Photo: virginia

20/12/07

quann' nascett' ninn'

Succede che torino di mattina è un paesaggio di vetro. Sembra di ghiaccio e ti viene voglia di toccarla ma hai paura che si rompa. Allora resti a guardarla, macchiata qua e là dal rosso e dal verde dei semafori. Succede che riesci a riscaldarti solo dal caldo che viene fuori col tuo respiro e succede che questa cosa ti porta indietro. A quando da piccoli si aspettava il freddo freddo – che a Napoli, ahimè, faticava a venire – perché si potesse intravedere il “fumo”. Si, anche noi bambini potevamo dire di fumare grazie a quell’aria calda che usciva misteriosamente dalla nostra bocca. Succede che vedi il natale intorno a te sottoforma di buste colorate, di tutte le dimensioni e ti viene in mente tutt’altro. La scatola dei pastori dalla quale ogni anno veniva fuori un pastore senza mano, uno senza testa e tu ci eri così affezionato che poi lo mettevi lo stesso, magari nascosto da qualche parte. Il muschio vero raccolto in pineta. Le luci colorate, che pure quelle ogni volta ne avevano una in meno. Si aspettava la vigilia e che da qualche parte sbucasse Eduardo. Natale senza Eduardo non arrivava. Succede che l’infanzia sembra un percorso breve rispetto al resto della vita che uno crede di avere. Eppure. Eppure il pensiero e il sentire vanno lì. Succede che quel proust lì aveva capito tutto. Succede che sotto l’albero io cerco questi ricordi e li ritrovo. Ritrovo le voci, i suoni, addirittura gli odori. Sento mio nonno e la sua risata. Vedo mia nonna con pentole e sughi. Vedo mio padre, sempre ultimo a rientrare. I miei fratelli che spostavano i pastori da una parte all’altra. Sento odore di mandarini, sbucciati per giocare a tombola. E vedo me sola nel buio del soggiorno davanti al presepe a fissare le luci delle case. E poi sento un dolore. ma sarà che i ricordi ogni anno fanno più fatica. Un anno in più. E questo porta dolore, virginia. E allora, va bene così. Buon ricordo di un buon Natale.

14/12/07

la stabilità

Oggi non vorrei stare qui. Sedere su questa sedia, scomoda e troppo calda. Accendere la lampada anche se sono le 11 del mattino. Conversare col computer. Sentire un sottofondo di squilli e tastiere. Combattere contro il caldo anestetico e malsano dei riscaldamenti a palla. Oggi non vorrei stare qui. Avere il pranzo in frigo. Niente sorprese, se non l’ora non ancora programmata del caffè. No, oggi non vorrei stare qui. Con la consapevolezza che ci starò anche lunedì. Con la sensazione che domani è il solito sabato. Il sabato di chi sta qui. Con questi sogni un po’ fragili che passano e spassano nella mia mente e che poi vanno a finire sempre in panchina. Oggi non so dove vorrei stare. Non qui. Ogni tanto le vite che non ho scelto si ribellano e tornano alla mente. E tu le senti a ogni cosa che fai. A ogni mail che mandi. Sbuffi e non volevi sbuffare e allora capisci che sono le strade non prese, le persone non incontrate, le giornate non vissute che reclamano il loro spazio. Oggi dunque non starei qui. Oggi io non sono qui.

13/12/07

oggi tradisco la stabilità

Anche se sulla stampa c’è la mia bella faccina con sotto un “dice sconsolata virginia” io sconsolata non ero. Certo neanche a 15 anni ho aspettato due ore per un biglietto e non avrei mai immaginato di farlo per i subsonica. Ma il biglietto l’ho preso. Energia pura il concerto. Tante le canzoni vecchie. Belle quelle nuove. Bello il loro mimetizzarsi con le luci. Poi, anche se so che qualcuno non sarà d’accordo, vedere Samuel muoversi sul palco al ritmo della sua musica e delle sue parole... come dire?... è stato interessante. Davvero interessante. Insomma quelle due ore di umidità ad aspettare che uscisse fuori il biglietto da qualche parte sono valse. Certo inconcepibile avere sul parterre qualcuno che non solo non ha mosso di un centimetro il proprio corpo durante il concerto, ma era anche abbastanza infastidito dai salti e dai balli. Avevano forse sbagliato concerto? dovrebbero rilassarsi un po’ di più? Mah. Dopo i marlene a cuneo e i subsonica a torino sono convinta che sarebbe il caso di sentire le band nelle proprie città. Quel qualcosa in più.

11/12/07

Quelli che...

… torino è una città stimolante
… sto fine settimana ci divertiamo proprio
… dobbiamo assolutamente festeggiare il tuo compleanno

in realtà quelli che...
… la mia mansarda è un posto stimolante
… avevano già dato
… distrutti dal mio compleanno


07/12/07

m' bast na jurnat' e sol'

Lo so, lo so. Avevo detto niente libri. Niente libri se prima non hai letto almeno uno di quelli che hai. Almeno uno di quelli che hai comprato ultimamente. Ma non ce l’ho fatta. Sono entrata alla feltrinelli a testa bassa. Mi sono diretta al piano di sotto, sezione musica. Unico scopo, prendere un biglietto per il concerto dei subsonica. Sono uscita con Ian McEwan. Senza i subsonica. L'altro giorno mi parlavano di una persona che aveva fatto il conto dei libri che aveva da leggere e degli anni che potenzialmente gli restavano da vivere: aveva la certezza che quei libri non sarebbe riuscito a leggerli tutti. Davvero triste. Poi che vi dico? Articolo equilibrato e saggio di Scalfari su Repubblica, su quella testa matta di Bertinotti. Parole interessanti di Eco sull’arte di dimenticare, o meglio, di credere di aver dimenticato… che mi ha fatto venire voglia di farci una tesi. E poi quell’artista francese che in ogni capitale europea dove nessuno se l’aspetta lui ci mette abusivamente una sua opera, piccole mattonelline che formano mosaici con personaggi dei videogiochi. Mi piace. Un modo discreto per non prendere troppo sul serio i luoghi, le città. E per appropriarsene. E poi? E poi odore di natale. O almeno cerco di convincermene io. Ma solo odore. Niente colori. Niente rumori. Non qui nella nobile ed elegante Torino. D'altronde per me natale è gente che si affolla e si affretta nelle piazze, fra le strade, nei mercati. Luci che si accendono e spengono ovunque senza armonia, senza un senso, senza una logica, sembra. Eppure poi in tutto questo un senso esce. Negozi affollati che ti viene voglia di scappare solo a guardarli da fuori. È caos. Movimento. Vita.

