Photo: virginia

15/04/08

e vissero tutti...

forse qualcosa dovrei dire. forse no. non ho letto i giornali e non ho visto la tv. solo un po' di fastidio: le risate del mio capo. il suo buonumore. indelicato direi. per il resto vorrei essere fuori da questo paese domani stesso. ma volevo starci anche sette anni fa. intanto aspetto un buon film e un buon bagno caldo, magari domani. chissà.

11/04/08

è così

È l’odore. Le strade polverose, l’erba appena nata dei prati, il terriccio attorno agli alberi. È il colore. Le macchie di ombrelli che si incrociano e si sfiorano creando, a ogni angolo e a ogni passaggio nuovi abbinamenti, il giallo e il rosso dei fari delle auto che vanno e vengono. È il movimento. Le persone veloci, le gocce sulla strada. È la città che si duplica e la vedi in basso, non solo più in alto. È la pioggia su torino oggi.

08/04/08

tu,caro politico


"[...] Pronuncia quelle parole che più di tutte i boss temono: pronuncia i loro nomi, prometti che non ci sarà mai collusione implicita o esplicita con il loro mondo, con il loro sistema di risoluzione dei problemi, con le loro discariche, con i loro camion, con i loro voti. Prometti la fine della loro impunita latitanza. Conosco il peso della parola. Lo conosco, in questa terra. Usa parole che diventino «overtures» ai fatti. Nel Sud bisogna guardare ai problemi, che sono enormi, tali da oscurare il sole di ogni bellezza, la meraviglia della terra in cui potremmo vivere, lavorare e far crescere senza paura i nostri figli. Servono, sì, i fatti: bisogna catturare tutti i latitanti. Bisogna che a padrini come Zagaria e Iovine venga impedito di continuare ad amministrare i loro imperi criminali. Ma servono anche i nomi: bisogna indicare le persone a cui la politica vuole affidare la soluzione dei problemi. Quali sono le persone che cacceranno la camorra dagli appalti pubblici, dai comuni, dagli assessorati? Quali sono le persone che libereranno in modo stabile la Campania dalla vergogna dell’immondizia, unica regione in tutta l’Europa e forse in tutto il pianeta a non riuscire a risolvere il problema? Perché quella che altrove è la normalità da noi deve essere un miracolo? Quali sono le persone che strapperanno il suolo, l’acqua e l’aria di questa terra guasta dalla maledizione dei veleni che fanno marcire il nostro sangue? Le stesse che hanno governato finora? Le stesse che hanno permesso di arrivare a questa palude in cui stiamo sprofondando, che hanno tollerato la degenerazione fisica e morale? Le stesse che continuano a lavarsene le mani invocando le responsabilità altrui per non affrontare le realtà? Questa terra si aspetta che farai riferimento a ciò che non è stato fatto sino ad oggi. Avere il coraggio di confessare gli errori della propria parte. Di azzerare dirigenze che hanno confuso il bene comune con il proprio bene. [...]"

04/04/08

succede

- Volevo dirle che il prossimo fine settimana vado a votare
- Non le servono giorni, viaggia di notte, no?
- Mah… lei mi vuole male? 7 ore con due cambi. Se è così allora non ci vado
- Tanto se deve votare quegli sporchi comunisti

01/04/08

sono nostrani

Tre tulipani rossi e due gialli presi a un angolo di piazza san carlo. Tre tulipani rossi e due gialli per il cielo grigio e per la mia stanza troppo bianca. Tre tulipani rossi e due gialli per dare un senso al tempo che scorre lento. I tulipani, che ho sempre sopportato poco perché delicati e un po’ sciapi, in realtà si aprono di notte mostrando la loro bellezza e al mattino si richiudono. Oggi c’è sole, ed è un passo avanti. Un passo verso dove? Non so. Ma un passo verso ovunque è sempre meglio che stare fermi. Pensavo a caos calmo visto domenica. Interessante la panchina, interessanti i personaggi che ruotano attorno alla panchina, interessante il rapporto dei due fratelli, interessante la questione delle liste come terapia. Ma in realtà pensavo al taglio di capelli della golino. E se li facessi come lei? Certo, lei è figa (si può dire figa?). E pensavo anche che da quando sto a Torino quasi mai mi è capitato di incontrare un amico per caso, e meno che mai al momento “giusto”. E qual è sto momento giusto? Boh. Te ne accorgi solo dopo che quello forse era proprio il momento giusto. Appena prima di tre tulipani rossi e due gialli.

30/03/08

N'ata vota

Nun è 'o sole
nun so' manco cchiù 'e pparole
ca me fanno sta' astrignuto a te
nun è 'o cielo
ca se vasa mmocca 'o mare
ca me fanno sempe penza' a te
dice ca se chiamma ammore
me saje dicere pecchè
pogne dinte addò nisciuno po' sape'
si' bugiarda e senza onore ma si sto luntano 'a te
aspetto sulamente 'e te vede'

siente, dinte te tengo, vulesse sulo fa' pace cu' tte
siente, chello ca i' sento, e viene n'ata vota 'mbraccio a mme

i' sto ffore
'e vvote quasi me ne moro
'a ggente passa, guarda e se nne va
forze è overo
ca songo 'e n'ata manera
e ca nun ce 'a faccio cchiù a suppurta'
ma cu 'a scusa d''o core
nun te pozzo perduna'
'o mmale ca tutte 'e juorne me faje
nun è ogge nun è dimane
cagnarraggio cagnarraje
e pe' sempe 'nzieme a mme tu turnarraje

siente , dinte te tengo, vulesse sulo fa' pace cu' tte
siente, chello ca i' sento, e viene n'ata vota 'mbraccio a mme

