Photo: virginia

22/01/14

La Tristezza degli Angeli


“Di questo dovrebbero occuparsi tutti i certificati, tutti i rapporti e tutti messaggi del mondo:

Non sono riuscito a venire a lavoro oggi per tristezza.
Ho visto quegli occhi ieri e per questo non sono venuto a lavorare.
Non posso assolutamente venire al lavoro perché mio marito è cosi bello quando è nudo.
Non posso venire, oggi, perché la mia vita mi ha tradito.
Non mi presenterò alla riunione perché c’è una donna che prende il sole, qui fuori, e il sole le fa splendere la pelle.

Cose del genere non osiamo mai scriverle, non descriviamo le scariche elettriche che si creano tra due persone, invece parliamo di prezzi, descriviamo le apparenze, e non il flusso del sangue, non cerchiamo la verita’, versi poetici inattesi, baci rossi, dissimuliamo la nostra impotenza e la nostra rassegnazione in una sequenza di dati di fatto, l’esercito turco mobilizza le truppe, ieri il termometro segnava due gradi sotto zero, l’uomo vive piu a lungo del cavallo.”

Jón Kalman Stefánsson, La Tristezza degli Angeli, Iperborea, trad di Silvia Cosimini.

Quest'uomo qui, o meglio le sue parole sono il motivo per cui vado a dormire tardi la sera, sono il motivo per cui al lavoro spesso sono insofferente e vorrei chiudere il pc per potermi dedicare alla lettura.

La Tristezza degli Angeli e' il secondo libro di una trilogia. Il primo, altrettanto stupendo e poetico, e' Paradiso e Inferno.

Buona lettura.



30/12/13

anni

Ma io lo so che ci sono tante cose che non vanno e che parti di me e della mia vita sono così ingarbugliate che a volte non so dove mettere le mani, e il capo della matassa non lo trovo, proprio non lo trovo. Ma lo cerco. E a un certo punto vado giù e affondo in un mare di tristezza e vorrei solo che tutto e tutti si ritirassero e vorrei poi asciugare gli occhi, soffiare il naso, respirare. Lo so.
E poi mi fermo si, e trovo la felicità. La trovo quando dopo essermi asciugata gli occhi apro un libro e mi immergo nelle parole di altri. La trovo nella mia storia, nelle scelte sofferte, la trovo nei ricordi delle persone che mi hanno amato e che ho amato incondizionatamente. La trovo nella consapevolezza che qualcosa di meraviglioso mi attende. La trovo nella bellezza delle piccole cose, un abbraccio sincero, una risata con un amico, l'onestà, la dolcezza, la delicatezza, la comprensione. Bellezze rare ma non impossibili da trovare se si è aperti a scorgerle.
Allora termino un altro anno sapendo che la tristezza non andrà via ma tanti piccoli momenti di felicità sono lì pronti a riempirmi e io qui attendo. E attendo di essere travolta dalla felicità assoluta.
E lo auguro a voi che come me ci credete.
V

19/10/13

Qui

Oggi voglio fare una cosa strana: farvi leggere un po' di passato. Un po' del mio Tore. Qui

16/10/13

Inverno

Stasera mi ci vorrebbe la  mia vecchia mansarda di piazza Vittorio, con tanta vita al di la della finestra e io al silenzio sui tetti, in salvo. Oppure mi ci vorrebbe il salotto della casa dei miei nonni, quello al buio accanto alla cucina. Mi ci vorrebbe il divano in pelle nero che faceva rumore quando ti muovevi, la coperta che mia nonna mi metteva sui piedi, perche se i piedi stanno al caldo tutto il corpo rimane caldo, e il rumore dei suoi passi in cucina. Oppure i lampioni del vicolo dove ho vissuto fino ai dicianove anni. Quelli che con una luce calda illuminavano tutto il pezzo di strada deserto quando mi mandavano a gettare l'immondizia. Complici di un rito poco romantico ma che mi permetteva di stare con me stessa e di sognare luoghi e futuri. Stasera mi ci vorrebbe un luogo sicuro dove riporre le armi. Un luogo familiare fatto di luci tenui e odori rassicuranti.
In mancanza di tutto cio stasera mi butto in un romanzo e faccio un bagno di parole, lascio che le storie e le vite di altri mondi mi afferrino e mi trascinino giu.
Stasera mi annullo in altre vite.

22/07/13

Questa estate qua.

