e poi all'improvviso all'odore dell'estate manca qualcosa. non riesce a riempirti come ha fatto in tutti questi anni. oggi e' diverso e sai bene cosa manca e non puoi farci niente, mancherà per sempre. tutto cambia significato, si rimescolano le prospettive e le priorità dovranno cambiare, e non sai cosa dire, non sai cosa fare. cambiano i suoni, gli odori, i colori. non e' solo un'assenza, e' l'assenza. allora senza più parole, senza più gli sguardi, senza i sorrisi, ti aggrappi a quella mano, la tieni stretta, l'accarezzi, la baci e ne prendi il calore, un calore iniziato da sempre, da quando ne hai memoria. ci sono dei rapporti che non hanno bisogno di parole, ne' di spiegazioni, ne' di giustificazioni. sono rapporti profondi che nascono con te. e' l'amore incondizionato, e' il filo che ha cucito i mille pezzettini di te, e' la tua parte serena, la tua parte migliore, la parte sempre pura. e' questo e di più. e tutto si spegne. ora.
Photo: virginia
19/06/11
03/06/11
i giorni del verde
Il fatto e’ che il cielo non dovrebbe stare dietro ad una finestra. Le finestre, che io amo, dovrebbero esistere solo per chi le guarda da fuori. Guardare il cielo al di qua di una finestra e’ un po come intrappolarlo e questa e’ la mia ansia quotidiana: il cielo dietro la finestra.
A volte mi chiedo da dove provenga la mia intolleranza ai posti chiusi.
Ma poi tutto e’ chiaro, io sono nata davanti al mare e la mia prima casa era in una pineta profumata e misteriosa.
Quando poi i miei hanno deciso di civilizzarsi, con mio immenso dolore, io ero abbastanza grande dapoter evitare la nuova casa nel condominio e girovagare nel bar dei miei nonni. O nella loro grande casa sopra al bar. O nel terrazzo ancora piu sopra.
Piu su andavo e piu il cielo si avvicinava e meno persone incontravo intorno a me, ma le vedevo dall’alto. Le vedevo muoversi come formiche. Incrociarsi, fermarsi. Ero affascinata da tutto quel movimento sotto di me e dal cielo immenso sopra e dal mare su un lato che rifletteva la luce del sole.
Poi venivano i giorni del verde. Tutti e quattro i miei nonni avevano dei campi. La cosiddetta terra. Ma il campo del mio nonno paterno era gia diviso fra i figli. Lui ci andava, ma da solo, non chiedeva mai a nessuno di accompagnarlo. Io lo osservavo da lontano. Non mi facevo domande, era cosi e basta.
Mio nonno materno invece mi ci portava spesso nella sua di terra. La sua terra era stata ereditata da suo padre ma gli altri fratelli di mio nonno non l’hanno voluta, scegliendo altre strade per fare soldi in modo piu veloce e apparentemente “indolore”. Allora mio nonno si e’ trovato con questa sterminata distesa verde, c’ha fatto tanti pezzettini dove c’era di tutto. E ha lasciato una parte selvaggia. Io amavo tutto questo. Era sempre una scoperta, una magnifica ed eccitante scoperta. Ogni volta che c’andavo era cambiato qualcosa. Piu erba, piu frutti, piu fiori. Sopra e sotto gli alberi. Passavo dai pezzi coltivati, precisi e ordinati ai pezzi selvaggi, con erba piu alta di me e movimenti preoccupanti di animali. Attenta ai serpenti, mi diceva mio nonno. E io ci stavo attenta e non vedevo l’ora di vederne uno e di gridare. E ne ho visti di serpenti che mi hanno fatto gridare e mi hanno resa orgogliosa. Non era facile vedere un serpente, la sua presenza indicava che ero, in qualche modo, andata oltre.
Sono cresciuta osservando mio nonno lavorare i campi. Faceva magie. E da queste magie venivano fuori cose da mangiare, profumate e colorate. Mi faceva cogliere piselli, pomodori, peperoncini verdi. Mi spiegava come e quali. E poi una parte di questi frutti della terra passava nelle mani sempre magiche di mia nonna. Ci ritrovavamo dopo qualche ora a sederci sotto la vite, al fresco, a mangiare il risultato della nostra amicizia con la terra.
