Photo: virginia

22/07/08

come on, come on

Mai e poi mai avrei pensato di poter guardare Micheal Stipe negli occhi. Ma proprio mai. Io manco c’ho provato a chiedere il pass vip per vederlo passare nel backstage. Tutto blindatissimo. Mi sono vista il mio concerto, odiando le mille macchinette fotografiche davanti a me. L’ho ammirato dal prato nel suo vestito bianco, nei suoi movimenti, nei sui approcci verso il pubblico. Ho ballato e urlato molte di quelle canzoni. Ho atteso Leaving NY che non ha fatto. E manco Everybody Hurts. Finito il concerto ho attraversato un’arena, nelle vesti di un campo di battaglia, per affogare il mio entusiasmo in piadina patatine e birra. Ormai il backstage era aperto, quindi ormai i REM erano andati. Allora mi siedo su una sedia qualunque respirando ancora l’atmosfera piacevole da backstage di un bel concerto. All’ultima patatina alzo gli occhi e un Micheal Stipe con montatura fighissima di occhiali, nera, davanti a una fila di ragazzi dello staff UJ. Ecco, con una bella carica adolescenziale mi sono messa in fila, mi ha firmato il pass e ha risposto “thank you” al mio “congratulations” mentre gli stringo la mano. Tutto così semplice che mi sembrava troppo impossibile. Vago per il backstage con il pass tra le mani e troppo carica per stare ferma vedo Mike Mills che chiacchierava a meno di un metro da me. Ok, gli do la mano, gli dico il mio nome, faccio firmare il pass, chiacchieriamo, scherziamo. Finisce che accompagno lui e pochi altri al ristorante. Passeggiamo per via Bonazzi e parliamo di Perugia. Io e Mike Mills.

08/07/08

Vabeeeeneeeee

L’etna con la sua ferita sanguinante, un mare freddo e un sole cocente hanno fatto da cornice a risate, parole, silenzi. Avevamo tutto, ovunque ci spostavamo: un terrazzo, quattro sedie, e un paolo affamato che dava il ritmo alle nostre conversazioni. In bocca ho ancora il sapore delle granite, la prima mandorla e pistacchio, presa in un bar di un’altra epoca a Taormina, e l’ultima gelsi neri e panna europa in un vivace caffè europa a Catania. Rimane la mia pelle scura in una torino che mi ha accolta con un po’ di fresco. E ora penso alle parole di annalisa che percependo i mille e uno pensieri dietro i miei silenzi, su quello splendido terrazzo con sotto una lenta Taormina e davanti una indaffarata Italia, ha proposto di lasciarmi lì e tornare a riprendermi a settembre. Anche se i miei occhi sono ancora su quel terrazzo, io sono tornata nel continente con pensieri un po' più leggeri. Prossimi passi il concerto di Patti Smith al traffic e i miei jazzisti ad Umbria Jazz.

03/07/08

annunciazione annunciazione

ma tu ti kiedi mai chissà dove sarai, cosa farai, con chi...
si spesso..................... io vorrei diventare un grande artista tresh, che dipinge in uno stabilimento enorme,alto con tutti vetri intorno che entra luce naturale, con un telaio fisso alto 5 metri e largo 15, una donna che pensa a tutto il resto, perche senza una donna sei spacciato, e poi .....................................
ah
una donna che sappia fare i dolci che nn rompe e sappia anche educare i bambini, sono molto semplice come vedi
e si
una vita normale niente di più e niente di meno
semplicissimo... sei proprio un uomo!!!!!
ti dico io cosa vorrei allora
vai
vorrei un loft ad un piano non altissimo di brooklyn, sotto il manhattan bridge (perke almeno poi vedi il brooklyn bridge dalla finestra). il loft deve essere enorme, e ci devo spargere le mie foto ovunque a caso, senza criterio. vorrei avere abbastanza soldi per viaggiare senza chiedere a nessuno di aiutarmi, ma non troppi soldi... cioè ogni tanto qlke rinuncia la voglio fare se no sarebbe
troppo semplice
voglio cmnqe fare un altro lavoro ma di tanto in tanto
voglio 5 figli
e un solo uomo
ma solo mio
tutto mio
che mi amiiiiiiiiiiiiiiiii tantooooooooooooo
ma che non mi accontenti in tutto
e voglio far nascere i miei figli a Napoli
e basta credo
niente proprio, brava ti ci vorrebbe babbo natale e la befana insieme
ma dai, i sogni devono essere cosi
poi a parte l'uomo ke mi ami tanto... il resto
non dovrebbe essere difficile