04/12/07

ma che freddo fa

Rimane una bottiglia di novello, qualche arancia e un solo spazzolino. Del caffè lasciato nella caffettiera. Accendini e posacenere. Rimane il divano letto da non aprire e il tavolo sgombro. Rimane un sotto piatto piegato. Rimane la piazza di sotto, sempre la stessa con i suoi movimenti, con i suoi colori. Rimane il silenzio che ricorda il rumore. Rimango io, che sorrido da sola cercando un ordine che non so se davvero voglio. Rimane di più, molto di più. Quel di più che ti riempie e che però non riesci a stringere. E quello non si mette in ordine ma si lascia lì dov’è. E allora li rivedo, gigio che fa la schiuma del caffè, biagio la spremuta, io e cinzia in cerca sempre di un tavolo pulito, gaetano in cerca di un lavandino in ordine. Annalisa e paolo ad aspettarci. E sempre, da qualche parte, un bicchiere di vino alla portata di mano con un sottofondo di musica e coperte.

26/11/07

per me moretti è vespa e nutella

Un biglietto per Land of plenty, grazie.
Non ci sono più posti.
Ah. Allora uno per Lascia perdere Johnny, delle 20
Eh figuriamoci, esaurito da tempo.
Ah. Vabbè facciamo quello di stanotte, My blueberry nights
Niente. Ritenti signorina magari sarà più fortunata (eh sì, faceva proprio dell’ironia sulla mia sfiga)
Ovviamente se le chiedo Rosemary’s baby di Polanski…
(ormai non dice più niente, scuote solo la testa)
Senta facciamo prima, cos’è rimasto per oggi?
Minnie and Moskovitz.
Un biglietto per Minnie and Moskovitz.
Perfetto.

Minnie and Moskovitz è un film di un folle con dei folli. Ma è proprio un bel film. Cassavetes non lo conoscevo e come avrete capito la mia scelta non è stata proprio mirata. Volevo farmi un po’ di film di Wenders ma ho deciso che se il destino (o la sfiga, o le casse, o il governo - che tanto c'entra sempre, chiamiamola come ci pare) ha voluto indirizzarmi verso Cassavetes, che Cassavetes sia.
Esco dal cinema e davanti a me Nanni, si Moretti con sciarpetta rossa, passeggia, chiacchiera. Davanti a me. Stava per entrare da Lascia perdere Johnny di Bentivoglio. Presentazione ufficiale. Allora senza pensarci gli faccio. Nanni ciao, senti non ci sono più biglietti. Posso entrare con te. Lui mi guarda, sorride e fa: Vieni dai. Io non ci credo. Più che altro non credo a ciò che ho detto. Insieme oltrepassiamo la lunga fila di accreditati, giornalisti, fortunati con i biglietti, figli di, amici di, facciamo la scala che ci porta in sala uno. Lui fa alla ragazza che controlla i biglietti, lei è con me.
La scala Nanni l’ha fatta da solo, in realtà. Sì, era davanti a me, ma non gli ho chiesto niente. Però mi sarebbe piaciuto. E se l’avessi fatto chissà quale sarebbe stato il mio racconto. Io sono andata a casa, ho trovato un angelo di ragazza alle casse del cinema Massimo che mi ha cambiato il biglietto che avevo preso per oggi. Lisbon Story di Wenders è diventato Shadows di Cassavetes.

22/11/07

il bel paese

è sempre la stessa storia. la stessa minestra. in un altro paese chissà quali sarebbero state le conseguenze. e qui quali saranno le conseguenze? ci saranno conseguenze? sicuramente parole, parole, ancora parole. senza alcun dubbio contornate da insulti, accuse, infamie, bugie. e poi in qualche modo, qualcuno ristabilirà l'ordine. ma sì, prendeteci in giro, forse ce lo meritiamo. più di tutti se lo merita chi domenica con tanto orgoglio si è alzato con il nobile scopo di contribuire alla "salvezza" del paese con una firma. la voglia di andare lì e chiedere loro perchè non si vergognavano era tanta. ma la vergogna credo che ormai non appartenga più a tanti in questo paese e ormai da tempo, altrimenti non si spiegherebbero troppe assurdità. io sono un po' schifata. però a che serve?

21/11/07

15/11/07

cielo neve

Freddo neve. Sciarpa e guanti. Io sono un po’ in ritardo su tutto. I guanti proprio non sono venuti fuori da valige, scatoloni, borse, pacchi. Niente. Mi ritrovo ancora dappertutto canottiere e infradito. Meno male il mio sciarpone, quello bianco. Quello c’è. E in tutto questo sto vivendo un giallo. Manca all’appello il mio giubbotto. Quello nero. Quello che ha visto il bel capodanno perugino con l’orchestra di piazza vittorio. Quello che ha visto la pioggerellina londinese e la neve genovese. Quello che ha visto i festeggiamenti permanenti del dopo laurea. E ha visto notti nel portabagagli di erica mentre noi saltellavamo al norman. Insomma un trauma. Uno di quei punti di riferimento dell’abbigliamento di una vita. Come se sparisse il mio maglione senape “senza impegno” comprato al primo anno di università. Tragedia. La maggior indagata resta la donna della lavanderia di san secondo, paesino confinante con trestina, città di castello. Lei continua a negare. Il giubbotto non me l’avete mai consegnato. Eppure mia sorella, altra indagata, giura di averlo consegnato. Intanto è sparita anche la ricevuta. L’unico non ancora ascoltato è mio fratello, che si è occupato del trasporto torino-trestina. Come tanti altri ho l’impressione che questo giallo rimarrà irrisolto.
E poi. Stanotte ho sognato che dicevo a Roberto Saviano che proprio la sua presenza al matrimonio mondadori non me la sarei aspettata. Ma vi pare?

13/11/07

un po' di gramellini

"Ma allora qual'è l'Italia che in queste ore dà così misero spettacolo di sè nei telegiornali di mezzo mondo? Quell'Italia siamo anche noi giornalisti, che invece di dare la notizia dell'assassinio di un ragazzo al casello autostradale, annunciamo che è stato ucciso un tifoso. Senza minimamente considerare l'effetto che una simile frase potrà provocare nella crapa bacata dei violenti in procinto di andare alla partita: la frequentazione quotidiana con le dichiarazioni dei politici ci ha indotti a dimenticare il potere devastante delle parole. [...] Quell'Italia è il Paese dove non si arriva mai al fondo di niente e tutto rimane in superficie, a cominciare dai nervi. La calma è dei forti e noi siamo deboli, isterici, faragili: quindi agitati. Le istituzioni non producono progetti ma gesti dimostrativi, sull'onda dell'emozione, possibilmente in tempo utile per sbarcare nei tg. [...] Quell'Italia è un governo che reagisce (male) alle disgrazie, ma non sa mai prevenirle. [...]Quell'Italia rimane soprattutto un Paese dove piccole minoranze organizzate sottraggono alla maggiornza il diritto di esercitare i propri diritti. Succede nella politica, nelle professioni. E negli stadi. [...]" Dalla Stampa di oggi, 13 novembre 2007.

