Photo: virginia

31/12/12

l'anno che verra'

Non faccio classifiche, non le amo, mi mettono in difficoltà. Non voglio neanche fare una lista di desideri. Non ne faccio più da qualche anno. E odio ciò che chiamano buoni propositi. Ma siamo a Dicembre e volente o nolente e' proprio tempo di desideri, c'e' chi scrive lettere, c'e' chi se lo augura a voce.  Io come da tanti anni a questa parte lo scrivo qui. Che ci sia un posto per me, un ridicolissimo e semplicissimo e banalissimo posto nel mondo. Voglio un luogo dove sentirmi a mio agio, sentirmi a casa.Voglio scrollarmi di dosso questa sensazione di essere sempre e ovunque fuori posto. Mi sono un po' persa e non riesco a ritrovarmi, se un posto c'era ora non c'e' più. Dal nuovo anno, ma anche dal nuovo mese, dal nuovo giorno chiedo di ritrovarmi e di trovare un mio posto in questo mondo, di quelli che ti mancano quando vai via, di quelli dove si desidera ritornare, di quelli che ti trasmettono serenità. E che ci sia il mare in questo posto. Che ci sia un cielo blu e un campo verde e dei fiori gialli. Che ci sia un po' d'amore, sempre un sorriso e qualche abbraccio. Attendo speranzosa. 

01/12/12

Fretta di nascere. Gioia di vivere

Sono nata alle 4 di notte. Era il primo giorno di dicembre di un anno turbolento, il '78. Io avevo fretta di nascere e in realta avevo avuto fretta anche di essere concepita, mia madre aveva appena dicianove anni quando mi mise alla luce in una clinica di torre del greco, la clinica che si prendeva cura periodicamente di tutta la mia famiglia per operazioni, controlli e nascite. La sera della mia nascita pero proprio perche mia madre e mia nonna erano di casa in quella clinica, medici e infermieri hanno creduto che la mia fretta di venire al mondo fosse un capriccio di mia madre, della sua giovane eta' e di mia nonna emozionata per la sua prima nipote. Allora io ho fatto senza di loro, stavo per uscire, capricci o no, e quando mia madre ha sentito che io me ne stavo infischiando della notte e del sonno dei medici ha chiesto a mia nonna di controllare e mia nonna nell'alzare lenzuola e camicia di mia madre ha visto la mia testolina. Mia nonna e' stata la prima a vedermi nascere, prima anche di ostetriche pigre e della mia madre spaventata. Sono nata nel 1978, il partigiano Pertini diventava Presidente, Giovanni Paolo II diventava Papa, in Spagna nasceva la democrazia. E' l'anno degli inizi, e' l'anno delle speranze, e' anche l'anno di stragi e attentati alla democrazia e alla liberta: viene rapito e ucciso Moro, viene ucciso Peppino Impastato.
Ma io tutto questo non lo sapevo, io ignara di tutto mi affrettavo a nascere e a vivere e per tutti questi anni quello stesso entusiasmo e quella stessa foga che avevo nell'uscire fuori mi hanno accompagnata nella vita. E ad ogni  compleanno mi fermo e penso, e' vero la vita e' un casino, le situazioni dolorose aumentano man mano che l'eta' avanza, a volte non so dove mettere le mani, eppure sono felice di essere viva e non posso che ringraziare il Signore per tutto cio che ho, per tutte le cose che ho fatto in questi anni, per le persone che ho incontrato, per gli amici veri, per quelli vicini, per quelli lontani, per tutto l'amore che mi e' stato dato da chi non c'e' piu e che ha contribuito a farmi essere cio che sono senza amarezze, e per l'amore che mi viene ancora dato sotto svariate forme. Sono nata in un paese dove non c'e' guerra, sono in grado di sentire, di vedere, di parlare, di camminare. A ogni mio compleanno mi viene un nodo in gola perche mi emoziono pensando alla grandezza della vita che mi e' stata data. E trovo che sia bellissimo.  

20/11/12

vite

Ho trascorso questi ultimi tre giorni a mettere le mani nel passato di due persone che non ci sono piu, i miei nonni. Ho trovato tutta la loro vita e tanti pezzi del mio passato tra le loro cose. Il mio passato assorbito dalle mura di quella che e' stata la loro casa. E li ho visti, i miei nonni tra quelle cose, tra quei mobili, ho sentito le loro voci, ho visto mia nonna al mattino che si svegliava prima di tutti e con un passo silenzioso andava in cucina a preparare il caffe, ho visto mio nonno che infilava la camicia a righe cucita su misura dal suo sarto  e tirata fuori dai cassetti da mia nonna,  ho sentito le loro voci, le loro risate. Non so se succede ancora oggi che in una casa ci sia la vita intera di due persone, e pezzi di vita dei loro cari. Vestiti, residui di stoffe, pezzi di cotone, scatole di medicine, numeri di telefono scritti a mano su pezzi di carta, biglietti di auguri da familiari lontani, bollette pagate, certificati, documenti, immagini di santi, fotografie in bianco e nero, giocattoli di nipoti, bottoni, lenzuola, fazzoletti ricamati, stracci ricavati da vecchie lenzuola a fiori, bomboniere ancora legate a confetti, fiori finti colorati, tazzine buone da conservare, tazzine meno buone da usare, e tante tante tante cose varie incatalogabili, cose testimoni dei loro pensieri, delle loro indecisioni, le loro paure, le loro felicita, i loro ricordi, la loro quotidianita, i loro sogni.  Negli ultimi tre giorni ho aperto armadi e cassetti di una casa silenziosa dove non si sente piu l'odore del caffe, ne' lo scroscio dell'acqua, dove la luce non filtra piu dalle tende maestose creando quel chiaro scuro rassicurante e intimo. Ho aperto armadi e i fantasmi mi hanno accolta e con loro ho pianto l'assenza di odori, suoni, l'assenza dell'anima di quella casa, l'assenza dell'amore. Non e' vero che le cose sono solo cose. Non e' cosi. Le cose riempiono la nostra vita e dicono di noi, sono belle e vive quando ci siamo, silenziose e sole quando non ci siamo piu. La borsa che mia nonna metteva per uscire finche mia nonna era in vita era piena della vita di mia nonna, era piena di mia nonna, era parte di mia nonna. Ora che lei non c'e' piu e' una borsa triste, e' un oggetto che non appartiene piu a nessuno ma e' impregnata di cio che e' stato e che non sara piu, e' impreganto di assenza. Negli ultimi tre giorni il passato e' venuto allo scoperto e ha vinto trovando un presente debole, ho voluto che quel passato mi prendesse e mi scuotesse e mi facesse tutto il male che deve farmi, ho dormito tra le lenzuola scelte, comprate, lavate e riposte da chi non c'e' piu, ho dormito sul letto dove dormivo con i miei nonni, ho dormito sentendo il suono del silenzio quando non e' arrivata la buona notte con la preghiera della sera, ho dormito circondata dalla carta da parati a fiori ingiallita che ormai era solo una carta ingiallita, e mi sono svegliata senza abbracci e senza sorrisi. Mi sono svegliata sola. Dopo piu di un anno e mezzo dalla scomparsa di mia nonna forse questo e' stato il mio vero saluto, piangere e muovermi in quella che e' stata sempre la casa della mia serenita', della mia gioia, toccare e riporre pezzi per avere l'illusione di conservare in quei pacchi un po di quella felicita e di quell'amore. Per avere l'illusione di tenere insieme la mia vita che sento sgretolarsi senza che io possa fare niente.

