luogo non e' mai solo quel luogo: quel luogo siamo un po anche noi. In qualche modo senza saperlo, ce lo portavamo dentro e un giorno, per caso, ci siamo arrivati. Ci siamo arrivati il giorno giusto o il giorno sbagliato, a seconda, ma questa non e' responsabilità del luogo, dipende da noi. Dipende da come leggiamo quel luogo, dalla nostra disponibilità ad accoglierlo dentro gli occhi e dentro l'animo, se siamo allegri o malinconici, euforici o disforci, giovani o vecchi, se ci sentiamo bene o se abbiamo il mal di pancia. Dipende da chi siamo nel momento in cui arriviamo in quel luogo. Queste cose si imparano con il tempo, e soprattutto viaggiando."

13/03/11

voci

e' domenica pomeriggio qui in north london. fuori il tempo si e' riappacificato e io dentro invece combatto con la mia immobilità. non riesco a piegare l'indice della mano sinistra e il piede e' fasciato per bene dopo il piccolo incidente domestico. ho bisogno di aria e ho bisogno di ascoltare i rumori di questa domenica, ho bisogno di riconnetermi con il mondo esterno, sono stati giorni di malessere fisico e ho bisogno di distogliere lo sguardo dal mio corpo e di ritrovare un equilibrio con ciò che mi circonda. julian e' uscito e la casa e' sola, con me dentro. allora apro la porta bianca che porta al giardino, quella stretta davanti alla quale julian lascia sempre buste piene di cose come se quella porta fosse li per non essere aperta. ma e' la mia porta, lui ne ha un'altra che lo conduce in giardino, grande e moderna. questa bianca e stretta e vecchia e' la mia e allora con la calma che non ho e che cerco, rimuovo le sue cose e apro la porta verso la pace del giardino. respiro. respiro e ascolto e mi sembra che tutto riacquisti colore e senso. ci sono i rumori della domenica fuori dalla porta bianca. ci sono gli uccelli che cinguettano e i figli dei vicini che giocano a pallone. qualche cane che abbaia e ogni tanto un gallo che canta. i ragazzi che giocano mi riportano alle domeniche del passato, quando vivevo in un condominio e i ragazzi si riunivano nel cortile a giocare o a volte, in un campetto piu distante che riuscivo a vedere dal balcone di casa. il tempo di domenica si fermava soprattutto nel pomeriggio, quando il lungo pranzo domenicale era terminato e cosi le varie pulizie ma i preparativi per la cena erano ancora distanti. io adoravo stare sul balcone ed osservare la calma, ascoltare i movimenti mai invasivi, mai inopportuni. e poi nel mezzo della calma arrivavano loro, i miei nonni con la loro allegria, con i loro abbracci, con la loro vita che io ammiravo come si ammira una foto perfetta. ero felice ma mica lo sapevo. ero felice e basta, senza domande. 

a volte come in questi momenti quando i rumori del passato ritornano, mi chiedo quand'e' che il passato e' diventato passato? e perche? dove sono le voci di quel passato, dove sono le risate, dove sono quelle persone che vedevo ogni giorno e che credevo avrei visto per il resto della mia vita sempre uguali. dov'è' il vicolo di casa e il cancello del palazzo. la cassetta delle lettere, l'ascensore verde. le vigne abbandonate e il campetto della pineta. la macchina rumorosa di mio nonno  e le borse sempre piene di mia nonna. dove sono il balcone verso il mare e quello verso il vesuvio. le luci di sorrento e capri. dov'è' la signora gilda del piano terra dove tutti andavano a prendersi il caffè. non c'era il tempo da piccola, c'era solo il presente riempito da persone che all'improvviso non ho più trovato intorno a me. rumori che non ho piu sentito. come quando qualcuno ti spegne la radio d'improvviso cosi il mio presente e' diventato passato. 

ora inizio a infreddolirmi fuori dalla porta bianca ed e' quasi sera. le voci e i rumori del passato si fanno sempre più flebili e io ritorno al mio presente, al mio piede infortunato e alla cena da preparare. il campetto si svuota e miei nonni ripartono in macchina. non e' più domenica. 

