Photo: virginia

11/02/18

Sono qui

Sono qui, papà. Ti osservo quando chiudi gli occhi e ti abbandoni sulla poltrona, davanti al camino. Osservo il tuo volto sofferente, stanco, spaventato. Sono qui, accolgo i tuoi silenzi, rispondo alle tue parole. Attendo i tuoi ricordi. I miei passi sono i tuoi, il mio tempo è scandito dal tuo. Ti accompagno, verso dove non so, ho il terrore di saperlo. Ma ti accompagno. Sono qui. Mi prendo la tua rabbia e vorrei in cambio darti serenità, dirti che tutto andrà bene, che la vinciamo, la vinciamo questa guerra. Ma non mi credi, e faccio fatica anche io. Noi cerchiamo le armi ma intanto il cancro divora le tue forze, ti ha tolto il sorriso, ti avvelena il sonno. E io non riesco a lasciarti neanche un attimo. Ti osservo, piango di nascosto, controllo se dormi, se hai dolore, se hai preso il raffreddore, se hai freddo. Sono qui. Come lo sei stato tu sempre, in ogni momento della mia vita. Combattiamo papà, combatti.

27/12/17

Pazzia

Provo a scrivere ciò che più mi manca di me ora che vivo nel regno di mia madre, dove non c'è spazio per altre identità se non la sua - ingombrante, urlante, buia, confusa.
Ho lasciato la mia vita in un deposito milanese. Vi ho lasciato la serenità, le luci soffuse, i colori. Ho lasciato lì la gioia di scegliere una bottiglia di vino e i gelati; vi ho lasciato i calzini caldi e la sciarpa messicana. L'emozione di iniziare un libro nuovo, sdraiata sul divano. Ho lasciato il silenzio e l'energia che ne scaturisce. Il cassetto con le tante scatole di tè, la tazza e il sottobicchiere inglesi. Ho lasciato anche Leonard Cohen, i mariachi e Gianmaria Testa. La voglia di leggere ed allontanarmi, quella di scrivere ed esplorare. Ho lasciato i desideri, non ricordo neanche quali e quanti. Ho lasciato la femminilità, la voglia di piacere e piacermi.
Mi muovo piano nel regno di mia madre per non rompere equilibri molto fragili che non saprei aggiustare. Non riconosco nulla, c'è rumore, c'è buio, c'è pazzia. C'è ciò che rimane di una madre, di una donna, dei pezzetti incolori sparsi sulle mensole. C'è delirio e rabbia, vendetta e ripicca, rancori e rimorsi.
Attendo, respiro piano. Non perdo di vista la porta.

17/02/17

berlino

Non e' una mossa intelligente andare a berlino due mesi dopo essersi lasciate con l'ex fidanzato tedesco. Non e' una mossa intelligente andarci a febbraio, quando "bene, e' meno freddo le temperature sono sopra lo zero, la neve si scioglie e..." inizia la pioggerellina del cazzo, proprio quella inglese triste che cade lentamente, leggera e ti avvolge. E berlino ha un'aria triste, quella della berlino triste dell'est, con la pioggerellina del cazzo, e l'ex che si e' preso un posticino nei tuoi pensieri, e poi eccola, una telefonata di mezz'ora dall'italia, una telefonata che parla di pazzia e di dolore, e ti fa sentire inutile e cogliona, mentre ti avvicini alla porta di brandeburgo e pensi che forse no, non e' stata una mossa cosi intelligente venire a berlino. Forse i caraibi sarebbe stata una mossa intelligente. Chissa. C'e' di fatto che arriva il momento di vedere quel tuo collega mezzo tedesco e mezzo messicano che ti porta in una enoteca italiana e c'e' gente, tanta, e voi siete in piedi al bancone a parlare di messico, guatemala, napoli con i suoi visitatori tedeschi, e berlino, e il bicchiere di vino tinto che e' sempre pieno, eppure tu il vino lo bevi, lo gusti, e ti piace pure, e tutto diventa meno triste, la pazzia si allontana, e pure il tuo ex fidanzato tedesco per un po', e pensi continuiamo a parlare di messico ti prego, e di cose belle, e ti giri e il bicchiere di vino che credevi di aver svuotato e' pieno, di nuovo, e scopri che dietro al bancone c'e un ragazzo italiano che te lo riempie. E berlino diventa un po' meno triste.

