due parole le voglio scrivere.
le scrivo anche se non le ho. ma e' evidente che le vorrei.
allora le scrivo.
le scrivo anche se gli occhi mi si chiudono. se si chiudono le parole non arrivano, si perdono vagando nella mia testa.
allora scrivo per stare sveglia.
scrivo perché deve esserci ancora vita da qualche parte dentro me.
scrivo alla luce delle lampade gialle. sul divano rosso. nella stanza bianca.
scrivo dopo il bagno caldo. prima delle lenzuola fredde.
non scrivo ciò che penso e neanche ciò che desidero.
pensieri e desideri arriveranno stanotte quando lascerò che gli occhi si chiudano tra le lenzuola fredde.
che sia una notte di desideri e senza paure.
che sia una notte di visite dal passato, di profumi familiari.
che sia una notte clemente.
Photo: virginia
02/10/12
13/09/12
you, london
ho iniziato questo blog esattamente sei anni fa, quando di ritorno dal mio viaggio a barcellona decisi che l'unico modo per sopravvivere all'aridita delle quattro mura di un ufficio era quello di perpetuare lo stato di creativita in cui vivevo quando ero in viaggio, quando insomma ero altrove. questo poteva accadere solo attraverso uno spazio come quello del blog. mi accorsi, a barcellona quell'estate, che relax e piacere coincidevano con i momenti in cui mi fermavo alle caffetterie a sorseggiare all'aperto il cafe con leche appunto, osservando la vita degli abitanti locali, rallentando con loro e facendo pace con il tempo. da quando sto a londra la lotta per difendere il mio spazio creativo si e' fatta piu dura, le mura di quest'ufficio sembrano piu sterili di quelli di torino. o semplicemente io sono piu stanca. poi a londra non esiste il caffe macchiato e bisogna quindi arrangiarsi con altro. ho voglia di parole, ho voglia di immagini ma soprattutto ho voglia di eventi che solletichino le parole e le facciano sgorgare.
a volte penso che la vita mi stia facendo pagare a piccole e lunghe rate quel biglietto di sola andata comprato per il 2 settembre del 2009. l'ho pagato con la lontananza da persone che amavo e che ora non ci sono piu, lo pago ogni giorno cedendo pezzi di serenita, di semplicita, di lentezza. lo sto pagando rinunciando alla familiarita di strade, di mura, cancellando gli odori e i colori che appartengono al luogo dove nasci e cresci, lo sto pagando con i sorrisi e gli abbracci di chi non vorrebbe niente in cambio accettendo un legame di sangue. tutto in cambio di qualcosa che mi trattiene qui con forza ma che ancora non so riconoscere. ma non e' il cielo arrabbiato, non sono le persone impacciate e spaventate davanti al calore di un abbraccio, non e' la solitudine davanti al piatto di pasta, la fretta e l'impazienza di chi per strada scappa da niente, il luccichio opprimente e claustrofobico dei negozi, la frustrazione di non avere mai abbastanza soldi, e rendersi conto di non sapere abbastanza per cosa. non e' di certo per tutto questo che ho pagato e pago ancora il prezzo di quel biglietto e un sudore freddo mi prende ogni volta che cerco di definire il vero motivo per paura di scoprire che sia stato ed e' tutt'ora un prezzo troppo grande da pagare. ma il tempo non aspetta i tuoi conti, non aspetta che trovi il coraggio per definire ragioni, il tempo va e anche in fretta e si prende cio che vuole e hai voglia a pensare se tornassi indietro o se avessi piu tempo. non ci sono se. respira e assumiti la responsabilita di quel biglietto.