08/11/12

novembre

ci sono certe giornate che senti un peso sul cuore e capisci che e' una giornata di lutto ma non sai e non ti spieghi perche.
sai solo che piangeresti lacrime di cordoglio per qualcosa che se n'e' andato, che non c'e' piu.
succede dai primi attimi del mattino, quando apri gli occhi e senti che il mondo e' pesante e vorresti richiuderli e far trascorrere la giornata senza di te.
ti alzi, ti trascini in bagno e inizi a cercare nei punti piu reconditi della tua mente, e del tuo cuore, una spiegazione alla tua tristezza e alla tua voglia di piangere.
pensi alla sera precedente, cosa hai fatto? chi hai visto? e' stato qualcosa che altri hanno detto, che hanno fatto? no, non riesci a trovare degli elementi apparentemente logici.
allora fai finta di niente ma ogni tuo movimento e' accompagnato da questa tristezza, non riesci a sorridere.
allora capisci che e' semplicemente il giorno di una morte. dentro di te e' morto qualcosa, un sogno, un speranza, un'illusione, o forse hai rinunciato a un affetto.
o e' morto un progetto, un entusiasmo. oggi e' una giornata di cordoglio. e' cosi, a un certo punto si fanno delle scelte che ne uccidono altre e arriva il momento di piangere per cio che non accadra, che non puo accadere e bisogna farlo, bisogna accettarlo per poter far spazio a cio che si e' deciso di vivere e a progetti nuovi, a nuove speranze.
io non so cosa sia morto in me oggi, ma qualsiasi cosa sia stato l'ho perso con dolore come sempre quando c'e' una perdita, un'assenza.

27/10/12

non ho resistito

Cara ministra,




Ebbene si, io sono esigente. Si, ho detto ESIGENTE, perché sa la lingua italiana e' meravigliosamente ricca e, non ci crederà, abbiamo un termine che avrebbe potuto usare senza prenderne uno in prestito dagli inglesi, "esigente", non e' meraviglioso questo vocabolo? Dicevo, si, io sono esigente, lo ammetto, se la dovrebbe prendere con me, invece non puo, sa perché? perché senza rompere i coglioni (lingua meravigliosa l'italiano) a nessuno, tanto meno a lei, io pago a mie spese (e mi creda il conto e' davvero salato) il mio essere ESIGENTE. Sono un'esigente testarda e sfacciata che a 30 anni dopo laurea, master, tirocini non retribuiti, lavori all'insegna del precariato e dell'instabilità, proprio non riusciva ad accettare di dover fare un lavoro che non fosse in qualche modo legato alla propria formazione e alla propria passione. Ma non si preoccupi, mi sono auto-espulsa! Non meritavo di stare in Italia e quindi ho deciso di pagare le tasse in un paese che - non ci crederà - non mi chiama "choosy" (e loro ce l'hanno pure come termine!). Per l'Inghilterra io sono semplicemente una persona "normale" che, dopo una laurea (che in questo paese equivale a: laurea + master) e un master (vai a spiegare agli inglesi perché io abbia pagato per avere un'ulteriore specializzazione quando ai loro occhi la mia laurea e' gia specializzazione) desidera legittimamente avere un lavoro per il quale si e' formata e specializzata. So' strani sti inglesi, lo so. Pensi che non riesco neanche a spiegare loro qui come uno Stato che forma i propri giovani con lauree, master, corsi di vario genere, tirocini, poi non beneficia delle loro competenze.


Le svelo un altro segreto, qui in questa terra di pazzi a quanto pare si laureano a 21 anni e questi pazzi con difficoltà relativamente basse riescono a ottenere un lavoro connesso alla loro formazione! Quindi io ho una manager che ha la mia eta', che lavora in editoria da 10 anni circa, che ha lavorato in un pub solo durante gli anni dell'università, e che non ha mai messo piede in un call center (visto che non si e' specializzata in quello) e addirittura la classe dirigente inglese non l'ha mai rimproverata!!! Pazzi.

Non mi metterò a elencare tutti i lavori che ho fatto e che ancora faccio, perché in realta non devo dimostrare a lei la mia flessibilità, che poi e' quella della maggiorparte degli italiani, perché e' da sempre l'unico modo che ha la gente normale per sopravvivere, questo mi da la sicurezza che bene o male non morirò mai di fame, ma sa, nella vita non e' sempre solo una questione di soldi, che per carità se ci sono ben vengano, ma esistono anche delle passioni, delle attitudini, e se io ho studiato letteratura e non ingegneria e' perche magari amo la letteratura e mi sono spezzata la schiena sui libri che mio padre mi comprava, per studiare e saperne di piu, e la mia massima soddisfazione sarebbe lavorare con la letteratura (sa in Inghilterra lo faccio!), e anche riassicurare mio padre che non ha sprecato i suoi soldi. Lo dica a mio padre che sua figlia e' troppo esigente, ma prima di dirglielo sia pronta a rimborsagli tutto ciò che ha speso per farmi studiare, mentre a me le ore di studio, di pianti, di nervosismi, di maleducazione di alcuni docenti non potrà rimborsarmeli.


Anche se non vivo piu in Italia una cosa pero credo di condividere con chi sta in Italia e combatte quotidianamente con frustrazione, de-motivazione, precarietà e insoddisfazione, condivido la rabbia nell'ascoltare le sue parole, la rabbia per la sua arroganza, per la sua mancanza di rispetto e di tatto. Abbiate almeno il buon gusto, voi tutti che avete stipendi e benefici che rappresentano uno schiaffo alle condizioni attuali della maggiorparte degli italiani, di starvene zitti e l'umiltà di accettare critiche, vista la carica che assumete e le cazzate che dite.


Ecco. Bella cosa la lingua italiana.


V

17/10/12

malattie

Oggi mi prendo una pausa dal mondo. Oggi ho detto al mondo che sono malata, sono malata di realtà, malata di doveri e devo fermarmi, guarire per un giorno.
Ancora in pigiama ho aperto le finestre e lasciato che l'autunno entrasse e si posasse dappertutto. Oggi si cambiano le lenzuola stanche. Ho preparato il mio secondo caffè da prendere lentamente davanti alla finestra, davanti agli alberi che ingialliscono e alla luce debole del sole, quella che entra ogni giorno quando la casa e' vuota, ma oggi trova me. Oggi do' spazio alla lentezza perché sono malata, malata di troppa velocità. E tra una stanza e l'altra volteggio, alzo il volume della musica e penso che e' da tanto, troppo che un uomo non mi fa ballare. Oggi mi metto a cantare a voce alta, mentre sistemo le federe rosse e penso a quanto era bella mia nonna quando cantava e rideva, la vedo che apre le tende al mattino e cambia le lenzuola stanche mentre l'odore del caffè si sparge per la casa. 
Oggi lasciatemi alla mia femminilità, preziosa eredita delle donne della mia famiglia. Con il pensiero e i ricordi torno nelle città che ho amato, che mi hanno fatta ridere, piangere, meravigliare, crescere. Con il desiderio esploro nuove felicita'. Oggi il tempo e' mio e ne faccio ciò che voglio. 


