Photo: virginia

13/04/09

rottura degli schemi di comunicazione

tore devi iniziare a fare i compiti da solo. ormai sei grande.
chi io?
si tu, sei grande, devi fare da solo.
nooooo! davvero?
eh si. davvero!
nooooo. non ci credo!... no, no... io non ci credo.

09/04/09

Buenos Aires

Cos’è buenos aires? Come si afferra? Da che parte la si prende? Non so. Per me Buenos aires è una città che non riesci ad afferrare. Ci stai dentro, la guardi e cerchi una definizione ma lei sfugge e non si fa prendere. È qualcosa, ma è sempre anche altro. Sta lì e ti avvolge con le strade che sembrano tutte uguali ma che sono sempre diverse, con le caffetterie colorate e piene di passato, con la musica che viene fuori da finestre e negozi, con la luce del sole che si intrufola fra alberi e fili dei semafori. Ti avvolge con camion vecchissimi che mai riuscirai a vedere su una strada europea e con taxi gialli e neri che racchiudono storie sempre diverse. Ti avvolge con i volti semplici e fieri delle persone e con l’odore di carne arrostita e il rumore di soda fresca spruzzata nel vino tinto. Buenos aires è un po’ Parigi, un po’ Napoli, un po’ Messico, un po’ Bolivia e un po’ altro. È Italo il sarto, con la sua eleganza e con il suo passaporto italiano e il suo biglietto della nave ancora intatti, protezione della propria identità. È Adolfo l’edicolante ormai senza edicola con sempre un consiglio su cosa fare e dove andare, e con sempre “moneda” da elargire, custodita da altri gelosamente. Ma è anche e soprattutto i portenos che si lamentano della insicuritad. È un po’ Fossati e un po’, giusto un po’ Pessoa. È tanto sud e un po’ di buono nord del mondo. È la nonna calabrese di Fernanda e la casa di Lanùs di Ulisse ed Erika, e i vicini di casa di Enrico, è un po’ Sant Elmo, un po’ Matadores e tanta Salada. È la buona compagnia di Octavio ed Ana, è un po’ di rock, un po’ di ska al parque del centenario e tanto tango ovunque. È la valigia di cartone di Enrico rimasta lì ad attendere. É l’irregolarità e la vitalità della villa 31 con dentro Le Rire di Bergson, è la città delle buonissime media lunas e dell’ancora più buono dulce de leche e dell’incontro di questi ultimi due in una goduria del palato. È la città del mate bevuto in taxi e degli alfajor presi a qualsiasi ora nei kioski sempre aperti. È la città del BAFICI (il festival di cinema indipendente) e le sue code. È la città del 41 e della calle urquiza esplorata di notte. È la città del popolo e della borghesia, tutti uniti al funerale di Alfonsìn. E ora, da qualche giorno, è anche la città del Musetta, un caffè ancora non letterario. Forse non è la città dei fotografi, nè dei postini. Non è la città degli spicci, nè dei trasporti pubblici e non è la città dei filtri per le sigarette. Ma credo sia l’unica città al mondo in cui Milano e Napoli convivono armoniosamente, necessariamente, gustosamente, intellettualmente, fisicamente nella prima pietanza mangiata in argentina in una giornata assolata e che ha un po’ caratterizzato ciò che poi è stata la mia buenos aires, la milanesa a la napolitana. Buenos aires è anche tanto, tanto altro. Quel tanto altro che un po' non si vuole e un po' non si può tradurre in parole.

07/04/09

05.04.09 - dulce de leche

È fresca l’ultima notte a buenos aires. La tendina bianca si muove appena, lasciando passare l’aria che concilia il sonno, infatti qualcuno già dorme qui in casa. Ma fuori la città si fa sentire e io le faccio compagnia. Ancora per poco. Le immagini, i suoni, gli odori, i sapori, le persone, le emozioni, la fatica, prendo tutto e metto in tasca. Morricone mi aiuta a chiudere gli occhi, domani sarà il giorno della traversata.

26/03/09

brividi

"Vidi il golfo accendere le luci da Posillipo a Sorrento. Erano tanti fazzoletti bianchi, salutavano gli occhi aperti di quelli che partivano. Quelli vicini a me erano fradici di lacrime. Quelli vicini a me non sono di prima classe, non hanno biglietto di ritorno." Erri De Luca, Il giorno prima della felicità.
Io non vado per mare e il biglietto di ritorno c'è. Sono una viaggiatrice che tocca, si immerge, sfiora, prende, si lascia affascinare, innamorare e torna, malata di quella città. Parto, con la paura e la voglia di ammalarmi di questa nuova terra. Dunque, a presto.

