Photo: virginia

22/03/09

c'era una volta un bare

Tore: ni ti ricordi cappuccetto rosso?
Ni: no. Come fa?
Tore: c’è il lupo che mangia tutti e due!
Ni: ah. È vero, mangia cappuccetto rosso e la nonna.
Tore: siiiii. Brutto il lupo. Perchè mangia tutti e due?
Ni: no tore. Il lupo aveva fame. Perciò mangia la nonna e cappuccetto rosso. Povero lupo.
Tore: fame? Ah ho capito. E allora doveva mangiare una bistecca. Perchè non ha
mangiato una bistecca?
Ni: (resto un attimo in silenzio. Tutto fila. Perchè non ha mangiato una bistecca?) E perchè dove la prendeva sta bistecca?
Tore: dove? Al bare (bar, ndr).
Ni: al bareeee???
Tore: si costa 4 euro
Ni: ah. Ma nel bosco non c’è il bare!
Tore: eeeehhhh???!!! Non c’è!!????

21/03/09

Per te amica

Si avvicina lentamente e dentro di sè ha il terrore. Appoggia la mano a una mensola, si abbassa, piega le ginocchia, apre lo sportello, schiaccia un paio di pulsanti, richiude e aspetta. Due secondi e dovrebbe partire. Niente. Ok, proviamo a riaprire. Si sarà scordata sicuramente qualcosa. Invece no, e lo sa bene. È andata. La maledizione dell’elettrodomestico ha colpito ancora. Avvilita ma quasi rassegnata si alza, giusto un’occhiata a piatti e pentole da lavare poi comincia a camminare, piano. In casa ormai è buio ma lei non ci fa caso. Dall’altra parte della casa si intravede una luce. È il computer. Meglio rimettersi a scrivere. Prima che arrivi in camera la finestra del salone chiusa male si spalanca e davanti a lei si alzano ciuffi di polvere nascosti un po’ in ogni angolo. Ha un sussulto, si ferma. Senza neanche pensare va verso lo sgabuzzino. Con l’aspirapolvere due minuti ed è fatta. L’aspirapolvere, cazzo. Che stupida, è stata la prima ad essere colpita dalla maledizione. Suo marito le aveva detto, tranquilla, sarà un filo staccato e aveva perso tutta la domenica a smontarla e rimontarla. La domenica! L’unico giorno in cui tutto dovrebbe fermarsi per far spazio all’intimità. Invece no, quella domenica l’intimità si era creata con l’aspirapolvere. Il risultato? La domenica è passata, l’aspirapolvere è andata, lui incazzato, lei “ok manteniamo la calma”.
Guarda l’orologio, prima che arrivi suo marito ha ancora 55 minuti. Con trenta scrivo ancora qualche riga, se mi dice bene una pagina. Dieci per mettere sui fornelli qualcosa di commestibile, e dieci per smaltire qualche piatto, almeno quelli per la cena. E poi caschi il mondo cinque minuti per preparare e fumare una bella sigaretta. Rianimata dal piano organizzativo e gestionale appena fatto afferra la sedia, sposta un po’ di cose sparse sul pc e inizia a concentrarsi. Mani sulla tastiera. Cazzo. E sì, il computer diventa buio e silenzioso. Contemporaneamente risate e miagolii. Guarda in basso e trova loro. Il figlio e la gatta hanno pensato bene di intrattenersi con il filo del pc. D’altronde cosa si fa se la tv è stata uccisa da un corto circuito e nello stereo non funziona l’audio? Si distruggono pagine non salvate. Eh no, proprio non erano state salvate. O forse. Mah, non ricordo. Sì, sono andata in bagno un attimo e credevo di tornare subito e continuare, non c’ho pensato, poi invece mi sono fermata proprio per dare da mangiare a questa stronza di gatta! Ma poi sono tornata e ho salvato. Sì, si, certo ricordo... no, no. Stavo tornando ma ho sentito la lavastoviglie con quei suoni strani e... non è possibile.

Invece è possibile che succeda questo e tanto altro. Qualcosa in più, qualcosa in meno. Spero che queste mie righe servano ad esorcizzare possibili rivolte di mobili, pavimenti, muri, gabinetti, ed elettrodomestici (quelli ancora in vita)!!

