Photo: virginia

18/06/08

per sara

ecco cara, come promesso.
uno dei due è il "lenny kravitz" incontrato in metro, in una notte poco tempestosa e molto newyorkese...

11/06/08

prendi il mappamondo, chiudi gli occhi e punta il dito...

Comincio a perdere dei pezzi. Sempre con più difficoltà apro gli occhi prima delle 8 al mattino. Con fatica mi trascino al lavoro dove spero di sentire la voce del mio capo il più tardi possibile. Con l’intervallo di circa 5-6 minuti controllo il calendario. Ogni 10-15 minuti mi stiracchio. Le ciliegie costano ancora troppo e ho voglia di nespole. Mi sa che compro un nuovo costume, magari nero o magari colorato, non lo so. E poi l’Italia senza Cannavaro non è l’Italia. E vogliamo parlare del telecronista della rai?

04/06/08

ancora certezze


in mancanza delle parole
dalla mia finestra
tutte le sere
si vede una finestra

26/05/08

pari e dispari

È strano come nel giro di secondi, forse attimi tutto prende un colore diverso. Ritorna la luce. Eppure sembra non sia cambiato niente, ma tu sai invece che è cambiato tutto. Il respiro comincia ad avere un ritmo diverso. Basta una data. Tre numeri in questo caso. Un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. Quel passo che sembrava impossibile ora è reale, si può fare, l’hai già fatto. Con te stessa e quindi con tutto il resto. Poi certo, qualche amico per prendere coscienza, fondamentali. Tra l’altro amici di attimi e non del quotidiano. Eli e Massimo. Si ricomincia, da questa decisione. Da un pianto. Dal silenzio. Da un male. Non capite, lo so. Capirete. In un giorno pari, di un mese dispari, in un anno pari. E ora non per fare la scassa c. come mi definisce massimo, ma qui piove ancoraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!

24/05/08

verde

Insomma c’è poco da dire. Ancora pioggia. Ancora cielo grigio. Mi è finito il caffè e qualche giorno fa il latte. Ogni venerdì gli autobus continuano a scioperare in questa città e spero per loro che la mia attesa di ore alla fermata valga a qualcosa. Stasera i subsonica in piazza vittorio. Io e il pc siamo diventati intimi, ma non amici. Di sicuro no. Penso ora a quanto sarebbe stato bello aver imparato a coltivare la terra da mio nonno. Mi affascinavano i suoi orari quasi notturni. Era quasi un premio poterci andare, sveglia prima delle sette del mattino colazione e poi lì fra pomodori, peperoni, piselli. Con un break verso le 10 che era già più di metà mattinata. Si mangiava il pane con i pomodori raccolti. Un buon bicchiere di vino. E si ricominciava. Ricordo gli odori della campagna e i colori. Chissà forse il verde mi ha conquistata così. È di sicuro il colore più familiare, quello che mi dà più serenità. E sì, peccato non aver imparato di più. Ma io non mi rassegno ad un computer per amico. E a questa pioggia che di tutto sta facendo per incupire quei pochi pensieri sani, se ancora ne son rimasti. Ora vado, devo scegliere il caffè.

15/05/08

certezze

06/05/08

un raggio di sole

Il telefono squilla, squilla, squilla, squilla, squilla
(sto per attaccare. Sembra non ci sia nessuno…)
… ponto? (lo sapevo, è troppo pigro e fino all'ultimo non risponde!)
Tore
Nina
Tore amore
(lo so sembra quasi che non ci vediamo e sentiamo da un secolo… ma ad ogni telefonata, fosse anche dieci volte al giorno, a parte i momenti di scazzo di tore, e ne ha di quei momenti, io e lui sembriamo due innamorati che si ritrovano dopo anni e sia amano alla follia)
Ciao Nina
Amore, che fai?
Niente
(eppure io sento la tv in sottofondo…)
Mamma?
Mamma dorme
Nonna?
Ehhmm… nonna dorme
Papà?
Papà andato via
Sei solo? (che stupida, certo che è solo… ma mi piace troppo farlo parlare)
Sì
Ma stai guardando la TV?
No
(eppure la tv c’è… la sento)
(continua) No io vado via.
Cosa? Vai via? (Panico. Mio fratello, solo, mi dice che va via? Me lo vedo, apre la porta scende le scale e se ne va mentre mia madre dorme…)
Tore dove vai?
Io vado oratorio. Con Lucia.
Ah ho capito. (lo adoro quando spiega…)
(Intanto si sente mia madre che grida tore è tardiiiiii… e i calzini???? devi ancora metterti i calzini!!!lucia è arrivataaaaa)
Nina vado vado
Vai vai, corri, amore ciao.