02/10/12

notte

due parole le voglio scrivere.
le scrivo anche se non le ho. ma e' evidente che le vorrei.
allora le scrivo.
le scrivo anche se gli occhi mi si chiudono. se si chiudono le parole non arrivano, si perdono vagando nella mia testa.
allora scrivo per stare sveglia.
scrivo perché deve esserci ancora vita da qualche parte dentro me.
scrivo alla luce delle lampade gialle. sul divano rosso. nella stanza bianca.
scrivo dopo il bagno caldo. prima delle lenzuola fredde.
non scrivo ciò che penso e neanche ciò che desidero.
pensieri e desideri arriveranno stanotte quando lascerò che gli occhi si chiudano tra le lenzuola fredde.
che sia una notte di desideri e senza paure.
che sia una notte di visite dal passato, di profumi familiari.
che sia una notte clemente.




13/09/12

you, london

ho iniziato questo blog esattamente sei anni fa, quando di ritorno dal mio viaggio a barcellona decisi che l'unico modo per sopravvivere all'aridita delle quattro mura di un ufficio era quello di perpetuare lo stato di creativita in cui vivevo quando ero in viaggio, quando insomma ero altrove. questo poteva accadere solo attraverso uno spazio come quello del blog. mi accorsi, a barcellona quell'estate, che relax e piacere coincidevano con i momenti in cui mi fermavo alle caffetterie a sorseggiare all'aperto il cafe con leche appunto, osservando la vita degli abitanti locali, rallentando con loro e facendo pace con il tempo. da quando sto a londra la lotta per difendere il mio spazio creativo si e' fatta piu dura, le mura di quest'ufficio sembrano piu sterili di quelli di torino. o semplicemente io sono piu stanca. poi a londra non esiste il caffe macchiato e bisogna quindi arrangiarsi con altro. ho voglia di parole, ho voglia di immagini ma soprattutto ho voglia di eventi che solletichino le parole e le facciano sgorgare.

a volte penso che la vita mi stia facendo pagare a piccole e lunghe rate quel biglietto di sola andata comprato per il 2 settembre del 2009. l'ho pagato con la lontananza da persone che amavo e che ora non ci sono piu, lo pago ogni giorno cedendo pezzi di serenita, di semplicita, di lentezza. lo sto pagando rinunciando alla familiarita di strade, di mura, cancellando gli odori e i colori che appartengono al luogo dove nasci e cresci, lo sto pagando con i sorrisi e gli abbracci di chi non vorrebbe niente in cambio accettendo un legame di sangue. tutto in cambio di qualcosa che mi trattiene qui con forza ma che ancora non so riconoscere. ma non e' il cielo arrabbiato, non sono le persone impacciate e spaventate davanti al calore di un abbraccio, non e' la solitudine davanti al piatto di pasta, la fretta e l'impazienza di chi per strada scappa da niente, il luccichio opprimente e claustrofobico dei negozi, la frustrazione di non avere mai abbastanza soldi, e rendersi conto di non sapere abbastanza per cosa. non e' di certo per tutto questo che ho pagato e pago ancora il prezzo di quel biglietto e un sudore freddo mi prende ogni volta che cerco di definire il vero motivo per paura di scoprire che sia stato ed e' tutt'ora un prezzo troppo grande da pagare. ma il tempo non aspetta i tuoi conti, non aspetta che trovi il coraggio per definire ragioni, il tempo va e anche in fretta e si prende cio che vuole e hai voglia a pensare se tornassi indietro o se avessi piu tempo. non ci sono se. respira e assumiti la responsabilita di quel biglietto.

05/08/12

virginia


si, sarebbe stata la prima a chiamarmi stamattina e a farmi gli auguri. segni concreti della sua assenza. il telefono che non squilla. la rottura di un rito. mi avrebbe chiamata presto perché gli auguri si fanno di mattina presto altrimenti non ha senso.
a napoli festeggiare l'onomastico e' piu importante che festeggiare il compleanno. il nome che ti viene dato e' importante, e' un legame con il tuo passato perche e' il nome dei tuoi nonni, e quindi dei tuoi antenati. io so che il nome che porto non e' solo mio, ma e' della mamma di mio padre, e della mamma del padre di mia nonna e cosi, indietro indietro. il mio nome e' il mio passato e il passato e' cosa importante: e' fatto di vite, di persone, di nomi. quando ero piccola festeggiavamo gli onomastici con dolci e regali, e a volte feste.
i riti sono importanti quando condivisi, quando invece iniziano a mancare intorno a te le persone che condividono e che fanno si che quel rito, quella tradizione possa ripetersi, allora c'e' una rottura ed e' triste. 
oggi e' il mio onomastico e in passato in questo giorno io e le mie tante cugine con il mio stesso nome ci saremmo ritrovate a casa della nonna virginia per festeggiare un legame attraverso questo nome.
il mio pensiero va a quei giorni di spensieratezza, di festeggiamenti, di riti, di cuginanze, di nonni, di genitori troppo seri per noi, di famiglia, di case piene di gente e di parole, ormai vuote e silenziose.  

13/07/12

nonna mia

"Quando morirà mia nonna non ci sarà più nessuno nel pezzetto di lego della mia vita dove mangiavo le stelline in brodo a casa sua e restavo da lei a dormire e mi dava un pigiama che mi faceva prurito...". 
un anno fa più o meno a quest'ora il tuo ultimo respiro, quello che ti allontanava definitivamente da me e dal mondo. volevo scriverti tante cose ma in realtà le parole che mi vengono ora sono solo queste: mi manchi nonna, tantissimo. e' vero e' come quando perdi un pezzetto di lego e tutto ciò che hai costruito ne risente. sei tu, tu con il tuo sorriso, con la tua voce, con le tue parole dolci, con il tuo capire immediatamente dal tono della mia voce il mio stato d'animo, tu con i racconti del tuo passato, tu con le tue mani morbide intrecciate alle mie, tu con i tuoi capricci, tu con i tuoi occhi grandi, con la tua voglia di vivere, di ridere, di sapere, di raccontare, tu con le patate fritte in un modo speciale che non potevano far male, tu con gli gnocchi che schiacciavi quando le patate erano ancora bollenti, tu nel tuo letto con le lenzuola bianche, con gli asciugamani di lino d'estate, con i tuoi camici a fiorellini, con le ciabatte sempre troppo strette, con il caffè sempre sul tavolo. mi manca avere me e te, mi manca il noi, la nostra complicità. mi manca il tuo amore roccia. io e te abbiamo saputo tacere per proteggerci, abbiamo saputo dirci per condividere. e se ora mi chiedessero di esprimere un desiderio chiederei di essere guardata dai tuoi occhi sorridenti che davvero in un istante polverizzavano ogni mio dolore, ogni mio affanno, ogni mia paura. supplicherei per un secondo desiderio, un tuo bacio. 