05/08/12
virginia
si, sarebbe stata la prima a chiamarmi stamattina e a farmi gli auguri. segni concreti della sua assenza. il telefono che non squilla. la rottura di un rito. mi avrebbe chiamata presto perché gli auguri si fanno di mattina presto altrimenti non ha senso.
a napoli festeggiare l'onomastico e' piu importante che festeggiare il compleanno. il nome che ti viene dato e' importante, e' un legame con il tuo passato perche e' il nome dei tuoi nonni, e quindi dei tuoi antenati. io so che il nome che porto non e' solo mio, ma e' della mamma di mio padre, e della mamma del padre di mia nonna e cosi, indietro indietro. il mio nome e' il mio passato e il passato e' cosa importante: e' fatto di vite, di persone, di nomi. quando ero piccola festeggiavamo gli onomastici con dolci e regali, e a volte feste.
i riti sono importanti quando condivisi, quando invece iniziano a mancare intorno a te le persone che condividono e che fanno si che quel rito, quella tradizione possa ripetersi, allora c'e' una rottura ed e' triste.
oggi e' il mio onomastico e in passato in questo giorno io e le mie tante cugine con il mio stesso nome ci saremmo ritrovate a casa della nonna virginia per festeggiare un legame attraverso questo nome.
il mio pensiero va a quei giorni di spensieratezza, di festeggiamenti, di riti, di cuginanze, di nonni, di genitori troppo seri per noi, di famiglia, di case piene di gente e di parole, ormai vuote e silenziose.
oggi e' il mio onomastico e in passato in questo giorno io e le mie tante cugine con il mio stesso nome ci saremmo ritrovate a casa della nonna virginia per festeggiare un legame attraverso questo nome.
il mio pensiero va a quei giorni di spensieratezza, di festeggiamenti, di riti, di cuginanze, di nonni, di genitori troppo seri per noi, di famiglia, di case piene di gente e di parole, ormai vuote e silenziose.
13/07/12
nonna mia
"Quando morirà mia nonna non ci sarà più nessuno nel pezzetto di lego della mia vita dove mangiavo le stelline in brodo a casa sua e restavo da lei a dormire e mi dava un pigiama che mi faceva prurito...".
un anno fa più o meno a quest'ora il tuo ultimo respiro, quello che ti allontanava definitivamente da me e dal mondo. volevo scriverti tante cose ma in realtà le parole che mi vengono ora sono solo queste: mi manchi nonna, tantissimo. e' vero e' come quando perdi un pezzetto di lego e tutto ciò che hai costruito ne risente. sei tu, tu con il tuo sorriso, con la tua voce, con le tue parole dolci, con il tuo capire immediatamente dal tono della mia voce il mio stato d'animo, tu con i racconti del tuo passato, tu con le tue mani morbide intrecciate alle mie, tu con i tuoi capricci, tu con i tuoi occhi grandi, con la tua voglia di vivere, di ridere, di sapere, di raccontare, tu con le patate fritte in un modo speciale che non potevano far male, tu con gli gnocchi che schiacciavi quando le patate erano ancora bollenti, tu nel tuo letto con le lenzuola bianche, con gli asciugamani di lino d'estate, con i tuoi camici a fiorellini, con le ciabatte sempre troppo strette, con il caffè sempre sul tavolo. mi manca avere me e te, mi manca il noi, la nostra complicità. mi manca il tuo amore roccia. io e te abbiamo saputo tacere per proteggerci, abbiamo saputo dirci per condividere. e se ora mi chiedessero di esprimere un desiderio chiederei di essere guardata dai tuoi occhi sorridenti che davvero in un istante polverizzavano ogni mio dolore, ogni mio affanno, ogni mia paura. supplicherei per un secondo desiderio, un tuo bacio.
26/06/12
The colours of the Balkans
In 10 days the Balkans gave me back the colours I used to have before
moving to the UK, well even more new colours. And I’m not only talking about my
skin. I just needed some blue sky, some green mountains, a clear sea, red
cherries and smiling, friendly, simple people around me. Simplicity and nature.