06/03/11

.

sprofondata nella poltrona rossa. il caffè ormai freddo. il suono della tromba dal cd che mi ha portato sara. la luce delle due lampade. fuori il buio che si infittisce e dentro la voce flebile e impaurita di mia nonna si posa su tutto e pesa. mi sento una bambina che trattiene le lacrime in gola. respiro profondamente e intanto il cd e' finito e si sente solo l'acqua che si muove nel termosifone dietro la poltrona. ora mi e' venuta in mente la vasca, potrei andare su e farmi un bagno caldo, metterci la lavanda come piace a me e aspettare li. aspettare che si sciolga il nodo in gola, aspettare che questo strano equilibrio malinconico si spezzi e succeda qualcosa. potrei piangere o mangiare. potrei sbattere le cose per terra se riuscissi ad arrabbiarmi. o potrei piegare il bucato. invece non voglio fare niente. solo respirare profondamente e buttare giù le lacrime e se queste sono più forti dei miei respiri e arrivano su fino agli occhi allora chiudo gli occhi e mi addormento. si voglio riposare e vorrei che tutti la smettessero di dire cose inutili, parole inutili. bisognerebbe insegnare alle persone il silenzio. 

28/02/11

che tempo fa

vi: tore che tempo fa li?
tore: fa freddo, c'e' neve, piove, tutto. e qui? (e li? ndr)
vi: qui? a londra?
tore: si
vi: qui piove
tore: piove solo? freddo no?

tesoro qui piove e fa freddo, fuori dentro ovunque. pero sai, certe mattine ti svegli apri la tenda e il cielo e' azzurro e c'e' il sole e tutto sembra bello così bello che vorresti dirlo a tutti e vorresti andare ovunque. ti ricordi che quando c'e' il sole in qualsiasi momento dell'anno tu dici, andiamo al mare? anche se e' dicembre o febbraio o settembre, se c'e' il sole giustamente tu vuoi andare al mare. e' così anche qui amore mio. quando c'e' il sole io andrei al mare. se tu fossi qui quando c'e' il sole ci guarderemmo e tu mi diresti: andiamo al mare? e io ti direi. si, dai! andiamo al mare. e tu inizieresti a ridere e ad eccitarti come se il mare fosse la cosa più bella del mondo. perché e' la cosa più bella del mondo se ti fa sorridere. certo, mamma, papa e rosaria ci direbbero, ma che dite? siete scemi??? ma a noi che ci frega. noi abbiamo capito, e io l'ho capito attraverso i tuoi entusiasmi che se c'e qualcosa che vuoi la devi desiderare sempre e devi entusiasmarti proprio come se fosse davvero possibile averla. anche se quella cosa e' il mare a dicembre. fra un po e' carnevale e a casa pensano che tu sia troppo grande per mascherarti. come se si possa essere troppo grandi per le cose. chi decide quando si e' troppo grandi? chi decide che si e' troppo? troppo grande, troppo piccolo? assurdo amore mio, e' assurdo. ma non ti preoccupare finche avrò voce io urlerò per te, contro il mondo dei "troppo", contro il mondo dei "siete scemi". mi manca il tuo mondo, mi mancano le tue mille e cinquecento domande. mi manca il tuo essere ruffiano, che quando torno a casa mi dici, "bevo solo l'acqua rocchetta", perché sai che penso che l'acqua gassata faccia male e tu non devi berla. pero la bevi, sempre, e smetti solo quando ci sono io. notte amore mio, e stasera se stavo la ti stritolavo mentre ti mettevi sotto le coperte prendendoti in giro che hai le coperte tutte scombinate per sentirti ridere. 