E mi si è illuminata la giornata.

29/04/08

la città bandiva i suoi assenti

“[…] cosa vuoi da città e ragazza, te ne sei andato a smaltire lontano il tempo migliore, qui nessuno conosci e nessuno ti può riassumere gli anni mancanti. Cosa vieni a fermarti nella città spalata e ammucchiata, dove basta uno scirocco a staccare tegole, cornicioni, intonaci? Non è posto da nozze. […] esiste l’amore finchè dura e la città finchè non crolla. Poi esistono i bagagli e si ritorna profughi, senza la giustifica della maledizione di una guerra, senza una malasorte da spartire con altri”. Erri De Luca

Lui bacia lei. Poi bacia il piccolo. Poi ancora lei. Poi si abbassa verso il piccolo che prende la testa del suo papà fra le mani e la riempie di baci. Poi lui sale e il piccolo gli manda ancora baci. Lei lo guarda. Lui saluta. Il piccolo piange. Il treno si muove lento. Lento. E Napoli comincia ad allontanarsi irretita dal groviglio di fili della ferrovia. Il Vesuvio è lì, maestoso. Una madre che abbraccia le sue creature. È solo quando si oltrepassa il vulcano che il treno comincia la sua corsa. Si parte. Io sono lì, finestrino abbassato. Ancora una partenza. Ma stavolta me ne vado a testa bassa. Ho osato chiedere, credere. Prendere da una città che ho tradito anni fa? Credevo che le mie partenze potessero prevedere dei ritorni. Invece no. “… andare, laggiù, tornare, no” dice erri. E così è. E quindi quella città cambia ancora colore. Ritorna passato, ricordo, vacanza, amici e parenti.
" si ritorna profughi".

23/04/08

4.40

Apro gli occhi.
Ci provo.
Un brivido freddo mi passa su tutto il corpo e resta in petto, quasi un dolore.
Trattengo il respiro. È la mia stanza, il mio letto, c’è silenzio.
È tutto ok.
Allora cos’è questa paura, questo senso di terrore?
Fino a qualche secondo fa ero in un altro luogo e la vita mi stava dando un dolore immenso.
Vorrei piangere, urlare ma non ce la faccio.
Addosso ancora quella situazione di disperazione.
Il cuore va a mille e questo silenzio è pesante.
Accendo la lampada.
Accendo il telefono.
Provo a chiamare.
Chiamare? Alle 4.40 del mattino.
Chiudo gli occhi e li tengo stretti, il viso immerso nel cuscino.
Non voglio sentire questo silenzio.
Mi riaddormento e sono in un mondo ancora diverso.
Ma quel silenzio non mi lascia.
Ce l’ho ancora addosso.
Ancora adesso.

20/04/08

odori

Nulla sostituisce l’odore del caffè il sabato mattina in casa, quando attratto dal profumo e da quel piccolo ribollio, senza fretta, con movimenti lenti ti avvicini alla caffettiera, spegni il gas, alzi il coperchio e quel marrone intenso è lì fermo. Un rito che dà il via ad altri ritmi, altri pensieri, altri umori. Altro. E se poi all’odore del caffè si accompagna un raggio di sole dopo giorni di pioggia, allora tutto ti sembra possibile. Allora quel po’ di tristezza, quell’accenno d’apatia, quel dispiacere sembrano davvero una bestemmia. Seduta davanti alla finestra sorseggio il mio caffèllatte gustando lo scorrere del tempo.