Quando arrivava il tempo delle patate mio nonno faceva un’altra magia. Mi indicava un pezzo di terra dove non c’era niente. Solo terra marrone. Neanche erba. E mi diceva scava con le mani. E io mi mettevo giu e scavavo, toccavo la terra fresca e mi sporcavo gioiosamente le unghie e all’improvviso sotto le mie mani trovavo delle cose rotonde e lisce. Le patate. E piu ne trovavo e piu le cercavo, piu affondavo le mie mani. Io e la terra eravamo complici, grazie alle magie di mio nonno. Quelli erano i tempi.
31/05/11
29/05/11
non fa una piega
t: vi tu sei buffon e io cavani
v: oookkkei
tore tira in porta e la palla va fuori. io corro a prenderla e faccio l'errore, che buffon non avrebbe fatto, di tirargliela quando ero ancora lontana dalla porta. lui, cavani, la prende e tira subito in porta. goal
v: non vale tore!!!!!
t: perche?
v: perché non ero in porta!
t: si si certo che vale
dopo un po di tiri gli faccio: cambiamo, adesso tu sei buffon e io cavani
t: ok
tiro e faccio goal
t: non vale!!
v: perche non vale????
t: eh, perche devo vincere io!!!!
mio fratello ha un futuro da presidente del consiglio
v: oookkkei
tore tira in porta e la palla va fuori. io corro a prenderla e faccio l'errore, che buffon non avrebbe fatto, di tirargliela quando ero ancora lontana dalla porta. lui, cavani, la prende e tira subito in porta. goal
v: non vale tore!!!!!
t: perche?
v: perché non ero in porta!
t: si si certo che vale
dopo un po di tiri gli faccio: cambiamo, adesso tu sei buffon e io cavani
t: ok
tiro e faccio goal
t: non vale!!
v: perche non vale????
t: eh, perche devo vincere io!!!!
mio fratello ha un futuro da presidente del consiglio
26/05/11
last night
last night federica and I went to this place where a photographer was going to show some of his projects.
as we stepped into the space I noticed this guy. he was really cute and attractive. I didn't say anything of course, I didn't want to look as a guy hunter! but I have to admit it's not easy to meet goodlooking guys in london who are also interesting and smart, as I supposed this guy was. it was a photography space not a pub so the possibilities of him to be interesting and smart were a lot, according to me.
as the lecture starts he turns to be the photographer! I couldn't believe it. i was already in love. good looking, attractive and photographer. and smart.
I had to say something to my friend: "oh, I was just thinking how handsome this guy is.." she immediatley says: "he is married. he's wearing a wedding ring" I look at the hand but I don't say anything. however, I think, artists often wear rings. it's just a ring.
he starts introducing his project and says: this is Russia where I travelled with my wife, who speaks russian". I smile and turn toward federica who is smiling too but doesn't turn around to avoid bursting into laugh.
it's tragedy turning into comedy.
second project: "here I was with my son".
ok. universe, please stop teasing me. i hate you.
25/05/11
valigia
Due libri del passato; la canottiera nera dimenticata la volta scorsa; parmigiano e caffe'; un cioccolatino; il sorriso di salvatore; gli occhi semi chiusi di mia nonna; tutto in borsa. ho dimenticato qualche foglia di basilico dei miei e i campi di papaveri.
Lascio la verdissima umbria e arrivo a Londra nel giro di pochissime ore. Cosi poche che mi gira la testa. Cosi poche da farmi notare che la gente a Londra e' triste. Almeno le persone sedute davanti a me nella metro. Sguardo perso nel vuoto. Zero espressione. Blank.
Questa per me ho deciso che sarà la settimana del rimboccarsi le maniche e cercare di ridare fiducia a questa terra, socialmente parlando. Voglio mettere nello sgabuzzino per un po' stanchezza, pigrizia, malinconia e i vari tanto-questi-non-ce-la-possono-fare, e anche il mio spazio-virginia. Questa settimana via tutti i pensieri negativi nei confronti di Londra e spazio a nuove energie e nuovi entusiasmi.
E' inutile nuotare contro corrente, meglio seguirla e trarre piacere dalla nuotata.
Ho iniziato stasera vedendo Isabella, chiacchiere, risate, un confronto sulle nostre vite.
Domani un evento di fotografia, una mostra, uno spazio creativo nell'east london.
Giovedì al concerto dei quintorigo a brick lane con Alessandra.