26/06/12

The colours of the Balkans


In 10 days the Balkans gave me back the colours I used to have before moving to the UK, well even more new colours. And I’m not only talking about my skin. I just needed some blue sky, some green mountains, a clear sea, red cherries and smiling, friendly, simple people around me. Simplicity and nature.  

Dagmar is from Dubrovnik, he lives in Switzerland and he is very proud of Croatia. I met him the first day I was in Dubrovnik when I was trying to escape the too touristy old town and looking for a quiet beach. He was carrying only a towel and I thought he must be a local. He showed me the beautiful and peaceful Dace beach where locals know each other and go there every year. They are proud of that little piece of paradise; they play cards (Italian games) in the shadow, drink local beer and grill lamb.


Anne Maria is German and I met her at the bus station in Dubrovnik we were both heading to Kotor, the bus was 45 minutes late and we started talking. In Kotor we stayed at the same hostel and very naturally we hanged around for two days. We agreed about everything and we got surprised and amazed of the same things. It was five o clock in the afternoon and it was quite hot, we looked each other for a second and said, let’s go to the beach!  We decided for the beautiful Perast on the bay and fell in love with this place. We found a cosy and nice restaurant where we had dinner under a vineyard. It was so peaceful and beautiful we couldn’t stop smiling and saying how beautiful and perfect everything was. She left the day after for Skopje, Macedonia.

Jeff is an American man who was staying at the Old Town Hostel in Kotor, it turned out he was Egyptian but he moved to US when he was very young. Jeff and Roxana (an always active and smiling Ukrainian girl who teaches English in Washington DC) were my mates in exploring the Durmitor National Park and the Tara canyon and part of the wild and beautiful north of Montenegro (and believe me that was a real adventure). As a child Jeff used to see the world through the gifts his relatives and friends got him when back from their travelling and he promised to himself one day he would start travelling and stop only when he had seen all the continents. He is halfway through.

Jacqueline is Swiss, from Lucern. She is studying for her master degree and in the meanwhile she travels when she can. She has studied in Tel Aviv and has travelled through South Africa. She has been in Australia and in so many other countries, and she is only 23 years old. I met her on the bus from the so kitsch and touristy Budva to the most wonderful Sveti Stefan. We got off the bus and headed together to the beach and made a loud WOW when we saw the beauty of the place. We enjoyed the peacefulness of Sveti Stefan, the freshness and clearness of the sea. Before she left we treated ourselves at the bar of the resort that surrounds the peninsula of Sveti Stefan, under the olives trees. I met her again in Kotor for a fresh Montenegrin beer and a relaxed dinner.

Miko works at the Old Town Hostel in Kotor with Alex. He doesn’t speak English except for some basic, but important, words like “coffee”. At the Hostel you happen to deal most of times with the volcanic and helpful Alex but for some mysterious reason that I cannot explain I found Miko’s presence very fascinating and reassuring, in the sense that he transmitted to me the essence of Montenegro, in some way. He was always very kind, very slow in his movements, even though he didn’t speak English he tried to communicate and he managed to do it well (and I found this a lot with the local people who didn’t speak English). He was always a very gentleman, in the pure and ancient sense of the term. He offered me a coffee a couple of times but either I had already had it or I was about to do something else. The last day I met him on the stairs and asked him if he could keep my baggage in the storage, he was doing something else, I think he felt my – stupid – rush (leave the rush somewhere else when you are in Montenegro!) he said “just a second” and he finished what he was doing and with his enviable slowness he came to me and took me to the storage. After this he offered me a coffee. I knew I had to meet Jacqueline at the coffee bar but I didn’t want to miss this. I accepted the coffee, and he gave me the coffee he had just made for himself. We sat at the table and didn’t say anything just enjoyed each other company and the coffee. I think that was the best coffee I have ever had during my travelling through the Balkans. It was a kind of Turkish coffee and I regret I didn’t have enough time to ask him to teach me how to make it. Thanks Miko.

The last day in Kotor I got up quite early and I decided to have a stroll, the last one, through the deserted old town. Kotor in the morning from 7 to 9 is just amazing, the sun starts softly lighting bits of the little narrow streets. Locals have their coffee at the bar, some of them go to work and tourists are still sleeping. While wandering around, stopping at every corner I met Sasha. Sasha is from Kotor, he manages a building company and was about to have breakfast before going to Perast to work. We talked for a few minutes and I asked him if he could drive me and a friend to Perast and of course he did. In our way to Perast he told us he was born in Germany, he lived in France for two years and still travels to France for work quite often. I met by chance Sasha again while I was waiting for my taxi to go to the airport. He gave me a drive to the airport on his Ape! On the way to the airport he stopped to get me some handmade Rajika.

I met Boro on the plane from Belgrade to London. He is Serbian but lives in London. His plan is to reconvert the cottage on the mountains next to the waterfalls, where he used to live as a child, in a place where to invite friends, artists and writers and just enjoy the beauty and the peace of the place. I saw the pictures. It really exists, a house by the waterfalls on a Montenegrin mountain.

Colours of the Balkans


21/06/12

Inedito d'estate

Ho trovato questo pezzo in una cartella dimenticata, scritto il 30 novembre 2009, l'ho letto come se stessi leggendo parole di qualcun'altro e mi sono commossa. La dedico all'estate che nasce oggi.


I girasoli sono alti e io mi muovo fra loro e respiro il loro odore. Alla fine del campo l’erba diventa bassa e inizio a vedere i pini. C’e’ rumore di cicale. Arrivo su una collina dove fra gli alberi ci sono tante amache. Ce n’e’ una per me. E’ rossa. Tutt’intorno ci sono cesti di frutta appena colta. Ci sono le prugne dell’albero di mio nonno, c’e’ uva, ci sono albicocche. Il sole attraversa I rami e arriva caldo. Il cielo e’ blu. Sulle amache ci sono gli amici. E senza ordine ci alziamo, mangiamo e ridiamo. Si va al mare, in bici. Ma prima passo dai miei nonni e loro mi danno pannocchie bollite e la pizza di pasta. Mi sorridono, mi abbracciano. Mi dicono di stare attenta. La loro casa e’ fresca e c’e’ profumo di bucato. Per raggiungere il mare attraverso un campo di papaveri questa volta. Sono rossi. Se schiacci il centro del papavero sulla mano ti si forma una stella. 

