Photo: virginia

24/07/07

ballato

e da quanto tempo state qui? - qualcosa mi diceva da tanto - lui mi guarda e sorride "nel 1968. avevo 9 anni. eravamo in dieci. ma sono italiano. napoletano." emilio ballato ha un ristorante in west houston, nel sud di manhattan (emilio's ballato), e' un uomo grosso con il viso triste. non credo parli italiano, nel suo napoletano vengono fuori in modo naturale parole americane o spesso traduzioni di queste - quanti piedi e'? ha chiesto ad un tratto. quel napoletano e' evidente che l'ha difeso con i denti. "sono napoletano" mi ha detto, e lo dimostra quella lingua, tutto il resto si, ma e' dentro di lui e non puo' essere impugnato. come o' per' e o muss', specialita' solo napoletana, mi ha chiesto: " a napoli fate ancora o per e o muss?", lo ha chiesto a me che invece ho molto poco di evidentemente napoletano. una lingua che contro il mio volere tradisce le mie radici e prende le forme e gli accenti piu' svariati, forse un giorno mi divertiro' a sentire tutte le provenienze che mi appiccicano. a nove anni non so quanto possa interessare la prorpia identita', forse non si sa neanche di averne una. ma a nove anni da un continente all'altro, da napoli a new york capisci forse che un'identita' te la stai gia' costruendo e allora ti scegli i pezzi che non puoi, che non devi, perdere e te li tieni stretti come il giocattolo che non butti. le pareti del ristorante di emilio sono eleganti e umili, lo so e' uno strano accoppiamento, ma e' cosi'. appesi alla parete ci sono dei disegni che uno strano artista fa sui tovaglioli o sulle tovaglie di carta ogni volta che va a mangiare da emilo, e lui incornicia e appende. sono appese delle foto che ci mostra con orgoglio. ci sono degli specchi con cornici barocche. c'e', alla vetrata di ingresso, una vecchia cucina a legno. e di sottofondo vecchie canzoni napoletane. un'identita' forte anche quella del locale, che accenna a se stessa appena entri, in modo sobrio e alla quale non puoi che chiedere di continuare a raccontarsi.

5 commenti:

Pyperita ha detto...

Che belli questi racconti di new york!

Anonimo ha detto...

Ciao Vi...che bello leggere e sapere di te da queste pagine e dalle tue foto (...meravigliose!!!...ho visto tutto il tuo Flickr...e strabuzzato gli occhi ad ogni immagine)...è come conoscerti di nuovo...o da sempre...non camminiamo insieme da un pò...e mi pare che di strada tu ne abbia fatta tanta davvero...ed a giudicare dalle tue parole e dalle tue foto è stato un viaggio ricchissimo. Un bacio grande ed in bocca al lupo. Sei speciale e sono sicuro che volerai...come meriti!!! S.

Silvio Viale ha detto...

ciao mittica, mi raccomando continua divertirti e a vedere il mondo.

caféconleche ha detto...

ciao pyp: grazie si sempre carina! ciao s: come stai? ti ho mandato una mail, l'hai ricevta? ciao silvio!!! mi sa che dovresti venire un po' da queste parti, altro che cacao a torino!!!! baci

el verso aquel ha detto...

Hola Vi!Che bel post da leggere,il tema delle identità e di come ci si ritrova a costruirle è sempre interessante, come è piacevole incontrare italiani che vivono in giro per il mondo e che rimangono così attaccati a un'idea magari solo loro del paese natale. Quando mi succede così capisco che la cosa più bella dell'Italia è la gente