22/10/16

assenza

Nonna, stasera vorrei sedermi sul divano accanto a te, e fermarmi a vedere la televisione con te, osservarti mentre ridi e ti coinvolgi. Stasera vorrei ascoltare la tua voce, vorrei sentirti accanto. Vorrei che mi vedessi, che notassi come sto diventando donna, vorrei mostrarti le scarpe con il tacco che mi chiedevi sempre di mettere, vorrei farti vedere i vestiti che compro, il rossetto rosso, vorrei cucinare per te. Vorrei vederti orgogliosa di me, tu che donna lo eri, con semplicita' e classe. Nonna stasera vorrei entrare nel tuo mondo, e restare li' un po', assopirmi, prendermi un po' di affetto, di quello bello che mi davi tu, sempre e comunque. Mi manca la nostra complicita', mi manca prenderti le mani, baciarti le guance. Stasera mi vivo la tua assenza.

13/12/15

gin o' clock

Dopo sei anni di vita a Londra ho scoperto il piacere di sorseggiare la bevanda inglese per eccellenza, il gin & tonic. Non mi ero mai soffermata su questo aspetto intrinseco della cultura inglese. Io che non ci capisco niente di gin mi sono ritrovata affiscinata a guardare lo scaffale del supermercato zeppo di bellissime e talvolta elegantissime bottiglie di gin tutte made in England, dai prezzi svariati. E, seppur se di meno, una scelta abbastanza varia anche per quanto riguarda l'acqua tonica. Poi il tutto sta nell'abbinare le due eccellenze. E goderne. Goderne come ho imparato da solo qualche settimana a fare io. Non sono mai riuscita a condividere ad esempio l'assunzione spasmodica di birra. Ma tornare a casa dopo una giornata pesante e quasi sempre stressante, prepararsi un buon gin & tonic, e man mano che lo si sorseggia sentire lo stress scivolare via e i muscoli rilassarsi, e' un piacere che purtroppo ho scoperto solo ora. Si puo stare sei anni in un luogo e perdersi pezzi di cultura. Ma poi, quando pensi di saperne tanto, all'improvviso fai delle scoperte che ti riaccendono curiosita'. E ora vado, it's gin o' clock.

03/11/15

cafeconleche

Mi chiedono, perche non scrivi piu? Perche non fotografi piu?

Perche semplicemente stanno avvenendo dei cambiamenti in me da qualche anno, cambiamenti importanti che mi portano a vedere il mondo con occhi molto diversi da quelli di prima, con parole diverse, e nessuna delle forme di espressione e creativita a me tanto care e fondamentali per un certo periodo della mia vita, e' in grado di accompagnare questo processo di crescita e cambiamento.

Mi manca scrivere, mi manca leggermi. Mi manca osservarmi nelle foto che scatto. Ma la spinta e la naturalezza che caratterizzavano la scrittura di questo blog sono andate perdute e ogni mio tentativo di ripristino risulta in qualcosa di rigido, impacciato, arido.  Lo stesso con la mia macchina fotografica. Non vedo niente al di la dell'obiettivo. O meglio nella realta che mi circonda non vedo foto da catturare, non vedo la mia realta, quella che voglio tenere in una pagina.

E' un passaggio il mio che dura da qualche anno e che sono convinta mi portera' a un certo punto da qualche parte. Questo passaggio e' fatto di poche parole scritte e di poche immagini annotate e di tanti pensieri che fluttuano e che non nascono per restare. E' un passaggio da persone e luoghi che non ci sono piu a, spero presto, altre persone e altri luoghi che ci saranno. Ma non ne vedo la forma al momento, e non ne sento ancora l'odore. Quello che ho e' quello del passato che per ora e' solo da leggere, da osservare, da ricordare.

Cafeconleche resta e mi rassicura. Ci sono stata in passato, sono stata cosi e posso leggermi.

