Photo: virginia

04/02/10

untitled

dovrei lavorare, dovrei mangiare, dovrei pensare, dovrei decidere. vorrei riposare, vorrei leggere, vorrei ridere, vorrei ballare. chissà forse e' proprio questa lotta che mi rende stanca. dormirei ovunque in questi giorni. e la stanchezza mi impedisce anche di essere felice. lo so, lo so, che in fondo c'e' un po di felicita', fosse solo per quella libertà che mi sto riprendendo a morsi, a spallate, a calci. l'ho messa accanto a me sul letto ed e' bello osservarla quando spengo la luce. da quando sono diventata povera povera ho avuto la conferma che libertà e denaro sono dei grossi nemici. ora voglio scrivere cose sconnesse. voglio dire che st paul e' bellissima e che sembra che chi l ha costruita l'abbia fatta proprio per schiacciarla contro il cielo grigio di Londra. voglio dire che e' grave grave, molto grave ciò che succede  nel mio paese, e' grave che nessuno faccia niente, e' grave, e' molto grave e io sono arrabbiata e lo dirò a chiunque ovunque. voglio dire che credo nella forza di un popolo ma mi spaventa la complessità e l'istinto animalesco dell'individuo. 
voglio dire che sto lavorando, ovviamente a titolo gratuito (vedi sopra discorso libertà) nella casa editrice che ha accompagnato i miei studi, che ha pubblicato i libri dai quali e' nato l'amore per la parola, per la scrittura, per la letteratura. sono seduta alla scrivania della penguin e credo che un po felice lo sono. e nn vorrei smettere di scrivere stasera. ma dovrei lavorare, dovrei mangiare, dovrei...

25/01/10

rosaria

che bella che e' mia nonna. le hanno messo il computer davanti e ci siamo viste. sei sempre uguale, mi ha detto. mi sorrideva, era contenta come una bimba. a volte penso, non so cosa darei per riportarle le persone che ha amato, le persone che affollano i suoi racconti malinconici, nostalgici. quell'amica con la quale si affacciava al balcone per parlare dei ragazzi, quel ragazzo che la guardava ogni volta che lei si affacciava. mio nonno con il quale divideva l'aria, con il quale si rispettava, si divertiva, si proteggeva. si amava. oddio quanta energia mi hanno dato insieme e quanti sorrisi. e quanti vorrei dargliene io ora. ma non ci riesco, sono più forti i dolori, i dispiaceri, la noia, la tristezza. domani ancora una prova per lei, ancora un ospedale. e allora nonna ti bacio e ti abbraccio, e ti prendo per mano come facevi sempre tu quando eravamo in pericolo.

21/01/10

questa ve la devo proprio raccontare

credo proprio che siano anni che progetto di comprare un portatile, ma ovviamente le priorita' sono state sempre altre, leggermente piu' basilari del portatile, tipo cibo, affitto, viaggi. insomma il minimo per sopravvivere. e' qualche mese pero che l'esigenza del portatile ha cominciato a diventare basilare anch'essa, soprattutto quando ci potrei guadagnare lavorando da casa, e quindi pagarmi cibo, affitto, viaggi. insomma ho fatto un po' di calcoli e finalmente ho deciso. lo compro. ma mica compro un portatile qualsiasi. voglio il mac, e' inutile che tutti mi chiedono perche' il mac. non c'e' sempre un perche' da spiegare. io mi sento mac e mac sia. e chi meglio di emanuele poteva farmi compagnia all'apple store? emanuele si eccita con gli acquisti ed e' un i-phone dipendente quindi sicuramente non mi avrebe mai fatto venire alcun dubbio nel comprare il mac. insomma nel comprare e basta. anzi, era eccitatissimo anche lui. ci vediamo a convent garden, per strada mi viene voglia di schifezze calde e compro le french fries a leicester square. figo. sto per comprare il mac. arriviamo sulla strada dei soldi, regent street, entriamo nel mondo dei soldi, apple store. individuo il modello che voglio e non c'e' tanto da pensare, bisogna solo chiedere a uno dei tanti ometti omologati in blu, con il finto sorriso stampato sul volto e una nuvoletta che dice "non me ne frega un cazzo di te, di chi sei e di cosa vuoi, non me ne frega niente se hai sudato sette camice per mettere da parte i soldi per questo computer, credi di essere figa?". "Salve, voglio comprare un macbook". "Certo, il ragazzo qui accanto sara' molto felice di mostrarglielo". Ok, facciamogli fare il suo lavoro, mi parlera' per una ventina di minuti del mac, di quanto sia grandioso, di quante cose si possono fare, come se non avessi gia' deciso. Il ragazzo mi porta davanti al mac e inizia a descrivermi il mac, poi mi chiede hai gia un mac? No. E ricomincia ad elogiare il mac ponendo l'accento sul'importanza di sapere usare sto coso - aiutoooo - perche' sa noi abbiamo un servizio a soli 79 pound di tutor annuale. Io gli faccio un sorriso e gli dico con quella che credo dovrebbe essere sempre vincente sincerita', senti io ho giusto giusto i soldi per comprare il mac, non un pence in piu. e lui mi fa la fatidica domanda, sa usare il mac? ed io, certo che lo so usare - cosi me lo tolgo dalle scatole questo, io voglio solo il mio maaaaaac - Ma accade qualcosa di incredibile, qualcosa che mi ha fatto pensare di stare in una candid camera, qualcosa che mi ha fatto pensare di gridargli "ma tu stai completamente fuori!!". Sto ragazzo brufoloso e pieno di problemi mi apre una pagina word e mi dice, ok, se sai usare il mac allora va su internet copia una pagina incollala qui e salvala come pdf. io non so di che colore sono diventata, so solo che gli ho ripetuto cio che mi ha detto per essere sicura di aver capito bene. si, avevo capito bene. ho iniziato a urlare per quanto io sappia urlare, usando quel modesto vocabolario inglese imparato fino a quel momento. rifiutandomi di fare un test per comprare un pc!!!!!! lo stronzo ha continuato a dirmi di quanto era importante che io sapessi usare il mac e che era solo curioso e che lui faceva il suo lavoro e che...  curiosoooo????? you did your job, now I want to buy this mac and I do not have to demonstrate anybody that I can use iiiiiiiitttttt!!!!!!!!!!
ovviamente mi sono cosi incazzata che non ho voluto comprare il mac. ero davvero senza parole, ma non poteva finire cosi. ho cercato il manager. e il manager era proprio quello con il sorriso da deficiente stampato in faccia, quindi che ve lo dico a fare.
sono uscita da li che avevo un nervoso. emanuele ha iniziato a ridere e io tornavo verso casa senza mac.
sulla strada sono passata davanti a un negozietto di pc, gestito da indiani anni luce piu simpatici e normali di quelli dell'apple store. il mac l'ho preso li, stesso prezzo ma sorriso vero.