16/03/09

negroni e parole

Il negroni fa girare la testa, ma è buono ed è una novità. La bandabardò fa saltare e questo è un dato di fatto. In mezzo ai salti e alla buona musica a Perugia prima o poi incroci lo sguardo del baffo, il mio amico Stefano, e questa è una sicurezza. L’amicizia con Francesca si definisce e prende forma, questa è una piacevole sorpresa. Inevitabilmente con la bandabardò sono apparsi gli anni dell’università, il lavoro al contrappunto, la perugia notturna, i corridoi di casa dello studente. È apparso il lago, la mia casettina lacustre, la darsena, il due lune. E pensi al tempo. A questa cosa strana che ci regola, o crede di regolarci. Eppure il tempo della mia vita non centra niente con orologi, calendari, festività. Finalmente l’ho capito. Ed è bello. È bello sapere che il tuo periodo da schifo non è finito con quei quattro botti il 31 dicembre. Perché avrebbe dovuto? Al mio malessere chi glielo dice che l’anno è finito e che chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto? e quando la gioia esploderà dentro me all’improvviso, quel giorno che il calendario definirà normale a un’ora che sarà per tutti un’ora qualsiasi, io cosa farò se non gioire come in un giorno di festa? La vita sembra una sinfonia. Ci sono dei movimenti. Vivere forse è seguire questi movimenti. Esserci dentro. Esserci. Stare sempre. A volte però ci si spegne pian piano. E succede anche nelle sinfonie. In quelle di Beethoven almeno succede. Sembra che la musica sparisca, si fa sempre più bassa. Più bassa. Fino a che non riesci ad ascoltare più niente. E poi. Con uno scatto meraviglioso di vita riprende ed esplode. Ed è bello. Io ringrazio Dio di tante cose. In particolare di queste braccia e queste mani che possono scrivere, che possono scattare foto, che possono accarezzare il volto di salvatore, che possono coprire con la coperta mia nonna la sera, che possono abbracciare un’amica che non vedi da tanto, che possono fare il segno della croce in una chiesa. Ringrazio delle mie gambe che possono saltare con la musica, che possono farmi nuotare, che possono andare e farmi sentire di stare andando. Lo ringrazio della persona senza braccia e senza gambe che mi ha fatto incontrare ieri sera al concerto della bandabardò, lo ringrazio di avermi posto davanti la gioia per la vita che aveva questa persona.

07/03/09

sole su milano

voglia di leggerezza. voglia di tenersi in bocca il sapore pastoso di un buon vino rosso. voglia di una telefonata inaspettata. voglia di verde. voglia di blu. voglia di gelato gianduia sotto i portici di torino mentre pioviggina, ed è notte. voglia di sentire il rumore delle chiavi tirandole fuori davanti alla serratura della porta. voglia di aprire la porta e richiuderla alle spalle. voglia di ridere senza un perchè e non riuscire a fermarsi. voglia di dire sì. voglia di pensare al weekend. voglia di musica a palla mentre pulisci casa. voglia di sedersi e prendere il caffè dopo aver pulito casa. voglia di svegliarsi, aprire le finestre e trovare il mare che luccica.
dopo giorni di pioggia a perugia, stamattina il sole è su milano, la città è sveglia e silenziosa.

18/02/09

meno male che c'è benigni

che ironizza, polemizza, destruttura, tutto con leggerezza, intelligenza, concretezza e persino lirismo. accosta mina a bin laden, la berti a play boy. passa dalla zanicchi a berlusconi fino ad arrivare a oscar wilde.
intanto è tempo di maschere. in casa avremo un cowboy. mi chiedo, poi, com'è che a tore è venuto in mente di chiedermi se a carnevale mi sarei mascherata da strega?
intanto quando si arrabbia il mio nome diventa vizinia, e devo trattenermi per non ridere e abbracciarmelo quando mi chiama così.
sarebbe anche tempo di sentire un po' meno freddo, di avere qualche raggio di sole più caldo qualche abbraccio in più e meno pensieri negativi. ma è tutto una questione di attesa. credo.
e a proposito di attesa, leggete il giorno prima della felicità di erri de luca. io sto ancora elaborando il lutto di quando finisce un libro così, di quelli che ti tengono appiccicata dentro. il lutto di quando arrivi all'ultima pagina e devi uscirne fuori. puoi anche riaprirlo, rileggerlo, ma non è la stessa cosa. ed io in questi casi devo aspettare un po' prima di incontrare nuovi personaggi, nuove storie.

29/01/09

questione di sogni e di letti

c'era un castello.
nel castello c'erano tutti i brutti.
c'era la strega. lo squalo. il coccodrillo. la balena. geppetto. (geppetto?)
e tu?
anch'io.
e io piangevo, piangevo.

insomma sullo stesso lettino - il suo lettino dove dormo io da un po' - a guardare la tv, ieri non ce l'ho fatta a mandare via tore nell'altro letto. me lo sono tenuto accanto e devo dire che anche se è grosso e poco democratico mentre dorme, a me ha fatto proprio bene. sarà che fa freddo e le sue risate sono calde. poi ieri sera mi ha anche detto che mi ama (oggi però non mi ama più, perchè ama mamma).

