Photo: virginia

26/04/12

zen? ma anche no

piove da giorni, senza sosta o con sosta snervante di un minuto. il mio computer al lavoro si blocca ogni due secondi. e' lento, le pagine non si aprono, le mail non vanno e il mio capo semplicemente si rifiuta di ripararlo. la mia collega lavora con le cuffie, muro che la mia stanchezza e' incapace di abbattere. attendo il rimborso delle spese che ho anticipato per lavoro, che per una serie di menefreghismi di colleghi e capi e' arrivato dopo una settimana, in forma di assegno che non potro incassare prima della prossima settimana. attendo un cenno dall'italia, delle parole che non arrivano e ogni ora che passa domande e tragedie si affollano nella mia testa e mi stringono il respiro, non riesco a trattenere i "lo sapevo". la caviglia slogata quasi due mesi fa continua a farmi male e a non farmi dormire la notte, e il dottore dice che non e' necessario, no, che io veda un ortopedico. il mio coinquilino che in due anni non ne ha mai voluto sapere delle pulizie della casa oggi mi manda un messaggio chiedendo di aiutarlo a pulire dopo lavoro perche domani ha some people over to work and it'd be really nice to work in a sparkling space. posso urlare? o mi fate uscire da qui subito?

23/04/12

cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno...

... e farlo durare, e dargli spazio.

non so. se cerco un momento nel mio passato professionale, un momento in cui sono stata davvero felice di fare il lavoro che facevo senza sovrastrutture pesanti, che incupivano e che affaticavano, beh forse e' stato quando ero ufficio stampa per la mia piccola casa editrice napoletana. c'era tutto cio che cercavo. c'era napoli e un ufficio nel centro storico dove scegliere se e quando andare. c'erano libri di alta qualita' e una realta molto piccola da far consocere, da spingere, da rappresentare, e nella quale credere. c'erano colleghi e capi appassionati, intellettuali piu che imprenditori, amanti di cio che facevano piu che avidi di soldi. e soprattutto mancava per me il legame con il denaro. gia, facevo quel lavoro come secondo lavoro anche se lo consideravo il lavoro piu importante, quello che mi alimentava culturalmene e soprattutto mi dava energie, soddisfazioni. non era la mia prima fonte di guadagno e quindi non avevo pressioni. le motivazioni erano tutte emotive se vogliamo dare loro un aggettivo. controllavo la posta di notte, di domenica, mandavo mail, organizzavo viaggi per conoscere le testate giornalistiche importanti. leggevo gli articoli per individuare i giornalisti appropriati, telefonavo in redazione con il cuore a mille per la paura di un no o di un non ora o di un ma-chi-e'-lei. attaccavo con il sorriso quando io e il giornalista finivamo aprivamo mille parentesi che si richiudevano poi con calma, senza fretta. aprivo ogni giorno la rassegna stampa sperando ci fosse un accenno, un qualcosa che ripagasse la mia fatica. che gioia quando trovavo! dopo di quello ho fatto e faccio altri lavori legati all'editoria, che mi sono cercata, qui a londra. mi piace, si mi piace. eppure. eppure la felicita' rimane li, in quella stanza piena di libri, nella mail della giornalista che mi chiede un'esclusiva per un libro a cui tenevo un sacco. rimane con il docente di filosofia che viene a parlarmi del suo libro per far si che io riesca a parlarne ai giornalisti. rimane in cio che considero l'essenza del lavoro per amore, nella mancanza dei soldi e nella mancanza di capi. si io avevo dei capi, ma erano persone, non capi. persone che avevano fondato quella casa editrice negli anni universitari spinti dal desiderio di voler esprimere le loro idee e i loro valori attrverso la pubblicazione di determinati autori. persone che si sedevano con te, ti spiegavano, ti chiedevano un'opinione, davanti a un caffe', che ti comunicavano le loro idee ovviamente fallimentari dal punto di vista del profitto ma meravigliose da un punto di vista creativo e culturale. quando sono affaticata, demoralizzata, quando cio che faccio viene minato continuamente da coloro che sono i miei capi e credono di possedere me e le mie idee e la mia passione e il mio entusiasmo, e credono di poter modificare, dettare, decidere, io cerco di trattenere il nodo in gola che per forza si forma, cerco di andare oltre alla stanchezza delle quattro mura dove sono costretta a stare per un tempo deciso da altri, cerco di respirare e ricordare che in realta io sono stata felice tra i libri, con i libri. lo sono stata quando le strutture che ora mi schiacciano non c'erano, non esistevano. se un giorno c'e' stato, allora potra esserci di nuovo. buttiamo giu questo nodo e facciamo si che il percorso verso la felicita sia il piu breve possibile.