12/01/10

banana republic

ho cambiato la disposizione dei mobili e del letto in camera. non sono ancora convinta che sia la soluzone migliore, ma il cielo e' grigio e statico e pesante, e qualcosa bisognava pur fare. rientrando a londra ho ritrovato l'odore londinese, la vasca da bagno e l'insonnia. gli amici sono sempre piu' occupati e io sempre piu' libera. ho anche trovato un aumento assurdo dei trasporti, che era gia' la cosa piu' cara di londra. unica novita, stamattina appena uscita di casa cercadno di stare attenta a non scivolare sul ghiccio che non va via, due persone hanno incrociato il mio sguardo e mi hanno salutata, non riuscivo a crederci. sara' il tempo, cosi' cupo, che crea un minimo di empatia. vabbe' io faccio apple crambles e cucino pollo variando e sperimentado con le spezie. leggo sulla famosa, quasi ormai mitologica, banana republic e mi informo, mi informo, che e' importante. sogno e pianifico Il Viaggio. e questo grigio sparira' prima o poi. che dolore, che peso.

04/01/10

ancora e sempre tu

che tristezza quando stamattina mi sono accorta in treno di aver dimenticato la fetta di pastiera, che mia zia ieri sera mi ha tagliato e incartato. la pastiera che non ho mangiato per quel tremendo dolore allo stomaco che mi ha accompagnata tutti i tre giorni a napoli. ma la pastiera ce l'avevo già in bocca, aspettavo solo di sedermi in treno infreddolita e di scartarla e mangiarla davanti al vesuvio che scompariva. invece non c'era. in borsa c'era di tutto, spazzolino, fazzoletti, caffè, ma la pastiera non l'ho trovata. e a roma allora mi sono recata in un bar per fare una normale colazione, senza pastiera, e ho chiesto un caffè macchiato, un caffe co a macchia!! ha gridato il tipo al ragazzo del caffè. un caffè co a macchia non l'avevo ancora sentito, forse potrei rendere il mio blog meno spagnoleggiante e più popolano e chiamarmi caffè co a macchia. ma direi che non mi si addice moltissimo. ieri napoli era raggiante, le costruzioni arabe spiccavano più di tutto grazie a quel sole parsimonioso sulla città, la luce che entrava nei vicoli rendeva i contorni delle cose e delle persone di un fascino che lasciava senza fiato. e la gente a divorare la città. erano ovunque, miriadi di persone, anziani, giovani, bambini. chi ci giocava con la città, chi ci lottava, chi ci faceva l'amore, chi la calpestava e chi l'accarezzava o chi semplicemente la usava. io non ho mai visto un rapporto così appassionato e aggressivo, animalesco, tra città e cittadini. ogni pietra, ogni panchina, ogni buco, ogni angolo di questa città, viene fatto proprio in qualche modo dalla gente che vi appartiene fino a creare un'orgia, gente e città, paradiso e diavoli insieme in una lotta di amore, odio, egoismo, sopravvivenza. all'ultimo morso. ho lasciato napoli ieri sera con una luna rossa che si faceva spazio fra nuvole nere e palazzi bianchi.