Dagmar is from Dubrovnik, he lives in Switzerland and he is very proud of
Croatia. I met him the first day I was in Dubrovnik when I was trying to escape
the too touristy old town and looking for a quiet beach. He was carrying only a
towel and I thought he must be a local. He showed me the beautiful and peaceful Dace beach where locals
know each other and go there every year. They are proud of that little piece of
paradise; they play cards (Italian games) in the shadow, drink local beer and grill
lamb.
Anne Maria is German and I met her at the bus station in Dubrovnik we were both heading to Kotor, the bus was 45 minutes late and we started talking. In Kotor we stayed at the same hostel and very naturally we hanged around for two days. We agreed about everything and we got surprised and amazed of the same things. It was five o clock in the afternoon and it was quite hot, we looked each other for a second and said, let’s go to the beach! We decided for the beautiful Perast on the bay and fell in love with this place. We found a cosy and nice restaurant where we had dinner under a vineyard. It was so peaceful and beautiful we couldn’t stop smiling and saying how beautiful and perfect everything was. She left the day after for Skopje, Macedonia.
Miko works at the Old Town Hostel in Kotor with Alex. He doesn’t speak
English except for some basic, but important, words like “coffee”. At the
Hostel you happen to deal most of times with the volcanic and helpful Alex but
for some mysterious reason that I cannot explain I found Miko’s presence very
fascinating and reassuring, in the sense that he transmitted to me the essence
of Montenegro, in some way. He was always very kind, very slow in his
movements, even though he didn’t speak English he tried to communicate and he
managed to do it well (and I found this a lot with the local people who didn’t speak
English). He was always a very gentleman, in the pure and ancient sense of the
term. He offered me a coffee a couple of times but either I had already had it
or I was about to do something else. The last day I met him on the stairs and
asked him if he could keep my baggage in the storage, he was doing something
else, I think he felt my – stupid – rush (leave the rush somewhere else when
you are in Montenegro!) he said “just a second” and he finished what he was doing
and with his enviable slowness he came to me and
took me to the storage. After this he offered me a coffee. I knew I had to meet
Jacqueline at the coffee bar but I didn’t want to miss this. I accepted the
coffee, and he gave me the coffee he had just made for himself. We sat at the
table and didn’t say anything just enjoyed each other company and the coffee. I
think that was the best coffee I have ever had during my travelling through the
Balkans. It was a kind of Turkish coffee and I regret I didn’t have enough time
to ask him to teach me how to make it. Thanks Miko.
The last day in Kotor I got up quite early and I decided to have a
stroll, the last one, through the deserted old town. Kotor in the morning from
7 to 9 is just amazing, the sun starts softly lighting bits of the little
narrow streets. Locals have their coffee at the bar, some of them go to work and
tourists are still sleeping. While wandering around, stopping at every corner I
met Sasha. Sasha is from Kotor, he manages a building company and was about to
have breakfast before going to Perast to work. We talked for a few minutes and
I asked him if he could drive me and a friend to Perast and of course he did.
In our way to Perast he told us he was born in Germany, he lived in France for
two years and still travels to France for work quite often. I met by chance
Sasha again while I was waiting for my taxi to go to the airport. He gave me a
drive to the airport on his Ape! On the way to the airport he stopped to get me
some handmade Rajika.
I met Boro on the plane from Belgrade to London. He is Serbian but lives
in London. His plan is to reconvert the cottage on the mountains next to the
waterfalls, where he used to live as a child, in a place where to invite
friends, artists and writers and just enjoy the beauty and the peace of the place.
I saw the pictures. It really exists, a house by the waterfalls on a Montenegrin
mountain.
Colours of the Balkans
21/06/12
Inedito d'estate
Ho trovato questo pezzo in una cartella dimenticata, scritto il 30 novembre 2009, l'ho letto come se stessi leggendo parole di qualcun'altro e mi sono commossa. La dedico all'estate che nasce oggi.