22/03/09

c'era una volta un bare

Tore: ni ti ricordi cappuccetto rosso?
Ni: no. Come fa?
Tore: c’è il lupo che mangia tutti e due!
Ni: ah. È vero, mangia cappuccetto rosso e la nonna.
Tore: siiiii. Brutto il lupo. Perchè mangia tutti e due?
Ni: no tore. Il lupo aveva fame. Perciò mangia la nonna e cappuccetto rosso. Povero lupo.
Tore: fame? Ah ho capito. E allora doveva mangiare una bistecca. Perchè non ha
mangiato una bistecca?
Ni: (resto un attimo in silenzio. Tutto fila. Perchè non ha mangiato una bistecca?) E perchè dove la prendeva sta bistecca?
Tore: dove? Al bare (bar, ndr).
Ni: al bareeee???
Tore: si costa 4 euro
Ni: ah. Ma nel bosco non c’è il bare!
Tore: eeeehhhh???!!! Non c’è!!????

21/03/09

Per te amica

Si avvicina lentamente e dentro di sè ha il terrore. Appoggia la mano a una mensola, si abbassa, piega le ginocchia, apre lo sportello, schiaccia un paio di pulsanti, richiude e aspetta. Due secondi e dovrebbe partire. Niente. Ok, proviamo a riaprire. Si sarà scordata sicuramente qualcosa. Invece no, e lo sa bene. È andata. La maledizione dell’elettrodomestico ha colpito ancora. Avvilita ma quasi rassegnata si alza, giusto un’occhiata a piatti e pentole da lavare poi comincia a camminare, piano. In casa ormai è buio ma lei non ci fa caso. Dall’altra parte della casa si intravede una luce. È il computer. Meglio rimettersi a scrivere. Prima che arrivi in camera la finestra del salone chiusa male si spalanca e davanti a lei si alzano ciuffi di polvere nascosti un po’ in ogni angolo. Ha un sussulto, si ferma. Senza neanche pensare va verso lo sgabuzzino. Con l’aspirapolvere due minuti ed è fatta. L’aspirapolvere, cazzo. Che stupida, è stata la prima ad essere colpita dalla maledizione. Suo marito le aveva detto, tranquilla, sarà un filo staccato e aveva perso tutta la domenica a smontarla e rimontarla. La domenica! L’unico giorno in cui tutto dovrebbe fermarsi per far spazio all’intimità. Invece no, quella domenica l’intimità si era creata con l’aspirapolvere. Il risultato? La domenica è passata, l’aspirapolvere è andata, lui incazzato, lei “ok manteniamo la calma”.
Guarda l’orologio, prima che arrivi suo marito ha ancora 55 minuti. Con trenta scrivo ancora qualche riga, se mi dice bene una pagina. Dieci per mettere sui fornelli qualcosa di commestibile, e dieci per smaltire qualche piatto, almeno quelli per la cena. E poi caschi il mondo cinque minuti per preparare e fumare una bella sigaretta. Rianimata dal piano organizzativo e gestionale appena fatto afferra la sedia, sposta un po’ di cose sparse sul pc e inizia a concentrarsi. Mani sulla tastiera. Cazzo. E sì, il computer diventa buio e silenzioso. Contemporaneamente risate e miagolii. Guarda in basso e trova loro. Il figlio e la gatta hanno pensato bene di intrattenersi con il filo del pc. D’altronde cosa si fa se la tv è stata uccisa da un corto circuito e nello stereo non funziona l’audio? Si distruggono pagine non salvate. Eh no, proprio non erano state salvate. O forse. Mah, non ricordo. Sì, sono andata in bagno un attimo e credevo di tornare subito e continuare, non c’ho pensato, poi invece mi sono fermata proprio per dare da mangiare a questa stronza di gatta! Ma poi sono tornata e ho salvato. Sì, si, certo ricordo... no, no. Stavo tornando ma ho sentito la lavastoviglie con quei suoni strani e... non è possibile.

Invece è possibile che succeda questo e tanto altro. Qualcosa in più, qualcosa in meno. Spero che queste mie righe servano ad esorcizzare possibili rivolte di mobili, pavimenti, muri, gabinetti, ed elettrodomestici (quelli ancora in vita)!!