22/04/12

gabbie

succede che non capisci. sembra la cosa più naturale del mondo eppure non capisci. cosa dire. cosa fare. o meglio, cosa non dire e non fare. le persone sono universi sempre più complessi, più cresci e più gli altri ai tuoi occhi diventano fragili e hai paura di toccarli, di sfiorarli, di dire, di fare. hai paura di far male, di farti male, hai paura di rompere un equilibrio che invece non esiste, perché se non ci si spinge e non si osa non si costruisce niente tanto meno un equilibrio. e' tutta una finzione. ciò che sembra a te un equilibrio da non rompere e' semplicemente paura, tua, sua, e' un avvicinarsi, stendere la mano, stare per sfiorare l'altro e ritirarla immediatamente. le relazioni hanno sempre più la forma di un esame, bisogna dire la cosa giusta, fare la cosa giusta, essere intelligente, brillante, simpatica, tutto al momento giusto, non sbagliare i tempi, non sbagliare i toni. e' tutto così tremendamente sterile e frustrante. ma e' così. eppure io mi sento vuota. non lo voglio quest'equilibrio, voglio rompere tutto, gridare, urlare la gioia e il dolore. essere goffa e imbarazzata, ma essere. voglio riempirmi di errori e non aver timore. ma non ce la faccio. sono intrappolata in una gabbia che non vedo, ma sento sempre più pesante su di me. mi tiene lontana dalla vita facendomi credere che invece la posseggo. così non so più cosa davvero voglio dire, cosa davvero voglio fare. non lo so. incredibile, ma la vicinanza di una vita umana mi spaventa ed e' ciò che più desidero al mondo. desidero qualcosa che allo stesso tempo mi spaventa perché non so come gestire la complessità e la diversità e la bellezza e la sofferenza che viene fuori dall'incontro di vite. 
qualche mese fa ho portato mia nipote di due anni alle giostre, gli occhi le sono diventati luminosi e ha iniziato a sbattere le mani e ridere e indicare le giostre dove voleva andare ma appena ci avvicinavamo alla giostra nei suoi occhi si vedeva la paura, aveva paura di qualcosa che voleva e scappava. 
io non voglio scappare eppure sento che lo faccio. una parte di me vuole rompere questa gabbia e farsi male, l'altra e' la gabbia. 

05/03/12

non lo riconosco

gia. come ho scritto a un amico: "il piccolo e' bellissimo e stranissimo. guardo e riguardo la sua foto e non lo riconosco". e' davvero stupefacente, all'improvviso arriva una vita che prima non c'era, e ora sta la, respira, apre gli occhi ha delle proprie forme, tutte sue. chiude la bocca come nessun altro essere umano fa, arriccia il naso come solo lui può fare. questo nuovo essere fa parte della mia famiglia. in questi ultimi anni nella mia vita si sono susseguite velocemente morti e nascite. una morte ti toglie una persona che e' sempre stata con te, ti da' assenza, silenzio, crea un vuoto fisico. quel corpo non c'e' più, quella voce non ha più suono, e l'assenza ti fa impazzire. una nascita ti porta un suono che non c'era, un corpo che non c'era. qualcosa che non riconosci che non fa parte del tuo passato, ora sta li e si fa spazio. vita e morte. rumore e silenzio. tutto così fisico. tutto così sconvolgente. nessuno sostituisce nessuno. chi non c'e' continua a non esserci. chi ora c'e' sta li, presente e futuro. io non riesco a smettere di guardare questo essere che non riconosco ma dicono che sia mio nipote. e' bellissimo e stranissimo. non so trovare altre parole. ora il mio essere dovrà fare spazio mentale, emotivo e fisico a questa presenza. 
bellissimo.
stranissimo.

