Photo: virginia

18/02/09

meno male che c'è benigni

che ironizza, polemizza, destruttura, tutto con leggerezza, intelligenza, concretezza e persino lirismo. accosta mina a bin laden, la berti a play boy. passa dalla zanicchi a berlusconi fino ad arrivare a oscar wilde.
intanto è tempo di maschere. in casa avremo un cowboy. mi chiedo, poi, com'è che a tore è venuto in mente di chiedermi se a carnevale mi sarei mascherata da strega?
intanto quando si arrabbia il mio nome diventa vizinia, e devo trattenermi per non ridere e abbracciarmelo quando mi chiama così.
sarebbe anche tempo di sentire un po' meno freddo, di avere qualche raggio di sole più caldo qualche abbraccio in più e meno pensieri negativi. ma è tutto una questione di attesa. credo.
e a proposito di attesa, leggete il giorno prima della felicità di erri de luca. io sto ancora elaborando il lutto di quando finisce un libro così, di quelli che ti tengono appiccicata dentro. il lutto di quando arrivi all'ultima pagina e devi uscirne fuori. puoi anche riaprirlo, rileggerlo, ma non è la stessa cosa. ed io in questi casi devo aspettare un po' prima di incontrare nuovi personaggi, nuove storie.

29/01/09

questione di sogni e di letti

c'era un castello.
nel castello c'erano tutti i brutti.
c'era la strega. lo squalo. il coccodrillo. la balena. geppetto. (geppetto?)
e tu?
anch'io.
e io piangevo, piangevo.

insomma sullo stesso lettino - il suo lettino dove dormo io da un po' - a guardare la tv, ieri non ce l'ho fatta a mandare via tore nell'altro letto. me lo sono tenuto accanto e devo dire che anche se è grosso e poco democratico mentre dorme, a me ha fatto proprio bene. sarà che fa freddo e le sue risate sono calde. poi ieri sera mi ha anche detto che mi ama (oggi però non mi ama più, perchè ama mamma).

20/01/09

alex

Cioè, quando morirà mia nonna, non ci sarà più nessuno nello spazio della mia vita di quando mangiavo le stelline in brodo, o di quando mi sentivo scottare la fronte e lei mi metteva il termometro e mi copriva con il plaid perchè non sentissi freddo. Voglio dire, quando lei morirà ci saranno tutti i parenti in giro, i pianti, i problemi col contratto della casa, e tutto questo sommergerà il me stesso di quattro anni coi capelli ricci e il maglione blu che mi aveva fatto lei, il mio piatto di stelline e tutti gli altri momenti di quand'ero piccolo. Pian piano me ne scorderò anch'io, credo.

17/01/09

un passo indietro e il cielo è blu

Facciamo il punto.
Ci sono. Non so dove, non so come. Ma ci sto, o meglio “sto” (come rispose erri de luca alla mia domanda come stai? Dopo il suo infarto).
Le parole. Quelle sono poche, stanche, fragili.
Ma partiamo dalle cose essenziali.
Mi piace ancora il verde e cantare (ehm, urlare) in macchina. Solo che di verde ne vedo poco e di macchine...
Poi. Ultimo acquisto mondano: un carinissmo vestitino nero patrizia pepe (io, patrizia pepe??!!) a maniche corte (no, non è estivo), appeso in armadio ancora con l’etichetta, che prima o poi indosserò. Lo so. Ne sono certa.
Ultima soddisfazione (cazzo): stamattina repubblica ha recensito un altro libro pubblicato dalla casa editrice per la quale lavoro. LAVORO.

Anche se mi muovo in una stanza buia e sbatto, cado, mi spavento, so che da qualche parte l’interruttore c’è.
Passo e… lascio aperto.

16/12/08

immagine

la pioggia è incessante. le arance sono nel cesto. i libri sparsi. le due caffettiere, quella da due e quella da quattro, sono una accanto all'altra. in un piattino ciò che rimane del panettone fichi e noci, una fetta e qualche briciola. il mio raffreddore permane. la febbre no. la valigia blu, avvolta da nastro adesivo per pacchi è accanto alla porta bianca. "deve essere ben sigillata" aveva detto il tipo della posta di piazza santa giulia. domani ancora un treno da prendere verso una casa che ancora non c'è. e tra un po' ancora un natale. e poi ancora un gennaio. io e tore abbiamo fatto l'albero e il presepe, e purtroppo ha vinto la mia mano nello scegliere le palline e i pastori che "ci stavano bene". nella mia impossibilità di far vincere le sue scelte improbabili di palline e pastori io mi sento tristemente troppo adulta e ovvia.

02/12/08

tore non mi hai fatto il regalo? no, ma nn ti preoccupare nina babbo natale ne porterà tanti!!