Vorrei raccontarvi tante storie.
Belle o brutte sareste voi a giudicare.
Vorrei raccontarvi di quest'estate senza mare.
Vorrei raccontarvi dei fichi troppo acerbi sull'albero di casa e che non vedrò maturare.
Vorrei raccontarvi della sensazione che non sia proprio estate senza ciliegie. Senza mia nonna. Senza saracinesche abbassate.
Vorrei raccontarvi della mia voglia di innamorarmi come una quindicenne, di non dormire la notte e di sentire il cuore che va a mille allo squillo del telefono.
Vorrei raccontarvi dei reparti oncologici nei quali la gente aspetta e io con loro, da qualche anno.
Vorrei raccontarvi della speranza e della pazienza che si vede negli occhi di chi si trascina con flebo e di chi rimane accanto giorno e notte.
Vorrei raccontarvi delle mie paure che condiscono i miei sorrisi.
Vorrei raccontarvi della felicita di mio padre quando gli viene detto che ne ha vinta un'altra di battaglia.
Vorrei raccontarvi di ciò che sento quando rispondo al telefono ed e' Tore che mi dice sono io.
Vorrei raccontarvi di quando da piccola sulla spiaggia il momento più bello era la pannocchia bollita che usciva dalla borsa di mia nonna.
Vorrei raccontarvi di vecchie amicizie che si perdono e di vecchie amicizie che si ritrovano.
Vorrei raccontarvi di me nostalgica e anacronistica in un mondo che non riconosco e con il quale scendo a patti ogni giorno, con un sorriso.
Vorrei raccontarvi dei sogni che non riesco a chiudere in cassetti ma che lascio vadano in giro a confondersi con la realtà.
Vorrei raccontarvi di cene che non ho preparato, di colazioni che non ho fatto. Di terrazzi da dove non mi sono affacciata, di uomini che non ho baciato.
Vorrei raccontarvi tante storie.
Un giorno troverò le parole per farlo.



20/06/13

silenzio

vi capita mai di sentire il peso delle parole? a volte si desidera solo silenzio e gesti. si dicono spesso troppe parole, le si usa anche senza davvero essere consapevoli della forza, del peso che hanno. ormai c'e' sempre qualcosa che bisogna dire, c'e' sempre un pensiero da esprimere, da ascoltare. mentre gesti e silenzi sono sempre più rari. per questo esistono i ripostigli, dove rifugiarsi, nascondersi, proteggersi dalle troppe parole, dal loro peso. io ne ho sempre avuto uno. oggi il mio ripostiglio e' una mansarda sotto e sopra i tetti di londra, da qui ascolto il rumore dei treni ma le parole non entrano. 

07/06/13

Si chiudono le scuole


Stamattina mi sono alzata presto. E’ entrata luce dalla finestra, dalle persiane lasciate aperte. C’era silenzio eccetto per i rumori provenienti dalla strada. Il camioncino della frutta  arriva sempre presto al mattino e le signore del palazzo sono pronte li con il loro borsello, gonne nere e magliette estive colorate. Pronte con i loro sorrisi e la loro forza. Rientreranno a casa con buste colme di frutta e verdure, prezzemolo basilico e sedano che fuoriescono dalle buste. Entreranno in casa e troveranno mariti e figli ancora insonnoliti mentre loro saranno gia a meta’ giornata. Prepareranno il secondo caffè della mattinata, il caffè che svegliera gli altri. Ne sento l’odore e vado in cucina, le buste blu sono sul tavolo e il caffè sta per essere versato nella tazzina. E’ il momento migliore della giornata, non c’e’ ancora fretta di fare niente, e davanti ho una madre soddisfatta per gli aquisti e per le chiacchiere con le signore del palazzo. E magari c’e’ pure scappato un caffè dalla signora di sotto. Io mi godo il silenzio della casa, e i rumori lievi della strada di chi si e’ rimboccato le maniche all’alba. Mi godo l’odore di questo caffè che nn chiede ancora di correre, di fare. Osservo mia madre che va da una parte all'altra della cucina apre le buste con le verdure, ho preso i fagiolini guarda qua, li facciamo a pranzo, guarda come so’ belli.
Si, sono belli o e’ lei a renderli belli, la sua sveglia alle sei mezza, il borsello nero, la maglia rossa, il caffè. I fagiolini so’ belli. Mi alzo e vado verso il bagno ma scopro che qualcuno intanto si e’ alzato ed e’ già li. Ormai il mondo e’ in piedi. Il fruttivendolo non si sente più, le buste blu sono vuote. Tra un po’ mia madre inizierà ad aprire completamente le persiane della mia stanza, non vedrà e non sentirà più nessuno, ci sono i letti da fare, le lavatrici, e i fagiolini. La casa intera e’ il suo territorio. Il bagno e’ ancora occupato. Io apro gli sportelli dell’armadio e osservo i vestiti senza tanta voglia di decidere poi guardo la finestra, e poi sento ancora mia madre dietro di me senza sosta. E arriva la solita domanda, la domanda estiva. Arriva il primo giorno di vacanze, dopo la chiusura dei portoni della scuola. Arriva e si formula in testa mia ogni giorno, dopo il caffè, davanti all'armadio. Arriva e rimane la' in testa mia fino a quando un nuovo inverno rassicurante non tornerà. E io mo, che faccio?