22/03/15

domenica

In Norvegia a Giugno succede che c'e' sempre luce. Succede che il sole tramonta alle 11 di sera e che pero' fa fatica a tramontare. Allora succede che il tramonto dura tantissimo, il cielo si colora di rosso e resta così per un po', per ore. Succede ciò che tutti noi almeno una volta abbiamo desiderato nella vita, davanti a un tramonto che ci trasmette pace, serenità, emozione, il tempo si ferma. E a volte servirebbe proprio che ovunque siamo il tempo si fermasse e che un tramonto potesse durare ore, che il cielo si colorasse di rosso e arancio e restasse così per tutto il tempo necessario a farci sentire in pace con il mondo, in pace con noi stessi, in pace con il luogo dove viviamo e con il quale spesso siamo in guerra, come succede a me con questa città.
Oggi e' domenica e il cielo e' rosso dopo settimane di grigio. Oggi e' domenica e davanti al cielo rosso io sfinita lascio cadere le mie armi e vorrei gridare, non ti odio Londra, non ti odio, ma lasciami andare, lasciami andare, non trattenermi più. Oggi e' domenica e davanti alla drammatica bellezza di questo tramonto osservo le mie armi ancora accanto a me e mi preparo a difendere quei colori che sono sicura ho ancora dentro da qualche parte, i sorrisi che fanno fatica a ritornare, la voglia di altro e la consapevolezza che un giorno un tramonto non sarà solo una tregua, ma una realtà da godere senza paura del grigio che incombe.


20/01/15

questione di tempo


Ho capito, e’ tutta una questione di tempo. Sempre lui, sempre il tempo. Bisogna aspettare, e’ inutile che mi agiti sulla sedia, devo mettermi l’anima in pace e attendere. Questo Gennaio e’ un tempo di attesa. E allora aspettiamo. Aspettiamo che la luce del giorno duri fino a sera, aspettiamo che il sole riscaldi, aspettiamo che anche questo cancro venga combattutto e vinto, aspettiamo che mi si chiarisca il cuore, aspettiamo di poter prendere decisioni, aspettiamo il treno giusto e saliamoci senza rimpianti. Aspettiamo un po’ di risate che ora sono solo smorfie. E arriveranno le energie, la voglia di ridere, l’eccitamento di un’idea. Riprendero’ la mia macchina fotografica, i traghetti e le bici. E’ solo una questione di tempo. Io cerchero’ di non spegnermi ma tu, tempo, arriva.

13/12/14

Femminilità in Marocco

Il Marocco, in quanto paese musulmano, si presenta come un paese maschio, ma un paese maschio dove tutto e' femmina. I profumi e i colori delle spezie, gli oli, il sapone nero, le ceramiche, le stoffe, i tappeti. E me ne sono resa conto quando sono rientrata nei miei confini rassicuranti e ho aperto la mia borsa, ogni cosa che ho desiderato portare con me l'ho fatto pensando alle donne presenti nella mia vita. Il Marocco e' in realtà femmina, e in quanto femmina lascia che gli uomini abbiano il ruolo di traghettatori, la femminilità passa dalle loro mani e chissà se ne sono consapevoli. La femminilità passa dalle mani di chi mi ha mostrato i tappeti delle donne berbere, dalle mani di chi mi ha venduto il sapone che ho scelto per le mie amiche, dalle mani dell'artista che ha creato le ceramiche che saranno usate da mia madre, dalle mani di chi ha scelto le spezie che cucinerò io.

11/11/14

formaggio cake

Quando vi sentite senza energie e un po' così, prendete mezza philadelphia buttateci dentro un paio di cucchiaini di zucchero a velo, mescolate mescolate, e poi un goccio d'estratto di vaniglia e un po' di panna liquida. Sbriciolate dei biscotti digestive con un bicchiere, poi mettete cio che resta dei biscotti nel bicchiere e versateci sopra il miscuglio della philadelphia e qualche lampone. Mangiatene mangiatene. Anche se fuori piove. Soprattutto se fuori piove.
E dimenticavo, Massimo Troisi. Gustate il tutto davanti a un film di Troisi.
In alternativa, tre zeppole e due panzarotti. Ma per questo avete bisogno di Napoli.