28/12/09

notizie

Dice che fra qualche giorno si ricomincia da capo perché sono finiti i fogli, ne avremo un blocco nuovo: altri dodici da strappare e a ogni strappo la sensazione di un inizio. Dice che faranno un censimento, perché, dice, c’è qualcosa che non torna. Sembra infatti che ci siano persone con tanto, anzi addirittura con troppo e persone con niente e addirittura con meno. Dice che non dobbiamo preoccuparci, che se il troppo si sposta al niente continueremo a respirare, sorridere, sognare, anzi dice che sarà più semplice. Dice che i bambini saranno davvero bambini in ogni parte del mondo e dice che gli adulti si renderanno addirittura conto di questo e li tratteranno da bambini. Dice poi che se una persona sosterrà di amare un’altra persona questa affermazione sarà vera. Dice che probabilmente, ma questo non è ancora sicuro, alcune paure si estingueranno e di conseguenza se due si piacciono non solo lo capiranno ma addirittura se lo diranno e potranno stare insieme per un periodo medio lungo. Per il per sempre dice che ci si sta lavorando. Dice che i nonni avranno sempre l’ultima parola. Le donne l’ultimo sorriso, gli uomini l’ultimo silenzio. Dice pure che l’Umbria donerà pezzi di campi di girasoli a tutti i paesi del mondo. Dice che sempre con i nuovi mesi ci si sentirà meno soli perché gli amici si materializzeranno pensandoli. Dice che mia madre guarderà di nuovo mio padre con lo sguardo di quella foto, dove appoggiati ad una ringhiera ridevano forti contro il mondo e il tempo, ma anche se non l’hanno detto credo che di quella forza non ci sia più traccia. Dice, però, che mio padre con lo sguardo di mia madre smaltirà l’amarezza. Dice che ora posso andare a dormire serena perché per qualche secondo continuerò a crederci.

pragmaticità

Peanuts

19/12/09

neve blu

la neve profuma di fresco, mi viene addosso leggera, mi fa il solletico e rido. affondo i piedi e vorrei lasciarmi cadere e rimanere sul soffice fino a quando sulla pelle non sento l'umido e non divento pesante, fino a quando non inizio a tremare, fino a quando il bianco non diventa nero. la neve mi fa venire in mente perugia, l'università, casa dello studente. quando iniziavano i fiocchi come lucertole d'inverno a qualsiasi ora della notte uscivamo e ascoltavamo il rumore silenzioso dei fiocchi, ascoltavamo il respiro della città che si lasciava lentamente affogare dalla neve. io ero eccitata e mi muovevo senza meta. volevo guardarla, prenderla, stringerla. di quell'eccitazione mi è rimasto lo stupore davanti al dissolversi dei colori, il bianco che cancella tutto. ci voleva il mio camino, ci voleva questa neve un po' joyciana, ci voleva l'entusiasmo di tore.

07/12/09

la notte mi ha dichiarato guerra

ed e' in netto vantaggio. inizio a perdere colpi e sono sempre piu stanca. bagni caldi, tisane, olii, esercizi, letture, niente, il sonno viene regolarmente spezzato da qualcosa e non so cosa. ho smesso di prendere il caffe', che invece mi aiuterebbe a stare sveglia di giorno, a stare sveglia ora, perche' in questo preciso momento io chiuderei gli occhi, mi arrotolerei nella mia sciarpa bianca, mi appoggerei sul divano bianco dell'ufficio e dormirei, ma senza sognare, cullata dal ticchettio sulla tastiera dei vari computer e dall'odore dei libri. fuori e' buio, ma sono appena le tre. ormai da piu di un mese continuo a girarmi e rigirarmi tra le lenzuola verdi, dopo essermi svegliata improvvisamente. se proprio dopo vari tentativi, dopo diversi riposizionamenti di gambe e braccia sembra che riesca a cadere nel mondo dei sogni, mi accorgo che in realta' sono caduta nel mondo degli incubi, e vedo persone che piangono, pesci che nuotano nel mio bagno, metropolitane a cui nn riesco accedere... devo preoccuparmi?

01/12/09

light

il fatto e' che fuori il cielo e' di un blu incantevole e a casa in frigo c'e' la torta al cioccolato che mi ha fatto russ. non ho mai avuto una torta al cioccolato per il mio compleanno, se non quando ero piccola, da mio nonno che era pasticcere e me ne faceva di bellissime. sulla mia scrivania al lavoro ho trovato rose gialle. i miei capelli sono corti e leggeri e penso ad un anno pesante ed intenso, e guardo ancora il cielo fuori dalla finestra. sento il freddo sulla mia pelle e respiro. respiro e mi piace. ho mandato un messaggio ai miei genitori per fargli  gli auguri, e gli ho detto che sono contenta di essere nata, perche' lo sono davvero. mi sento leggera, come i miei capelli. c'e' la torta in frigo e le rose accanto al computer. ho una gonna rossa e persone nuove da incontrare stasera al bar kick. il cielo e' ancora blu e io me ne prendo una fetta.