28/02/12

amore

Si amarono e se lo dissero senza domande e senza risposte.
Lui la osservava. Lei lo baciava.
Da dove veniva fuori quell'amore? Non lo sapevano e non se lo chiesero.
Le domande dopo, rispondeva l'uno quando l'altra chiedeva. 
Le domande dopo pensava l'una quando l'altro l'accarezzava. 
Dopo.  Quando baci, sguardi e carezze non saranno piu possibili.
Dopo ci sara tempo per i punti interrogativi o per il silenzio.
Per i punti forse.  Quelli definitivi. O magari quelli sospensivi.   
E' amore anche se non ci sono risposte e se non si vogliono domande.
Se si vuole l'amore in quel momento allora l'amore nasce tra le carezze e i baci non annunciati.
Lei lo abbracciava e lo guardava, lui la teneva e la baciava.
E l'aria si riempiva di punti. Punti indefiniti d'amore colorati. Tanti punti per aria come coriandoli.
Poi arriva il momento. Lui deve andare, ma non vuole, non sa, si ferma, ritorna. Un bacio in piu, meglio prenderlo. 
Un bacio in piu te lo do,  e anche due lei pensava.
Ma poi avvolta dalla miriade di punti colorati nell'aria lei lo raggiunge. Punti come farfalle che svolazzano. Punti d'amore. 
Niente domande pero, quelle dopo.
Poi il rumore di una partenza e una ventata fortissima e i punti si mescolano e volano via, in su e poi in giu. 
Chi sbatte da una parte, chi dall'altra.
Il vento si fa piu forte.
La partenza piu rumorosa.
I punti perdono equilibrio. Non c'e' piu lei, non c'e' piu lui.
Non c'e' piu amore.
Non piu carezze. Non piu baci.
L'ultima ventata. Ultime parole. I punti vanno giu. Senza piu colore.
Affondano.

27/02/12

Spring

Non so se e' arrivata per restare, pero e' arrivata. O almeno si sta facendo spazio. Me ne sono accorta dai boccioli timidi e colorati sui rami ancora infreddoliti, e dalla luce, e dagli odori. C'e' luce e un profumo dolce nell'aria. E' inverno da un anno e mezzo e lei sta arrivando e io ho paura di esultare. So bene che qui, fuori e dentro, la primavera puo durare un giorno e l'inverno un tempo indefinito.




E' inverno da cosi tanto. Da troppo. E io ho bisogno di profumi, di calore, di verde. Ho bisogno di fermarmi, non proteggermi piu. Ho bisogno per un po di non difendermi piu. Per un po. Per la durata di una primavera. Ho bisogno di aria, di sorrisi. Ho bisogno di camminare leggera per strada e di aprire le finestre. Di scrollarmi di dosso la tensione di chi si protegge continuamente.



Ho bisogno di una primavera che non sia uno scherzo. Che arrivi e che ci sia.



Ho bisogno di una primavera fatta di terra bagnata, di foglioline verdi delicate che spuntano dove non l'avresti mai detto. Del volo degli uccelli. Dei sorrisi della gente. Delle finestre aperte.



E' inverno da tanto e io voglio scrollarmi di dosso questo buio e questo freddo. Voglio prendere una bicicletta e andarmene al mare e voglio che il telefono non squilli piu con notizie d'inverno ma che arrivino lettere di primavera. Lettere che annunciano l'estate.



Basta inverno, vi prego. Lasciate che il mio corpo riprenda calore e colore. Lasciate che non debba piu difendermi. Per un po. Solo per un po.