16/06/12

Viaggio per immagini


Si Parte - Ancona
Si Arriva - Split
Un giro nel Palazzo di Diocleziano, la citta vecchia di Split
Sta per finire la giornata, una pausa per realizzare...
sono davvero, finalmente, in vacanza?
Si!!! birretta nel centro antico
... al bar Ghetto  
L'indomani si riparte, si attraversa la costa croata
... e si arriva a Dubrovnik
Senza parole
Fuori le mura, il mare
... e dal mare le Fortezze
Pavoni sull'isola di Lokrum
Giro l'angolo e... !!!!
Un saluto dall'alto, si riparte
Arrivati fuori ad altre mura. La meravigliosa Kotor. 
Montenegro!
Si cammina col naso all'insu
E in su ci aspetta la fortezza da scalare
Arrivati in cima (limortacci... ehm e' stata una passeggiata)
Al mercato
... e gli acquisti, si pranza!!
Luci e pace di Kotor

Si va verso il nord e si lascia ogni traccia di civiltà 
E si arriva in un'altra civilta. Il villaggio di Zabjak.
E la signora mi ha fatto fare la pipi nella casina sulla destra!!
Gia, sono in una cartolina. Durmitor National Park
Il lago Crno
(non chiedetemi come si pronuncia)
Ma so come si traduce: Il lago nero. 
Canyon del fiume Tara, e laggiu ci dormono
E' ora di ripartire
In trenta minuti si arriva a Budva

E piu al sud io ho trovato il mio angolo di paradiso.
Sveti Stefan
Infatti ho detto Paradiso
Lasciatemi ancora un po

Nuovo bus, nuovo colore della mia pelle,
finita la batteria della macchina fotografica,
finite le vacanze!

04/06/12

Andare


Una delle cose più belle quando si viaggia è incrociare e incontrare altri viaggiatori. Chi viaggia sa quali sono le informazioni necessarie per lo scambio e in che modo comunicarle. Spesso il nome non è una di queste. Accade che si incontrano persone, che sai da dove arrivano, dove vanno, a volte anche cosa fanno nella vita, e le loro emozioni e sensazioni sui posti dove sono stati, le loro aspettative e incognite su dove andranno ma non sai come si chiamano e non senti il bisogno di saperlo ne’ di far conoscere il tuo. Non è un’informazione necessaria da dare nella breve durata dello scambio tra viaggianti. Il nome è un passo più intimo, a volte lo si dice quando l’incrocio diventa un vero incontro, quando si inizia a fare un pezzo di strada insieme.

Ciò che sto amando di questo viaggio e’ proprio il viaggio, gli arrivi e le partenze. Il rimettersi in viaggio, l’attraversare e il sentire ogni volta l’eccitazione di lasciare un posto e di ritrovarne un altro. Una delle cose piacevoli di questi giorni è arrivare alla bus station, mischiarsi a nuova gente con nuove storie, aspettare, andare, e arrivare in una nuova bus station.

E’ la prima volta che dedico tempo all’andare. Di solito amo fermarmi in un luogo, sentire di farne parte anche se solo per dieci giorni. Amo trovare un posto da sentire familiare, una strada, un locale, un quartiere, riconoscermi in qualcosa, e per questo c’e’ bisogno di tutto il tempo che si ha a disposizione, bisogna stare, immergersi nella quotidianità.

Stavolta sto andando e non vorrei più fermarmi. 



03/06/12

Arrivi - Split


Quando arrivi in un Paese dove non sei mai stata e del quale non capisci la lingua la prima sensazione e’ di disorietamento. Dove vado ora? Dove sara’ il centro?
Split (Spalato), come quasi ogni citta di porto alle 7 del mattino, quando sono sbarcata, era gia in fermento. Al porto c’e’ anche la stazione dei treni e quella dei bus, tutti coloro che vanno e vengono si incontrano e si incrociano nello stesso posto. Poi c’e’ sempre chi non va e non viene ma semplicemente sta, e sono le persone del posto che pero amano in qualche modo stare in posti di passaggio come le stazioni o i porti. Stanno li, bevono caffe, osservano.
Mi sono portata fuori dal posto di passaggio e non fidandomi del mio senso di orientamento ho iniziato a chiedere informazioni sul mio ostello alle persone del posto (tipicamente Virginia non avevo notato che avevo le indicazioni stampate!). Adoro chiedere informazioni, e per questo cerchero di non usare mai la tecnologia che trovo fredda e invadente. Chiedere informazioni e’ uscire dal proprio mondo, rompere quelle sottili barriere e paure create dalla differenza culturale e linguistica e creare un primo superficiale contatto con il luogo, attraverso appunto i suoi abitanti, la gente che vive quel luogo quotidianamente, non parlo quindi di operatori turistici che devono farlo per lavoro.
Dopo aver assaggiato la citta nel chiedere informazioni qua e la ho trovato l’ostello, la propietaria mi ha dato velocemente le chiavi e mi ha detto che doveva partire per Zagabria dove sua nuora stava per partorire, ma prima mi ha portata dalla vicina alla quale potevo rivolgermi per qualsiasi cosa. Ecco l’anima mediterranea inizia a manifestarsi in tutta la sua semplicita.
La Split vecchia e originaria e’ il Palazzo di Diocleziano, prima del Palazzo questo posto non esisteva, e nei secoli all’interno di questo immenso Palazzo si sono susseguite civilta’ e culture visibili oggi nei diversi stili architettonici. A parte le orde di turisti, camminare nelle stradine di questo Palazzo tutto bianco dove sembra che tutti si siano presi un pezzo, un angolo e’ stato piacevolissimo.
La mia prima giornata in terra croata e’ finita in un patio ricavato in un angolo di pietra del palazzo che un’associazione culturale ha riempito con sofa’, sedie, quadri kitch e candele. Prima vera birra estiva.
Si riparte verso il sud!

01/06/12

Partenza


L’umidità che mi ha assilita quando sono uscita dal treno mi ha dato il primo segnale. Vacanza. Il porto di Ancona non e’ bello ma e’ un porto, con i suoi pescherecci, con i marinai, i pescatori, con gli autisti stranieri dei tir, con uomini e donne dalla pelle bruciata e con il mare che da’ sull’altrove. E questo basta per iniziare a scrollarsi di dosso ansie e pesantezza. Si va, finalmente si va. E quando vai non sei mai sola, c’e’ chi va come te e si porta appresso, come te, storie e desideri. Si va per mare, si arriverà in nave, il modo per me più dolce per arrivare su una nuova terra. 