Venerdi forse national portrait gallery o forse tate modern.
Sabato festa di Giulia.
Voglio rilassarmi e non e' detto che io possa farlo solo scappando dalla vita sociale. Sono stufa di essere schiava della mia stanchezza, causata poi dai ritmi di questa città che in fondo, e' palese, io non accetto, e allora diventano drammatici. La mia stanchezza diventa una tragedia.
Voglio riaprirmi e confrontarmi con persone e situazioni nuove, ne sento il bisogno, e lo faro così come sono ora, in questo momento particolare e delicato della mia vita. Senza pretendere di essere altro.
Tanto lo so che arriveranno di nuovo i momenti di ritiro, i momenti di rifiuto, e la mia casa circondata dal silenzio al nord di londra mi accogliera come sempre.
Tra qualche giorno seminerò papaveri rossi. E il mio giardino tornerà a sorridere.
16/05/11
16 maggio 1934
oggi e' il compleanno della mia nonna bella. non sono riuscita a parlarle perché ormai ha sempre meno forze. le faccio gli auguri così, con una delle sue canzoni preferite. e la sento cantare... lo ha fatto fino a poco tempo fa, con quel po di forza che le rimaneva.
14/05/11
venerdi
Oggi e’ venerdi e come quasi tutti i venerdi, la tensione cala, la stanchezza e’ piu forte, la mente meno concentrata. Questi sono i momenti in cui rimpiango di non avere piu la liberta universitaria. O la liberta di chi non e’ incastrato in orari di ufficio.
L’ho capito prima di svegliarmi stamattina che sarebbe stata una giornata strana. Irrequieta. Ieri sera mi sono scordata di mettere la sveglia, stamattina quando me ne sono resa conto, alle 7.57 ho fatto un salto dal letto. Bagno, viso e denti. Caffe, assolutamente caffe. Apro il rubinetto e l’acqua e’ sparita. Neanche una goccia. Non ti possono negare l’acqua per il caffe, di venerdi. Odio questa citta’.
Ma mi rifaccio. Mi concedo un bel toast con burro e marmellata. Sara una giornata senza energie oggi e devo provvedere.
Vicino al mio ufficio ci sono un sacco di caffetterie. Ne trovo una che ha una vetrina enorme, che fotograferei. Fanno toast. Brown bread. Si si si. Ma qualcosa mi diceva di tener d’occhio il mio toast mentre me lo preparavano. Infatti appena vedo la tipa prendere il barattolo di marmite e avvicinarlo al mio toast la vocina dentro di me mi dice, vedi? Te l’avevo detto. Perche non mi chiedi come voglio il mio toast? Lo hai chiesto a tutti, perche a me no? Ho una faccia da marmite io????
Insomma, giornata strana.
Pero hanno dato il lavoro ad Alessandra e questo da un senso alle stranezze e all’inquietudine. Un’altra vita che affronta cambiamenti e che fa un passo avanti in questa citta’ avara di sorrisi. E penso a quanto sia bello camminare con qualcuno. Supportarsi. Dire cazzate davanti a un caffe’ e condividere paure, debolezze e sogni. Con Ale e’ cosi. A fase alterne e con densita diverse e’ stato cosi in questi anni.
E intanto il venerdi sta per finire. Mando giu l’ultima goccia del mio te’ bianco alla vaniglia e mi preparo a immergermi nella folla del venerdi sera.
(photo: Jessica Backhaus "Lights" from the series "Once, still and forever")
(photo: Jessica Backhaus "Lights" from the series "Once, still and forever")
06/05/11
forse mi perdo
si, c'e' voglia di perdersi. c'e' voglia di andare. l'ho fatto spesso ma non abbastanza, e tutte le volte che l'ho fatto mi sono sentita ricongiunta con la mia essenza. c'e' voglia di incontrare gente posti cose che non abbiano un motivo. c'e' voglia dell'odore del gelsomino e della brezza marina. voglia di fermarsi all'ombra perche fa caldo e di gioire alla vista di una fontana. voglia di sentire cicale e vedere lucciole. voglia di stare mentre si va. togliere il peso e cancellare il senso, delle cose e degli eventi. non avere risposte e non avere esigenza di fare domande. c'e' voglia di altre storie, di un'altra musica, da trovare tutto dietro a un angolo inaspettato.
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