09/11/07

pioggia di foglie su torino, oggi

Ieri sul blog di Giovanni c'era il link ad un articolo del corriere della sera. Faccio un passo indietro, ricordate l'articolo di Pietro Citati di cui ho scritto qualche giorno fa. Citati parlava di un Italia rassegnata, che ormai non si lamenta più e concordo. Io non voglio lamentarmi, di solito non lo faccio, non mi piace. Ma ho sempre ritenuto importante e preziosa la mia libertà di "dire", di "esprimermi". Non credo che il direttore del corriere della sera pubblicherà mai la mia lettera. Io sì.

Caro Direttore,
con perplessità e dispiacere leggo l'articolo “Perugia, l’Ibiza degli studenti stranieri” di Fabrizio Roncone su questo sito. Con perplessità perchè non posso credere che un giornale serio come il corriere della sera abbia fra i propri giornalisti una persona che scrive ciò che ha scritto e soprattutto nel modo in cui ha scritto. Trovo l'articolo superficiale, volgare, di cattivo gusto e per di più scritto in un italiano orrendo. Sono di Napoli, ho vissuto dieci anni a Perugia, un anno a Genova e da due vivo a Torino e questo può bastare – ma potrebbe bastare anche meno – per farmi ritenere che una città sia molto più complessa e completa di ciò che Fabrizio Roncone ha scritto su Perugia. Le città nelle quali ho vissuto e vivo sono tutte diverse tra loro, ognuna con bellezze, difficoltà, opportunità, insomma, “vizi e virtù” propri, come è giusto che sia. Nell’articolo che ho letto ci sono tutti i luoghi comuni che un giornalista – e non sto dicendo un “bravo” giornalista - dovrebbe evitare. Si parla di Perugia come Ibiza, ed ecco che vengono giudicate, anzi condannate, due città. Non voglio dilungarmi, sicuramente ha compreso il senso della mia lettera. Mi hanno colpito e lasciata a bocca aperta molte espressioni, ma gliene cito una che sarebbe stata un’ottima caduta di stile se stile ce ne fosse stato mai: “Ma nei vicoli altri studenti già barcollano gonfi di alcol. Ti guardano e ti abbracciano e puzzano che fanno pena”.
Questo giornalista ha avuto “due ore per capire chi sono e cosa pensano questi studenti”. A me, e a tanti altri che come me hanno letto, è bastato davvero poco, molto poco per capire chi stesse scrivendo. Dopo aver letto l’articolo il mio pensiero con molta più tristezza è andato a Enzo Biagi.
Se ho scritto e cercato un confronto con lei è perché, lo ripeto, ritengo che il suo sia giornale serio e molti dei suoi giornalisti dei professionisti.
La ringrazio, e buon lavoro
Virginia Ascione.

06/11/07

beh, insomma, quindi, dunque... accorrete

... anche solo per la musica e il da mangiare che ci sarà...

31/10/07

?

Prendi il telefono, lo guardi, lo posi, lo riprendi. Lo posi di nuovo. Apri la posta. Poi richiudi tutto. Fissi un po’ lo schermo. La comunicazione virtuale è assente. Tanto più quella reale. Allora metti un cd. Ma poi ne metti un altro. E poi cambi ancora. Qua e là mandi segnali alle anime che distrattamente ti sfiorano. Non va. Tanto ciò che vuoi non c’è. E comunque non è in una canzone, non è in una mail, non è in un telefono. E non lo sai neppure tu cosa cerchi. Allora ci rinunci e affondi nel silenzio, come quando con l’acqua caldissima affondi nella vasca e tutto sembra lontano e tu al riparo. Ti tieni sta tristezza. E te la tieni fino a quando vuole lei. Ti tieni sta voglia di qualcosa. Finisci il tè. Chiudi il pc. Spegni la luce. Le mani in tasca. Tram. Notte.

26/10/07

buona vita

L’articolo di stamattina di Pietro Citati su repubblica è la piacevole dimostrazione di come uno scrittore abbia il potere di trasformare bruttezze e banalità quotidiane in un racconto gradevole che lascia lo stesso sapore di un buon caffè. Dovete leggerlo tutto. Ma non resisto, di un pezzettino me ne devo appropriare. Inoltre pioggia insistente e coerente quella di questi giorni. Accompagnata da un grigio che pesa, sul corpo, sulle palpebre. Al mattino poca voglia di cominciare, alla sera poca voglia di fare. Ormai sono convinta che il mio corpo si ricarica con la luce e credo proprio che fra un po’ andrò in riserva e un giorno mi spegnerò.

Potrei dire banalmente che l’articolo è su un ritardo dell’eurostar. Ma è molto di più. E come per tutti i romanzi che vale la pena leggere, non vi svelo il finale, che merita, merita:

“Un piccolo ritardo introduce una piacevole nota di disordine nell’ordine eccessivo dell’esistenza. Purtroppo qualche minuto dopo la partenza, la voce del capotreno informò i passeggeri che il ritardo era dovuto a guasti del locomotore. Un brivido attraversò gli almeno novecento passeggeri, tranne un gruppo di giapponesi che occupavano dormicchiando un intero vagone. Se il locomotore era guasto già alla stazione di Milano, nessun dio l’avrebbe condotto attraverso la pianura padana, Bologna, l’Appennino emiliano, Firenze, la Toscana e il Lazio fino a Roma. […] Il treno riprese il suo lento cammino nel silenzio generale. È strano come gli italiani, questo popolo di chiassosi mestatori, che hanno prodotto Masaniello, Mussolini, Umberto Bossi e Beppe Grillo, siano così miti. Mentre un tedesco e un francese sarebbero stati dilaniati dal furore, i nostri passeggeri erano tranquilli, affabili, non protestavano, non alzavano la voce: avevano imparato che l’unica arte certa della vita è la sopportazione: infinita, infinita sopportazione. Non importa che Dio, la realtà, gli uomini politici, i magistrati, i banchieri, gli industriali ci infliggono ogni istante inconcepibili vessazioni. Bisogna tacere perché non c’è niente da fare. Intanto Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Modena scorrevano lentamente davanti al finestrino, come città spettrali e forse inesistenti.”

24/10/07

le nuove

non sono così brava nella promozione, soprattutto se si tratta me. però credo che la mostra alla quale parteciperò sarà proprio carina, per come è stato pensato l'allestimento ma soprattutto per il luogo dove si terrà. e allora più che parlarvene vi faccio vedere questo VIDEO. se volete altre info QUI c'è il sito.