24/02/12

delirio

eh, ok basta non ci penso piu. non ci devo più pensare.
pero che palle!
ok, vabene. come se niente fosse successo. ok.
pero, alla fine, perché non ci devo più pensare?? non e' giusto!
perché poi sai come va a finire. meglio lasciar perdere.
lascia perdere, lascia perdere, lascia perdere!
ok basta basta. non e' successo niente. vabene così.
non va bene per niente, mi sono rotta di non dover mai pensarci.
niente. tutto normale. tutto normale.
che due coglioni pero.
vi, andra tutto bene. sarà tutto come prima. facciamo finta di niente. e' andata.
si pero, uff
si ritorna alla normalità
eh.
e comunque lo sai che a un certo punto ti passa.
mmhh.
si.
vabbe
tristezza




12/02/12

domenica qualsiasi


Al mio risveglio la casa era in silenzio. Percepivo, anche a tende chiuse, la poca luce proveniente da fuori e sono restata ancora un po. Non amo dormire a lungo, neanche nel fine settimana, ma mi piace starmene a letto anche da sveglia, lasciare che corpo e mente decidano il momento giusto per riprendere contatto con cio che e’ rimasto fuori dalle coperte.

Con lentezza sono scesa in cucina. Latte e caffe.

Poi una piacevole sorpresa, Salvatore al di la dello schermo del pc che mi ha fatto vedere l’ultimo ballo che ha imparato.

Poi piscina, per riprendere il contatto con l’acqua, elemento fondamentale ma raro ormai nella mia vita. Sono tornata a casa rigenerata, serena.

Padrona della casa, e della cucina ho preparato il pranzo. Sembrava tutto perfetto.

Eppure.
Eppure all’improvviso una vertigine. Cos’e’? perche?

Perche all’improvviso ti senti un’estranea? Estranea a cio che ti circonda. A quella cucina che hai appena finito di pulire. Estranea a quei centimetri dove hai posato i tuoi piedi. Estranea a te stessa.

Un capogiro. E non sai piu chi sei, dove sei e soprattutto perche. Perche qui e non in un altro luogo. E se altrove, dove?

La casa vuota e calda, le luci basse, il silenzio e questa sensazione di estraneita.

Non e’ stato altro che una domenica qualsiasi.  

27/01/12

il fatto e' che e' venerdi, e c'e' il sole


quanto sono importanti le persone che ci circondano. importanti per il nostro umore, per la nostra creativita. importanti per la nostra visione del mondo.

per questo sentiamo piu o meno la mancanza di determinate persone, a prescindere dal fatto che vogliamo piu o meno bene a queste persone.

se incontriamo durante il nostro cammino persone che ci fanno stare bene, e che apportano una modifica piacevole al nostro guardare le cose, e pensare alle cose allora quelle persone vogliamo rivederle, vogliamo circondarci di loro, respirarle, ascoltarle.

ad esempio a me manca salvatore, non solo perche e' mio fratello, non solo perche e' il piu piccolo. a me manca salvatore perche attraverso i suoi occhi, le sue parole, i suoi pensieri il mondo e' piu bello. con lui ho imparato ad essere gelosa e orgogliosa della mia parte bambina. salvatore mi fa ricordare che il mondo, proprio perche c'e' lui, puo avere una forma diversa per tutti. lo sguardo di salvatore addolcisce il mio. salvatore mi fa stare bene.

mio nonno, ad esempio, era l'affetto e la gioia allo stato puro. stare con lui mi faceva percepire la realta sempre come una festa, dove non dovevamo avere paura di essere i protagonisti. si arrabbiava ma poi ritornava in pace. con lui ho imparato che arrabbiarsi e' positivo, e' necessario. ho imparato che poi c'e' la pace dopo l'urlo.

pero poi ci sono le persone che contengono negativita', non per forza perche siano negative ma semplicemente perche vivono, e hanno vissuto, negativita di cui non si sono liberati, e non se ne accorgono, non vogliono o forse non possono accorgenrsene. sono le persone che si lamentano spesso ad esempio, di qualsiasi cosa. la loro lamentela a volte e' sostituita da un sospiro, di insoddisfazione. qualsiasi cosa non e' mai davvero bella, c'e' sempre il lato grigio da considerare per loro. spesso queste sono anche persone insicure che sentono il bisogno di conferme continue, o di difendersi con aggressivita o con la distanza.

oppure ci sono le persone irrequiete negative. sono le persone che non hanno pace, che fanno mille e un progetto, che pensano a mille e una cosa, che cambiano idea mille e una volta. la loro inquietudine non porta niente di buono, se non instabilita e ansia. la senti che appesantisce l'aria e a te manca all'improvviso il respiro.