18/05/12

Oggi come ieri


Mi trovavo credo in terza media. Quell'anno e' stato molto probabilmente l'anno in cui hanno preso forma alcuni dei valori e delle passioni piu importanti della mia vita. L'anno in cui probabilmente inizavo a prendere forma io come essere pensante e desiderante e prendevo coscienza del mio universo dove non rientravano ne famiglia ne le persone che conoscevo. Nella mia classe, come succede in ogni classe soprattutto alle medie, c'erano i soliti bulletti, un po figli di papa, bellocci e che avevano deciso di puntare tutto sulla furbizia. La furbizia a quell'eta e' una qualita' da coltivare, essere il piu furbo vuol dire essere il migliore o almeno apparire il migliore. Io non so quando e' nata in me la sete di giustizia, di onesta, di chiarezza, di rispetto, ma sicuramente in quell'anno era diventata cosi forte e identificabile che non potevo fare a meno di manifestarla, per la prima volta fuori dalla mia famiglia, dove qualsiasi sete io avessi rimaneva inascoltata. Ricordo con chiarezza la mia insofferenza rispetto ai vari imbrogli che accadevano in classe che non venivano mai scoperti, mi imbattevo nella mancanza di giustizia e non riuscivo a capacitarmi che le cose dovessero andare cosi. Lui, Lorenzo era diventato il capetto, il piu furbo, e ne andava fiero. Solo che un giorno succede che la sua furbizia incrocia me e se mentre stavo male ma zitta quando vedevo gli altri vittime della sua spavalderia e del senso di omerta che pure era fortissimo negli anni adolescenziali soprattutto in una scuola del sud Italia, insomma quando invece furbizia e disonesta' hanno toccato me e quel mio universo che stavo delicatamente scoprendo e hanno presupposto una mia posizione io ho creduto in cio che sentivo e cioe che la sincerita', la chiarezza, l'onesta' vincessero sempre e che in qualsiasi momento potessero far crollare una torre di bugie, di inganni. Ho creduto, e ho continuato a credere per tutti gli anni seguenti, che una persona guardata negli occhi e messa davanti alla verita, davanti alla posizione di dire la verita, non avesse altra scelta che ammettere le proprie colpe, e non perche spinta da altri ma dal peso della propria coscienza. Ripeto, non so come a undici, dodici anni fosse cosi forte in me questa convinzione. Credevo nella sincerita e nella bellezza della sincerita, credevo nella giustizia e la volevo ad ogni costo. Tanto e' che un giorno avviene un processo in classe, la professoressa di italiano - sono sempre le professoresse di italiano ad accompagnarti durante il processo di formazione umana - chiede spiegazione circa cose che non la convincevano, ero coinvolta io, era coinvolto lui. Lui ha la parola e nega. Io ero allibita, credevo, dall’ingenuita dei miei 12 anni, che ormai fosse fatta, la magagna era stata scoperta, davanti a 30 ragazzi, che tra l’altro spaevano, e alle domande della professoressa non poteva fare altro che ammettere e arrendersi. Invece no. Lui nega. All'epoca non avrei mai immaginato che quella scena l'avrei rivissuta nella mia vita personale e nella vita sociale e politica del mio paese, ma anche del resto del mondo, milioni e milioni di volte tanto che ormai la considero un classico. No, all'epoca io ero scioccata. Ed ecco cosa succede, viene data a me la parola, se avessi parlato sarei stata immediatamente classificata come la traditrice, la bambina che racconta tutto, inaffidabile, perche e' questa la forza del disonesto, che altrimenti forza non avrebbe, fare leva su cio che puo farti male, e a quell'eta si sa cercavamo tutti un consenso, cercavamo visibilità, considerazione, approvazione, parlando avrei dimostrato che di me non ci si poteva fidare, per salvare me stessa ho puntato il dito verso un'altra persona che seppure colpevole non doveva essere tradita. Sarebbe stato inaccettabile socialmente il mio comportamento, la fine della mia battaglia per assicurarmi un posto nel mondo. O almeno questo era il mio terrore. Ma come potevo non dire? Mi veniva chiesta la verita, come potevo non far sapere? Non testimoniare? Non difendermi? Riuscire a non accusare? Come poteva il mondo chiedermi questo? Allora io sono rimasta zitta e mi sono girata e ho portato il mio sguardo da quello della professoressa a quello di lui. L'ho guardato e gli ho detto, come puoi avere la faccia tosta di continuare a mentire? Come puoi non capire che e' finita, che il tuo gioco e' stato scoperto? Lui era muto, mi guardava con superiorita’ e quasi compassione, anche il resto della classe rimase in silenzio, increduli della mia reazione, io ho guardato ancora la professoressa che a quel punto non ha piu sollecitato una mia versione dei fatti, a lei bastava cio che aveva visto e sentito. La mia nausea per quella menzogna che stava ancora una volta per vincere non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni, di accuse, di litigi, quella mia nausea agli occhi di quella donna – donna! – non poteva che essere sincera e apparire tale. Sono passati piu di 20 anni da quell'episodio eppure cio che e' successo in quella classe, il mio voler credere a tutti i costi che giustizia sarebbe stata fatta anche se non avevo abbastanza strumenti, e avevo dei limiti che non potevo non considerare, e' stata la forza che mi ha accompagnata in tutte le mie battaglie. In ogni situazione oscura, dove la mancanza di chiarezza e di onesta e' evidente e dove e’ quasi sempre evidente anche la mia mancanza di potere, di strumenti, di prove, io sempre faccio appello alla potenza e alla bellezza della verita e dell'onesta, spero sempre che la forza del mio bisogno di onesta smuova la coscienza di chi ho davanti. Rispetto a venti anni fa ormai accetto con non troppi turbamenti la posizione spesso imperterrita di chi mi sta davanti e ha deciso che la verita non verra fuori, pero grazie a quel primo successo io ho e avro sempre la forza e la voglia di chiamare in causa l'onesta. Non mi stanchero mai di crederci, non mi stanchero mai di dare fiducia al giudice che ho davanti, anche se raramente ho trovato di nuovo giudici con un'etica e un'apertura cosi forte come quello della professoressa d'italiano. Ormai sono rassegnata con me stessa perche so che non smettero mai con un filo di ingenuità, di gridare: il tuo gioco e' stato scoperto che tu lo ammetta o no.

13/05/12

Non tutti i bastardi sono di Vienna


Per la prima volta ho fatto fatica a finire un libro perche troppo bello, di una bellezza coinvolgente, delicata, semplice e intensa allo stesso tempo. Un racconto  che  ha il gusto delle cose buone di una volta, e che soprattutto e' un racconto. C'e' qualcuno che ci sta raccontando una storia, con dentro delle persone, i loro luoghi, il loro tempo, il loro passato, le loro relazioni, le loro complessita. L'ho letto lentamente, e ogni volta che mi fermavo tiravo un sospiro di sollievo come se stessi così prolungando la vita dei personaggi. A un certo punto ho temuto per loro, sentivo che stava per succedere qualcosa di doloroso e stavo male, non volevo sapere. Un'alchimia così forte non credo sia mai accaduta tra me e il mondo del romanzo. Forse una cosa simile mi e' successa con Sostiene Pereira, ma era un coinvolgimento molto più intellettuale, diverso. In questo romanzo sono diventata l'ombra del narratore, ero li con lui, ho amato, sofferto, pensato, riso, mi arrabbiavo e gioivo con lui. Verso la fine ormai conoscevo tutti e non volevo che finisse, non volevo succedesse niente di cio che sentivo stesse per succedere. La scrittura e' elegante, raffinata ma non fredda, mai. Mentre leggi ti sembra di masticare quelle parole, mi sono trovata a rileggere a volte una parola a voce alta per sentirne il suono. Ecco, questo libro viene voglia di leggerlo a voce alta perche e' fatto di belle parole di quelle che ormai non si usano piu e non si sa perche. Ma e' un linguaggio allo stesso tempo semplice. L'uso del dialetto segna le diverse estrazioni sociali dei personaggi ma e' pieno di umanita' e di tenerezza. E' un libro duro perché mostra la durezza della vita ma anche perché ne mostra la bellezza, la potenza, la ricchezza, la diversità.