I girasoli sono alti e io mi muovo
fra loro e respiro il loro odore. Alla fine del campo l’erba diventa bassa e
inizio a vedere i pini. C’e’ rumore di cicale. Arrivo su una collina dove fra
gli alberi ci sono tante amache. Ce n’e’ una per me. E’ rossa. Tutt’intorno ci
sono cesti di frutta appena colta. Ci sono le prugne dell’albero di mio nonno, c’e’
uva, ci sono albicocche. Il sole attraversa I rami e arriva caldo. Il cielo e’
blu. Sulle amache ci sono gli amici. E senza ordine ci alziamo, mangiamo e
ridiamo. Si va al mare, in bici. Ma prima passo dai miei nonni e loro mi danno
pannocchie bollite e la pizza di pasta. Mi sorridono, mi abbracciano. Mi dicono
di stare attenta. La loro casa e’ fresca e c’e’ profumo di bucato. Per
raggiungere il mare attraverso un campo di papaveri questa volta. Sono rossi.
Se schiacci il centro del papavero sulla mano ti si forma una stella.
16/06/12
Viaggio per immagini
| Si Parte - Ancona |
| Si Arriva - Split |
| Un giro nel Palazzo di Diocleziano, la citta vecchia di Split |
| Sta per finire la giornata, una pausa per realizzare... sono davvero, finalmente, in vacanza? |
| Si!!! birretta nel centro antico |
| ... al bar Ghetto |
| L'indomani si riparte, si attraversa la costa croata |
| ... e si arriva a Dubrovnik |
| Senza parole |
| Fuori le mura, il mare |
| ... e dal mare le Fortezze |
| Pavoni sull'isola di Lokrum |
| Giro l'angolo e... !!!! |
| Un saluto dall'alto, si riparte |
| Arrivati fuori ad altre mura. La meravigliosa Kotor. Montenegro! |
| Si cammina col naso all'insu |
| E in su ci aspetta la fortezza da scalare |
| Arrivati in cima (limortacci... ehm e' stata una passeggiata) |
![]() |
| Al mercato |
| ... e gli acquisti, si pranza!! |
| Luci e pace di Kotor |
| Si va verso il nord e si lascia ogni traccia di civiltà |
| E si arriva in un'altra civilta. Il villaggio di Zabjak. E la signora mi ha fatto fare la pipi nella casina sulla destra!! |
| Gia, sono in una cartolina. Durmitor National Park |
| Il lago Crno (non chiedetemi come si pronuncia) Ma so come si traduce: Il lago nero. |
| Canyon del fiume Tara, e laggiu ci dormono |
| E' ora di ripartire |
| In trenta minuti si arriva a Budva |
| E piu al sud io ho trovato il mio angolo di paradiso. Sveti Stefan |
| Infatti ho detto Paradiso |
| Lasciatemi ancora un po |
| Nuovo bus, nuovo colore della mia pelle, finita la batteria della macchina fotografica, finite le vacanze! |
04/06/12
Andare
Una delle cose più belle quando si viaggia è incrociare e incontrare altri
viaggiatori. Chi viaggia sa quali sono le informazioni necessarie per lo
scambio e in che modo comunicarle. Spesso il nome non è una di queste. Accade
che si incontrano persone, che sai da dove arrivano, dove vanno, a volte anche
cosa fanno nella vita, e le loro emozioni e sensazioni sui posti dove sono
stati, le loro aspettative e incognite su dove andranno ma non sai come si
chiamano e non senti il bisogno di saperlo ne’ di far conoscere il tuo. Non è
un’informazione necessaria da dare nella breve durata dello scambio tra
viaggianti. Il nome è un passo più intimo, a volte lo si dice quando l’incrocio
diventa un vero incontro, quando si inizia a fare un pezzo di strada insieme.
Ciò che sto amando di questo viaggio e’ proprio il viaggio, gli arrivi e le
partenze. Il rimettersi in viaggio, l’attraversare e il sentire ogni volta
l’eccitazione di lasciare un posto e di ritrovarne un altro. Una delle cose
piacevoli di questi giorni è arrivare alla bus station, mischiarsi a nuova
gente con nuove storie, aspettare, andare, e arrivare in una nuova bus station.