16/03/09

negroni e parole

Il negroni fa girare la testa, ma è buono ed è una novità. La bandabardò fa saltare e questo è un dato di fatto. In mezzo ai salti e alla buona musica a Perugia prima o poi incroci lo sguardo del baffo, il mio amico Stefano, e questa è una sicurezza. L’amicizia con Francesca si definisce e prende forma, questa è una piacevole sorpresa. Inevitabilmente con la bandabardò sono apparsi gli anni dell’università, il lavoro al contrappunto, la perugia notturna, i corridoi di casa dello studente. È apparso il lago, la mia casettina lacustre, la darsena, il due lune. E pensi al tempo. A questa cosa strana che ci regola, o crede di regolarci. Eppure il tempo della mia vita non centra niente con orologi, calendari, festività. Finalmente l’ho capito. Ed è bello. È bello sapere che il tuo periodo da schifo non è finito con quei quattro botti il 31 dicembre. Perché avrebbe dovuto? Al mio malessere chi glielo dice che l’anno è finito e che chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto? e quando la gioia esploderà dentro me all’improvviso, quel giorno che il calendario definirà normale a un’ora che sarà per tutti un’ora qualsiasi, io cosa farò se non gioire come in un giorno di festa? La vita sembra una sinfonia. Ci sono dei movimenti. Vivere forse è seguire questi movimenti. Esserci dentro. Esserci. Stare sempre. A volte però ci si spegne pian piano. E succede anche nelle sinfonie. In quelle di Beethoven almeno succede. Sembra che la musica sparisca, si fa sempre più bassa. Più bassa. Fino a che non riesci ad ascoltare più niente. E poi. Con uno scatto meraviglioso di vita riprende ed esplode. Ed è bello. Io ringrazio Dio di tante cose. In particolare di queste braccia e queste mani che possono scrivere, che possono scattare foto, che possono accarezzare il volto di salvatore, che possono coprire con la coperta mia nonna la sera, che possono abbracciare un’amica che non vedi da tanto, che possono fare il segno della croce in una chiesa. Ringrazio delle mie gambe che possono saltare con la musica, che possono farmi nuotare, che possono andare e farmi sentire di stare andando. Lo ringrazio della persona senza braccia e senza gambe che mi ha fatto incontrare ieri sera al concerto della bandabardò, lo ringrazio di avermi posto davanti la gioia per la vita che aveva questa persona.

07/03/09

sole su milano

voglia di leggerezza. voglia di tenersi in bocca il sapore pastoso di un buon vino rosso. voglia di una telefonata inaspettata. voglia di verde. voglia di blu. voglia di gelato gianduia sotto i portici di torino mentre pioviggina, ed è notte. voglia di sentire il rumore delle chiavi tirandole fuori davanti alla serratura della porta. voglia di aprire la porta e richiuderla alle spalle. voglia di ridere senza un perchè e non riuscire a fermarsi. voglia di dire sì. voglia di pensare al weekend. voglia di musica a palla mentre pulisci casa. voglia di sedersi e prendere il caffè dopo aver pulito casa. voglia di svegliarsi, aprire le finestre e trovare il mare che luccica.
dopo giorni di pioggia a perugia, stamattina il sole è su milano, la città è sveglia e silenziosa.

18/02/09

meno male che c'è benigni

che ironizza, polemizza, destruttura, tutto con leggerezza, intelligenza, concretezza e persino lirismo. accosta mina a bin laden, la berti a play boy. passa dalla zanicchi a berlusconi fino ad arrivare a oscar wilde.
intanto è tempo di maschere. in casa avremo un cowboy. mi chiedo, poi, com'è che a tore è venuto in mente di chiedermi se a carnevale mi sarei mascherata da strega?
intanto quando si arrabbia il mio nome diventa vizinia, e devo trattenermi per non ridere e abbracciarmelo quando mi chiama così.
sarebbe anche tempo di sentire un po' meno freddo, di avere qualche raggio di sole più caldo qualche abbraccio in più e meno pensieri negativi. ma è tutto una questione di attesa. credo.
e a proposito di attesa, leggete il giorno prima della felicità di erri de luca. io sto ancora elaborando il lutto di quando finisce un libro così, di quelli che ti tengono appiccicata dentro. il lutto di quando arrivi all'ultima pagina e devi uscirne fuori. puoi anche riaprirlo, rileggerlo, ma non è la stessa cosa. ed io in questi casi devo aspettare un po' prima di incontrare nuovi personaggi, nuove storie.

29/01/09

questione di sogni e di letti

c'era un castello.
nel castello c'erano tutti i brutti.
c'era la strega. lo squalo. il coccodrillo. la balena. geppetto. (geppetto?)
e tu?
anch'io.
e io piangevo, piangevo.

insomma sullo stesso lettino - il suo lettino dove dormo io da un po' - a guardare la tv, ieri non ce l'ho fatta a mandare via tore nell'altro letto. me lo sono tenuto accanto e devo dire che anche se è grosso e poco democratico mentre dorme, a me ha fatto proprio bene. sarà che fa freddo e le sue risate sono calde. poi ieri sera mi ha anche detto che mi ama (oggi però non mi ama più, perchè ama mamma).