16/10/07

Lavorare tutti ma pochissimo, lentissimo, senza fare alcuno sforzo

A francoforte ho avuto la certezza che il mondo dell’editoria è affollato da finti intellettualoidi dal flirt facile che si abbracciano e si baciano spettegolandosi dietro, bevono drink costosi in locali cool sentendosi anch’essi cool con cellulari sempre a portata di mano e con lo sguardo da un’altra parte mentre ti degnano di una parola. Ovviamente non tutti sono così. Qualcuno di normale c’è. E con questi qualcuno mi sono divertita e sono stata bene. Serata piacevole di musica elettronica nell’ex deposito dei bus dove ogni sera si teneva la festa catalana. Serata grottesca alla festa russa che somigliava a un matrimonio siculo americano con tavoloni e buffet e noi a rubacchiare vino dai tavoli. Tutto il resto è libri. Ma non libri come li intendiamo noi, lettori. Libri da accaparrarsi, libri da far tradurre. Tutto il resto insomma è business. Ma business positivo riassunto dalla domanda di un tedesco che mi ha chiesto: sto cercando in tedesco il libro di saviano “camorra”. Gomorra, correggo e poi lo mando nell'universo mondadori perché non ricordavo chi in Germania avesse acquistato i diritti. Ma l'acquisto c'è stato ed è positivo. Tornata con Rigoni Stern, Oggero, De Silva, qualcosa in spagnolo di Zola e un invito nella bella Barcellona, che accetterò presto, molto presto.

05/10/07

un altro giro di giostra

Il giorno che ho deciso di specializzarmi nell’organizzazione eventi non sapevo bene cosa stessi facendo. Organizzazione eventi culturali. Organizzazione. Eventi. Cultura. Parole di un certo fascino. Ma fiera, proprio non era nella mia testa. Fiere. Io volevo occuparmi di cultura. E invece no, fiere. Eppure vedere il tuo lavoro di mesi, le tue energie, i tuoi scazzi, le risate, le nottate, i pianti isterici, i problemi, i chi-me-l’ha-fatto-fare, vedere tutto ciò materializzarsi pezzo dopo pezzo è una gran cosa. Se mi passate il termine direi proprio che è un’emozione. Credo siano quelle emozioni che poi in qualche modo ammortizzano tutto il resto. E poi mi piace quando i due popoli della fiera si incontrano. Questa fiera qua devo dire che è proprio bella. Complessa e bella. Sai che dietro ogni angolo c’è lo sforzo di qualcuno, dietro ogni metro quadro c’è un nome. Dietro ogni particolare una mente. Insomma quando un giorno lascerò questo mondo un po’ mi mancherà. Mi mancherà la sera prima, quando è tutto un disastro e sembra che ci vorranno altri dieci giorni e dici non ce la faranno mai e poi arrivi al mattino e tutto è pronto. Mi mancherà l’ultima sera quando è tutto finito e i mesi di lavoro vengono smontati e tu hai una stanchezza che dormiresti un mese intero. Questa fiera qui è Alpi365. Tutta colorata. E questo non è un messaggio promozionale.

25/09/07

che cavolo stai dicendo willie??


Qualcuno di voi avrà letto del piccolo incontrato a coney island, con occhialoni, scimmia e coca cola che è entrato nel mio obiettivo. Questa foto non ha bisogno di commenti. Buona vita.

19/09/07

mah

Stanotte con l’unica luce della mia lampada e sperando che la batteria del portatile non si esaurisse ho scritto un qualcosa da mettere qui. Questo qualcosa prendeva spunto da Saviano, in realtà cercavo di incanalare un magma di emozioni e sensazioni che mi si sta muovendo dentro da un po’. Stamattina, arrivata in ufficio prima che l’ufficio si accendesse mi sono immersa nell’articolo di Saviano. Delle mie parole, di quelle di stanotte a lume di lampada, nella stanza del pianoforte, resta lo stupore davanti a ciò che un film non è. Lo scrittore ventottenne sotto scorta che va nella tana del lupo, che poi è casa sua, il padre del boss presente, la popolazione rinchiusa, la popolazione presente. Il mio stupore prescinde dal personaggio, dalle copie vendute, dal talento, dalla drammatizzazione. Il mio stupore è davanti a questo caso, come davanti ad altri, per il coraggio di una scelta. Scegliere da che parte stare, scegliere di andare o di restare, scegliere di dire o di non dire. Che poi dietro una scelta ci siano volontà, meditazione, incoscienza, casualità, valori, ideali, sofferenza, sogni, illusioni, rabbia, rimane una scelta. E scegliere credo sia una delle cose più dolorose ma più vitali di un uomo. Sono sempre stata particolarmente sensibile a questo argomento, e lo sono più che mai ora, ma ora dovrei uscire da una storia ed entrare in un’altra e non mi va. Ritornando a Saviano, insomma non posso che essere sconvolta per tante cose ma per una in particolare: dare una scorta ad uno scrittore come la si dà a un magistrato vuol dire riconoscere la forza della scrittura. Vuol dire che nonostante tutto uno spiraglio c’è. E credetemi, per quanto io non condivida più lo stesso cielo, dalle mie parti il buio è denso e a volte opprimente, claustrofobico. Le vie d’uscita sono poche e ritenute banali per chi è altrove, una squadra di calcio, un cantante, un amore, un’amicizia. Al tepore di una realtà nella quale non ci si ritrova e della quale non si accettano i meccanismi bisognerebbe scegliere, chiudere porte, pronunciare dei no. Accettare perdite e convivere con il dolore che ne consegue. Ma ora non parlo più di Saviano.

17/09/07

tips


Poi ai supplementari le cose cambiarono. Il caldo e l'altura sfibravano le gambe e la mente dei giocatori. Ogni volta sembrava che non ne avessero più. Ma la palla ai piedi li miracolava. A rete ci andarono pure i difensori e le due squadre segnarono cinque goal in mezz'ora.
Così avrei voluto fosse ancora la vita: una serie inesauribile di occasioni.
Rivera, il numero dieci azzurro, sul tre a due per l'Italia non riuscì a difendere il suo palo e una palla balorda gli passò davanti al naso. La raccolse dalla rete come Varela vent'anni prima, ma lui non perse tempo. La portò a centrocampo con un solo pensiero. Yamasaki fischiò la ripresa del gioco e meno di un minuto dopo, il centodecimo, Rivera entrò nell'area avversaria, raccolse un passaggio dal suo centrattacco e quasi dal dischetto toccò di piatto, preciso, con la calma di un dio olimpico, spazzando irreparabilmente il portiere tedesco.
Italia quattro, Germania Ovest tre.
Mia nonna si sarebbe commossa; io mi sentii come uno che scopre all'improvviso di aver vissuto sempre in esilio. Gli occhi mi si gonfiarono come due rane e dovetti strizzarli con forza per non farli saltare via per sempre.