20/01/09

alex

Cioè, quando morirà mia nonna, non ci sarà più nessuno nello spazio della mia vita di quando mangiavo le stelline in brodo, o di quando mi sentivo scottare la fronte e lei mi metteva il termometro e mi copriva con il plaid perchè non sentissi freddo. Voglio dire, quando lei morirà ci saranno tutti i parenti in giro, i pianti, i problemi col contratto della casa, e tutto questo sommergerà il me stesso di quattro anni coi capelli ricci e il maglione blu che mi aveva fatto lei, il mio piatto di stelline e tutti gli altri momenti di quand'ero piccolo. Pian piano me ne scorderò anch'io, credo.

17/01/09

un passo indietro e il cielo è blu

Facciamo il punto.
Ci sono. Non so dove, non so come. Ma ci sto, o meglio “sto” (come rispose erri de luca alla mia domanda come stai? Dopo il suo infarto).
Le parole. Quelle sono poche, stanche, fragili.
Ma partiamo dalle cose essenziali.
Mi piace ancora il verde e cantare (ehm, urlare) in macchina. Solo che di verde ne vedo poco e di macchine...
Poi. Ultimo acquisto mondano: un carinissmo vestitino nero patrizia pepe (io, patrizia pepe??!!) a maniche corte (no, non è estivo), appeso in armadio ancora con l’etichetta, che prima o poi indosserò. Lo so. Ne sono certa.
Ultima soddisfazione (cazzo): stamattina repubblica ha recensito un altro libro pubblicato dalla casa editrice per la quale lavoro. LAVORO.

Anche se mi muovo in una stanza buia e sbatto, cado, mi spavento, so che da qualche parte l’interruttore c’è.
Passo e… lascio aperto.

16/12/08

immagine

la pioggia è incessante. le arance sono nel cesto. i libri sparsi. le due caffettiere, quella da due e quella da quattro, sono una accanto all'altra. in un piattino ciò che rimane del panettone fichi e noci, una fetta e qualche briciola. il mio raffreddore permane. la febbre no. la valigia blu, avvolta da nastro adesivo per pacchi è accanto alla porta bianca. "deve essere ben sigillata" aveva detto il tipo della posta di piazza santa giulia. domani ancora un treno da prendere verso una casa che ancora non c'è. e tra un po' ancora un natale. e poi ancora un gennaio. io e tore abbiamo fatto l'albero e il presepe, e purtroppo ha vinto la mia mano nello scegliere le palline e i pastori che "ci stavano bene". nella mia impossibilità di far vincere le sue scelte improbabili di palline e pastori io mi sento tristemente troppo adulta e ovvia.

02/12/08

tore non mi hai fatto il regalo? no, ma nn ti preoccupare nina babbo natale ne porterà tanti!!

La giornata sembrava essere iniziata male, molto male. Con un virus infiltrato nel pc e una discussione telefonica che sai ti lascerà un cattivo umore almeno per tutto il giorno. Cielo grigio, vento, pioggia e grandine. Cosa si fa in una giornata così? Per di più in un paesino insignificante dell’Umbria? Si inizia a fare colazione. Al bar. Cappuccino e cornetto, ed è possibile avere un po’ di cacao? E lei mi guarda come se avessi chiesto, è possibile avere 100 euro? Signora, lei non capisce, oggi mentre fuori diluvia, mentre il virus sta distruggendo il mio pc, mentre i negozi sono chiusi perché è lunedì, e mentre anch’io voglio far finta di niente sarebbe anche l’anniversario della mia nascita, nonché il trentesimo anniversario. Quindi il cacao sul cappuccino è d’uopo, se non d’obbligo. Dopo un’oretta passata al bar, in verità aspettavo che il coglione con la macchina dietro la mia andasse via, per poter fare solo cinque manovre e non quindici, dicevo dopo un’oretta vado a prendere Repubblica in edicola. Non c’è. Non c’è Repubblica??? Niente Repubblica. Con l’espressione di quando apro il frigo e non trovo il latte, il barattolo e non trovo caffè, la posta e non trovo quella mail, beh con quella espressione ho preso il Corriere. A me la mattinata bastava, o forse dovevo comunque farmela bastare. Però, comincio a pensare, certo un buon bicchiere di vino stasera con un buon amico, mentre fuori piove, mentre le edicole di Trestina non hanno Repubblica e i bar custodiscono gelosamente il cacao, ci starebbe bene. E ci starebbe bene un amico, un uomo amico che renda tutto leggero dando a quel tutto la giusta importanza. Allora ci provo, mando un messaggio a Stefano. Amo la pragmaticità degli uomini. La giornata è finita con un amico, un brindisi, un regalo.