poi ci sono quelli che invece vogliono assolutamente, e dico assolutamente, vedere tutto sempre positivo. anche questi, credetemi possono essere persone negative, perche vivono un eccesso, vivono in una finzione che vogliono raccontarsi e raccontare. queste persone saranno sempre a una distanza glaciale da noi. saranno sempre nel loro mondo che hanno provveduto a riempire con fiori colorati ma finti che non appassiscono mai ma che nascondono la pioggia e purtroppo per loro pure il sole. sono le persone che ci fanno sentire stupidi, sono le persone che credono di essere i salvatori del mondo, che parlano di massimi sistemi, della poverta nel mondo, della globalizzazione e che pero non cambierebbero mai un loro programma se tu chiedessi loro di farlo anche solo per un caffe.

e poi, manco a dirlo, ci sono le persone che non si vogliono bene. chi? quelli che restano a lavorare per un tempo indefinito, quelli che si vesteno male, quelli che si "puniscono" per le loro debolezze o per gli errori che fanno, o peggio per cio che ritengono essere errori, quelli che accettano sempre l'idea degli altri non esprimendo mai la loro, quelli che non osano. quelli che non si ascoltano mai. questi accumulano negativita e la riversano ad ogni passo, ad ogni sguardo.

l'affetto e' qualcosa di diverso ovviamente. amiamo persone che purtroppo sentiamo negative. spesso sono eprsoen della nostra famiglia, a volte sono amici. li amiamo ma sappiamo che non riusciamo a camminare con loro. ho amato persone che mi facevano stare male, persone depresse, infelici, pessimiste, e nel mio processo di amore verso me stessa ho capito che amarle non voleva dire sprofondare con loro, che sprofondando nel loro buco nero non sarebbe servito a niente se non ad accumulare altra negativita.

alcune di queste persone hanno imparato a scrollarsi di dosso il grigio, ad uscire dal buco nero e a sorridere in modo sincero.

altri no e forse mai lo faranno.

12/01/12

notte



Parenti, amici, sconosciuti, cari che non ci sono piu, persone che ho incontrato una volta sola in vita mia, animali, suicidi, urla, inseguimenti, case deserte, palazzi dai quali e' impossibile uscire. Il mio mondo onirico e' sempre stato intenso da vivere. Per fortuna non sempre ricordo cio che sogno, ma il piu delle volte si. Non solo, ovviamente quel mondo essendo cosi rumoroso, affollato, impegnativo interferisce con la realta. Mi sveglio di notte con l'ansia, nei casi peggiori con le lacrime.


Per alcuni periodi appunto, non arriva alcun segnale dal mondo dei sogni. come se si spegnesse e io semplicmente dormo e al risveglio non ricordo niente o comunque sensazioni vaghe e trascurabili.
Anche per questo evito vivamente di vedere film horror, thrillers o anche di ascoltare racconti inquietanti. Quando ero piu piccola persino la famiglia Adams entrava nei miei incubi.

Inutile, il tuo inconscio e' piu forte di te e sa cose che tu non sai o che non vuoi sapere. Voresti sognare di vite meravigliose, con uomini belli, intelligenti, forti che ti amano e che ti cercano. Di case in riva al mare. Di successi professionali e sociali. Insomma vivere almeno di notte cio che la realta ti nega. E, devo essere sincera, a volte capita. Certo che capita. Ma cosi di rado che assume il valore di un regalo che il mio inconscio vuole farmi, proprio per non farmi impazzire con il resto.

Insomma quando chiudo gli occhi le paure, i dispiaceri, le ansie, i dolori e tutte le cose piu strane e piu contorte diventano molto piu forti dei miei desideri, delle mie speranze. Non importa quanto io ci combatta ogni giorno, loro si fanno spazio nei miei sogni rendendo il mio riposo una fatica che poi mi porto addosso per il resto della giornata.
A volte prende persino forma la guerra stessa tra me e le mie paure.

Tutto cio per dire che sarebbe bello vivere in un mondo piu sereno quando chiudo gli occhi.