Con Gigio finiva sempre così. Ci mettevamo a sognare, a fantasticare e ci entusiasmavamo come dei bambini che credono davvero nelle favole che ascoltano. I sogni ti danno forza, anche se rimangono sogni. Io non so se ho fatto un passo verso i miei sogni ma sicuramente, con una buona dose di incoscienza ma tanta chiarezza, ho fatto un passo verso me stessa. Mi sono ripresa un po’ della vita che stavo perdendo. Insomma rifaccio le valigie verso un dove che ancora non conosco, che ancora non c'è, ma che già mi piace. Ieri la mia ultima fiera. Ora la confusione è tanta, la voglia immediata è quella di staccare l’interruttore, rimanere al buio e in silenzio. Ma dovrò un po' arrangiarmi, non trovo interruttori qui.

26/06/08

la città del pane e dei postini

Con il caldo, intenso, di questi giorni a torino magicamente si sono spalancate le finestre. L’afa è molto più forte del grado di riservatezza dei torinesi. E allora qua e là passeggiando per questa città si intravedono pareti colorate, tavoli imbanditi, condizionatori, tv accese, gente in canottiera. Devo dire che mi ha fatto un po’ impressione. Ebbene si, c’è vita anche qui. E poi cosa dire, che a un anno e qualche giorno dal mio viaggio nella grande mela, il resto è molto confuso, una specie di matassa da sbrogliare. Ce la farò, prima o poi ce la farò.

20/06/08

ma ve le ricordate?

buon venerdì

ps: sono riuscita finalmente a caricare un video sul blog!!!
grazie franci!!!

18/06/08

per sara

ecco cara, come promesso.
uno dei due è il "lenny kravitz" incontrato in metro, in una notte poco tempestosa e molto newyorkese...

11/06/08

prendi il mappamondo, chiudi gli occhi e punta il dito...

Comincio a perdere dei pezzi. Sempre con più difficoltà apro gli occhi prima delle 8 al mattino. Con fatica mi trascino al lavoro dove spero di sentire la voce del mio capo il più tardi possibile. Con l’intervallo di circa 5-6 minuti controllo il calendario. Ogni 10-15 minuti mi stiracchio. Le ciliegie costano ancora troppo e ho voglia di nespole. Mi sa che compro un nuovo costume, magari nero o magari colorato, non lo so. E poi l’Italia senza Cannavaro non è l’Italia. E vogliamo parlare del telecronista della rai?

04/06/08

ancora certezze


in mancanza delle parole
dalla mia finestra
tutte le sere
si vede una finestra

26/05/08

pari e dispari

È strano come nel giro di secondi, forse attimi tutto prende un colore diverso. Ritorna la luce. Eppure sembra non sia cambiato niente, ma tu sai invece che è cambiato tutto. Il respiro comincia ad avere un ritmo diverso. Basta una data. Tre numeri in questo caso. Un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. Quel passo che sembrava impossibile ora è reale, si può fare, l’hai già fatto. Con te stessa e quindi con tutto il resto. Poi certo, qualche amico per prendere coscienza, fondamentali. Tra l’altro amici di attimi e non del quotidiano. Eli e Massimo. Si ricomincia, da questa decisione. Da un pianto. Dal silenzio. Da un male. Non capite, lo so. Capirete. In un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. E ora non per fare la scassa c. come mi definisce massimo, ma qui piove ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

24/05/08

verde

Insomma c’è poco da dire. Ancora pioggia. Ancora cielo grigio. Mi è finito il caffè e qualche giorno fa il latte. Ogni venerdì gli autobus continuano a scioperare in questa città e spero per loro che la mia attesa di ore alla fermata valga a qualcosa. Stasera i subsonica in piazza vittorio. Io e il pc siamo diventati intimi, ma non amici. Di sicuro no. Penso ora a quanto sarebbe stato bello aver imparato a coltivare la terra da mio nonno. Mi affascinavano i suoi orari quasi notturni. Era quasi un premio poterci andare, sveglia prima delle sette del mattino colazione e poi lì fra pomodori, peperoni, piselli. Con un break verso le 10 che era già più di metà mattinata. Si mangiava il pane con i pomodori raccolti. Un buon bicchiere di vino. E si ricominciava. Ricordo gli odori della campagna e i colori. Chissà forse il verde mi ha conquistata così. È di sicuro il colore più familiare, quello che mi dà più serenità. E sì, peccato non aver imparato di più. Ma io non mi rassegno ad un computer per amico. E a questa pioggia che di tutto sta facendo per incupire quei pochi pensieri sani, se ancora ne son rimasti. Ora vado, devo scegliere il caffè.