15/02/11

socchiudi la porta

ho imparato a camminare sotto la pioggia, a farmi piccola fra la gente, a respirare profondamente quando mi urtano senza guardarmi. ho imparato a sorridere con il cielo blu e a pazientare con il cielo grigio. a fare la fila quando non ce ne sarebbe bisogno e a rispondere che sto bene anche se non mi ascoltano.

sto imparando ad accettare l'assenza di chi c'era e di chi non ci sarà, e cosi l'assenza di chi potrebbe esserci ma ha deciso di sbagliare strada. e sto imparando a riconoscere se ne vale la pena.

insegnerò al mio cuore a non chiedere una seconda volta ma a gioire della prima. insegnerò alle mie mani a trattenere l'affetto e ai miei piedi a fermarsi e riposare.

e aspetto.

aspetto la primavera e i fiori del mio giardino. aspetto la pioggia estiva e l'odore della terra. aspetto i senza-motivo e lo stupore. aspetto che il tempo rallenti e che non mi faccia più paura. aspetto i brividi. la gioia improvvisa. aspetto i tempi peggiori e quelli migliori. aspetto di non capirci niente e di essere presa per mano.

ho imparato la lentezza. ho imparato che si ascolta solo in silenzio e ho imparato a non rinunciare e a desiderare. ho imparato a trattenere. trattenere tutto. la pipi', il respiro, le urla.

ho imparato a mettere tutto in discussione. ma non proprio tutto.

13/02/11

lettera dal mio amico francesco

"Virginia, non puoi credere l’emozione!!! Non so se ho mai visto una folla del genere, e dire che i cortei li faccio tutti, i 1° maggio sono sempre in piazza, con la CGIL sfilo sempre.
Ma come oggi, mai!!! E poi, che meraviglia: organizzata e indetta dalle donne, quest manifestazione voleva segnalare il fatto che le donne ‘costruiscono reti’. E così da tutte le parti piovevano maxi gomitoli di lana di tutti i colori, che la folla si passava di mano in mano e così il cielo era variopinto di una tela di lana incredibile. Fili e fili che si intrecciavano. E guarda che stiamo parlando di piazza San Carlo, via Roma, Piazza Castello e via Po tutte piene!!!!
Insomma, mi sono commosso.
Virginia, fai tanta esperienza, fatti un po’ di soldi e poi torna a vivere qui: magari tra qualche anno si starà meglio. E poi comunque l’Italia è un gran paese, nonostante tutto."

08/02/11

“I wished I had died before I loved anyone but her.”

Ieri notte in una valle di lacrime ho finito il libro che stavo leggendo e che ho letteralmente divorato. La mia realta per una settimana e' stata il libro, poi mi fermavo per lavorare o per fare spesa, cercando il prima possibile di ritornare alla mia lettura. Poche volte un libro mi fa quest'effetto devastante. Stavolta mi sono impersonificata talmente tanto da sentire il bene e il male della storia. Esperienza meravigliosa ma anche destabilizzante in un certo senso. Il libro e' The Paris Wife e sara pubblicato in the UK il mese prossimo (leggere i libri prima di tutti e' un privilegio del lavoro che faccio ma e' un peccato non poterlo subito condividere con gli altri - la lettura al contrario di cio che si pensa puo essere un'attivita' molto sociale!). So che in Italia sono stati venduti i diritti e presto dovrebbe uscire per Neri Pozza.
Il romanzo e' basato su fatti veri, date una lettura a questa intervista fatta all'autrice ma non leggetela fino in fondo perche svela delle cose del romanzo. Scrittura molto coinvolgente, semplice e con un ritmo veloce. Ci sono molti dialoghi ed e' tutto raccontato in prima persona dalla protagonista, Hadley, la prima moglie di Ernest Hemighway, la "moglie parigina".
Il romanzo e' prima di tutto una finestra sul mondo femminile, fatto di fragilita', di sogni, di paure, di passioni, di conflitti e di forza inaspettata. E questo mondo incontra quello di Ernest Hemingway, uomo ma soprattutto scrittore, anche se ancora 21enne. E cosi ha inizio una storia di passioni, di amore, di confronti. Si ciberanno l'uno dell'altro ma in modo diverso. Ovviamente da donna ho odiato profondamente l'egos spropositato e dominante di Hemigway, da amante delle parole ho amato l'apparizione di scrittori cone Fitzgerald, Pound, Stein. Da lettrice ho vissuto tutto cio che ha vissuto Hadley per la durata delle pagine. Il potere delle parole.