E’ la prima volta che dedico tempo all’andare. Di solito amo fermarmi in un
luogo, sentire di farne parte anche se solo per dieci giorni. Amo trovare un posto
da sentire familiare, una strada, un locale, un quartiere, riconoscermi in
qualcosa, e per questo c’e’ bisogno di tutto il tempo che si ha a disposizione,
bisogna stare, immergersi nella quotidianità.
Stavolta sto andando e non vorrei più fermarmi.
03/06/12
Arrivi - Split
Quando arrivi in un Paese dove non sei mai stata e del quale non capisci
la lingua la prima sensazione e’ di disorietamento. Dove vado ora? Dove sara’
il centro?
Split (Spalato), come quasi ogni citta di porto alle 7 del mattino,
quando sono sbarcata, era gia in fermento. Al porto c’e’ anche la stazione dei
treni e quella dei bus, tutti coloro che vanno e vengono si incontrano e si
incrociano nello stesso posto. Poi c’e’ sempre chi non va e non viene ma
semplicemente sta, e sono le persone del posto che pero amano in qualche modo
stare in posti di passaggio come le stazioni o i porti. Stanno li, bevono
caffe, osservano.
Mi sono portata fuori dal posto di passaggio e non fidandomi del mio
senso di orientamento ho iniziato a chiedere informazioni sul mio ostello alle
persone del posto (tipicamente Virginia non avevo notato che avevo le
indicazioni stampate!). Adoro chiedere informazioni, e per questo cerchero di
non usare mai la tecnologia che trovo fredda e invadente. Chiedere informazioni
e’ uscire dal proprio mondo, rompere quelle sottili barriere e paure create
dalla differenza culturale e linguistica e creare un primo superficiale
contatto con il luogo, attraverso appunto i suoi abitanti, la gente che vive
quel luogo quotidianamente, non parlo quindi di operatori turistici che devono
farlo per lavoro.
Dopo aver assaggiato la citta nel chiedere informazioni qua e la ho
trovato l’ostello, la propietaria mi ha dato velocemente le chiavi e mi ha
detto che doveva partire per Zagabria dove sua nuora stava per partorire, ma
prima mi ha portata dalla vicina alla quale potevo rivolgermi per qualsiasi
cosa. Ecco l’anima mediterranea inizia a manifestarsi in tutta la sua
semplicita.
La Split vecchia e originaria e’ il Palazzo di Diocleziano, prima del
Palazzo questo posto non esisteva, e nei secoli all’interno di questo immenso
Palazzo si sono susseguite civilta’ e culture visibili oggi nei diversi stili
architettonici. A parte le orde di turisti, camminare nelle stradine di questo
Palazzo tutto bianco dove sembra che tutti si siano presi un pezzo, un angolo
e’ stato piacevolissimo.
La mia prima giornata in terra croata e’ finita in un patio ricavato in
un angolo di pietra del palazzo che un’associazione culturale ha riempito con
sofa’, sedie, quadri kitch e candele. Prima vera birra estiva.
Si riparte verso il sud!
01/06/12
Partenza
L’umidità che mi ha
assilita quando sono uscita dal treno mi ha dato il primo segnale. Vacanza. Il
porto di Ancona non e’ bello ma e’ un porto, con i suoi pescherecci, con i
marinai, i pescatori, con gli autisti stranieri dei tir, con uomini e donne
dalla pelle bruciata e con il mare che da’ sull’altrove. E questo basta per
iniziare a scrollarsi di dosso ansie e pesantezza. Si va, finalmente si va. E
quando vai non sei mai sola, c’e’ chi va come te e si porta appresso, come te,
storie e desideri. Si va per mare, si arriverà in nave, il modo per me più dolce per arrivare su una nuova terra.
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