Photo: virginia

19/08/10

mickey mouse vs toy story

dopo che avevo fatto almeno 8 volte avanti e indietro mi sono arresa. era da ormai mezz'ora nel negozio della disney e non riuscivo  decidermi. topolino o toy story?? chi e' piu popolare in questo periodo? io sceglierei topolino for ever, ma tore??? poi comprargli un astuccio da scuola di un personaggio non popolare o non conosciuto o non amato sarebbe una tragedia, in seconda media!!! non me la sono sentita di rischiare. chiamo? chiamo. risponde mia madre.

ma, senti ma a tore piace toy story?
cheeee???
TOISTORI ma, e' un "cartone animato".
ah, boh. e io ch ene so'. aspetta chiedilo a lui. toooooooreeeeee.
ciao tore senti ti volevo chiedere una cosa ma tu conosci toy story?
si.
ah, davvero?
si.
capito qual'e' tore, TOY STORY.
siiii.
e senti ma vuoi un regalo con topolino o con toy story.
Toy Story.
ah. ok. allora ciao.
ciao.

domani si va. si parte. tore mi aspetta per i compiti di inglese. mia madre per darle il cambio con mia nonna. mia nonna per un po di compagnia. e io mi ri-immergero nel silenzio dell'umbria che e' la cosa che più mi sconvolge quando torno da Londra. e poi abbracci a baci e sara' il momento del vero viaggio. per  la prima volta in vita mia ho solo prenotato l'aereo di andata e di ritorno. so solo che voglio andare, camminare, viaggiare attraverso dei luoghi e delle persone. voglio amalgamarmi con la natura e chiudere gli occhi e stare. non fare. semplicemente stare. 

18/08/10

gia'

no, non sono finita su un'isola esotica lontana dalla tecnologia e lontana dai rumori, dalle chiacchiere inutili, dalle cose superflue. no. semplicemente i colori sono spariti per un po' e le parole schiacciate dal grigio.
ma vi dico una cosa. stanotte c'e' stato un grosso acquazzone di quelli che di solito annunciano la fine dell'estate, qui in realta' l'estate non so quando c'e' stata e se c'e' stata io credevo fosse primavera. ma non e' questo il punto. stamattina ero di corsissima e non ho fatto in tempo ad uscire in giardino come spesso faccio prima di andare al lavoro, prima di affogare negli sguardi spenti della gente. ma morivo dalla voglia di vedere che i miei girasoli non fossero stati danneggiati dall'acquazzone e allora ho aperto le tende della sala e in tutto il loro splendore sono apparsi tanti papaveri rossi. e ho sorriso e ho capito che i colori invece c'erano solo che a volte spariscono o a volte non li vedi, ma ci sono e vengono fuori soprattutto dopo gli acquazzoni ed e' meraviglioso. i miei papaveri rossi hanno riportato le parole e hanno reso il grigio piu interessante. i papaveri.
londra rimane bella cavolo. proprio non riesco a non farmela piacere. il suo cielo che spesso mi sembra di odiare invece ha un fascino disarmante. i miei girasoli stanno bene, meglio di me credo. sono ancora senza fiore e io li attendo.