12/09/07

vi racconto della villa



è il sabato mattina che la villa da il meglio di se stessa. mi sveglio col rumore del tram sotto casa e con un fascio di luce che passa attraverso le finestre con le guglie. io dormo nella stanza del pianoforte, dove oltre al pianoforte c'è una libreria - comune denominatore di tutta la villa - che lascia intravedere i suoi tesori attraverso vetri opachi, c'è una vecchia lampada senza lampadina, c'è un vecchio orologio e un vecchio scrittoio. il paesaggio che vedo dalla mia finestra sembra quello di un film anni '50: un incrocio dove spunta un groviglio affascinante di binari del tram; il dopolavoro ferroviario e, più su, le colline torinesi. per raggiungere la cucina azzurra (in realtà, il luogo della villa che più amo) lascio dietro di me il bagno degli schiavi e la stanza del dottore e attraverso un lungo corridoio. sulla destra incrocio la stanza della regina madre, che è stata la mia prima stanza quando giunsi qui per la prima volta, due anni fa. è la stanza matrimoniale con una vecchia e grande specchiera, con pettine spazzola e porta gioie, di porcellana, proprio come ne vedevo in casa di mia nonna. è l'unica stanza che ha l'accesso diretto al bagno, ed è sempre chiusa. quando aprii il polveroso armadio per metterci qualcosa di mio mi trovai davanti una litografia di Luzzati, con tanto di firma. proprio di fronte alla stanza della regina madre c'è l'anima della casa, il soggiorno o anche sala da pranzo, è qui che i coinquilini della casa - di numero sempre indefinito peraltro - si incontrano e discorrono su argomenti vari, davanti a un buon bicchiere di pastis e fra una partita a scopa e una a tresette. dopo il soggiorno c'è una stanza da letto, dove viveva il coinquilino originario, il cosiddetto "fattore c", contatto perugino grazie al quale sono giunta qui. prima di arrivare alla cucina azzurra sulla sinistra un passaggio conduce alla dispensa della villa e alla camera di emme, altro coinquilino. una volta giunta in cucina preparo il mio caffè con una delle cinque caffettiere e attendo sul balcone di sentirne l'odore e il rumore. la villa è un luogo dove ogni bambino e ogni adulto con il passato sempre in mente vorrebbe trovarsi, un tesoro si nasconde ad ogni angolo e dietro ogni porta e dentro ogni cassetto. di porte ce ne sono tante, da alcune si giunge in altre stanze e poi ancora in altre. i tesori della villa sono libri, tanti tanti tanti, in italiano e in lingue straniere, e di tutti gli argomenti possibili e immaginabili. dai classici all'astrologia, ai dizionari, alle cartine geografiche, all'arte, alla storia. c'è la storia dell'africa e la storia del museo del popolo messicano in francese, c'è l'arte oceanica e la bibbia disegnata da chagall, c'è l'enciclopedia universale dell'ortografia, c'è un manuale di torri e castelli della valtellina e uno sugli splendori di leningrado, ci sono le monete del rinascimento e la saggezza dell'india, ci sono due splendidi volumi di la rivista per le signorine e un guida pratica alle acque minerali e ai bagni termali, in francese, c'è spinoza e carducci, leopardi e gaugin, parini, scott, manzoni... e aprendo questi tesori si trovano altri tesori, frammenti di lettere o di appunti, articoli di giornali risalenti agli anni 50 o 60... ma i tesori della villa sono anche vecchie foto rinchiuse in scatole di latta di biscotti, dietro alle quali ci sono sempre una data e un luogo lontani, e sono cartoline da una località di villeggiatura sempre diversa, e sono gli appunti di un'università e di un mestiere anch'essi lontani, e sono le collezioni più disparate, e gli oggetti più strani, e i dipinti e le stoffe... tutto è qui, nella villa e a noi coinquilini precari, fissi, legali e illegali piace immergerci in questi tesori entrare nelle vite dei vecchi abitanti di questo luogo, di queste stanze, ricostruire i loro giorni, immaginare le loro gioie e i loro dolori e colloquiare con i loro fantasmi. un po' facciamo parte della loro storia, aggirandoci per queste stanze respiriamo una nobiltà dormiente. immaginiamo di essere stati scelti a custodire questi tesori e gelosamente li sentiamo un po' nostri.

10/09/07

immagini e silenzi

avevo pensato a tutt'altro post, ma le immagini di genova G8 viste ieri sera a blunotte affollano ancora la mia mente e continuo a ripetere "non ci credo, non è possibile". e ogni commento credo sia assolutamente superfluo. ma io continuo a non crederci.

05/09/07

06.09 di già

paul auster sogna una new york indipendente dagli stati uniti. qualcuno afferma che juve e roma sono da scudetto. e "il caso" è che il giornalista della rai ha dichiarato di essere gay. così continuano le mie passeggiate fra i fogli di giornale. milano oggi ha un cielo azzurro e mi chiedo, ma torino, torino, deve scontare qualche pena? immagino un dio fra tuoni e lampi che si scaglia sulla città e sui cittadini "... e grigio sarà il tuo colore, cielo e muri, umore e sentimenti, cuore e cervello... ". e magari un giorno arriverà qualcuno a redimere questa città e di colpo tutto tornerà colorato, il cielo sarà azzurro e i torinesi scopriranno improvvisamente che esiste il mondo e questo mondo non è un ufficio e che esistono gli altri e che a questi altri si può parlare e che si può uscire con loro e si può perfino essere gentili con loro senza essere affettati e a tratti falsi e... e vabbè ritorniamo ala realtà. per chiudere il cerchio vi lascio con parole di augias, ultime di una lunga risposta (non credo sia importante ma il tema è fiumicino): "Dove si nasconde l'arcano di un ostacolo che altrove non esiste? Escluse le tare genetiche, i vizi congeniti, il Q.I. degli addetti, una loro inclinazione al male, che cosa resta? Temo che resti il senso dell'impunità, l'idea che niente succede se fai bene il tuo lavoro perchè nessuno se ne accorge e niente succede se ti vai a fumare una sigaretta invece di svuotare una stiva."

25/08/07

leaving new york never easy

credo che sia una delle più belle dichiarazioni d'amore ad una città. c'è la mia new york. come l'ho vissuta. come l'ho lasciata.

...il tempo cancella i ricordi...

insomma devo dirlo, torino in questi giorni è proprio bella. ricordo di aver pensato lo stesso l'anno scorso, tornata da barcellona. credevo che il ritorno sarebbe stato davvero più traumatico. ma torino senza torinesi stressati, con piazza vittorio alle sei del pomeriggio affollata da tavolini e sedie, illuminata dal sole che cala, oscurata dalle ombre dei portici e osservata dalla consolata con in mezzo il po è davvero bella. per godere di questa bellezza inaspettata ho preso la bici e ho seguito il po. all'improvviso sulle note di il tempo cancella i ricordi, ma il mio cuor non scorda il tuo amor ho rallentato e ho visto tanti "quindicenni" dai sessant'anni in su che ballavano, li ho quasi invidiati... da lunedi credo che molti torinesi ritorneranno, e in questa città si ritornerà a sentire clacson furiosi e a vedere auto che prendono di mira pedoni e ciclisti.