23/01/11

cosi per dire

e poi comprerò dei fiori rossi e gialli, accenderò l'incenso e le lampade. aprirò tutte le tende e si vedranno i tetti delle case con le antenne che salgono al cielo, e da lontano un pezzo di mare. nel cielo si accenderanno le stelle come finestre nelle case. stenderò un tappeto colorato nella stanza vuota con i muri bianchi e freschi. in cucina sistemerò la frutta in un cesto di vimini e una giarra con acqua fresca, fette di limone e foglie di menta. le foto sulla parete saranno i miei altrove. l'indomani al porto ci sarà pesce fresco per il pranzo e sul terrazzo il tempo si fermerà all'odore del caffè. basteranno le risate e le canzoni, ma ci sarà spazio per nostalgie e respiri profondi. mia nonna mi cullerà su una sedia che farà sbattere forte su e giù e mi sveglierò in un letto grande ascoltando il mormorio delle voci nella stanza accanto. ritroverò i fiori rossi e gialli e le finestre aperte e le tende che volano. tutto si ripeterà all'infinito.

21/01/11

canto pe nun suffri'

mentre andavo verso brick lane facevo tutti i miei ragionamenti, la mia mente non sta ferma un minuto. ho avuto parecchie spese sto mese, e il podologo (ahah non e' una parolaccia ma qualcuno che ti dice come camminare e che si piglia pure un sacco di soldi per dirtelo, e anzi poi ti dice che cammini male e ti fa spendere altri soldi per camminare bene!!) - e il weekend a napoli fatto e quello a torino che faro e natale, e questo e quell'altro. com'e' possibile che sono anni e che ritornano puntualmente le stessse preoccupazioni. se faccio questo certo non potro permettermi quest'altra cosa. lo shopping manco a nominarlo, faccio finta che le scritte SALE sulle vetrine siano in italiano e a me il sale non serve, thanks. quali contorsioni mentali. allora vai all'origine e l'origine e' che ho scelto io tutto questo, ho scelto io di lavorare con i libri, con le parole, ho scelto io di non considerare ne' i soldi ne' la possibilita di lavorare quando ho deciso cosa studiare. e intanto camminavo, ma si, sto concerto costa solo 5 pound e poi non sei uscita tutta sta settimana, e poi e poi e poi... e poi e' arrivato francesco di bella.

si, francesco di bella il cantante di questo gruppo underground napoletano - i 24 grana - sul palco di un locale nella alternativa brick lane, la bella est london, ha fermato o forse rimescolato tutti i miei pensieri. li ha calmati, giustificati, fatti evaporare, alleggeriti. io ero ammaliata dalla gioia di questo ragazzo nel cantare e nello stare su quel palco davanti a noi. uno dei pochi cantanti, forse l'unico, che ho visto sorridere mentre cantava, il suo cantare era un continuo rapportarsi a noi pubblico, mai chiuso nel suo mondo come spesso i cantanti fanno. sembrava ci stesse parlando ad uno ad uno, sembrava stesse raccontando. incantata. si mi sono accorta ad un certo punto che ero incantata, non solo dai testi delle canzoni meravigliosi ma dal vedere come questi ragazzi e la loro passione erano un tutt'uno. e ti accorgi da ste cose quanto nella vita sia fondamentale trovare il proprio modo di esprimersi, riuscire a dire, a pensare, ad essere attraverso qualcosa e' importantissimo. vitale.