30/07/10

28/07/10

mistakes

Peanuts

24/07/10

Umbria Jazz 2010

e anche quest'anno mi sono innamorata. lui e' ron carter. bello, elegante, silenzioso e suona il contrabbasso. ha 73 anni e tanto fascino. di poche parole ma quelle poche con voce calda, profonda, sembrava uscisse da un film degli anni 60. lui e' un jazzista, uno di quelli veri, uno dell'entourage di miles davis, per capirci. siamo arrivati in teatro, non ha detto niente su tutti i problemi sorti con la lista tecnica sbagliata. ha preso il suo contrabbasso e ha suonato qualcosa di meraviglioso. in quell'istante ho deciso che me ne ero innamorata. prima, quando sono andata a prenderlo in albergo e l'ho trovato nella hall con un tailleur nero, camicia bianca, cravatta, pronto, non per il concerto ma per il sound check, beh li ne avevo appena il presentimento. dopo il sound check e' andato con gli altri due del gruppo in camerino, dopo dieci minuti mi sono affacciata e lui se ne stava insieme agli altri in silenzio, e leggeva. gia', mezz'ora prima del concerto leggeva un libro, un giallo a quanto pare. avete bisogno di qualcosa? gli altri due guardano lui, e lui si gira mi guarda e fa "yes, do you have a chewing gum ?"... in 5 anni di UJ gli artisti hanno chiesto di tutto, ma un chewing gum no, quello no. 
Il concerto e' stato sublime. Lui dopo il concerto era di ottimo umore e io pure. L'ho accompagnato in hotel, gli ho dato la mano, mi ha ringraziato, poi mi domanda sempre con aria seria, che giorno e', il 17 luglio, gli dico, allora il 17 luglio del 2011 la rivedrò, qui. spero. 
innamorata. mi sono innamorata. del suono che veniva fuori dal contrabbasso, dell'atmosfera creata a mezzanotte in quel teatro meraviglioso, delle loro risate dopo il concerto, dei loro abbracci, della loro professionalita', serietà, eleganza, dei loro sguardi complici. 


13/07/10

eccezioni

ora che vivo all'estero, tutto ciò che faccio in italia diventa un'eccezione. credo sia la cosa che più non riesco ad accettare, che più mi infastidisce, perchè non posso farci proprio niente, è cosi e così me la devo prendere. è un'eccezione passare del tempo con salvatore, riderci, litigarci, parlarci. è un'eccezione mangiare con mia nonna, è un eccezione prendere la mia nipotina in braccio e sentire la sua testa abbandonarsi sulla spalla e accorgersi che si è addormantata affidandosi a te. è un'eccezione anche senitire questo caldo appiccicoso e senza dubbi fastidioso, che qualche tempo fa mi avrebbe fatto sbuffare e lamentare. invece no, non riesco, non ce la faccio a lamentarmi. perchè so che è un'eccezione, e non ti lamenti di un'eccezione. non ti lamenti di niente, ma questo vuol dire che le cose non sono più le stesse, non sono più naturali come una volta, ma sono "razionalizzate" solo per il fatto che nel momento in cui le fai e ne godi (o ne soffri), sei consapevole che non è la normalità. prima la mia eccezione era napoli e tutto cio che essa conteneva. ora è l'italia. mi estraneo sempre di più e ho sensazioni contrastanti a proposito, di sicuro non positive. sentire parte della tua vita come un'eccezione, come un qualcosa di "pensato" che non ti appartiene piu in modo naturale, mi fa proprio incazzare. ma è così.

30/06/10

io

qualche anno fa, avevo deciso che avrei potuto imparare a pattinare. avevo deciso che potevo riprendermi cio' che non mi era stato neanche proposto - o posto come succede a molti bambini - durante l'infanzia. mentre tutti gli altri bambini della mia eta imparavano a danzare, a suonare, a "fare" semplicemente qualcosa io trascorrevo felice e ignara le mie ore nel bar dei miei nonni a scrutare la gente che arrivava, a costruire case con i pacchetti verdi di gomme brooklyn, a mescolare le monete nel cassetto per sentirne il rumore, ad osservare il barista mentre faceva il caffe'. intanto la mia generazione si preparava a fare, io a stare e basta.

all'universita' ho incontrato quella generazione, che sapeva fare. e io che fino a quel momento ero stata da qualche parte, in un mondo solo mio ora dovevo darmi una mossa e capire come affrontare il confronto. semplicemente mi sono lanciata. e mi sono lanciata quella sera su quei pattini, e mi e' piaciuto. avevo i brividi come forse li avrei avuti a dieci, undici anni. mi e' piaciuto tanto che ci sono ritornata ovviamente, dovevo assolutamente imparare a fare quella cosa e reclamavo il mio diritto a provare piacere nel farlo, e di riuscirci soprattutto. pero non avevo fatto i conti con chi dentro di me era ormai cresciuto senza quel "fare" e che trovandosi spinto a tutta velocita' su delle ruote durante una notte d'estate, in mezzo alla campagna umbra, ha iniziato un attimo a spaventarsi, a disorientarsi. sono caduta. senza un motivo apparente, appunto. ho messo 3 punti al mento. non ho piu rimesso piede su un rollerblade.