La giornata sembrava essere iniziata male, molto male. Con un virus infiltrato nel pc e una discussione telefonica che sai ti lascerà un cattivo umore almeno per tutto il giorno. Cielo grigio, vento, pioggia e grandine. Cosa si fa in una giornata così? Per di più in un paesino insignificante dell’Umbria? Si inizia a fare colazione. Al bar. Cappuccino e cornetto, ed è possibile avere un po’ di cacao? E lei mi guarda come se avessi chiesto, è possibile avere 100 euro? Signora, lei non capisce, oggi mentre fuori diluvia, mentre il virus sta distruggendo il mio pc, mentre i negozi sono chiusi perché è lunedì, e mentre anch’io voglio far finta di niente sarebbe anche l’anniversario della mia nascita, nonché il trentesimo anniversario. Quindi il cacao sul cappuccino è d’uopo, se non d’obbligo. Dopo un’oretta passata al bar, in verità aspettavo che il coglione con la macchina dietro la mia andasse via, per poter fare solo cinque manovre e non quindici, dicevo dopo un’oretta vado a prendere Repubblica in edicola. Non c’è. Non c’è Repubblica??? Niente Repubblica. Con l’espressione di quando apro il frigo e non trovo il latte, il barattolo e non trovo caffè, la posta e non trovo quella mail, beh con quella espressione ho preso il Corriere. A me la mattinata bastava, o forse dovevo comunque farmela bastare. Però, comincio a pensare, certo un buon bicchiere di vino stasera con un buon amico, mentre fuori piove, mentre le edicole di Trestina non hanno Repubblica e i bar custodiscono gelosamente il cacao, ci starebbe bene. E ci starebbe bene un amico, un uomo amico che renda tutto leggero dando a quel tutto la giusta importanza. Allora ci provo, mando un messaggio a Stefano. Amo la pragmaticità degli uomini. La giornata è finita con un amico, un brindisi, un regalo.

29/11/08

hang on

a me, a me, a me, a me, a me...


16/11/08

cose strane senza storia

A un certo punto il silenzio si ruppe. Basta. Non si poteva più continuare così. Ora basta, qualcosa bisognava dire, un segno bisognava pur darlo. Ma chi avrebbe iniziato? O meglio cosa? Sarebbe stata la “collettività” o un “singolo” a manifestare segni di insofferenza, incredulità, rivolta, solidarietà? eppure c’era da aspettarselo, furono loro i primi. O meglio, fu lui. Fu proprio il pacco dei libri. Quello rosso, ordinato, pieno. Ce ne erano altri, di diverse dimensioni, e ragioni. Quello rosso era il pacco dei libri letti. E senza dubbio questo gli dava forza e sicurezza. I libri letti sono un po’ gli anziani della situazione. Chi meglio di loro può dire di conoscerla - lei. Sono stati fra le sue mani minuti, ore, giorni, al mattino in bilico in un autobus, di sera, dopo il lavoro, con il compito ingrato di prenderla e portarla via, alcuni – pochi eletti – rimanevano fra le mani persino di notte, lasciati poi cadere a terra dopo averla accompagnata nel mondo dei sogni o, nel migliore dei casi, lasciati così, sotto le lenzuola. Infilati in borse insieme a cose indispensabili o messi sul comodino semplicemente per compagnia, un po’ come si lascia la lampada accesa di notte. E sono stati toccati, spiegazzati, hanno subito penne o colori. Hanno avuto, e avranno per sempre, ospiti come biglietti, scontrini, foto, cartoline. Insomma tutto ciò bastava a dare loro la responsabilità, e perché no, l’orgoglio di quel primo, impegnativo ma necessario passo. Successe di domenica quando più si sentiva la sua mancanza. La mancanza delle sue mani, della voglia di spulciare, toccare, sistemare. E di domenica poi, quel corridoio dove erano stati “momentaneamente” sistemati diventava tutt’a un tratto grigio, triste, freddo. Si iniziò a sentire uno scricchiolio e tutti pensarono fosse ikea, la borsa blu piena di cose miste, quelle con un’identità non precisa e in un numero non sufficiente per ottenere un pacco proprio. Si pensava fosse la borsa blu perché ogni tanto accadeva. Le singole cose reclamavano spazio e a spintoni cercavano rispetto. Invece quel pomeriggio lo scricchiolio proveniva proprio da loro, dai libri letti. Eppure erano così disciplinati, se ne stavano sempre per conto loro, ordinati, riflessivi, insomma in un altro tempo e in un altro mondo. E già… nel loro. Qualcosa stava per accadere. E accadde.

07/11/08

uffffffffffffffffffffffffffff

ma io non lo voglio berlusconiiiiiiiiiiiiiiiii.
mi rifiuto di vedere e ascoltare.
ma perchè?
quali colpe tremende dobbiamo espiare, noi che non lo volevamo?????
ma è già tutto difficile ma perchè dover sopportare pure lui?????

05/11/08

si

È andata. Quasi quasi li invidio.
Anzi io li invidio.
Ce l’hanno fatta.
Almeno un volto è cambiato.
E dopo tanto coinvolgimento, come se tutto fosse appartenuto a noi, i preparativi, le elezioni, il paese, il presidente, riportare lo sguardo in questo paese è un po’ deprimente.
Chi non vorrebbe, anche solo per una frazione di secondo, essere un po' americano oggi, fosse solo per sentire che sapore ha quella speranza.