i 24 grana mi ricordano l'estate al lago quando mi ci porto' stefano al loro primo concerto e li' incontrai giovanni, uno dei nostri diversi incontri fortuiti di quel periodo. e poi mi ricordano invece l'estate napoletana, una recente, nel 2009, la mia estate di ricostruzione diciamo, e anche ultima estate italiana, un altro amico, nunzio mi porto' a sentire francesco di bella che suonava da solo al pompeiLab in un posto carinissimo a pompei.

insomma, "vesto sempre uguale e nun so mai crisciut" ... gia', cio che pensavo io per strada mentre andavo al concerto e ora dopo il concerto mi e' rimasta in testa questa canzone e mi sembra frase bellissima. vi, sara sempre cosi e vabene cosi. so esattamente il peso di ogni mia scelta piccola o grande, so il valore di ogni mio centesimo, so l'importanza delle mie uscite e delle mie sere a casa, so quanto vale riabbracciare mio fratello perche so quanto e' doloroso non essergli sorella a casa. "non vedo la paura vedo solo l'attesa espressa in un eccesso di fragilita'".

18/01/11

Parole e Persone

"Mi ha cresciuto in una stanza ispessita dai libri, che produsse l'effetto di vederla ingrandita quando fu sgombrata da un trasloco. Ma finche ci dormivo dentro era immensa: si allargava di pagina in pagina sfogliata. Mi parlava in italiano, quello senza accento dei suoi libri, facendo biforcuta la mia lingua, napoletana per una buona meta'. Tra noi l'assenza fu opera mia. All'eta' buona a tutto dei diciotto anni lasciai non solo il tempo trascorso con lui, ma quello futuro, che aveva apparecchaito per me negli anni, con la premura della premeditazione. Lasciavo nelle sue stanze tutto il tempo passato e tutto l'avvenire immaginato, tenendomi un presente immaginario."

"Tra i suoi scaffali ho conosciuto l'arembaggio agli occhi di pagine e di storie magnifiche. Tra le montagne riconosco la sua volonta di togliersi dal tumulto, di procurarsi la distanza urgente. Scalo, mi struscio sopra la pietra ruvida, compatta, sopra il vuoto delle pareti come sopra quello delle pagine, toccando in superficie. Dai suoi libri, dalle montagne ho ricevuto l'uso di sfiorare."

Quando metto piede a Napoli, ormai sempre piu raramente, una delle prime cose che faccio, dopo un caffe', e' quello di passare da Dante e Descartes (libreiria e casa editrice). Spesso succede che li poi prendo il secondo caffe'. Ma e' un caffe diverso. Il primo e' un caffe che prendo con la citta', caffe' della riconciliazione, del ritorno, della nostalgia. Il secondo e' il vero caffe', quello che si prende quando passi a trovare un amico, quello che devi assaporare mentre si parla di libri, di scrittori, di cultura, di disagio, di sogni e di realta'. Quello che rallenta il passo. Entrare da Dante e Descartes non e' entrare in una semplice libreria, e' entrare nel concetto puro di libreria. I libri non sono sistemati per ordine alfabetico o per ordine di paese o per chissa quale altro ordine logico. I libri stanno la per la loro bellezza e non hanno ordine. Lo decide Raimondo. E poi, sono dappertutto. Su tavoli, su scaffali, per terra, sopra, sotto. Ovunque e tutti mischiati. Un libro appena pubblicato puo stare accanto ad un libro di 50 anni fa, che ovviamente Raimondo ha. Entrare da Dante e Descartes vuol dire incontrare Raimondo e il suo amore incondizionato per quello che fa. Nella sua libreria entrano tutti, ma sono pochi quelli di passaggio, anche se la libreria si trova a via mezzocannone tra il via vai degli studenti universitari e all'ombra dei negozi di abbigliamento che invadono il rettifilio. Chi entra da Dante e Descartes entra perche vuole proprio entrare li, perche sta cercando quel libro, perche vuole quel consiglio, perche vuole fare due chiacchiere e prendere un caffe. Tutto questo si puo da Raimondo. Da lui ho incontrato nel corso degli anni, scrittori, filosofi, artisti.
E quando esco da Dante e Descartes ho sempre qualche libro ovviamente, sempre meno di quanti ne vorrei prendere e comunque non credo mai di aver pagato un libro a prezzo pieno, Raimondo ha sempre voluto farmi uno sconto e no, non esistono carte fedelta' - da Dante e Descartes sei fedele alla scrittura, al libro, alle parole, al luogo, alle persone non ad una brand.
Uno dei libri che di solito porto sempre via dopo essere stata da Dante e Descarte e' quasi sempre un libro di Erri de Luca, amico di Raimondo. Tu non c'eri l'ho preso sabato, 40 pagine, un sorso di poesia, come sempre. Un'assenza, come spesso.
E il confronto con l'editore e il libraio e l'amico di Erri, Raimondo su questo libricino mi ha riempita di gioia. Il libro edito appunto da Dante e Descartes costa solo 5 euro, Raimondo me ne ha fatti pagare 4, io gliene avrei dati 10.

