Photo: virginia

23/04/12

cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno...

... e farlo durare, e dargli spazio.

non so. se cerco un momento nel mio passato professionale, un momento in cui sono stata davvero felice di fare il lavoro che facevo senza sovrastrutture pesanti, che incupivano e che affaticavano, beh forse e' stato quando ero ufficio stampa per la mia piccola casa editrice napoletana. c'era tutto cio che cercavo. c'era napoli e un ufficio nel centro storico dove scegliere se e quando andare. c'erano libri di alta qualita' e una realta molto piccola da far consocere, da spingere, da rappresentare, e nella quale credere. c'erano colleghi e capi appassionati, intellettuali piu che imprenditori, amanti di cio che facevano piu che avidi di soldi. e soprattutto mancava per me il legame con il denaro. gia, facevo quel lavoro come secondo lavoro anche se lo consideravo il lavoro piu importante, quello che mi alimentava culturalmene e soprattutto mi dava energie, soddisfazioni. non era la mia prima fonte di guadagno e quindi non avevo pressioni. le motivazioni erano tutte emotive se vogliamo dare loro un aggettivo. controllavo la posta di notte, di domenica, mandavo mail, organizzavo viaggi per conoscere le testate giornalistiche importanti. leggevo gli articoli per individuare i giornalisti appropriati, telefonavo in redazione con il cuore a mille per la paura di un no o di un non ora o di un ma-chi-e'-lei. attaccavo con il sorriso quando io e il giornalista finivamo aprivamo mille parentesi che si richiudevano poi con calma, senza fretta. aprivo ogni giorno la rassegna stampa sperando ci fosse un accenno, un qualcosa che ripagasse la mia fatica. che gioia quando trovavo! dopo di quello ho fatto e faccio altri lavori legati all'editoria, che mi sono cercata, qui a londra. mi piace, si mi piace. eppure. eppure la felicita' rimane li, in quella stanza piena di libri, nella mail della giornalista che mi chiede un'esclusiva per un libro a cui tenevo un sacco. rimane con il docente di filosofia che viene a parlarmi del suo libro per far si che io riesca a parlarne ai giornalisti. rimane in cio che considero l'essenza del lavoro per amore, nella mancanza dei soldi e nella mancanza di capi. si io avevo dei capi, ma erano persone, non capi. persone che avevano fondato quella casa editrice negli anni universitari spinti dal desiderio di voler esprimere le loro idee e i loro valori attrverso la pubblicazione di determinati autori. persone che si sedevano con te, ti spiegavano, ti chiedevano un'opinione, davanti a un caffe', che ti comunicavano le loro idee ovviamente fallimentari dal punto di vista del profitto ma meravigliose da un punto di vista creativo e culturale. quando sono affaticata, demoralizzata, quando cio che faccio viene minato continuamente da coloro che sono i miei capi e credono di possedere me e le mie idee e la mia passione e il mio entusiasmo, e credono di poter modificare, dettare, decidere, io cerco di trattenere il nodo in gola che per forza si forma, cerco di andare oltre alla stanchezza delle quattro mura dove sono costretta a stare per un tempo deciso da altri, cerco di respirare e ricordare che in realta io sono stata felice tra i libri, con i libri. lo sono stata quando le strutture che ora mi schiacciano non c'erano, non esistevano. se un giorno c'e' stato, allora potra esserci di nuovo. buttiamo giu questo nodo e facciamo si che il percorso verso la felicita sia il piu breve possibile.


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