almamegretta

23/03/08

era pasqua

Per mia madre abitare in pineta voleva dire avere insetti in casa, serrarsi di notte per difendersi dai pericoli nascosti nel buio fitto, voleva dire isolamento e fare la spesa al camioncino che arrivava una volta al giorno. Per noi figli abitare in pineta voleva dire giocare con le pietre laviche (ma all’epoca pensavo tutte le pietre del mondo fossero così, “laviche”) e le foglie dei pini che cadevano, voleva dire cercare e raccogliere pinoli e ritrovarsi con le mani nere. Voleva dire a pasquetta vedere arrivare zii e cugini con tavoli e sedie pieghevoli, cibo e vino. La pineta era casa nostra ed io ne ero anche un po’ gelosa. Io e mio fratello ne conoscevamo i segreti, gli odori, i pericoli. Era frizzante quella sensazione di paura quando ti ci trovavi da solo e cercavi di familiarizzare con rumori e ombre, ogni volta spingersi più in là ma poi correre verso casa, verso la luce di quelle poche finestre. Restavo sempre un po’ spiazzata quando per un giorno veniva invasa da risate, grida, odori di carne e carciofi arrostiti. Lo spiazzamento devo dire durava poco, almeno fino a quando i grandi ci mettevano a cercare legna. Diventavo così una di loro, tradendo la mia pineta in cambio di compagnia e complicità. Spesso mi arrogavo il diritto di dire ai mie cugini “no, lì no” o “non spostare quel sasso”, risultando, certo, un po’ antipatica. Quando invece volevo davvero la loro ammirazione sapevo cosa fare. C’era un tesoro al di là della pineta. Certo, era un tesoro, ma il perché non lo sapevo e neanche mi ero mai posta il problema di saperlo. Conoscevo bene il percorso per arrivarci e allora sparivamo tutti e dopo qualche minuto davanti a noi appariva la villa. La villa di un certo Leopardi. La guardavamo da dietro gli alberi. Non so perché, ma avevamo timore di quel custode che stendeva i suoi asciugamani da finestre che cadevano a pezzi. Forse vedendoci non ci avrebbe mai detto niente. Ma il nasconderci e ammirare rendeva la faccenda molto più interessante. Insomma, io abitavo accanto alla villa di Giacomo Leopardi che doveva essere uno conosciuto, visto che mia madre utilizzava questo riferimento per spiegare a tutti dove stavamo. Non è stato immediato il collegamento quando poi dopo anni ho saputo di un Leopardi scrittore. Era proprio lui? Il mio vicino di casa? quando poi, tutto mi è diventato chiaro ho vissuto quasi un lutto. Conoscere l’identità del padrone di casa della villa aveva reso quel tesoro meno tesoro. Certi misteri che vivi nell’infanzia non dovrebbero essere mai svelati, mai chiariti. La pasquetta finiva con il ritorno del buio e del silenzio. Con gli zii che si allontanavano e ritornavano nella loro civiltà. E noi ci chiudavamo in casa, ancora a difenderci dai fantasmi della pineta. Soli, noi e il nostro vicino.

14/03/08

parole. sue di lei, sue di lui


devo dire che ci vorrebbe un linus ad ogni angolo. anzi, forse uno per ogni donna. che esca fuori con serenità e genialità al momento giusto, ridimensionando con eleganza quelle manie di grandezza, quelle complessità, quelle inutili e nocive "seghe mentali" che affollano l'universo femminile.

11/03/08

questione di calore


la primavera a volte è così. ne senti l'odore, il sapore, intravedi i colori... e inevitabilmente tu pensi all'estate, al sole e poi... d'improvviso, il gelo. un brivido ti fa capire che era una finta, che quel sole in realtà non era lì per te. e allora sei spiazzata, non sai che dire, riprendi le coperte e ti sembra di sentire più freddo di quando è stato inverno. speri che ritorni. ma cerchi di convincerti che è ancora inverno. però speri. ma è inverno. però forse. invece no.
foto di Luigi Ghirri

04/03/08

è così

ok, la primavera c'è. arrivata. aria fresca, ddoce ddoce, che si intrufola dappertutto. a dispetto del riscaldamento centralizzato che c'è e ci sarà fino a fine marzo. sempre al nord siamo. dunque primavera vuol dire che fra un po' arriverà il giallo dei girasoli, il verde dei campi, il bianco e il rosa dei peschi in fiore, il sole che luccica sul mare. certo bisognerà fare un passo verso il sud per questi colori. primavera vuol dire estate e quest'anno voglio fare indigestione di mare. e mi viene in mente barcellona bella, fresca e colorata. mi vengono in mente le notti a passeggiare. e respiro. intanto ho fatto un po' di conti: andare a casa a pasqua vuol dire doverci poi tornare dopo poco per votare, vuol dire spendere un bel po' di soldi, vuol dire che oltre alla beffa pure il danno. dopo solo due anni eccoci di nuovo a prendere un treno, fare sette ore d'italia, per andare a votare chi? il meno peggio (mah) e tanto sai che il peggio sarà votato da tanti. ma non pensiamoci, non volevo parlare di questo non oggi che la primavera è venuta a trovarci.
leggete "non avevo capito niente" di De Silva, vi prego. leggetelo se volete ridere d soli, se volete un libro leggero e scritto in modo originale e coinvolgente. vincenzo malinconico vi mancherà, vorreste averlo come amico o almeno come vicino di casa. ma infondo vi accorgete che un po' siete pure voi vincenzo malinconico. chi ha letto alta fedeltà sa di cosa parlo.
e ora si lavora però.