22/08/07

back in Italy

A trestina hanno costruito un'altra rotonda. A Trestina ci saranno 200 abitanti, anzi 199 considerando che io non vivo qui, eppure si divertono a costruire rotonde. Perugia in questo periodo è sempre bella, spoglia di studenti e piena di turisti in caccia d'arte. Stamane dopo più di un anno mi sono concessa una passeggiata per corso vannucci e cornetto e caffè al caffè morlacchi, il caffè della mia vita universitaria. Cornetto ottimo devo dire. Nel treno fcu, tornando a casa, ho aperto dopo un mese la repubblica. Dopo aver saltato le prime pagine di politica perchè no, la lega con le sue stronzate estive, proprio no, non ce la posso fare, ho cercato le prime notizie, si le notizie quelle vere. Alla sesta pagina nozze briatore gregoracci con tanto di testimoni autorevoli, berlusca fede. La repubblica è il maggior quotidiano nazionale - dopo la gazzetta, ovviamente, e questa anche ne dice abbastanza - e mi sono detta, cazzo - scusate ma mi è proprio venuta così - da qualche parte qualcosa deve pur esserci, o vuol dire che il mondo sta rinsavendo e stiamo vivendo tutti felici e contenti e non possiamo che parlare della gregoracci briatore e company? alla venticinquesima pagina circa in un piccolissimo trafiletto - 15 righe? - la camorra che detiene il monopolio dei cimiteri campani. Così accennato. Tanto cosa ci importa. A noi interessa sapere i vari bossi come si svegliano la mattina e i vari berlusconi a chi fanno da testimone di nozze. Viva l'Italia, dunque.

19/08/07

august 19th

e' che quando mangi le brooklyn mica ci pensi che quel ponte esiste veramente... mica ci pensi che ci puoi passeggiare e ti ci puoi fermare, magari poprio in mezzo quando non sei piu a manhattan e non ancora a brooklyn. brooklyn e' forse piu "new york" di manhattan, nel senso che e' piu un film, senti di conoscerla gia... perche l'hai vista nei film, l'hai letta nei libri e perche il suo ponte l'hai avuto in tasca per anni sulle cartine verdi. da brooklin ti senti osservatore, in manhattan ti senti al centro. times square e' un vortice e ogni volta che ci vai non puoi non dire wow. ogni volta.

15/08/07

e mentre l'Italia dorme

Nina batta amekela, mi fa tore al telefono. E quindi basta amekela.
It’s getting over.
Sono stanca, avrei bisogno ora di una vacanza, avrei bisogno di una non Torino e di un po’ di mare. Un po d’italia devo comunque dire che ci sta bene. Un po d’italia per uscire da questo tanto che e’ new york e per rielaborare tutti i dati.
Ultime battute. Ultimi incontri e rincontri. Ultime Heineken al baggot. Ultimi sospiri. Ultimi acquisti. Ultimi sandwich. Ultimi pasti alla gatta. Ultime metro.
Lenny Kravitz si chiama Garry, e’ un modello.
Eh, l’amekela.

10/08/07

the baggot inn

kristin. e' lei che ha dato il via a tutto. e' lei che ha detto si al mio american dream. ha aperto la porta quando io ho bussato. una donna in gamba, piacevole, divertente, carina, paziente. mi passa le proposte della pubblicazione di libri che le arrivano perche' vuole sapere il mio parere. proprio il mio. mi chiama per le riunioni e mi fa assistere a telefonate e chiacchierate e ha deciso di spiegarmi l'intero sistema di vendita. per me l'ufficio al 99 hudson street e' lei. poi c'e fosco. una specie di angelo che ha fatto si che l'american dream non diventasse un incubo. ha deciso di ospitarmi senza mai avermi vista. lui vive con nicole, che pero lui e chi la incontra chiamano semplicemente gatta. a fosco non riesci a modificare abitudini e programmi. lo inviti a pranzo e quando arriva ha gia deciso lui dove andare e non vuole sentire cazzi. non riesci a pagargli neanche una birra ed e' inutile incazzarti con lui. se guarda la tv non risponde al telefono e se gli chiedi gentilmente di farti vedere quel film che vorresti vedere in inglese ti dice semplicemente no. sulla terza strada c'e' the baggot inn. un bar gestito da due pazzi irlandesi. fosco ci passa credo 6 notti su 7. dopo esserci andata la prima volta con lui, una sera che ero in casa da sola ho deciso di farci un salto ed ascoltare un po' di musica dal vivo. sono uscita da quel posto distrutta. ricordo di aver chiesto spontaneamente solo la prima birra, tutto il resto me lo sono trovato davanti. da allora io e gli irlandesi grandi amici. una sera faccio a shane uno dei due (artefice della mia sbornia newyorkese) "usciamo tutti insieme quando siete liberi una di queste sere" e lui mi fa "si dai ok lunedi si puo andare sul fiume a fumare marjuana". un grande. sono le sere come questa, quando sono un po' scazzata e non ho voglia di uscire che capisco che questo posto mi sta, loscamente, attirando a se, e spogliando di quel gia sottile abito da turista.

07/08/07

the american dream

e i blog si svuotano - una volta erano le citta a svuotarsi. la cnn ieri ha fatto a pezzi quella piccola e sciocca speranza di incontrare woody in giro per manhattan. e' a barcellona, il nostro, che gira un film, e io ero li esattamente un anno fa. le nostre strade non si incrociano dunque. non potro dirgli che siamo nati nello stesso giorno. non potro dirgli che il suo libro Mere Anarchy, acquistato alla three lives company (graziosa libreria nel west village) e' complicato, troppo complicato per me. non avrei mai immaginato che il tipo che somigliava a lenny kravitz nella metro di mezzanotte decidesse di sedersi accanto a me e soprattutto di rivolgermi la parola. era bello, proprio bello. non riuscivo a non guardarlo. a me mancavano solo due fermate, poi sarei scesa. cosa avremmo potuto dirci tra quelle due fermate. you look tired. mi dice. so you go home and I'm going home too. ribadisce. yes. e silenzio. soooo next stop is mine. gli faccio. lui: have you got a pen? I should. certo, l'avevo presa, me lo ricordo, ma non la trovo. le porte stanno per aprisi. ma dove cavolo l'ho messa. trovata. bye sweety. esco dalla metro con il suo numero sul moleskine. cosa importa se mai lo chiamero, le probabilita' sono molto poche. ma questa e' proprio new york.