Non tutti i bastardi sono di Vienna, Andrea Molesini, ed Sellerio, 14.00 €

26/04/12

zen? ma anche no

piove da giorni, senza sosta o con sosta snervante di un minuto. il mio computer al lavoro si blocca ogni due secondi. e' lento, le pagine non si aprono, le mail non vanno e il mio capo semplicemente si rifiuta di ripararlo. la mia collega lavora con le cuffie, muro che la mia stanchezza e' incapace di abbattere. attendo il rimborso delle spese che ho anticipato per lavoro, che per una serie di menefreghismi di colleghi e capi e' arrivato dopo una settimana, in forma di assegno che non potro incassare prima della prossima settimana. attendo un cenno dall'italia, delle parole che non arrivano e ogni ora che passa domande e tragedie si affollano nella mia testa e mi stringono il respiro, non riesco a trattenere i "lo sapevo". la caviglia slogata quasi due mesi fa continua a farmi male e a non farmi dormire la notte, e il dottore dice che non e' necessario, no, che io veda un ortopedico. il mio coinquilino che in due anni non ne ha mai voluto sapere delle pulizie della casa oggi mi manda un messaggio chiedendo di aiutarlo a pulire dopo lavoro perche domani ha some people over to work and it'd be really nice to work in a sparkling space. posso urlare? o mi fate uscire da qui subito?

23/04/12

cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno...

... e farlo durare, e dargli spazio.

non so. se cerco un momento nel mio passato professionale, un momento in cui sono stata davvero felice di fare il lavoro che facevo senza sovrastrutture pesanti, che incupivano e che affaticavano, beh forse e' stato quando ero ufficio stampa per la mia piccola casa editrice napoletana. c'era tutto cio che cercavo. c'era napoli e un ufficio nel centro storico dove scegliere se e quando andare. c'erano libri di alta qualita' e una realta molto piccola da far consocere, da spingere, da rappresentare, e nella quale credere. c'erano colleghi e capi appassionati, intellettuali piu che imprenditori, amanti di cio che facevano piu che avidi di soldi. e soprattutto mancava per me il legame con il denaro. gia, facevo quel lavoro come secondo lavoro anche se lo consideravo il lavoro piu importante, quello che mi alimentava culturalmene e soprattutto mi dava energie, soddisfazioni. non era la mia prima fonte di guadagno e quindi non avevo pressioni. le motivazioni erano tutte emotive se vogliamo dare loro un aggettivo. controllavo la posta di notte, di domenica, mandavo mail, organizzavo viaggi per conoscere le testate giornalistiche importanti. leggevo gli articoli per individuare i giornalisti appropriati, telefonavo in redazione con il cuore a mille per la paura di un no o di un non ora o di un ma-chi-e'-lei. attaccavo con il sorriso quando io e il giornalista finivamo aprivamo mille parentesi che si richiudevano poi con calma, senza fretta. aprivo ogni giorno la rassegna stampa sperando ci fosse un accenno, un qualcosa che ripagasse la mia fatica. che gioia quando trovavo! dopo di quello ho fatto e faccio altri lavori legati all'editoria, che mi sono cercata, qui a londra. mi piace, si mi piace. eppure. eppure la felicita' rimane li, in quella stanza piena di libri, nella mail della giornalista che mi chiede un'esclusiva per un libro a cui tenevo un sacco. rimane con il docente di filosofia che viene a parlarmi del suo libro per far si che io riesca a parlarne ai giornalisti. rimane in cio che considero l'essenza del lavoro per amore, nella mancanza dei soldi e nella mancanza di capi. si io avevo dei capi, ma erano persone, non capi. persone che avevano fondato quella casa editrice negli anni universitari spinti dal desiderio di voler esprimere le loro idee e i loro valori attrverso la pubblicazione di determinati autori. persone che si sedevano con te, ti spiegavano, ti chiedevano un'opinione, davanti a un caffe', che ti comunicavano le loro idee ovviamente fallimentari dal punto di vista del profitto ma meravigliose da un punto di vista creativo e culturale. quando sono affaticata, demoralizzata, quando cio che faccio viene minato continuamente da coloro che sono i miei capi e credono di possedere me e le mie idee e la mia passione e il mio entusiasmo, e credono di poter modificare, dettare, decidere, io cerco di trattenere il nodo in gola che per forza si forma, cerco di andare oltre alla stanchezza delle quattro mura dove sono costretta a stare per un tempo deciso da altri, cerco di respirare e ricordare che in realta io sono stata felice tra i libri, con i libri. lo sono stata quando le strutture che ora mi schiacciano non c'erano, non esistevano. se un giorno c'e' stato, allora potra esserci di nuovo. buttiamo giu questo nodo e facciamo si che il percorso verso la felicita sia il piu breve possibile.


22/04/12

gabbie

succede che non capisci. sembra la cosa più naturale del mondo eppure non capisci. cosa dire. cosa fare. o meglio, cosa non dire e non fare. le persone sono universi sempre più complessi, più cresci e più gli altri ai tuoi occhi diventano fragili e hai paura di toccarli, di sfiorarli, di dire, di fare. hai paura di far male, di farti male, hai paura di rompere un equilibrio che invece non esiste, perché se non ci si spinge e non si osa non si costruisce niente tanto meno un equilibrio. e' tutta una finzione. ciò che sembra a te un equilibrio da non rompere e' semplicemente paura, tua, sua, e' un avvicinarsi, stendere la mano, stare per sfiorare l'altro e ritirarla immediatamente. le relazioni hanno sempre più la forma di un esame, bisogna dire la cosa giusta, fare la cosa giusta, essere intelligente, brillante, simpatica, tutto al momento giusto, non sbagliare i tempi, non sbagliare i toni. e' tutto così tremendamente sterile e frustrante. ma e' così. eppure io mi sento vuota. non lo voglio quest'equilibrio, voglio rompere tutto, gridare, urlare la gioia e il dolore. essere goffa e imbarazzata, ma essere. voglio riempirmi di errori e non aver timore. ma non ce la faccio. sono intrappolata in una gabbia che non vedo, ma sento sempre più pesante su di me. mi tiene lontana dalla vita facendomi credere che invece la posseggo. così non so più cosa davvero voglio dire, cosa davvero voglio fare. non lo so. incredibile, ma la vicinanza di una vita umana mi spaventa ed e' ciò che più desidero al mondo. desidero qualcosa che allo stesso tempo mi spaventa perché non so come gestire la complessità e la diversità e la bellezza e la sofferenza che viene fuori dall'incontro di vite. 
qualche mese fa ho portato mia nipote di due anni alle giostre, gli occhi le sono diventati luminosi e ha iniziato a sbattere le mani e ridere e indicare le giostre dove voleva andare ma appena ci avvicinavamo alla giostra nei suoi occhi si vedeva la paura, aveva paura di qualcosa che voleva e scappava. 
io non voglio scappare eppure sento che lo faccio. una parte di me vuole rompere questa gabbia e farsi male, l'altra e' la gabbia. 