17/05/13

"una notte disperata"

Sapete il gioco dei Quattro cantoni? Ci giocavo sempre da piccola con i miei cugini. Serve una stanza con quattro angoli e cinque giocatori. Quattro agli angoli e uno in centro, al tre  ognuno cambia la propria posizione e si cerca di accaparrarsi un altro angolo lasciando una persona fuori. E’ un gioco malvagio. Qualcuno resta sempre fuori.  Mi ricordo in modo netto l’ansia di stare in centro e di non essere abbastanza veloce e perspicace per assicurarmi il mio angolo. C’era sempre qualcuno piu veloce di me, piu intelligente. E’ l’impressione fortissima che ho della mia vita negli ultimi anni. Non parlo della vita professionale, li bene o male ogni tanto un angolo me lo accaparro, certo dopo tre, quattro o piu tentativi. Ma siamo sinceri, la vita professionale e’ davvero solo una parte, per quanto importante, una piccola parte della nostra vita. Il gioco piu importante e’ quello umano, dei sentimenti. E li, devo dire con tristezza, con profonda ma serena (mmmhhh) tristezza che sono fuori dai giochi, e se gioco rimango al centro. Sempre. Spesso. E ogni tanto mi siedo e cerco di riflettere su cosa non va, ma non c’e’ tanto da riflettere. Evidentemente mi sono esercitata di piu nel gioco professionale, li sono piu brava, ma per tutto il resto sono una frana. C’e’ chi e’ piu veloce, piu brava, piu bella, o semplicemente chi ha provato e riprovato senza fermarsi. O forse boh, non c’e’ una spiegazione. Ma e’ triste. Ho l’impressione che tutti siano andati avanti, siano cresciuti e abbiano costruito con mattoni solidi e continuano a costruire mentre io all’improvviso mi rendo conto che sono passati anni e mentre tutti erano indaffarati ad accaparrarsi il loro angolo io a cosa pensavo? Che ho fatto? E perche nessuno mi ha aspettata? Dov’e’ la mia parte? Dov’e’ il mio angolo? Quando arriva il mio turno? O forse la mia vita deve solo riempirsi di pezzi di cio che non e’ mai successo, di cio che sarebbe potuto. Una telefonata mai fatta, un bacio mai dato, un appuntamento cancellato. E come fantasmi i residui di questi non-eventi all’improvviso emergono.  Meravigliosi pezzi, certo. Ma pezzi. 

19/04/13

Lentamente


"Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati."

Oggi mi sono liberata. Di persone e atmosfere negative, della certezza che minaccia i sogni, dei consigli sensati. E si sta bene, cavolo quanto si sta bene.

Inizia un altro capitolo della mia vita, una nuova avventura professionale e umana, e per sancire questo passaggio ho bisogno di una terra che, seppure non mia, mi sa dare ogni volta che ci metto piede, energia e benessere. La Sicilia. Il mio passaggio dal vecchio al nuovo, dal male al bene, dalla negatività alla positività, dalla fatica all'energia, avverrà attraverso elementi fondamentali per me, il sole e il mare.

E poi ci aggiungiamo una cara amicizia, un bicchiere di vino e dei sapori genuini.

Il 23 Aprile e' il giorno della mia liberazione da ciò che ho vissuto come una prigionia più che un lavoro, dove regnava la mancanza di rispetto verso chi lavora.

Il 1 Maggio inizia ciò che considero il mio vero lavoro. Una nuova stagione.
Sono date importanti ed e' curioso che l'una sia vicina al 25 Aprile e l'altra sia proprio il 1 Maggio. Segni importanti.

14/04/13

comparse

Oggi a Londra e' apparso il tanto atteso sole, e' finalmente arrivata la primavera. Ma addosso io ho la bellezza di Napoli, ho negli occhi il cielo blu che diventa tutt'uno con il mare calmo e il verde della campagna. Ne sento ancora i profumi. Ho ancora in bocca il sapore delle cose semplici, fonte dei miei contrasti più forti, spinta alla mia esplorazione eppure richiamo ancestrale. Ieri Napoli era gloriosa e Londra cara, anche sei ha voluto accogliermi con una delle tue giornate migliori, oggi sei solo una comparsa per me, la scena te l'ha rubata in un solo giorno la mia Napoli.