ecco, nella vita poi mi succede a volte di fare la stessa cosa, e di sentire la stessa paura, la stessa perdita di equilibrio, e mi guardo intorno e mi chiedo ma dove sono, ma come ci sono arrivata qui, mi prende il panico e giu. mi risveglio con qualche punto qua e la'. pero l'unica differenza e' che i piedi nella vita ce li rimetto sempre, e come se ce li rimetto.

27/06/10

patio

dopo tanto parlare, ecco un angolo del mio paradiso.
cous cous in giardino

26/06/10

menta e rosmarino

intanto il mio giardino si e' macchiato di rosso. sono arrivate le fragole! e oggi ne ho riempito una ciotola. sono sparse un po ovunque perché negli anni i semi sono volati e quindi ogni anno spunta una pianta di fragole dove meno te l'aspetti. anche il prezzemolo alla fine ha resistito agli attacchi dei gatti e sta venendo fuori, anzi ne ho appena raccolto un po per il mio sugo. il basilico invece soffre, e stenta. ma sono sicura che ce la farà e il caldo miracoloso di questi giorni lo aiuterà a venir fuori con più decisione. intanto io lo porto fuori quando c'e il sole e lo rimetto nella green house quando e' freddo. il tuffo al cuore ce l'avrò quando le more diventeranno del loro colore rosso fuoco... ora sono li, hanno già la forma alcune sono rosa, altre ancora verdi... meravigliose. due settimane fa erano fiori. 
poi ci sono i pomodori. quelli si che non hanno paura di niente, si adattano anche allo spazio e se magari capita che non ce l'hanno per la troppa vicinanza di altre piante, loro si curvano, si abbassano e si rialzano, ma forti e decisi. 
e io cammino scalza sul terreno, e appena sfioro la terra nuda il mio piede sussulta e con lui il mio corpo. e' strano come il corpo si abitui a determinate superfici e non ne riconosca altre, non riconosca quelle non create dall'uomo ma dalla natura. sensazione stranissima, di paura e di freschezza. e insieme al tatto anche gli altri sensi cercano la stessa sensazione e allora ecco che i miei occhi si riempiono di verde, e i miei polmoni respirano pomodori, erba cipollina, menta e rosmarino.

17/06/10

puzzle

londra e' un puzzle. ogni giorno vedo dei pezzi e poi cerco di incastrarli. magari mentre ne vedo uno poi ne vedo un altro e lascio in sospeso il precedente. in certi momenti guardo il tutto, in altri mi concentro su una parte... molti pezzi si sono incastrati ma ci sono ancora un sacco di spazi vuoti e mi piace, perche' vuol dire che c'e' ancora tempo. tempo per stupirsi, tempo per incazzarsi, tempo per gioire. e conoscendomi ci sono pezzi che perdero', e magari forse ritrovero'. sotto un tappeto, dietro la poltrona. un pezzo molto bello uscito fuori dal mucchio negli ultimi giorni e incastrato con il resto: il tramonto alle dieci di sera e il buio alle undici passate che si incastra con le energie sempre da recuperare in questa citta', con le mille cose da fare, con il tempo che passi sotto terra. qualche pezzo sparso sotto controllo: le donne di questa citta si trasformano in metropolitana, le vedi entrare in scarpe da ginnastica, pallide, con occhiaie, capelli legati e durante il tragitto dalla loro borsa magica esce fuoi il necessario per la trasformazione, tutto questo "trucco e inganno" davanti allo sguardo spento o abbassato o incurante di altri commuters. a me sembra di stare al cinema ogni volta in metro, a volte sono film dell'orrore, a volte romantici, comici, realistici. c'e' di tutto, e io infilo le mie mani con stupore e tremore.