06/08/07

regular black coffee


ero nel mio ufficio a torino. tutti impegnati, presi da una serie di cose come se non si fossero mai fermati. mi aggiravo triste fra i miei colleghi e sentivo che programmavano il mio lavoro, senza rendermene partecipe. hanno gia deciso. cercavo di ricordare come avessi fatto a ritrovarmi improvvisamente in ufficio, ma non riuscivo. la realta di torino aveva gia schiacciato, in pochi secondi cio che vivo qui. non so a che punto dell'incubo ho aperto gli occhi e davanti a me la finestra con i riflessi delle scale antincendio, accanto a me sul letto la gatta che dormiva, da sotto il rumore della gente, e il caldo del condizionatore spento. uff. era solo un sogno. no, sara la realta fra qualche settimana. e questa di realta? non ci capisco piu niente. questa volta charlie brown siamo distanti.

01/08/07

luigi ghirri



anche lui qui, con il suo minimalismo. il suo fotografare sembra un sussurrare, un accenno delicato.

31/07/07

elliot erwitt


E fra tanti scatti lui ne ha scelto uno. Lui e tanti altri che ho trovato in una galleria fra le strade di questa citta'.

29/07/07

meltin pot

mi e' capitato spesso di provare una forte emozione davanti a un quadro, ad un'opera d'arte. ieri sera sul tetto di un grattacielo nel mezzo di manhattan non riuscivo a credere a tanto. non e' semplice spiegare. vedere manhattan di notte dall'alto e' un tuffo al cuore. ma non sono i grattacieli i protagonisti, no, sono sempre loro, le persone, le vite che affollano questo luogo. fra le tante che mi hanno incrociato in questi ultimi giorni ad una penso sorridendo. ieri a coney island appena uscita dalla stazione ho trovato davanti a me nathan's, il mitico e leggendario posto dove fanno hot dog, i veri hot dog di new york. sotto alle bandierine americane che sventolavano ho trovato un posticino dove consumare il mio traditional hot dog e la traditional lemonade, di fronte a me c'era un piccolino di colore, con occhiali enormi che impugnava una scimmia e davanti a se un bicchierone di cocacola piu' alto di lui. era con sua madre, quasi un premio averlo portato li. era troppa la voglia di fotografarlo, ma nn volevo spaventarlo o comunque invadere il suo sabato a coney island, allora ho preso la mia macchina e ho puntatto sulla sua sinistra facendo finta di fotografare altro, poi velocemente avrei scattato su di lui. ma mentre mi preparavo nel mio obiettivo e' apparso lui che cercava di spostarsi per entrare nella foto. gli ho chiesto, do you want a picture? e lui, yes. dunque voleva proprio una foto e quando gliel'ho fatta mi fa: thankyou, e con un sorriso mi ha mostrato i suoi unici quattro denti.

24/07/07

ballato

e da quanto tempo state qui? - qualcosa mi diceva da tanto - lui mi guarda e sorride "nel 1968. avevo 9 anni. eravamo in dieci. ma sono italiano. napoletano." emilio ballato ha un ristorante in west houston, nel sud di manhattan (emilio's ballato), e' un uomo grosso con il viso triste. non credo parli italiano, nel suo napoletano vengono fuori in modo naturale parole americane o spesso traduzioni di queste - quanti piedi e'? ha chiesto ad un tratto. quel napoletano e' evidente che l'ha difeso con i denti. "sono napoletano" mi ha detto, e lo dimostra quella lingua, tutto il resto si, ma e' dentro di lui e non puo' essere impugnato. come o' per' e o muss', specialita' solo napoletana, mi ha chiesto: " a napoli fate ancora o per e o muss?", lo ha chiesto a me che invece ho molto poco di evidentemente napoletano. una lingua che contro il mio volere tradisce le mie radici e prende le forme e gli accenti piu' svariati, forse un giorno mi divertiro' a sentire tutte le provenienze che mi appiccicano. a nove anni non so quanto possa interessare la prorpia identita', forse non si sa neanche di averne una. ma a nove anni da un continente all'altro, da napoli a new york capisci forse che un'identita' te la stai gia' costruendo e allora ti scegli i pezzi che non puoi, che non devi, perdere e te li tieni stretti come il giocattolo che non butti. le pareti del ristorante di emilio sono eleganti e umili, lo so e' uno strano accoppiamento, ma e' cosi'. appesi alla parete ci sono dei disegni che uno strano artista fa sui tovaglioli o sulle tovaglie di carta ogni volta che va a mangiare da emilo, e lui incornicia e appende. sono appese delle foto che ci mostra con orgoglio. ci sono degli specchi con cornici barocche. c'e', alla vetrata di ingresso, una vecchia cucina a legno. e di sottofondo vecchie canzoni napoletane. un'identita' forte anche quella del locale, che accenna a se stessa appena entri, in modo sobrio e alla quale non puoi che chiedere di continuare a raccontarsi.

21/07/07

downtown

devo dire qualcosa, ma da cosa cominciare? dalle luci? dai grattacieli? dalla gente? dalla gatta senza nome dell'appartamento che chiede coccole, cibo e coccole? dal ristorante italiano che ha un cugino a torre del greco, ex boyfriend della mia ex migliore amica? dalla statua di garibaldi in washington square? new york sembra un film. manhattan e' un film. oggi ho incrociato patty smith. chiacchierava con uno. era vestita da mezza barbona e diceva: I got 4 messages, mentre io la osservavo e pensavo, ma questa e' patty smith, sulla 6th avenue, dietro casa mia. a new york c'e' gente. tanta gete. di tutte le nazionalita', e sono tutti qui come se non ci fosse altro posto dove stare. e sono tutti rilassati. e sembra che tutti si godono la vita. questa vita. e' tutto normale, ma non ovvio. pensate a una qualsiasi cosa, qui diventa nomale... ma non ovvio. e una cosa devo dirla, ora che sono a little bit buzzed,i newyorkesi hanno un qualcosa di latino. forse, anzi sicuramente, piu' dei freddi e indaffarati torinesi. ora vado a sprofondare sul letto davanti alle finestre con le scale antincendio. sono convinta che davanti a me risiedono i robinsons. aspetto che escano allo scoperto, intanto buoanotte.

18/07/07

whitecoffee

Domani a Torino inizia il Festival dell’Oralità Popolare. Bene, mi piace proprio questo festival. Per di più è dietro casa mia, nel finto borgo medievale, on the river. E per di più sembra sia agratis. Ma io domani sarò su un aereo verso il nuovo mondo. Verso la grande mela. Quest’estate whitecoffee, e altro, tanto altro suppongo. See ya.

10/07/07

pezzi di

Il corpo affonda lentamente nelle lenzuola fresche, e lentamente voci e immagini ritornano e si affollano. La carta da parati a fiori ingiallita sembra sia sempre stata lì e sembra non potrebbe che stare lì. Dalla finestra semi aperta penetra un venticello fresco, o’ vient’ e mar’, perché il mare è lì a pochi passi e si fa sentire. La stanza da letto di mia nonna è pregna di ricordi che non lasciano riposare, fantasmi che non si nascondono ma che vivono in ogni angolo. E pensavo, che casino quest’identità. Quanti pezzettini da far incastrare. Troppi i miei. A volte vorrei, quasi come un cane scuotermi e scrollarmi di dosso tutti questi pezzi che mi confondono, che mi disorientano, che forse non voglio. A volte vorrei chiudere gli occhi e sentire solo la voce di mio nonno che mi dice di guardare il soffitto che si possono vedere le macchine che passano… e io le vedevo, e così mi addormentavo. Con le macchine sul soffitto.