04/01/11

evviva i desideri - questi sono i miei per quest'anno

una pizza con tore, io e lui da soli
un viaggio breve da sola, un viaggio lungo in compagnia oltreoceano
due bei libri, un vecchio amico, un nuovo amore
un giardino pieno di fiori, di more e di fragole
una banconota da trovare per terra
mio padre che ride, mia nonna che che dorme serena, mia madre che si vuole bene
meno internet, piu sorrisi
una nuova lingua, un vestito nuovo, piu tacchi alti
piu cieli stellati, piu pezzettini lego
piu biglietti scritti a penna con inchiostro blu
almeno un film di toto' e due di troisi da vedere in compagnia
piu prosecco e meno champagne
piu disegni di salvatore con soli blu e raggi neri
un viaggio in nave e tanti in treno
una lettera, tante foto
qualche bel giorno di pigrizia
meno ore di lavoro
piu mostre, piu passeggiate senza meta, piu vicoli, meno autostrade
una bici
un tavolino all'aperto con sopra caffe e fogli da scarabbocchiare
rallentare
tanti baci e carezze

Internazionale - ancora per un buon anno venturo

La Settimana


Buon anno

Accorciare le distanze. Farmi un lifting.
Sei mesi senza Ikea. Mantenere la calma.
Fare le mie scuse a Ibrahimovic.
Portare i bambini a Pompei prima che crolli tutto.
Meno zuppe pronte a cena. Fare delle ferie decenti.
Imparare la lingua dei segni.
Passare un mese tra il tropico del cancro e quello del capricorno.
Parlare di più, ascoltare meno. Leggere la biografia di Luigi XV in francese.
Aprire un albergo sulla spiaggia a Zihuatanejo.
Essere moderato nella moderazione.
Imparare a cucinare le lasagne come fa mia nonna.
Trovare un posto ai fumetti.
Creare una biblioteca di stilemi grafici.
Tornare a sorridere.
Almeno un weekend con neve, camino, castagne e vin brulé.
Andar con le lasagne infino a Prato a porre l’assedio alle castagne e frusco e ammargelluto strolagare alle prugne più tonde e ritornare. Labs! Svegliarmi prima la mattina.
Smettere di procrastinare i buoni propositi degli anni scorsi.
Abbassare gli scudi.
Vedere tanto i miei amici.
Un bel viaggio.
Guardare meno la televisione.
Coltivare lo zero.
Prendere confidenza con la pentola a pressione.
Imparare a guidare.
Sperimentare.

Come ogni anno, questi sono i buoni propositi della redazione di Internazionale.
Giovanni De Mauro

buon anno venturo!