Photo: virginia

26/10/07

buona vita

L’articolo di stamattina di Pietro Citati su repubblica è la piacevole dimostrazione di come uno scrittore abbia il potere di trasformare bruttezze e banalità quotidiane in un racconto gradevole che lascia lo stesso sapore di un buon caffè. Dovete leggerlo tutto. Ma non resisto, di un pezzettino me ne devo appropriare. Inoltre pioggia insistente e coerente quella di questi giorni. Accompagnata da un grigio che pesa, sul corpo, sulle palpebre. Al mattino poca voglia di cominciare, alla sera poca voglia di fare. Ormai sono convinta che il mio corpo si ricarica con la luce e credo proprio che fra un po’ andrò in riserva e un giorno mi spegnerò.

Potrei dire banalmente che l’articolo è su un ritardo dell’eurostar. Ma è molto di più. E come per tutti i romanzi che vale la pena leggere, non vi svelo il finale, che merita, merita:

“Un piccolo ritardo introduce una piacevole nota di disordine nell’ordine eccessivo dell’esistenza. Purtroppo qualche minuto dopo la partenza, la voce del capotreno informò i passeggeri che il ritardo era dovuto a guasti del locomotore. Un brivido attraversò gli almeno novecento passeggeri, tranne un gruppo di giapponesi che occupavano dormicchiando un intero vagone. Se il locomotore era guasto già alla stazione di Milano, nessun dio l’avrebbe condotto attraverso la pianura padana, Bologna, l’Appennino emiliano, Firenze, la Toscana e il Lazio fino a Roma. […] Il treno riprese il suo lento cammino nel silenzio generale. È strano come gli italiani, questo popolo di chiassosi mestatori, che hanno prodotto Masaniello, Mussolini, Umberto Bossi e Beppe Grillo, siano così miti. Mentre un tedesco e un francese sarebbero stati dilaniati dal furore, i nostri passeggeri erano tranquilli, affabili, non protestavano, non alzavano la voce: avevano imparato che l’unica arte certa della vita è la sopportazione: infinita, infinita sopportazione. Non importa che Dio, la realtà, gli uomini politici, i magistrati, i banchieri, gli industriali ci infliggono ogni istante inconcepibili vessazioni. Bisogna tacere perché non c’è niente da fare. Intanto Piacenza, Reggio Emilia, Parma, Modena scorrevano lentamente davanti al finestrino, come città spettrali e forse inesistenti.”

6 commenti:

nico ha detto...

Non so l'articolo di Citati, ma le tue righe sono molto belle. Ora credo farò un salto in edicola..

Pyperita ha detto...

Mi associo a Nico.
Ed è vero che ormai la nostra parola d'ordine è: rassegnazione.

caféconleche ha detto...

ma veramente le righe virgolettate sono un pezzo dell'articolo di citati, non sono mie... se è a quelle che vi riferite...

Mircalla ha detto...

virgi - qual'e' la tua email?

grazie

caféconleche ha detto...

ciao silvia! virginia_ascione@hotmail.com

nico ha detto...

no no, mi riferivo proprio alle righe prima del virgolettato. quello non ho fatto in tempo a leggerlo sul blog..