05/03/12

non lo riconosco

gia. come ho scritto a un amico: "il piccolo e' bellissimo e stranissimo. guardo e riguardo la sua foto e non lo riconosco". e' davvero stupefacente, all'improvviso arriva una vita che prima non c'era, e ora sta la, respira, apre gli occhi ha delle proprie forme, tutte sue. chiude la bocca come nessun altro essere umano fa, arriccia il naso come solo lui può fare. questo nuovo essere fa parte della mia famiglia. in questi ultimi anni nella mia vita si sono susseguite velocemente morti e nascite. una morte ti toglie una persona che e' sempre stata con te, ti da' assenza, silenzio, crea un vuoto fisico. quel corpo non c'e' più, quella voce non ha più suono, e l'assenza ti fa impazzire. una nascita ti porta un suono che non c'era, un corpo che non c'era. qualcosa che non riconosci che non fa parte del tuo passato, ora sta li e si fa spazio. vita e morte. rumore e silenzio. tutto così fisico. tutto così sconvolgente. nessuno sostituisce nessuno. chi non c'e' continua a non esserci. chi ora c'e' sta li, presente e futuro. io non riesco a smettere di guardare questo essere che non riconosco ma dicono che sia mio nipote. e' bellissimo e stranissimo. non so trovare altre parole. ora il mio essere dovrà fare spazio mentale, emotivo e fisico a questa presenza. 
bellissimo.
stranissimo.

28/02/12

amore

Si amarono e se lo dissero senza domande e senza risposte.
Lui la osservava. Lei lo baciava.
Da dove veniva fuori quell'amore? Non lo sapevano e non se lo chiesero.
Le domande dopo, rispondeva l'uno quando l'altra chiedeva. 
Le domande dopo pensava l'una quando l'altro l'accarezzava. 
Dopo.  Quando baci, sguardi e carezze non saranno piu possibili.
Dopo ci sara tempo per i punti interrogativi o per il silenzio.
Per i punti forse.  Quelli definitivi. O magari quelli sospensivi.   
E' amore anche se non ci sono risposte e se non si vogliono domande.
Se si vuole l'amore in quel momento allora l'amore nasce tra le carezze e i baci non annunciati.
Lei lo abbracciava e lo guardava, lui la teneva e la baciava.
E l'aria si riempiva di punti. Punti indefiniti d'amore colorati. Tanti punti per aria come coriandoli.
Poi arriva il momento. Lui deve andare, ma non vuole, non sa, si ferma, ritorna. Un bacio in piu, meglio prenderlo. 
Un bacio in piu te lo do,  e anche due lei pensava.
Ma poi avvolta dalla miriade di punti colorati nell'aria lei lo raggiunge. Punti come farfalle che svolazzano. Punti d'amore. 
Niente domande pero, quelle dopo.
Poi il rumore di una partenza e una ventata fortissima e i punti si mescolano e volano via, in su e poi in giu. 
Chi sbatte da una parte, chi dall'altra.
Il vento si fa piu forte.
La partenza piu rumorosa.
I punti perdono equilibrio. Non c'e' piu lei, non c'e' piu lui.
Non c'e' piu amore.
Non piu carezze. Non piu baci.
L'ultima ventata. Ultime parole. I punti vanno giu. Senza piu colore.
Affondano.

27/02/12

Spring

Non so se e' arrivata per restare, pero e' arrivata. O almeno si sta facendo spazio. Me ne sono accorta dai boccioli timidi e colorati sui rami ancora infreddoliti, e dalla luce, e dagli odori. C'e' luce e un profumo dolce nell'aria. E' inverno da un anno e mezzo e lei sta arrivando e io ho paura di esultare. So bene che qui, fuori e dentro, la primavera puo durare un giorno e l'inverno un tempo indefinito.




E' inverno da cosi tanto. Da troppo. E io ho bisogno di profumi, di calore, di verde. Ho bisogno di fermarmi, non proteggermi piu. Ho bisogno per un po di non difendermi piu. Per un po. Per la durata di una primavera. Ho bisogno di aria, di sorrisi. Ho bisogno di camminare leggera per strada e di aprire le finestre. Di scrollarmi di dosso la tensione di chi si protegge continuamente.



Ho bisogno di una primavera che non sia uno scherzo. Che arrivi e che ci sia.



Ho bisogno di una primavera fatta di terra bagnata, di foglioline verdi delicate che spuntano dove non l'avresti mai detto. Del volo degli uccelli. Dei sorrisi della gente. Delle finestre aperte.



E' inverno da tanto e io voglio scrollarmi di dosso questo buio e questo freddo. Voglio prendere una bicicletta e andarmene al mare e voglio che il telefono non squilli piu con notizie d'inverno ma che arrivino lettere di primavera. Lettere che annunciano l'estate.



Basta inverno, vi prego. Lasciate che il mio corpo riprenda calore e colore. Lasciate che non debba piu difendermi. Per un po. Solo per un po.





24/02/12

delirio

eh, ok basta non ci penso piu. non ci devo più pensare.
pero che palle!
ok, vabene. come se niente fosse successo. ok.
pero, alla fine, perché non ci devo più pensare?? non e' giusto!
perché poi sai come va a finire. meglio lasciar perdere.
lascia perdere, lascia perdere, lascia perdere!
ok basta basta. non e' successo niente. vabene così.
non va bene per niente, mi sono rotta di non dover mai pensarci.
niente. tutto normale. tutto normale.
che due coglioni pero.
vi, andra tutto bene. sarà tutto come prima. facciamo finta di niente. e' andata.
si pero, uff
si ritorna alla normalità
eh.
e comunque lo sai che a un certo punto ti passa.
mmhh.
si.
vabbe
tristezza




12/02/12

domenica qualsiasi


Al mio risveglio la casa era in silenzio. Percepivo, anche a tende chiuse, la poca luce proveniente da fuori e sono restata ancora un po. Non amo dormire a lungo, neanche nel fine settimana, ma mi piace starmene a letto anche da sveglia, lasciare che corpo e mente decidano il momento giusto per riprendere contatto con cio che e’ rimasto fuori dalle coperte.

Con lentezza sono scesa in cucina. Latte e caffe.

Poi una piacevole sorpresa, Salvatore al di la dello schermo del pc che mi ha fatto vedere l’ultimo ballo che ha imparato.

Poi piscina, per riprendere il contatto con l’acqua, elemento fondamentale ma raro ormai nella mia vita. Sono tornata a casa rigenerata, serena.

Padrona della casa, e della cucina ho preparato il pranzo. Sembrava tutto perfetto.

Eppure.
Eppure all’improvviso una vertigine. Cos’e’? perche?

Perche all’improvviso ti senti un’estranea? Estranea a cio che ti circonda. A quella cucina che hai appena finito di pulire. Estranea a quei centimetri dove hai posato i tuoi piedi. Estranea a te stessa.

Un capogiro. E non sai piu chi sei, dove sei e soprattutto perche. Perche qui e non in un altro luogo. E se altrove, dove?

La casa vuota e calda, le luci basse, il silenzio e questa sensazione di estraneita.

Non e’ stato altro che una domenica qualsiasi.