05/07/07

in verità...

Mentre era in Piazza Vittorio per ammirare le auto storiche, si è avvicinato al presidente fiat, Luca Cordero di Montezemolo, e gli ha urlato: “servono più soldi per gli operai”. Il numero uno del lingotto non si è scomposto per il fuori programma, anzi con un cenno ha chiamato Giacomo. L’ha preso sotto braccia e si è fatto raccontare la sua storia. “Prendo 890 euro al mese – ha aggiunto – ma ne devo pagare 500 di affitto, faccia qualcosa”. Il presidente di fiat si è preso a cuore la vicenda, annotandosi il numero del cellulare del ragazzo: “stai tranquillo, vedrò cosa si può fare”.

Stavo pensando alle parole di questo post, volevo parlare del traffico, delle strade chiuse, dei ritardi dei pulman, delle macchine scortate, delle piazze piene, degli schermi ovunque, dei fuochi d’artificio, del po vestito a festa a mo’ di strada anni 50… ma stamattina apro il giornale e leggo questo articolo biblico e mi dico che forse stiamo impazzendo tutti. Ma proprio tutti. Giornalista compreso.

28/06/07

è ora di andare

Per un periodo della mia vita ho visto stelle che si muovevano. E l’occhio umano, il mio occhio umano assisteva a questo movimento. No, non erano aerei. E no, non ero ubriaca, o comunque non sempre. Ne vedevo almeno una a notte, d’estate. Non ho mai cercato di dare una spiegazione plausibile a ciò. Rientrava nelle poche cose della mia vita un po’ magiche, alle quali non bisognava dare una spiegazione e alle quali alla fine ci credevo solo io. Mi rendo conto che di stelle, anche quelle fisse, ormai ne vedo poche. Mi rendo conto che avrei bisogno del balcone di mia nonna, quello su via nazionale dal quale osservavo i movimenti di tutta la città. Dal quale osservavo, il giorno di carnevale, tutte le maschere che entravano dal fotografo di fronte. Non mi fregava niente di stare lì giù, a me piaceva stare su e osservare tutti senza essere vista. Ritornerei volentieri su quel balcone. Rivedrei volentieri quelle stelle immaginando chissà cosa. Non so perché ho associato tutto ciò, saranno stati i due bicchieri di spumante per festeggiare il compleanno di Roberto, qui in ufficio. Sarà che tanto una soluzione, la soluzione, la scelta sensata, no proprio non c’è, proprio non riesco a farla. So già che sbaglierò, comunque. E allora a che serve tanto pensare. Quindi cercherò un posto da dove si possa vedere meglio, come fa Linus, che è saggio. Lui sì.

19/06/07

please, please, please

napoli 33 gradi al momento... ma perchè così come chiudono le scuole non chiudono anche gli uffici a giugno, anzi a maggio. voglio un governo che si batti per questo, cinque mesi all'anno di vacanze. sai quanto saremmo più produttivi negli altri sette mesi? anche se produttività è una parola odiosa, cavolo. ed è stata scritta dalle mie dita. preoccupante. vabbè riflessione a "voce alta", e forse anche senza senso, ma io penso che non si possa passare i due terzi della propria giornata a lavorare. è proprio un crimine. non si può. riprendo le mie cartacce e ritorno a produrre... birra, birra, birra e silvestri, vi prego.

18/06/07

lunedì torinese

C’era buona parte dell’alta borghesia torinese, sabato sera. Un livello di fighettismo molto alto. Uno di quei posti in cui scovi il giocatore di turno, che in questo caso era il piccolo pessottino. Che, apro parentesi, non riuscivo a non osservare pensando al suo tentato suicidio. Insomma fra camicie bianche sbottonate, tacchi alti e minigonne, donne “pittate” – direbbe mio padre – e uomini lampadati, io e qualche essere normale abbiamo festeggiato il compleanno del grande Gianmarco. Di solito quando capito in posti non miei, la prendo “a pacienz’ e ddio”. Ma sabato ero proprio insofferente. Ma, comunque, la serata una piega l’ha presa. Dopo un iniziale disorientamento il nostro spazio l’abbiamo trovato. Quattro risate genuine ce le siamo fatte. Due cazzate le abbiamo dette. Un mojto lo abbiamo bevuto. Martedì viene a salvarmi il mitico Daniele Silvestri. Con o senza qualcuno io ci sarò e come ai vecchi tempi griderò e saltellerò cohiba. Ho già rispolverato i vecchi cd. Eppoi, accorrete, il 2 ottobre ci sono i Police. In realtà i biglietti sono spariti sotto i miei occhi. Ma qualcosa troverò, ne sono certa. Buona vita a tutti.

Vi lascio questi versi molto dolci di de gregori:

Infondo non importa che i tuoi santi siano molti e che molti con un soffio spegneranno la candela / Infondo tu già sai che domani è un giorno lungo e che un altro verrà a dirti di amare i tuoi pensieri / E tu lo seguirai come fosse uno sparviero / Pauroso nell’orgoglio della sua fragilità

14/06/07

frankfurt

a francoforte la cosa più bella è stata la doccia. questa era separata dalla camera da letto solo da una parete in vetro. e poi mentre facevi la doccia tutto si appannava. sembrano particolari insignificanti ma fanno la differenza. per il resto il mio compagno e collega di viaggio affermava che i wurstel non possono essere un piatto tipico di un paese e che i ristoranti tipici dei tedeschi sono i ristoranti italiani, francesi ecc. morale, a francoforte dovrò ritornarci, per mangiare i wurstel. sulla questione del "tipico" inutile tediarvi ma anche inutile dirvi che la mia posizione è assolutamente un'altra, ed è molto lontana da questa. inutile dirvi che le parola ospitalità e cortesia non erano nel vocabolario delle persone del posto che ho conosciuto. quindi non generalizzo, come spesso mi si accusa. ma su dieci persone dieci non conoscevano cosa volesse dire essere gentili, cortesi e ospitali, a francoforte.
comunicazione di servizio: avevo messo il fuso orario di casablanca. sono ritornata a quello di roma. ahimè.

11/06/07

goooooodmorning

dunque. eccoci qui. iniziare non è semplice. soprattutto nel marasma delle cose da fare e disfare al lavoro. e poi è tutto nuovo qui dentro. tante cosa ancora da scoprire e capire. quindi, solo un saluto, poche parole e a prestissimo.